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	<title>Pugliosità</title>
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		<title>&#8220;Calavento&#8221;: l&#8217;orange wine di cantina Conti Zecca</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/05/02/calavento-lorange-wine-di-cantina-conti-zecca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Pino De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 07:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Calavento cantina Conti Zecca]]></category>
		<category><![CDATA[Clemente Zecca]]></category>
		<category><![CDATA[orange wine Cantina Conti Zecca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il “bravo giornalista” fa gli scoop, ovvero pubblica le notizie prima di tutti. Non avendo mai preteso di essere giornalista e, soprattutto, di essere bravo arrivo in ritardo. Non solo colpevole ma per dolo. Il tema è, per me, assolutamente meraviglioso e di lunga, forse troppo lunga conoscenza (o “canoscenza” come direbbe il Sommo): il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il “bravo giornalista” fa gli scoop, ovvero pubblica le notizie prima di tutti. Non avendo mai preteso di essere giornalista e, soprattutto, di essere bravo arrivo in ritardo. Non solo colpevole ma per dolo. Il tema è, per me, assolutamente meraviglioso e di lunga, forse troppo lunga conoscenza (o “canoscenza” come direbbe il Sommo): il vino!</p>
<p>Il Vinitaly è trascorso con la mia assenza che, tanto, nessuno ha notato come nessuno avrebbe notato la mia presenza. Però una esperienza enoica, davvero “coraggiosa” l’ho esperita. Il coraggio è nel partecipare ad una verticale di tre vini con il DOVERE di non deglutirli. Ma la sempre gentile Greta di casa Zecca è stata irremovibile: “ci devi essere!”. E puoi dire di no a Greta? Nemmeno per scherzo. Dunque <strong>Cantina Conti Zecca</strong>, momento della presentazione della nuova versione (blended) del loro Orange Wine. Visita doverosa alla cantina con la guida di <strong>Matteo Esposito</strong>, enologo che ha preso il posto del grande Antonio Romano per il quale abbiamo esperito un minuto di silenzio nel suo ricordo.</p>
<figure id="attachment_11877" aria-describedby="caption-attachment-11877" style="width: 488px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-11877" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_121923-768x1024.jpg?x69898" alt="" width="488" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_121923-768x1024.jpg 768w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_121923-225x300.jpg 225w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_121923-rotated.jpg 867w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /><figcaption id="caption-attachment-11877" class="wp-caption-text">Pino De Luca in visita alla cantina Conti Zecca</figcaption></figure>
<p>La cantina la conosco benissimo ma non si può rompere i cabbasisi ad un ordine definito e, dunque, ho avuto la possibilità di cambiar d’umore per una breve conversazione con Shiva, ragazza Persiana di una competenza che gareggia con la bellezza e che mi ha rallegrato la giornata per la sua conoscenza di Umar Kayyam, poeta persiano del secolo XI il cui nome vero è <strong>Ghiyāth ad-Dīn Abu&#8217;l-Fat</strong><strong>ḥ </strong><strong>ʿUmar ibn Ibr</strong><strong>āh</strong><strong>īm al-Khayy</strong><strong>ām N</strong><strong>īsh</strong><strong>āp</strong><strong>ūrī</strong>, e sarebbe molto bello che questo grande poeta fosse anche noto agli americani più propensi a Epstein che alla bellezza vera. Solo perché sappiano che quando gli USA non esistevano Umar aveva già scritto le sue meravigliose quartine per accompagnare meravigliosi quartini.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-11878" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_124853-768x1024.jpg?x69898" alt="" width="488" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_124853-768x1024.jpg 768w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_124853-225x300.jpg 225w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/20260328_124853-rotated.jpg 867w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p>Poi ancora una riflessione con <strong>Clemente Zecca</strong>, giovane CEO della omonima Cantina, e sul fatto che l’Italia continua a NON essere un paese per giovani. Ma Clemente ha sulle spalle mezzo millennio di storia e la necessità di fare la Sua innovazione. Che Conti Zecca ha sempre prodotto innovazioni, alcune assolutamente immortali nel ricordo di chi ama il vino. Ebbene, la visita è stata caratterizzata dagli orci di fattura persiana, come la ieratica Shiva ha tenuto a sottolineare sussurrandolo, si è conclusa come si deve: una miniverticale di tre annate di <strong>Calavento</strong>, l’orange di casa Zecca.</p>
<p>Le annate 2020 e 2021, malvasia in purezza, sono orange come orange comanda, in particolare l’annata 2020. Orange nel colore, orange al naso e orange al palato. Infatti somigliano, mi permetterei di scomodare un Sauternes, perfino uno <em>Château d&#8217;Yquem.</em></p>
<p>Poi il colpo di scena: annata 2024, blend di malvasia e fiano e un colore che orange non è ma orange sarà, che per cambiar colore ci vuole il tempo, ma sarà un orange che “non somiglia”. Il naso con un bouquet floreale e note di frutta bianca, anche qualche nota di artemisia, e il palato che è armonico tra la spina fresca e la copertura cremosa, di una lunghezza eccellente come la beva.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-11879" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0011-768x1024.jpg?x69898" alt="" width="488" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0011-768x1024.jpg 768w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0011-225x300.jpg 225w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0011.jpg 1530w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p>Macerazioni lunghe di uva sanissima prodotto in quantità ovviamente piccole poiché le uve di Malvasia sono nel Cru Tucci (circa 1,5 Ha) e quelle di Fiano nel Cru Felicetta (circa un ha). A Clemente la volontà per una innovazione Vera (un orange salentino voluto non somigliante), a Matteo la capacità di portarlo a termine come enologo, a Shiva l’averci portato la storia e a Greta il ringraziamento per avermi pensato ed aver insistito. Purtroppo non ho potuto seguire il gruppo all’abbinamento ma i presenti hanno dato conto dell’accaduto per tempo. Io mi porto a casa il privilegio di essere stato presente a questa novazione che, son certo, restituirà ai protagonisti il successo che meritano e al Salento un’altra ragione di fierezza enoica. Che, la si pensi come si vuole, il vino è nella nostra storia e finche Salento sarà, sarà anche vino salentino. Contaminato dalla Persia? E cosa c’è nel Salento che non è incrocio di mille civiltà? Addirittura abbiamo anche cose che son prodotto di molte incivilà. Ma questa è un’altra storia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11880" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0012-1024x768.jpg?x69898" alt="" width="650" height="488" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0012-1024x768.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0012-300x225.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG-20260328-WA0012.jpg 2040w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
