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	<title>di Serena Leo, Autore presso Pugliosità</title>
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	<title>di Serena Leo, Autore presso Pugliosità</title>
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		<title>All’olio d’oliva, alla cozza, o alla bruschetta: a ognuno il suo gin pugliese per il World Gin Day</title>
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		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 07:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Gin]]></category>
		<category><![CDATA[Gin Day]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo un’operazione commerciale, ma un omaggio al territorio: le bottiglie più curiose &#160; Come ogni 13 giugno torna puntuale il World Gin Day ed è ora di celebrarlo come si conviene anche in Puglia. La giornata creata dallo scozzese Neil Huston profuma di ginepro e botaniche, e lascia spazio a qualche curiosità che vogliamo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2026/06/13/allolio-doliva-alla-cozza-o-alla-bruschetta-a-ognuno-il-suo-gin-pugliese-per-il-world-gin-day/">All’olio d’oliva, alla cozza, o alla bruschetta: a ognuno il suo gin pugliese per il World Gin Day</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Non solo un’operazione commerciale, ma un omaggio al territorio: le bottiglie più curiose </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ogni 13 giugno torna puntuale il World Gin Day ed è ora di celebrarlo come si conviene anche in Puglia. La giornata creata dallo scozzese Neil Huston profuma di ginepro e botaniche, e lascia spazio a qualche curiosità che vogliamo svelare sul tanto amato protagonista degli aperitivi in riva al mare. C’è chi dice che il distillato sia nato in Inghilterra, altri invece affermano che sia nato come medicamento presso la Scuola Medica Salernitana, approdando in seguito in Olanda come <em>genever</em>. Che il gin possa farci dimenticare per qualche ora i nostri dolori fisici e soprattutto esistenziali non è un mistero. In Puglia, però, il gin diventa un altro modo per celebrare il territorio, declinandosi in maniere più o meno fantasiose e gustose. Da bere liscio come veri duri o goderselo miscelato, il gin sta diventando quasi uno stile di vita. E chi siamo noi per dire di no? Per non farci trovare impreparati al bancone, ecco qualche piccolo consiglio sui gin made in Puglia. Dai Compound ai London Dry – con qualche bella sorpresa – ecco le referenze da non perdersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>DNA veneto e spirito pugliese</strong></p>
<p>Angelo Panegos si presenta così per raccontare perché dal Veneto si sia trovato a Trinitapoli. La sua voglia di distillare è stato quasi un processo venuto naturale poiché le origini non mentono. E se a questo si unisce un’esperienza maturata dietro i banconi dei bar, il gin è il naturale risultato. Nasce così la sua distilleria Panegos, che diventa famosa per il suo Disonesto. Il nomignolo che sua nonna gli ha dato sin dall’infanzia è ora un marchio di qualità nelle declinazioni Navy Strength e London Dry. Per Angelo è importante mantenere un gusto pulito e lineare nel gin, proprio per garantire un risultato perfetto in miscelazione, mentre liscio è una sorpresa per i palati raffinati. Disonesto, a lungo andare, è diventato un invito a sedersi e a godersi in gin in stile tradizionale.</p>
<figure id="attachment_12354" aria-describedby="caption-attachment-12354" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-12354" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gin-disonesto_pugliosita.jpg?x38314" alt="" width="650" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gin-disonesto_pugliosita.jpg 750w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gin-disonesto_pugliosita-300x300.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gin-disonesto_pugliosita-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption id="caption-attachment-12354" class="wp-caption-text">Gin Disonesto</figcaption></figure>
<p><strong>Il gin all’olio d’oliva</strong></p>
