Olio “Odo”, l’evo nato dal passaggio generazionale della famiglia Latorrata

il cambio generazionale all’interno delle aziende a conduzione familiare spesso non è un meccanismo rapido, anzi è un momento delicato, dove il futuro incontra il passato in uno scambio ideologico e passionale che darà vita al presente. Sentimenti dai più disparati si mescolano in un vortice di sensazioni che porterà a modificare l’assetto e l’aspetto della realtà di riferimento. Per l’azienda ODO si assiste attualmente a un passaggio generazionale guidato dalla giovane Ludovica Latorrata, 28 anni,  che con il cugino Mauro porta avanti questo avvicendamento tra padri e figli. Sentiamo proprio dalla voce di Ludovica cosa significa questo passaggio, quali sono le difficoltà riscontrate nell’affrontare questo percorso e soprattutto cosa vuol dire per lei lavorare nell’azienda di famiglia.

Lavorare nell’azienda di famiglia è stata una scelta voluta o una strada obbligata?

 Diciamo che è una via di mezzo è una cosa con cui combatto ancora perché avere la strada avviata ti mette in discussione. Ho seguito l’Università a Firenze e l’ultimo anno mi sono traferita a Bari, il richiamo alla mia terra si faceva sentire,  la mia tesi è stata sulla “Smart Agricoltura”. Conoscere realtà fuori dalla mia regione mi ha fatto capire che era possibile tornare in Puglia per poter lavorare al meglio, nella mia zona, quella della provincia di Taranto, dove c’è un gran potenziale che bisogna sfruttare.

Il passaggio generazionale cosa ha implicato in una realtà come la vostra?

 La mia presenza in azienda si è indirizzata verso la ridefinizione dei nostri ruoli che ci permette di lavorare in modo più efficiente. Ho voluto acquisire un gestionale per seguire i nostri clienti e per realizzarne un database. Nei mesi del primo lockdown abbiamo progettato un laboratorio per la realizzazione dei pacchi destinati al nostro e-commerce. Nel 2018 ho voluto cambiare il nostro nome per valorizzare maggiormente il prodotto, usando l’acronimo ODO che indicasse solo olio d’oliva  senza nessun fronzolo aggiuntivo. In azienda siamo io, mia zia Marinella, mio cugino Mauro, mio zio Antonio  e mio padre Arcangelo. Il passaggio generazionale è complicato forse non è avvenuto ancora del tutto. Noi produciamo ortofrutta questo è il nostro core business, l’idea di imbottigliare l’olio era la cosa giusta da fare, un moto d’orgoglio verso mio nonno Angelo  che aveva comprato  il frantoio.

L’anno scorso hai ideato un olio “Vento del Sud” dedicato alla Puglia per quest’anno hai altro in  programma?

 Per quest’anno siamo un po’ fermi, sono in contatto con altre aziende per realizzare un prodotto completamente green anche nel packaging  soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi. La sostenibilità è un tematica che portiamo avanti da sempre e premio le aziende che lo fanno, attualmente sono in una fase di ricerca.

Dove vendete il vostro olio?

 Una catena di ristoranti in Svizzera e una in Germania sono i nostri clienti stranieri, poi abbiamo un hotel a Positano, anche se la nostra clientela di riferimento è costituita soprattutto da un pubblico di privati.

I due anni di pandemia che cosa hanno provocato nella vostra realtà?

 Noi come azienda abbiamo sempre lavorato perché produciamo beni di prima necessità, i costi sono tutti aumentati e questo è il cambiamento peggiore.

Come mai l’apertura verso il settore ricettivo?

 Diciamo che è qualcosa a sé, avevamo un villino di caccia, appartenuto alla famiglia di mia mamma, era il nostro posto dove passare le Pasquette, raccoglievamo le verdure nei campi e le mamme le cucinavano per noi. Mia Mamma Tina era tanto legata a questo posto e lei da brava cuoca era sempre attratta dall’idea di spingerci verso il settore legato alla ricettività e così ci abbiamo provato. Ci troviamo a Mottola,  in un anno e mezzo abbiamo ristrutturato la casa, ricavando quattro camere, mia mamma è la perfetta padrona di casa ed è principalmente suo il merito di tutto questo, nonostante il suo lavoro principale sia l’avvocato.  Quest’attività è partita nel 2013 e negli anni abbiamo ottenuto sempre più consensi, a breve sorgerà una piscina con una vista mozzafiato sulla nostra Murgia.

Qual è l’apporto che una giovane donna come te ha dato all’azienda?

 Nella nostra azienda abbiamo tante dipendenti donne e il mio apporto è stato quello di realizzare un welfare più vicino alle loro esigenze, un cambiamento rispetto all’approccio usato nel passato. Così ho fatto inserire un’ora di ginnastica posturale da eseguire presso la nostra struttura proprio per alleviare i dolori muscolari, che un lavoro prettamente fisico può provocare.  Non è stato facile far comprendere in azienda che questo fosse un costo facilmente ammortizzabile, vedendolo nella prospettiva di un beneficio non nell’immediato ma nel lungo termine. Anche da parte delle stesse dipendenti ho ritrovato molta diffidenza nei confronti di questa soluzione, il cambiamento è qualcosa che arriva con lentezza e deve partire soprattutto dalla mentalità delle persone.

Gli obiettivi per il prossimo futuro dove ti porteranno?

 Io spero sempre qui e non voglio mollare perché mi piacerebbe collaborare con le realtà vicine alla mia. È difficile combattere per quello che si vuole ed è più facile arrendersi o andare via. A livello locale non vedo una realtà politica che ci possa aiutare nei cambiamenti o che ci possano aiutare a intercettare un finanziamento,  a mettere delle centraline meteo o per realizzare un asilo. Noi siamo realtà piccole e non dobbiamo pestarci i piedi, dobbiamo fare rete insieme, questo mio pensiero è  condiviso da tanti altri giovani come me.

Se pensi alla Puglia qual è un’immagine, un colore o un profumo che ti viene in mente?

 Un profumo sicuramente è quello del ragù, proprio ieri mi è capitato di passeggiare e sentire quell’odore provenire da una finestra. Come immagine la mia Murgia con le ampie distese di prato e le mucche che pascolano tranquille. Poi c’è il mare uno dei motivi per cui non me ne andrò mai da questa terra , solo lui riesce a regalarti la sensazione dell’infinito.

 

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