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		<title>Fave Spizzutate, il piatto nato dal sapere contadino</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/05/01/fave-spizzutate-il-piatto-nato-dal-sapere-contadino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Mita Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 07:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Fave spizzutate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Puglia è una terra ricca di storia, tradizioni, cultura e scorci naturalistici meravigliosi, tante sfumature diverse ed uno stesso territorio, come tanti sono i profumi e i sapori che la rendono ancora più speciale. Oggi vogliamo conoscere meglio un piatto tradizionale semplice ed al tempo stesso ricco dal punto di vista nutrizionale: Le Fave...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Puglia è una terra ricca di storia, tradizioni, cultura e scorci naturalistici meravigliosi, tante sfumature diverse ed uno stesso territorio, come tanti sono i profumi e i sapori che la rendono ancora più speciale. Oggi vogliamo conoscere meglio un piatto tradizionale semplice ed al tempo stesso ricco dal punto di vista nutrizionale: <strong>Le Fave “Spizzutate”. </strong>Per poterlo raccontare al meglio ci rivolgiamo al dottor <strong>Adriano Di Donna</strong>, dottore di ricerca in Biodiversità, Agricoltura e Ambiente e assegnista presso l’Università degli Studi di Bari.</p>
<p>Di Donna collabora al progetto «Biodiversità degli ortaggi da frutto pugliesi – BiodiverSO Karpos» (Regione Puglia, Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022, per la Conservazione e la Valorizzazione delle Risorse Genetiche in Agricoltura), finalizzato al recupero, alla caratterizzazione, alla conservazione, alla registrazione e alla valorizzazione delle risorse genetiche autoctone della Puglia, per contribuire a ridurre in modo significativo il tasso di erosione della biodiversità delle specie ortofrutticole regionali.</p>
<p><strong>Dottor Di Donna, le fave sono uno dei prodotti più utilizzati in questa stagione, ce ne può parlare?</strong></p>
<p>Fresche o cotte in pignatta, le fave in Puglia sono protagoniste di numerosi piatti della tradizione. Possono essere consumate quando il baccello è ancora verde e il seme immaturo, ottimo da gustare tal quale, oppure lasciate maturare finché il tegumento della fava non diventa più coriaceo e adatto a una conservazione più lunga come prodotto secco. Tra i piatti tradizionali della cucina regionale, le fave <em>spizzutate</em> – riconosciute nel 2024 come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) di Puglia – sono un esempio di sapere contadino applicato in cucina. Questa preparazione è legata soprattutto all’area di Grottaglie (TA) e alla varietà locale ‘<strong>Fava di San Francesco’,</strong> così chiamata perché la semina in pieno campo avviene nei giorni prossimi alla ricorrenza di San Francesco d’Assisi, il 4 ottobre, mentre la raccolta dei baccelli freschi inizia nei giorni successivi a San Francesco da Paola, il 2 aprile. Indicatore della freschezza della fava è il “nasello” (nome popolare della caruncola), piccola escrescenza a forma di tubercolo che compare sul seme. Quando il nasello è ancora di color verde chiaro, le fave sono ottime per il consumo fresco (“fave novelle”); quando inizia a inscurirsi e assume una colorazione tendente al nero, la fava va consumata previa cottura.</p>
<p><strong>Una curiosità, da dove deriva la denominazione Spizzutate per questo particolare piatto?</strong></p>
<p>Il verbo “<em>spizzutare</em>” indica il gesto di eliminare dal seme il nasello quando diventa scuro. Questa operazione non è soltanto un dettaglio tecnico, ma un sapere domestico tramandato. Si <em>spizzuta</em> il seme togliendone solo la punta, quindi una quantità minima ma sufficiente a rimuovere il nasello senza intaccare il resto della fava. Il motivo è pratico e gastronomico: le fave più mature non sono più piacevoli da consumare crude, mentre, private del nasello e poi ammollate, risultano più adatte alla cottura e alla preparazione del piatto. La ricetta tradizionale prevede fave locali bianche e violacee, messe in ammollo per una notte dopo essere state <em>spizzutate</em>. Il giorno seguente si cuociono con sedano, cipolla, pomodori maturi, aglio con la camicia, sale, pepe e olio. A fine cottura si servono in una scodella di creta o ceramica con il loro brodo, condite con olio extravergine di oliva a crudo e accompagnate da fette di pane abbrustolito; in provincia di Bari è attestata anche la variante su letto di cicoria lessa.</p>
<p>Più che un semplice piatto, le fave <em>spizzutate</em> raccontano un modo di stare a tavola legato ai ritmi lenti della cucina contadina: si mangiano con calma, inzuppando il pane nel brodo alla fine del pasto. In questa usanza convivono economia domestica, convivialità e sapienza tradizionale: la fava, alimento povero, di facile reperibilità e a basso costo per le famiglie rurali, fu per secoli una delle principali fonti di proteine delle classi meno abbienti, grazie anche alla sua conservabilità in forma secca per lunghi periodi. Oggi, in Puglia, il piatto conserva il valore di cibo identitario, stagionale e profondamente popolare, preparato con ingredienti semplici ma dal gusto unico e uniformemente riconosciuto.</p>