<p>Si chiamano Ettore, Pellegrino e Valentina, sono loro che hanno inventato il gin all’olio d’oliva e l’hanno chiamato Gin di Puglia. Il nome ambizioso nasce dopo un viaggio ispiratore attraverso la regione. Riempiendosi gli occhi di luce e di bellezza, questo gin vuole essere una dedica territoriale. Le botaniche tradizionali come ginepro e coriandolo, si arricchiscono di sentori mediterranei come liquirizia e foglie d’ulivo che vanno in infusione. L’olio extravergine ci arriva poi, durante la seconda distillazione, per dare al gin quel brio che solo un goccio di olio sa dare. Si beve bene tanto miscelato quanto liscio, ed è un perfetto compagno per raccontare le proprie radici.</p>
<figure id="attachment_12355" aria-describedby="caption-attachment-12355" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-12355" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gindipuglia_pugliosita.jpg?x38314" alt="" width="650" height="422" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gindipuglia_pugliosita.jpg 1744w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gindipuglia_pugliosita-300x195.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gindipuglia_pugliosita-1024x665.jpg 1024w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption id="caption-attachment-12355" class="wp-caption-text">Gin Di Puglia</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mediterraneo come il mare</strong></p>
<p>Muma nasce con la promessa di raccontare la Puglia attraverso le sue bellezze architettoniche e naturali. L’ispirazione è data dai profumi che dal Gargano al Salento inebriano le tavole e l’aria. Agrumi come arancia e limone, si mescolano con le classiche botaniche di un gin tradizionale. A dare quel tocco di vita in più è il mare e la sua acqua. Il gin risulta quindi, maggiormente caratterizzato dalla salinità che garantisce alla miscelazione un tocco unico. Muma diventerà il giusto compagno per gli aperitivi in riva al mare.</p>
<figure id="attachment_12356" aria-describedby="caption-attachment-12356" style="width: 488px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-12356" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/mumagin_pugliosita.jpg?x38314" alt="" width="488" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/mumagin_pugliosita.jpg 900w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/mumagin_pugliosita-225x300.jpg 225w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/mumagin_pugliosita-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 488px) 100vw, 488px" /><figcaption id="caption-attachment-12356" class="wp-caption-text">Muma Gin</figcaption></figure>
<p><strong>Arte e gin</strong></p>
<p>Si chiama J.Rose e il nome può evocare quello spirito internazionale che il gin porta con sé. Invece no, questo distillato nasce a Minervino di Lecce, nel cuore del Salento. Il progetto è firmato Dario Roselli che mescola arte, design, artigianato, al mondo ai distillati. Come <span>London Dry, promette di non tradire il gusto dell’anima nobile che si porta dietro la categoria, ma senza risultare per questo anonima. B</span>ergamotto, angelica, cardamomo, coriandolo, corteccia di quercia, fiori di fico d’india, maca peruviana e bucce di mandarino, questi sono alcuni tratti caratteristici della bevuta. Il packaging è perfetto per imperare anche a tavola poiché si avvale di etichette che omaggiano i maestri come Milo Manara e altri artisti, senza dimenticare tutta l’energia materica e i colori che evocano la pietra leccese. Il gin è un ponte ideale tra i due mondi: l’arte e la mixology.</p>
<figure id="attachment_12358" aria-describedby="caption-attachment-12358" style="width: 488px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-12358" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/jrose_pugliosita.jpg?x38314" alt="" width="488" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/jrose_pugliosita.jpg 600w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/jrose_pugliosita-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 488px) 100vw, 488px" /><figcaption id="caption-attachment-12358" class="wp-caption-text">J Rose Gin</figcaption></figure>
<p><strong>Un gin bruschetta</strong></p>
