Primitivo di Gioia del Colle, una varietà che stupisce anche nella versione rosata

Il Primitivo credo possa essere ritenuto il protagonista del successo enoico che ha investito la Puglia negli ultimi venti anni, unita al cambiamento produttivo messo in atto da tanti produttori illuminati. Il Primitivo abbiamo imparato ad assaggiarlo non solo nella varietà presente nella zona di Manduria, la Dop che negli anni ha fatto letteralmente il giro del mondo, conquistando soprattutto il palato degli americani. La Dop Primitivo di Manduria è possibile produrla nel comuni della provincia di Taranto e in alcuni paesini nella provincia di Brindisi come: ErchieOria e Torre Santa Susanna. Al fianco del blasonato Primitivo di Manduria splende di luce propria anche il Primitivo di Gioia del Colle, varietà introdotta in Puglia probabilmente nel XII secolo per mano dei benedettini. Nel comune di Gioia del Colle i monaci, come spesso è accaduto sono stati i garanti della salvaguardia di particolari varietà di uve, hanno ritrovato in questo tratto di terra le condizioni migliori per la coltivazione di questa varietà. Primativo è il nome originario del Primitivo in Gioia del Colle, selezionato alla fine del Settecento dal sacerdote primicerio Don Filippo Francesco Indellicati, che diede a questo vitigno tardivo nella germogliazione ma così precoce nella maturazione, il nome di Primativo..

Il Primitivo fu il primo vitigno a varcare l’Atlantico per giungere in California dove si è diffuso col nome di Zinfandel. L’attenzione catalizzata da questa varietà negli ultimi tempi è dovuta in parte alle sue caratteristiche intrinseche che le regalano un’eleganza e una freschezza d’applauso. Questa settimana la mia personale scelta riguarda un rosato realizzato con uve da Primitivo di Gioia del Colle dell’azienda Pietraventosa, dove Marianna, la proprietaria, dal 2005 con umiltà, nonostante i numerosi riconoscimenti ricevuti, porta avanti la sua cantina restando sempre fedele alla filosofia di vita e di vite imposta inizialmente, dove la terra detta i tempi e le regole e il produttore partecipa a questo scorrere naturale con delicatezza e senza invadenza alcuna. Seguendo il suo personale modo di fare i vini riescono a rispecchiare in toto la terra da cui traggono origine, restando coerenti alla visione voluta.

Est Rosa – Igt Murgia Rosato 2021

Il colore di questo vino cattura lo sguardo grazie a quelle sfumature rosa brillanti che si riflettono nel calice, al naso poi riesce a compiere delle spettacolari giravolte olfattive che sorprendono. I profumi fruttati e floreali si sposano perfettamente, donando note di fragoline di bosco e manciate di petali di rose. La presenza speziata è bel presente nei contorni più dolci che si riescono a percepire. Al palato la fine eleganza stupisce e la struttura così possente per un attimo mette in confusione, portando alla mente degli assaggi più simili a un vino rosso. Lungo il finale che si amplifica su toni più vanigliati in un gioco ben riuscito d’equilibrio tra la sapidità e l’acidità. Un calice di Est Rosa è in perfetta sintonia nell’abbinamento con un piatto di fettuccine ai funghi cardoncelli. Mi raccomando alla temperatura di servizio che si può attestare intorno ai dieci gradi e ricordiamoci del prezzo altamente competitivo con cui possiamo trovarlo nelle carte vini dei ristoranti o tra gli scaffali di un’enoteca.

 

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