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		<title>Intervista a Gino Sorbillo, tra gli ambasciatori della pizza napoletana nel mondo</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/04/30/intervista-a-gino-sorbillo-tra-gli-ambasciatori-della-pizza-napoletana-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sandro Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucine di Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Sorbillo]]></category>
		<category><![CDATA[Masseria Li Reni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il Forum della cucina italiana tenutosi presso la Masseria Li Reni a Manduria, di proprietà del noto giornalista Bruno Vespa, ho avuto modo di fare questa breve intervista a Gino Sorbillo, tra i principali ambasciatori della tradizione pizzaiola napoletana nel Mondo ed erede di una storica famiglia di pizzaioli. Gino Sorbillo è molto più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="default-style">Durante il Forum della cucina italiana tenutosi presso la Masseria Li Reni a Manduria, di proprietà del noto giornalista Bruno Vespa, ho avuto modo di fare questa breve intervista a <strong>Gino Sorbillo</strong>, tra i principali ambasciatori della tradizione pizzaiola napoletana nel Mondo ed erede di una storica famiglia di pizzaioli. Gino Sorbillo è molto più di un pizzaiolo: è un simbolo vivente della tradizione napoletana che ha saputo trasformare un mestiere di famiglia in un racconto contemporaneo, valorizzando la cultura della pizza come patrimonio gastronomico e sociale.</div>
<div></div>
<div class="default-style">
<p class="Textbody">In questa intervista esprime il suo pensiero sul riconoscimento da parte dell&#8217;Unesco alla cucina italiana quale patrimonio dell&#8217;umanità e racconta la sua esperienza, tra le sfide del presente e la volontà di custodire e innovare il mondo pizza, tra il profumo del passato e l’energia di un presente in continua lievitazione.</p>
</div>
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		<item>
		<title>1° maggio in Puglia: eventi, mare e borghi per una giornata di festa</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/04/29/1-maggio-in-puglia-eventi-mare-e-borghi-per-una-giornata-di-festa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 07:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[1°Maggio]]></category>
		<category><![CDATA[cosa fare il puglia il primo maggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 1° maggio in Puglia non è solo la Festa dei Lavoratori: è uno dei primi grandi appuntamenti primaverili all’aperto, quando la regione si anima tra concerti, eventi culturali e gite nella natura. Complice il clima mite, la giornata si presta perfettamente a un mix di musica, relax e turismo lento tra mare e centri...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 1° maggio in Puglia non è solo la Festa dei Lavoratori: è uno dei primi grandi appuntamenti primaverili all’aperto, quando la regione si anima tra concerti, eventi culturali e gite nella natura. Complice il clima mite, la giornata si presta perfettamente a un mix di musica, relax e turismo lento tra mare e centri storici. In tutta la regione si organizzano iniziative per ogni gusto, dalle feste in spiaggia ai grandi concerti gratuiti.</p>
<p><strong>Musica e festival</strong></p>
<p>Tra gli eventi più importanti spicca il <strong>Concerto Uno Maggio Libero e Pensante</strong> a Taranto, uno degli appuntamenti simbolo del Sud, con musica live e temi sociali legati al lavoro. A Foggia il <strong>Music and Art Festival</strong> porta oltre otto ore di concerti, street art e incontri culturali, trasformando i parchi urbani in spazi di aggregazione. Non mancano eventi più locali ma vivaci come il festival musicale e street food a Bari o le iniziative artistiche diffuse tra Lecce e provincia.</p>
<p><strong>Feste in spiaggia e DJ set</strong></p>
<p>Il 1° maggio segna anche l’inizio della stagione balneare “informale”. Località costiere come Ostuni e la riserva di Torre Guaceto ospitano party in riva al mare, con DJ set, street food e tramonti spettacolari. Questi eventi attirano soprattutto giovani e gruppi di amici, ma sono anche un’occasione per vivere il mare fuori stagione.</p>
<p><strong>Eventi culturali e per famiglie</strong></p>
<p>Per chi cerca qualcosa di più tranquillo, a Terlizzi si svolge il <strong>Festival dei Clown</strong>, ideale per famiglie, mentre a Troia eventi come “Musica e Pace” uniscono concerti e riflessione sociale in contesti naturali. A Lecce, spazi rigenerati come il Tagghiate Urban Factory propongono laboratori, spettacoli e attività all’aria aperta.</p>
<p><strong>Cosa fare: idee per vivere la giornata</strong></p>
<p>Oltre agli eventi, il 1° maggio è perfetto per godersi la Puglia in modo più libero e autentico.</p>
<p><strong>Mare e relax</strong></p>
<p>Le spiagge del Salento e dell’Adriatico – da Gallipoli a Polignano a Mare – iniziano a popolarsi di visitatori. Anche senza fare il bagno, una passeggiata sul mare o un picnic vista scogliera sono esperienze tipiche di questa giornata.</p>
<p><strong>Masserie e agriturismi</strong></p>
<p>Molti pugliesi scelgono di trascorrere il 1° maggio in masseria, tra pranzi all’aperto e prodotti locali. È una delle esperienze più autentiche, tra uliveti, cucina tradizionale e ritmi lenti.</p>
<p><strong>Escursioni e natura</strong></p>
<p>Per chi ama camminare, il periodo è ideale per esplorare:</p>
<ul>
<li>il Parco Nazionale del Gargano</li>
<li>la Valle d&#8217;Itria, tra trulli e colline</li>
<li>le gravine nei dintorni di Taranto</li>
</ul>
<p>Temperature miti e paesaggi in fiore rendono queste mete perfette per trekking leggeri.</p>
<p><strong> Luoghi da vedere (anche fuori dagli eventi)</strong></p>
<p>Se vuoi trasformare la giornata in un mini viaggio, questi sono alcuni must:</p>
<ul>
<li>Alberobello – i trulli patrimonio UNESCO</li>
<li>Otranto – mare cristallino e centro storico</li>
<li>Monopoli – porticciolo e vicoli bianchi</li>
<li>Locorotondo – uno dei borghi più belli d’Italia</li>
</ul>