<p>Il gin sta bene con il pane e pomodoro, ma un gin che se lo porta dentro non può esistere. E invece no, c’è e si chiama Gin Brusco. L’originale compound unisce le classiche botaniche con l’iconica bruschetta pugliese che nasce dall’infuso di pane di Altamura, pomodori secchi, foglia d’ulivo e ginepro, con un tocco di origano che non guasta. Il risultato è un distillato rustico ma raffinato. Nato per essere condiviso e per celebrare le merende di una volta in cui la convivialità e la mediterraneità sanno ancora stupire.</p>
<figure id="attachment_12357" aria-describedby="caption-attachment-12357" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-12357" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/brusco_pugliosita.jpg?x38314" alt="" width="650" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/brusco_pugliosita.jpg 500w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/brusco_pugliosita-300x300.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/brusco_pugliosita-150x150.jpg 150w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption id="caption-attachment-12357" class="wp-caption-text">Gin Brusco</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il gin deve andare dentro alla cozza</strong></p>
<p>Per chi è pugliese doc la cozza è solo tarantina. Il presidio Slow Food, a cui tutti sono affezionati e a cui è dedicato persino un <a href="https://pugliosita.it/2026/06/01/ego-cozza-fest-la-cozza-nera-tarantina-protagonista-di-un-percorso-tra-ricerca-cultura-e-promozione-del-territorio/">festival</a>, finisce nel gin di Francesco Vitti e Giordano Guarini. Più che un distillato è un vero e proprio esperimento gastronomico nato dopo due anni di dura ricerca e segue solo i ritmi stagionali, in cui si unisce l’acqua marina e l’essenza della cozza, diventando un tutt’uno con ginepro e cardamomo, limone e prezzemolo. A completare il quadro, un ingrediente segreto che aggiunge una sfumatura briosa e intrigante. Riusciremo a scoprirlo o ci accontenteremo di gustarlo con un aperitivo con crudo di mare?</p>
<figure id="attachment_12359" aria-describedby="caption-attachment-12359" style="width: 348px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-12359" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gnure_pugliosita.jpg?x38314" alt="" width="348" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gnure_pugliosita.jpg 1095w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gnure_pugliosita-160x300.jpg 160w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/06/gnure_pugliosita-548x1024.jpg 548w" sizes="auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px" /><figcaption id="caption-attachment-12359" class="wp-caption-text">Gnure Gin</figcaption></figure>
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		<item>
		<title>Vinitaly 2025: la parola ai produttori pugliesi tra dazi, dealcolati e vitigni autoctoni</title>
		<link>https://pugliosita.it/2025/04/15/vinitaly-2025-la-parola-ai-produttori-pugliesi-tra-dazi-dealcolati-e-vitigni-autoctoni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 07:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Vinitaly]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche il Vinitaly 2025 targato Puglia va in archivio positivamente per i produttori pugliesi. Nonostante i dazi americani confermati e poi messi in pausa, l’incalzare del no alcol, un cambio di passo per il vino regionale, ci si interroga ancora su come rendere il prodotto ancor più un’eccellenza dell’enogastronomia italiana. Questione dazi e il no...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2025/04/15/vinitaly-2025-la-parola-ai-produttori-pugliesi-tra-dazi-dealcolati-e-vitigni-autoctoni/">Vinitaly 2025: la parola ai produttori pugliesi tra dazi, dealcolati e vitigni autoctoni</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Anche il Vinitaly 2025 targato Puglia va in archivio positivamente per i produttori pugliesi. Nonostante i dazi americani confermati e poi messi in pausa, l’incalzare del no alcol, un cambio di passo per il vino regionale, ci si interroga ancora su come rendere il prodotto ancor più un’eccellenza dell’enogastronomia italiana.</span></p>