<p>Il 1° maggio in Puglia è una festa diffusa: non esiste un unico modo di viverla. Si può ballare sulla spiaggia, partecipare a un concerto impegnato o semplicemente perdersi tra borghi e campagne. La vera ricchezza sta nella varietà: in pochi chilometri si passa dalla musica live al silenzio degli ulivi, dal mare alle piazze storiche. Ed è proprio questo equilibrio a rendere la Puglia una delle destinazioni più affascinanti per inaugurare la bella stagione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>GIRO Bistrot, da Roma a Giovinazzo per cambiare vita e ricominciare nella ristorazione</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/04/28/giro-bistrot-da-roma-a-giovinazzo-per-cambiare-vita-e-ricominciare-nella-ristorazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Pamela Pastore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bistrot]]></category>
		<category><![CDATA[Giovinazzo]]></category>
		<category><![CDATA[GIRO Bistrot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono storie che iniziano da scelte coraggiose: lasciare un lavoro, cambiare città, ricominciare. Quella di GIRO Bistrot parte da qui, da una relazione che è personale e professionale insieme, e da una direzione presa senza certezze, ma seguendo un percorso non ancora tracciato. Giorgia Salvatore, originaria di Aprilia, con una carriera ventennale come infermiera...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono storie che iniziano da scelte coraggiose: lasciare un lavoro, cambiare città, ricominciare. Quella di GIRO Bistrot parte da qui, da una relazione che è personale e professionale insieme, e da una direzione presa senza certezze, ma seguendo un percorso non ancora tracciato.</p>
<p><strong>Giorgia Salvatore</strong>, originaria di <strong>Aprilia</strong>, con una carriera ventennale come infermiera in sala operatoria, tra trapianti e chirurgia oncologica al San Camillo di Roma, lascia la Capitale per trasferirsi in Puglia.</p>
<p><strong>Rosalia Rucci</strong>, di <strong>Ginosa</strong>, è ingegnere edile e proviene da una lunga esperienza in ambito amministrativo. Insieme scelgono Giovinazzo come luogo in cui dare forma a un’idea che fino a quel momento non aveva ancora una struttura definita, attratte dal carattere del borgo barese, affacciato sul mare e segnato dai suoi vicoli in pietra.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11853" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot5.jpeg?x69898" alt="" width="650" height="489" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot5.jpeg 1600w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot5-300x226.jpeg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot5-1024x771.jpeg 1024w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Il nome racchiude già l’origine del progetto: <strong>“GIRO”</strong> è l’unione delle prime due lettere dei loro nomi, ma richiama anche un’attitudine, quella di muoversi, osservare, frequentare luoghi, concerti e ristoranti. Un approccio che si traduce in un modo di pensare l’accoglienza, costruito a partire da ciò che loro stesse cercano quando sono dall’altra parte del tavolo.</p>
<p>Prima del bistrot c’è <strong>“GIRO Eventi”</strong>, un progetto nato in modo spontaneo con l’obiettivo di creare occasioni di incontro e costruire qualcosa che prima non c’era, definendo fin da subito un approccio basato sulla relazione e sull’attenzione all’esperienza.</p>
<p>Da qui prende forma anche il passaggio successivo: l’opportunità di aprire un bistrot nel centro storico, che si concretizza in tempi rapidi. In un mese e mezzo, tra aprile e fine maggio 2025, viene costituita la società e avviata la ristrutturazione di un’antica norcineria, recuperata senza alterarne la struttura originaria – pietra a vista, archi, piccoli ambienti raccolti – attraverso un lavoro diretto, fatto di interventi essenziali e di un impegno manuale continuo.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11855" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot2.heic" alt="" /> <img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-11855" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot2.heic" alt="" /><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11856" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-2-scaled.jpg?x69898" alt="" width="488" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-2-scaled.jpg 1920w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-2-225x300.jpg 225w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-2-768x1024.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p>All’esterno, i tavoli si inseriscono tra i vicoli e le piazze del borgo, seguendo il ritmo del paese. All’interno, l’ambiente resta intimo, con pochi coperti e una cucina a vista che diventa parte dell’esperienza.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11857" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-3.jpeg?x69898" alt="" width="488" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-3.jpeg 1200w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-3-225x300.jpeg 225w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/Giro-Bistrot-3-768x1024.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 488px) 100vw, 488px" /></p>
<p>Non esiste un piatto identitario unico, ma una cucina costruita su preparazioni fresche e lavorazioni dirette, con un’attenzione costante alla qualità della materia prima. Piatti semplici, dove il prodotto resta centrale: polpo, verdure di stagione, preparazioni espresse.</p>
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<p>Tra gli elementi più riconoscibili ci sono le <strong>pizzelle</strong>, tipiche di Giovinazzo, a metà tra una pizza in teglia e una focaccia, preparate a mano.</p>
<p>La presenza di piccole cantine e la scelta di prodotti legati al territorio rientrano in una visione che mette al centro il racconto, oltre che il consumo.</p>
<p>Un ruolo rilevante è quello di <strong>Francesco Pugliese</strong>, figura già nota nel territorio per la sua storia legata a una famiglia di gelatieri e pasticceri, con esperienze maturate anche fuori dal contesto locale e un successivo ritorno alle origini. Il suo ingresso nel progetto avviene in una fase di transizione personale e contribuisce a definire l’identità del bistrot. In cucina porta un approccio diretto, fatto di manualità e controllo delle lavorazioni: dalle verdure pulite una ad una alle preparazioni fatte interamente a mano. Il suo contributo rafforza un’idea condivisa: la qualità non è legata a un percorso accademico, ma alla pratica, alla conoscenza e alla cura quotidiana.</p>
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<p>È un elemento che accomuna tutto il progetto: né le fondatrici né il cuoco provengono da una tradizione familiare nella ristorazione o da scuole di settore, e proprio questa distanza dai percorsi canonici diventa un punto di forza, con un lavoro costruito giorno dopo giorno attraverso esperienza, osservazione e relazione con il cliente.</p>
<p>Il rapporto con Giovinazzo si costruisce fin dall’inizio in modo diretto, con un territorio che risponde, sostiene e partecipa. Accanto all’attività del bistrot, il progetto si apre anche all’esterno attraverso l’organizzazione di eventi in piazza, che accompagnano la ristorazione e ne ampliano il significato riportando al centro l’idea di incontro da cui il progetto è nato.</p>
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		<title>Turismo religioso in Puglia: ecco le tappe più attrattive</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/04/27/turismo-religioso-in-puglia-ecco-le-tappe-piu-attrattive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Angela Ciciriello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 07:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo religioso]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È primavera, e per il territorio della provincia Barletta-Andria-Trani si è, come si usa dire in gergo tecnico, in “alta stagione”. La Puglia, non solo la provincia BAT, è invasa da scolaresche: aprile e maggio sono i mesi in cui si registra una maggiore affluenza di gite scolastiche in virtù della programmazione dei viaggi di istruzione. Maggio simboleggia però anche il risveglio della natura e la fioritura, ed in ambito religioso è tradizionalmente dedicato dalla Chiesa Cattolica alla <strong>Vergine Maria</strong>, associata alla purezza e bellezza della &#8220;<strong>Rosa Mistica</strong>&#8220;. Questo periodo è segnato da preghiere, rosari, processioni e l&#8217;offerta di fiori, consolidatosi nei secoli come momento di particolare devozione e intercessione.</p>
<p>Nel Rinascimento, il mese di maggio iniziò a essere dedicato a Maria, vista come la creatura più bella, in parallelo con la natura che sboccia. Sebbene esistano anche radici medievali, la devozione del &#8220;Mese Mariano&#8221; si è consolidata nel periodo barocco. Anticamente, durante il paganesimo, maggio era legato alle dee della fertilità, poi rilette in chiave cristiana come fioritura della vita spirituale. Fu Papa Pio XII ad attribuire ulteriormente a maggio l’associazione al culto mariano, mentre nel 1965 Paolo VI nell’enciclica “Mense Maio” sottolineava il legame tra Maria e la preghiera, invitando i fedeli a rivolgerle le loro preghiere.</p>
<p>Molti sono i pellegrinaggi che hanno come meta di viaggio la visita ai santuari mariani, come è consuetudine nello stesso mese ornare le immagini o le statue di Maria con fiori, in segno di devozione, e diventa più frequente la recita del rosario. In Puglia è anche facile incontrare, passeggiando, gruppi di donne che contemplano i misteri nei vicoli, davanti alle proprie abitazioni o dinnanzi alle edicole mariane di quartiere, o ancora sotto i porticati dei palazzi, in una tradizione religiosa molto sentita.</p>
<p>Nella provincia BAT, il <strong>santuario della Madonna dei Miracoli</strong> ha costituito un’importante destinazione mariana per tanti pellegrini che invocavano la Beata Vergine, situato nell’area della città di Andria che lambisce la campagna, dove anche Papa Leone XIV si è recato prima di essere eletto pontefice.</p>
<figure id="attachment_11830" aria-describedby="caption-attachment-11830" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-11830" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/santa-maria-dei-miracoli-andria2.jpg?x69898" alt="" width="650" height="432" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/santa-maria-dei-miracoli-andria2.jpg 640w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/04/santa-maria-dei-miracoli-andria2-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption id="caption-attachment-11830" class="wp-caption-text">Mario D&#8217;Urso</figcaption></figure>
<p>Qui, in seguito al ritrovamento in una grotta di un’icona bizantina raffigurante la “Madonna con il Bambino”, fu fatto costruire il luogo di culto poi elevato a basilica dalla Santa Sede per la sua rilevanza storica e architettonica.</p>
<p>In Puglia però non sono meta di pellegrinaggio soltanto gli edifici sacri deputati al culto mariano, ma anche altri santuari come il magnifico sito Unesco dedicato a <strong>San Michele Arcangelo</strong>, posto nella suggestiva cornice di Monte Sant’Angelo, elevato anch’esso a basilica, ed il <strong>Santuario di San Pio da Pietralcina</strong> a San Giovanni Rotondo, senza dimenticare la <strong>Basilica di San Nicola</strong> a Bari, solo per citarne alcuni tra i più noti della regione; tutti siti di interesse turistico religioso inseriti ai primi posti nella speciale classifica che vede questo settore ricoprire nel territorio pugliese il 12% dei flussi turistici complessivi regionali.</p>
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<p>L’Osservatorio del Turismo della Regione Puglia ha registrato per il periodo 2023-25, nell’ambito dei circuiti legati al turismo religioso, un andamento percentuale dei flussi turistici in incoming superiore rispetto al biennio precedente con l’aumento di turisti stranieri, perlopiù provenienti da Germania, Francia e America Latina. Certo, i picchi storici verificatisi negli anni dal 2008 al 2010, in cui l&#8217;esposizione del corpo di San Pio (aprile 2008 &#8211; marzo 2009) e la successiva traslazione definitiva nella nuova cripta nel 2010 hanno attirato milioni di pellegrini, non ci sono più. La sciagura del Covid ha poi arrestato il comparto turistico, e di conseguenza i dati successivi a tale periodo di riferimento hanno fatto registrare una crescita, con un dato positivo per il biennio 2023-2025.</p>
<p>Tuttavia ci si pone una domanda:</p>
<p><strong>“Quanto sono realmente ancora in grado di attrarre turisti i luoghi di culto, e quanto invece risulta essere un fattore fortemente attrattivo la spettacolarizzazione, e quindi l’esposizione, l’ostensione del corpo dei santi?”</strong></p>
<p>Basti pensare alla necessità di risollevare le sorti, ovvero i dati turistici registrati nella città di Assisi, prima che si decidesse di esporre il corpo di San Francesco, costretto per il bene dell’economia assisana ad essere privato della sua pace.</p>