<p class="Standard"><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Questione dazi e il no alcol</span></strong></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Dopo il 2 aprile il settore dell’agroalimentare italiano ha dovuto fare i conti con un commercio instabile. Da sempre la Puglia viene ben vista dagli statunitensi, a riscuotere successo in particolare, è il Primitivo, ottimo per gusto e prezzo. Sono molte le aziende che hanno costruito successo con questo ponte, ma i dazi hanno messo tutto a rischio. Durante il Vinitaly, sulla base di questa riflessione, molti produttori hanno cercato un modo per sgravare i consumatori dagli aumenti di prezzo. Per farlo si sono serviti della “cooperazione”. “La paura dei dazi è stata mitigata dall’ingegno. Alcuni importatori hanno preferito dividere il dazio al 50%, alcuni fornitori invece, riescono ad assorbire serenamente il 20%, senza sottovalutare il cambio Euro/Dollaro, con un Euro sempre più forte in grado di ridurre il 20% del dazio. Ora però, con lo stand by dei 90 giorni procediamo a lavorare serenamente”. A dirlo è Rocco Lamonarca, Cantina Lamonarca. Lo stratagemma è stato adottato da diverse cantine italiane che con gli Usa ci lavorano da sempre.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">La parola dealcolati resta ancora un argomento controverso e che ancora polarizza i produttori tradizionali che non vedono nei vini senz’alcol un’alternativa possibile. Lamonarca a riguardo afferma: “La curiosità per i dealcolati c’è, ma l’assaggio ancora delude. Il mercato sarà il vero termometro per capire se si tratta solo di una bolla pronta a scoppiare oppure no”. A pensarla così sono molti produttori, ma è vero che i prodotti a zero alcol aumentano e i convegni dedicati all’argomento, numeri alla mano, confermano questo come un comparto in crescita di circa il 47% nei prossimi anni (Fonte ISWR). Per cui bene chi ci ha visto lungo ed è partito con la produzione all’estero, ma è il momento di riflettere anche sulla qualità del prodotto. Con l’avvio di poli di dealcolizzazione tutti italiani – ma attivi a partire dal 2026 – vedremo cosa succederà. Per il momento, anche in regione, è ora di aprire un dibattito informato.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Sebastiano De Corato di cantina Rivera dice: <span style="color: black;">“Il Vinitaly 2025 ha visto il padiglione della Puglia con una buona presenza di visitatori tra appassionati, sommelier e operatori italiani ed esteri. È difficile fare un bilancio di numeri, ma posso dire che l&#8217;interesse era vivo e orientato anche verso le varietà autoctone meno conosciute e la qualità dei visitatori molto buona. Per quanto riguarda Rivera, abbiamo ricevuto i nostri clienti acquisiti a cui abbiamo presentato le nuove annate e discusso dei programmi per il 2025, ma anche molti nuovi contatti, anche esteri dai mercati più disparati. Ovviamente a fare banco, soprattutto con i clienti USA, è stato il tema dei dazi, fortunatamente momentaneamente sospesi; devo dire che ho riscontrato da parte loro maggiore serenità su quanto potrà accadere sul mercato rispetto a quello che ci aspettavamo. Speriamo bene”.</span></span></p>
<p class="Standard"><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Il cambio di stile e la rivalutazione dei vitigni antichi</span></strong></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Il vino italiano è a un giro di boa e non solo per lo stile gustativo dei suoi vini. Il consumatore è sempre più esigente in fatto di calici, in cerca di vini più freschi e adatti a favorire una dieta sempre più vegetale, è necessario parlare anche di bianchi. Per la Puglia è stato un Vinitaly di scoperta e riscoperta. Scoperta dei rossi contemporanei, ad esempio di Nero di Troia del Castel del Monte, ma anche dei bianchi più freschi come la Verdeca e Bombino Bianco, spumanti da autoctono compresi.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Proprio autoctono è la parola chiave che sta guidando task force scientifiche regionali in grado di trasformare il concetto di vino territoriale, portando i produttori alla riscoperta del patrimonio vitivinicolo regionale. Uno di questi è il progetto Ri.Vi.Vi Valle d’Itria, focalizzato proprio sull’omonima zona che può dimostrare molto. Tra escursioni termiche importanti e varietà difficili da trovare, il progetto promosso dal Dipartimento Agricoltura, CRSFA e il centro di ricerca Basile Caramia di Locorotondo, punta a migliorare la notorietà vini, la capacità di penetrazione in nuovi mercati e la redditività degli investimenti, rappresentando un modello pilota innovativo da estendere e replicare in altri territori pugliesi. </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Interessante anche il recupero del germoplasma viticolo pugliese, attività all’interno del programma di Sviluppo Rurale 2014-2022 curato dal Regevip. L’obiettivo è assicurare la conservazione della biodiversità viticola intraspecifica e intravarietale, migliorarne la conoscenza delle caratteristiche produttive e tecnologiche dei vitigni pugliesi, risanare e iscrivere al Registro Nazionale delle Varietà di Vite le varietà dimenticate, i cosiddetti vitigni reliquia.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">L’esigenza di puntare su questi aspetti è materia viva per i produttori desiderosi di offrire vini dal gusto autenticamente pugliese, contemporaneo e curioso. Uno di questi è <b>Giovanni Aiello</b>. “Il Vinitaly è stato positivo perché ci ha messi tutti in connessione. Chi ci è venuto a trovare da fuori regione ha espresso apprezzamento per un prodotto che diventa qualitativamente valente e la Puglia sta pian piano prendendo una strada volta all’elevarsi. Restano le perplessità di alcuni su uno stile di vino difficile da proporsi, quello classico. Noi abbiamo portato in fiera non solo un territorio vitivinicolo, ma una panoramica di ciò che la regione, dal punto di vista gustativo può esprimere. Con un corner dedicato ai formaggi abbiamo reso possibile abbinamenti con il mio ancestrale e i bianchi autoctoni di Puglia come la Verdeca”.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"><strong>Il Primitivo di Manduria e il suo passaporto digitale</strong></span></p>
<p>Infine il ruolo dell’alfiere di Puglia resta essenziale nel racconto del nostro Vinitaly e si tratta del Primitivo. Il Consorzio del Primitivo di Manduria porta nella manifestazione un prodotto con uno stile contemporaneo e adatto per affermarsi su mercati in continuo mutamento. Una gradazione alcolica che tende a scendere, un lavoro meno artificioso sui prodotti e controlli sempre più stringenti all’interno del consorzio, sono la prassi. “Il lancio della nuova fascetta di Stato e del passaporto digitale per il nostro Primitivo di Manduria ha caratterizzato la manifestazione. Si tratta di un QR code innovativo che consente di accedere a tutte le informazioni legate al vino. L’iniziativa dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato segna un passo decisivo verso la tracciabilità e la valorizzazione digitale della nostra denominazione. Il Primitivo di Manduria DOC e DOCG si è confermato protagonista catalizzando l’attenzione di numerosi visitatori e buyer internazionali, provenienti da Repubblica Ceca, Asia, Slovenia, Albania, Polonia e Germania. Oltre 50 etichette delle nostre aziende sono state protagoniste di un viaggio emozionante tra identità, qualità e territorio”. Così afferma Novella Pastorelli, presidente Consorzio Primitivo di Manduria.</p>
<p class="Standard"><strong><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Ravvivare l’immagine del vino contemporaneo di Puglia</span></strong></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Sebbene gli spunti di riflessione siano intensi e mai banali quando si parla di vino pugliese, ora nel post Vinitaly è necessario mettersi al lavoro per trasformare queste prospettive in azioni concrete sui territori di appartenenza. I produttori chiedono ancor più presenza dei consorzi, innovazioni per far fronte ai cambi di passo di clima chiedendo un incremento di tecnologia in campo e cantina, più enoturismo fuori dai sentieri battuti e maggiore cooperazione. Il tutto è volto a rendere ancor più grande la Regione e il suo vino.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> Foto Credit: @vinitalyofficial</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span></p>
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		<title>Vito Palumbo: &#8220;Il vino pugliese ha tanto spazio da guadagnare, con azioni omogenee&#8221;</title>
		<link>https://pugliosita.it/2025/02/05/vito-palumbo-il-vino-pugliese-ha-tanto-spazio-da-guadagnare-con-azioni-omogenee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[Antinori]]></category>
		<category><![CDATA[Bocca di lupo]]></category>