<p><strong>“Quanto davvero ci è rimasto di cristiano e quanto invece è stato condito dalla spettacolarizzazione della cristianità, a discapito degli stessi santi, e delle loro stesse salme?”</strong></p>
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		<title>La stracciatella pugliese, cuore morbido della tradizione casearia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/04/26/la-stracciatella-pugliese-cuore-morbido-della-tradizione-casearia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[stracciatella]]></category>
		<category><![CDATA[stracciatella pugliese]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto [content-visibility:auto] supports-[content-visibility:auto]:[contain-intrinsic-size:auto_100lvh] R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:0caf6fc3-b701-461c-a254-74240a4f169d-0" data-testid="conversation-turn-2" data-scroll-anchor="false" data-turn="assistant">
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<p data-start="88" data-end="416">C’è un prodotto che più di altri racconta la capacità tutta pugliese di trasformare la semplicità in eccellenza: la stracciatella. Non un formaggio qualsiasi, ma un latticino fresco che unisce gusto, storia e ingegno contadino, diventando negli ultimi anni uno dei simboli più riconoscibili della gastronomia italiana nel mondo. Il suo successo è legato proprio alla versatilità. Nella cucina gourmet, la stracciatella viene spesso utilizzata come elemento di contrasto: accompagna piatti di carne o di pesce, si abbina a ingredienti intensi come acciughe, tartufo o pomodori confit, e diventa base cremosa per composizioni eleganti e ricercate. Gli chef la scelgono per aggiungere morbidezza e per esaltare i sapori senza coprirli, trasformandola in un ingrediente chiave dell’alta cucina contemporanea.</p>
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<p data-start="965" data-end="1442">Allo stesso tempo, la stracciatella ha trovato un ruolo fondamentale anche in contesti più informali, come le pizzerie. Qui viene spesso aggiunta a crudo, dopo la cottura, per mantenere intatta la sua freschezza e creare un contrasto irresistibile con la base calda e croccante della pizza. Dalla classica margherita rivisitata fino alle combinazioni più creative con salumi, verdure grigliate o pesto, la stracciatella contribuisce a rendere ogni pizza più ricca e avvolgente. Questa capacità di adattarsi a contesti diversi, mantenendo sempre una forte identità, è ciò che ha reso la stracciatella un ingrediente così amato. È un ponte tra tradizione e innovazione, tra semplicità e raffinatezza, e continua a ispirare cuochi e pizzaioli in tutta Italia e oltre.</p>
<p data-start="965" data-end="1442"><strong>Le origini</strong></p>
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<p data-start="463" data-end="793">La nascita della stracciatella affonda le radici nei primi decenni del Novecento, nella zona dell’Altopiano delle Murge, nel cuore della Puglia. Secondo la tradizione, fu un casaro a inventarla per evitare sprechi: riutilizzare i ritagli della pasta filata della mozzarella, “stracciandoli” a mano e mescolandoli con panna fresca. Un gesto semplice, dettato dalla necessità, che si rivelò vincente. Quella miscela cremosa e delicata conquistò subito il palato locale, diventando presto un prodotto autonomo e ricercato.</p>
<p data-start="463" data-end="793"><strong>Il legame con la burrata</strong></p>
<p data-start="1015" data-end="1266">Non si può parlare di stracciatella senza citare la burrata, di cui rappresenta il ripieno. Se la burrata è il guscio, la stracciatella è il cuore: filamenti di mozzarella immersi nella panna, responsabili della consistenza morbida e del sapore ricco. Col tempo, però, la stracciatella ha acquisito dignità propria, venendo consumata anche da sola, senza involucro, e valorizzata come prodotto indipendente.</p>
<p data-start="1015" data-end="1266"><strong>Lavorazione artigianale</strong></p>
<p data-start="1454" data-end="1750">La produzione della stracciatella segue ancora oggi metodi tradizionali. Dopo la lavorazione della pasta filata, i residui vengono sfilacciati manualmente e amalgamati con panna freschissima. Il risultato è un composto bianco, lucido, dalla consistenza cremosa e dal gusto delicato ma avvolgente. La freschezza è fondamentale: la stracciatella va consumata entro pochi giorni dalla produzione per apprezzarne appieno le qualità organolettiche.</p>
<p data-start="1454" data-end="1750"><strong>Un prodotto identitario</strong></p>
<p data-start="1929" data-end="2139">Oggi la stracciatella pugliese è molto più di un sottoprodotto caseario. È diventata un simbolo dell’identità gastronomica regionale, presente nei menù dei ristoranti stellati così come sulle tavole domestiche. La sua versatilità la rende protagonista di numerose preparazioni: dai piatti più semplici, come pane e pomodoro, fino a creazioni gourmet che la abbinano a pesce crudo, verdure di stagione o tartufo.</p>
<p data-start="1929" data-end="2139"><strong>Il successo globale</strong></p>
<p data-start="2368" data-end="2580">Negli ultimi anni, la stracciatella ha conosciuto una diffusione internazionale crescente. Chef e appassionati di cucina in tutto il mondo ne apprezzano la cremosità e la capacità di esaltare ingredienti diversi. Un successo che conferma come, anche nell’era della globalizzazione, siano spesso le storie più autentiche — nate dalla tradizione e dalla necessità — a conquistare i mercati.</p>
<p data-start="2368" data-end="2580"><strong>Tradizione che guarda al futuro</strong></p>
<p data-start="2796" data-end="3033">La sfida oggi è mantenere intatta la qualità artigianale, nonostante l’aumento della domanda. Produttori e consorzi lavorano per tutelare l’origine e garantire standard elevati, evitando che la produzione industriale snaturi il prodotto. La stracciatella pugliese resta così un esempio virtuoso di come la tradizione possa evolversi senza perdere la propria identità. Un latticino nato per caso, diventato eccellenza.</p>