		<category><![CDATA[Calafuria]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Tormaresca]]></category>
		<category><![CDATA[Vito Palumbo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo del vino è in fermento e la Puglia non ne è certo esclusa. Per fare il punto su un mercato fatto di richieste sempre più complesse, abbiamo chiesto a Vito Palumbo (Amministratore delegato di Tormaresca) gli strumenti per affrontare un cambiamento epocale. Gli esempi aziendali vincenti e il saper andare oltre, guardare in...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2025/02/05/vito-palumbo-il-vino-pugliese-ha-tanto-spazio-da-guadagnare-con-azioni-omogenee/">Vito Palumbo: &#8220;Il vino pugliese ha tanto spazio da guadagnare, con azioni omogenee&#8221;</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo del vino è in fermento e la Puglia non ne è certo esclusa. Per fare il punto su un mercato fatto di richieste sempre più complesse, abbiamo chiesto a <strong>Vito Palumbo</strong> (Amministratore delegato di Tormaresca) gli strumenti per affrontare un cambiamento epocale. Gli esempi aziendali vincenti e il saper andare oltre, guardare in faccia al buon vivere con vini anche complessi, secondo Palumbo è la ricetta giusta per affrontare il nuovo corso del prodotto dandogli la dignità che merita.</p>
<p>Partiamo da un dato di fatto: lo stile e l’imprinting che ha fatto grande la Puglia grazie alla tradizione toscana, ma senza snaturarsi. Ecco il miracolo di Tormaresca che va dalla Murgia al Salento. “L’azienda, così come le persone che ci lavorano, è 100% pugliese. Dalla famiglia Antinori abbiamo acquisito in primis una visione diversa della Puglia, in cui c’è spazio per grandi vini con uno stile moderno, in cui identità e eleganza possano coesistere, capaci di competere anche con territori generalmente considerati più “nobili”. Così Palumbo inizia il suo racconto che ci porta nell’universo in cui accontentarsi non è più contemplato.</p>
<p>Crederci significa anche anticipare le tendenze, e il brand Tormaresca su questo ha fatto scuola. Basta dire Calafuria per evocare un successo internazionale in rosa. Ma è tutto oro quello che luccica? Ci siamo già detti tutto sul rosato? Vito Palumbo a riguardo ha una posizione netta che pone la regione al centro di un lavoro che, probabilmente, non è stato ancor ben avviato da tutti i produttori, soprattutto di rosati. “C’è ancora grande spazio da guadagnare in Italia e all’estero per questa tipologia di vino, ma servono azioni omogenee perché le potenzialità sono enormi. Probabilmente, nonostante quanto ci raccontiamo, questo fenomeno è ancora (quasi) tutto legato al mercato pugliese. Per <em>esplodere</em> davvero fuori regione e consolidare un successo globale, sarà necessario superare il classico individualismo tutto meridionale che porta a politiche commerciali orientate al ribasso, a uno stile e una qualità non omogene, incapace di offrire un’immagine chiara e riconoscibile dei nostri vini.”</p>
<figure id="attachment_7925" aria-describedby="caption-attachment-7925" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7925" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/02/tenutaboccadilupo_pugliosita-1-1024x682.jpg?x38314" alt="" width="600" height="400" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/02/tenutaboccadilupo_pugliosita-1-1024x682.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/02/tenutaboccadilupo_pugliosita-1-300x200.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/02/tenutaboccadilupo_pugliosita-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7925" class="wp-caption-text">Tenuta Bocca di Lupo</figcaption></figure>
<p>E se la Puglia non è solo rosati ma anche rossi, certamente bisogna stare attenti a ciò che il mercato nazionale e internazionale chiede dalla Puglia. In un momento di flessione per i <em>vinoni</em> Vito Palumbo commenta la situazione Primitivo come un problema che si può risolvere controllando, così da evitare il dramma delle cisterne piene e la perdita di identità che lo rende difficile da vendere. “Anche per il Primitivo, che effettivamente è una delle varietà italiane di maggior successo in Europa, abbiamo necessità di omogeneità a livello qualitativo e di disciplinare di produzione, consentendo ai vini di riflettere un’immagine identitaria di alta qualità e posizionamento, capace di affascinare e far innamorare i consumatori italiani e non. Dobbiamo essere realisti e consapevoli che parte di questo successo è determinato da vini con un costo e una qualità percepita non certo premium e che non contribuiscono all’affermazione del nostro territorio”.</p>
<p>Erano gli anni Ottanta quando a Minervino Murge la famiglia di Vito Palumbo si occupava della tenuta Bocca di Lupo. La famiglia Antinori, che sulla Puglia ci aveva già visto giusto, scelse di investire proprio qui, cambiando il corso della storia. Sebbene non sia il luogo in cui nasce il famosissimo Calafuria, il fenomeno Tormaresca ha coinvolto anche la tenuta murgiana dove si è investito sui rossi, sui grandi rossi, quelli che non conoscono tempo e, a quanto pare, neanche crisi.</p>
<p>“Bisogna sfatare il mito del consumatore stanco dei rossi tout court. Per i vini da volume questo è un fenomeno oggettivo e visibile. Il consumatore vuole freschezza e leggerezza, e forse il nostro Negroamaro può rispondere a questi bisogni. Personalmente ritengo che il Negroamaro possa rappresentare nel prossimo futuro quello che il Nerello Mascalese ha rappresentato per la Sicilia, grazie al suo stile elegante, fresco, caratterizzato dalla grande piacevolezza di beva”.<br />
Quando si parla di vini importanti, dei grandi vini, sottolinea Palumbo – al consumatore interessa solo qualità, racconto, longevità e eleganza. Meno invece, la gradazione alcolica”.</p>
<p>Le tenute di Tormaresca in Puglia cristallizzano una certa visione della regione, ma anche del mangiare e bere made in Puglia. Quello in cui i vitigni autoctoni fanno la loro parte, ma ancora una volta, fa capolino la scelta di andare controcorrente e non puntare solo sull’autoctono local. È il caso del Nero di Troia, anche se qualcosa bolle in pentola. “Il Nero di Troia fa parte della nostra produzione e tradizione. Abbiamo deciso però, solo per ora, di non distribuirlo. Lo produciamo e ne imbottigliamo una parte in un vino, Ettore, venduto solo agli appassionati che vengono a trovarci in tenuta.  Riteniamo che il Nero di Troia attuale, anche dal punto di vista agronomico, non rispecchi la sua identità storica. Inizieremo a distribuire Ettore quando il vino sarà in grado di rispettare ed essere coerente con la storia del Nero di Troia, uva nobile e antica. Al momento tutte le nostre energie si stanno focalizzando sull’Aglianico. L’uva è una nostra ossessione perché sfidante e al tempo stesso maestosa, capace di esprimere profondità e verticalità. Se poi impiantato sulle terre carsiche bianche e salate dell’alta Murgia ciò che ne deriva è sorprendente”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7927" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/02/boccadiluposcorcio_pugliosita-1.jpg?x38314" alt="" width="467" height="700" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/02/boccadiluposcorcio_pugliosita-1.jpg 683w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/02/boccadiluposcorcio_pugliosita-1-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 467px) 100vw, 467px" /></p>
<p>E poi il futuro del vino. Tra crisi e i dealcolati che sono pronti ad entrare di diritto nel mondo vitivinicolo, c’è da preoccuparsi? Secondo Palumbo no, ma è necessario essere ragionevoli. “Il consumo del vino fa parte della nostra cultura da sempre. È necessario essere sereni, consumare responsabilmente il prodotto senza percepire il cambiamento come un pericolo. Non crediamo che questa categoria possa cannibalizzare il vino tradizionale. Credo invece, che i <em>nolo</em> (No- Low alcol) debbano essere considerati un’ulteriore freccia all’arco del vino italiano. Conta però, cercare di veicolare un messaggio chiaro che differenzi il prodotto tradizionale da quello dealcolato. Solo così il consumatore meno informato non potrà fare confusione”. E nel futuro ci sarà un no-alcol Tormaresca? A questa domanda Palumbo chiude così: “Non la vediamo come un’opzione per la nostra azienda e per la nostra produzione, ma per il vino italiano sì. È una fetta di mercato in forte crescita all’estero. Se non rispondiamo noi italiani a questa domanda lo faranno altri. È pur sempre una bevanda prodotta dall’uva e quindi può essere una strada verso cui dirottare eventuali sovrapproduzioni di vini comuni che stentano a trovare mercato”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2025/02/05/vito-palumbo-il-vino-pugliese-ha-tanto-spazio-da-guadagnare-con-azioni-omogenee/">Vito Palumbo: &#8220;Il vino pugliese ha tanto spazio da guadagnare, con azioni omogenee&#8221;</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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		<title>La Calcara di Altamura, il primo agriturismo della Murgia racconta la sua cucina</title>