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		<title>Melanzane a funghetto pugliesi, da non confondere con la ricetta napoletana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 07:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[melanzane a funghetto pugliesi]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta delle melanzane a funghetto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le melanzane a funghetto pugliesi entrano ufficialmente nel novero dei prodotti agroalimentari tradizionali a partire dal 2025, segnando un riconoscimento importante per una preparazione che affonda le radici nella cultura contadina del Sud Italia. Un piatto semplice, ma ricco di storia e identità, che merita di essere raccontato — anche per evitare una confusione sempre...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none [--shadow-height:45px] has-data-writing-block:pointer-events-none has-data-writing-block:-mt-(--shadow-height) has-data-writing-block:pt-(--shadow-height) [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto [content-visibility:auto] supports-[content-visibility:auto]:[contain-intrinsic-size:auto_100lvh] R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:ec8a9923-7cc7-4750-86c1-533fe82c2444-0" data-testid="conversation-turn-2" data-scroll-anchor="false" data-turn="assistant">
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<p data-start="0" data-end="481"><strong>Le melanzane a funghetto pugliesi </strong>entrano ufficialmente nel novero dei prodotti agroalimentari tradizionali a partire dal 2025, segnando un riconoscimento importante per una preparazione che affonda le radici nella cultura contadina del Sud Italia. Un piatto semplice, ma ricco di storia e identità, che merita di essere raccontato — anche per evitare una confusione sempre più diffusa con l’omonima versione napoletana, dalla quale si distingue per ingredienti, tecnica e gusto.</p>
<p data-start="0" data-end="481"><strong>Una storia legata alla terra</strong></p>
<p data-start="517" data-end="1007">In Puglia, la melanzana è da sempre protagonista della cucina estiva. Coltivata in abbondanza nelle campagne del Tavoliere e del Salento, questo ortaggio ha rappresentato per secoli una risorsa fondamentale per le famiglie contadine. Le <em data-start="754" data-end="786">melanzane a funghetto pugliesi</em> nascono proprio in questo contesto: un piatto povero, ideato per conservare e valorizzare il raccolto nei mesi più caldi, quando la necessità era cucinare con pochi ingredienti disponibili, ma senza rinunciare al sapore. A differenza di altre preparazioni più elaborate, questa ricetta si basa su una lavorazione essenziale, che esalta la consistenza della melanzana e il profumo degli aromi mediterranei. Nel tempo, è diventata un simbolo della cucina casalinga pugliese, tramandata di generazione in generazione, spesso senza ricette scritte ma con gesti precisi.</p>
<p data-start="517" data-end="1007"><strong>Tradizione e identità: non è la versione napoletana</strong></p>
<p data-start="1425" data-end="1622">È importante chiarire che le <em data-start="1454" data-end="1486">melanzane a funghetto pugliesi</em> non coincidono con quelle diffuse nella tradizione napoletana. Sebbene il nome possa trarre in inganno, le differenze sono sostanziali. Nella versione napoletana, le melanzane vengono generalmente fritte e poi ripassate con pomodoro fresco, aglio e basilico, dando vita a un piatto più umido e saporito, spesso servito come contorno o condimento. In Puglia, invece, la preparazione tende a essere più asciutta e rustica. Le melanzane vengono tagliate a tocchetti — “a funghetto”, proprio per la loro forma — e cotte fino a ottenere una consistenza morbida ma compatta. L’uso del pomodoro è più discreto o addirittura assente in alcune varianti locali, mentre trovano spazio ingredienti come l’origano, l’aglio e talvolta l’aceto, che conferiscono una nota leggermente agrodolce.</p>
<p data-start="1425" data-end="1622"><strong>La ricetta tradizionale pugliese</strong></p>
<p data-start="2307" data-end="2323"><strong data-start="2307" data-end="2323">Ingredienti:</strong></p>
<ul data-start="2324" data-end="2516">
<li data-section-id="v0vfk0" data-start="2324" data-end="2345">3 melanzane medie</li>
<li data-section-id="1um4s4g" data-start="2346" data-end="2367">2 spicchi d’aglio</li>
<li data-section-id="lqq8lv" data-start="2368" data-end="2397">Olio extravergine d’oliva</li>
<li data-section-id="1l504u8" data-start="2398" data-end="2411">Sale q.b.</li>
<li data-section-id="1gs2taa" data-start="2412" data-end="2429">Origano secco</li>
<li data-section-id="9mvqyt" data-start="2430" data-end="2469">Un cucchiaio di aceto (facoltativo)</li>
<li data-section-id="19e5gk6" data-start="2470" data-end="2516">Pomodorini (facoltativi, in alcune varianti)</li>
</ul>
<p data-start="2518" data-end="2535"><strong data-start="2518" data-end="2535">Procedimento:</strong></p>
<ol data-start="2536" data-end="3205">
<li data-section-id="1yvqwj0" data-start="2536" data-end="2601">Lavare e tagliare le melanzane a cubetti non troppo piccoli.</li>
<li data-section-id="12i5bvx" data-start="2602" data-end="2721">Lasciarle riposare con un po’ di sale per circa 30 minuti, per eliminare l’amaro, quindi sciacquarle e asciugarle.</li>
<li data-section-id="14ja63u" data-start="2722" data-end="2833">In una padella capiente, scaldare abbondante olio extravergine d’oliva e far rosolare gli spicchi d’aglio.</li>
<li data-section-id="ykbgli" data-start="2834" data-end="2937">Aggiungere le melanzane e cuocerle a fuoco medio-alto, mescolando frequentemente, fino a doratura.</li>
<li data-section-id="cq5nst" data-start="2938" data-end="3034">Se previsti, unire i pomodorini tagliati a metà e proseguire la cottura per qualche minuto.</li>
<li data-section-id="1385tg2" data-start="3035" data-end="3160">Regolare di sale, aggiungere origano e, a fine cottura, sfumare con un cucchiaio di aceto per dare freschezza al piatto.</li>
<li data-section-id="1dogdmt" data-start="3161" data-end="3205">Servire tiepide o a temperatura ambiente.</li>
</ol>
<p data-start="3239" data-end="3550"><strong>Un riconoscimento meritato</strong></p>
<p data-start="3239" data-end="3550">L’inserimento delle <em data-start="3259" data-end="3291">melanzane a funghetto pugliesi</em> tra i prodotti agroalimentari tradizionali nel 2025 rappresenta un passo importante nella valorizzazione della cucina regionale italiana. Non si tratta solo di una ricetta, ma di un patrimonio culturale fatto di stagionalità, memoria e identità territoriale. In un’epoca in cui le tradizioni rischiano di essere omologate, distinguere e preservare le specificità locali — anche nei dettagli di una preparazione — significa custodire una parte fondamentale della nostra storia gastronomica.</p>
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		<title>Barbara Nappini a Corato per la presentazione del libro “La natura bella delle cose”</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/04/24/barbara-nappini-a-corato-per-la-presentazione-del-libro-la-natura-bella-delle-cose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lops]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Nappini]]></category>
		<category><![CDATA[Slow Food]]></category>
		<category><![CDATA[Slow Food Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un piccolo viaggio intrapreso con in spalla il coraggio di cambiare e la consapevolezza che l’individualità è il presupposto della collettività: “La natura bella delle cose” di Barbara Nappini, presidente di Slow Food, è un invito a ricominciare, a fidarsi e a rendersi artefici delle proprie scelte e della propria vita. Un libro che intreccia...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un piccolo viaggio intrapreso con in spalla il coraggio di cambiare e la consapevolezza che l’individualità è il presupposto della collettività: “La natura bella delle cose” di Barbara Nappini, presidente di Slow Food, è un invito a ricominciare, a fidarsi e a rendersi artefici delle proprie scelte e della propria vita.</p>
<p>Un libro che intreccia autobiografia, impegno civile ed ecologia, tre dimensioni declinate durante la presentazione svoltasi nel Palazzo Gioia di Corato, nel corso della quale l’autrice ha dialogato con il giornalista Sabino Ferrucci.</p>
<p>L’evento sostenuto da Slow Food Italia e Slow Food condotta Castel del Monte, è stato organizzato dall&#8217;Associazione Culturale If in Apulia.</p>
<p>A curare la prefazione del lavoro editoriale della presidente di Slow Food Italia è Carlo Petrini. Un’ introduzione ad una scrittura che segue un crescendo biografico: il lavoro in una multinazionale di moda, il desiderio di cambiare e il coraggio di riappropriarsi dei piccoli gesti e della quotidianità.</p>
<p>Uno snodo biografico che supera il livello della narrazione e si trasforma nella consapevolezza che la propria individualità può essere da stimolo per riflessioni molteplici e più ampie, tra cui la necessità di riportare il cibo al centro, non solo come nutrimento, ma come linguaggio o atto politico.</p>
<p>Il trinomio “buono, pulito e giusto”, dunque, dismette le sembianze dello slogan per diventare un necessario filo conduttore che l’autrice analizza sotto disparati punti di vista, sempre con un occhio critico e attento alla realtà.</p>
<p>Tanti i temi che si susseguono: il ruolo di una femminilità portatrice di un’autentica diversità, la riconnessione del cibo al proprio spazio o il riduzionismo, che guidano il lettore in un viaggio nel sistema alimentare non esente da condizionamenti politici e geopolitici.</p>
<p>Una femminilità che non è retorica, ma visione e autenticità. Una riflessione questa che nasce, come raccontato dall’autrice, dall’enfasi che, intervista dopo intervista, veniva affidata al suo ruolo di “prima donna presidente di Slow Food”. Un’enfasi che lei stessa ha spostato dal ruolo alla sostanza, alle idee e alla visione concreta.</p>
<p>E poi la questione della riconnessione del cibo al proprio territorio, alla propria origine ed identità per valorizzarne la particolarità e genuinità. Un compito che la stessa presidente ritiene particolarmente difficile ma, allo stesso tempo, necessario.</p>
<p>“La natura bella delle cose” sembra essere così un libro difficile da catalogare. Non è solo autobiografia, non è solo manifesto ecologico e nemmeno una spiegazione astratta del cibo: è l’insieme di queste diverse parti, unite da una penna che ha offerto la propria esperienza personale non scindendola mai dal mondo circostante.</p>
<p>«<em>L’invito è a partecipare e ad avere fiducia nelle proprie idee e nel potere degli essere umani di poter incidere nel corso degli eventi</em>». Un appello a riconnetterci con ciò che ci circonda, con le piccole e quotidiane azioni che ci permettono di restare umani. Non più semplici consumatori, ma artefici della propria vita e del mondo.</p>
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		<title>Massimiliano Alajmo in Puglia tra alta cucina e tradizioni locali</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/04/23/massimiliano-alajmo-a-manduria-per-la-cena-di-gala-presso-la-masseria-li-reni-di-bruno-vespa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sandro Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spacciatore di Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Alajmo]]></category>
		<category><![CDATA[stelle Michelin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Massimiliano Alajmo è tra le figure più autorevoli dell’alta cucina italiana e il più giovane chef ad aver ottenuto tre stelle Michelin, noto nel panorama gastronomico internazionale. Dalla guida del ristorante Le Calandre di Rubano (Pd) si è trattenuto qualche giorno in Puglia, a Manduria, per occuparsi della cena di gala presso la Masseria Li...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard">Massimiliano Alajmo è tra le figure più autorevoli dell’alta cucina italiana e il più giovane chef ad aver ottenuto tre stelle Michelin, noto nel panorama gastronomico internazionale.</p>
<p class="Standard">Dalla guida del ristorante Le Calandre di Rubano (Pd) si è trattenuto qualche giorno in Puglia, a Manduria, per occuparsi della cena di gala presso la Masseria Li Reni di Bruno Vespa.</p>
<p class="Standard">Alajmo non cucina soltanto: compone, sottrae, immagina, trasformando la sua cucina in un linguaggio personale, fatto di intuizioni, leggerezza, equilibrio e continua ricerca. Il suo risotto allo zafferano e polvere di liquirizia da me assaggiato proprio in quella cena è proprio intuizione, tecnica ed equilibrio, perché non è da tutti riuscire ad armonizzare due aromi così caratterizzanti e farli sentire e apprezzare senza che si annullassero.</p>
<p class="Standard">In questa intervista Massimiliano Alajmo esprime il suo pensiero sulla cucina italiana riconosciuta come patrimonio dell&#8217;Unesco e confida il suo amore per un piatto tipicamente pugliese: le fave e cicorie. E anche della variante fredda tipica del periodo della vendemmia, le fave con l&#8217;uva.</p>
<p class="Standard">Più che un&#8217;intervista, una bella chiacchierata fra me e lui.</p>
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