		<link>https://pugliosita.it/2025/01/22/la-calcara-di-altamura-il-primo-agriturismo-della-murgia-racconta-la-sua-cucina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Agriturismi in Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Mercadante]]></category>
		<category><![CDATA[Masseria La Calcara Altamura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ristorazione cambia, ma a non cambiare sono gli amanti di un gusto semplice e casalingo. Gli agriturismi rispondono proprio a queste esigenze e lo sa bene Donato Mercadante di Masseria La Calcara ad Altamura. Come cuoco dell’agriturismo e presidente Coldiretti Giovani Puglia, promuove un mangiar bene e consapevole, intercettando chi è alla ricerca spasmodica...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard">La ristorazione cambia, ma a non cambiare sono gli amanti di un gusto semplice e casalingo. Gli agriturismi rispondono proprio a queste esigenze e lo sa bene <strong>Donato Mercadante</strong> di <strong>Masseria La Calcara ad Altamura</strong>. Come cuoco dell’agriturismo e presidente <strong>Coldiretti Giovani Puglia</strong>, promuove un mangiar bene e consapevole, intercettando chi è alla ricerca spasmodica del piatto perduto. Gli agriturismi sono già o saranno delle vere e proprie destinazioni in cui è assolutamente vietato mancare? Scopriamolo con lui.</p>
<p class="Standard">Donato ci ha raccontato come tutto è iniziato e i primi coperti certamente non sono arrivati tanto tempo fa. “La storia è iniziata con l’azienda agricola zootecnica che già negli anni Settanta era multifunzionale, quindi produceva latte, formaggi, conserve dagli ortaggi dell’orto, si allevavano e macellavano agnelli e tutto arrivava alla vendita. A curarla sono stati i miei nonni materni, ad Altamura stimati per la loro generosità, tanto da guadagnarsi il soprannome di <i>Zuccr </i>(Zucchero in dialetto altamurano)<i>. </i>In Agriturismo c’è sempre un posto a tavola per qualcuno in più e così capitava che i clienti più affezionati, quelli che si recavano in agriturismo per acquistare, restassero a pranzo con gli operai. Una pratica che rendeva tutti una grande famiglia”.</p>
<figure id="attachment_7796" aria-describedby="caption-attachment-7796" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7796" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/donato-mercadante1-828x1024.jpeg?x38314" alt="" width="700" height="866" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/donato-mercadante1-828x1024.jpeg 828w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/donato-mercadante1-243x300.jpeg 243w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/donato-mercadante1.jpeg 1294w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-7796" class="wp-caption-text">Donato Mercadante, cuoco dell&#8217;agriturismo La Calcara di Altamura</figcaption></figure>
<p class="Standard">Erano gli anni Ottanta e per congiunture che avevano coinvolto i bovini, la famiglia decise di eliminare la stalla. A quel punto ci si chiese perché non dedicare questi grandi spazi all’accoglienza, proprio per rendere una costante quel pranzo aperto anche agli avventori della masseria. “All’epoca non era ancora stato regolamentato il sistema agrituristico, tant’è vero che non esisteva ancora un ministero dedicato all’agricoltura. Negli anni Novanta, con una legislazione adeguata, siamo stati la prima famiglia a dare vita all’agriturismo sul territorio murgiano e i quinti a livello a regionale. La gestione, con gli anni, è passata a mia madre e ai suoi fratelli, oggi si sta insediando la quarta generazione nell’interno dell’azienda agricola, di cui faccio parte”.</p>
<p class="Standard">“L’agriturismo è l’ultima parte dell’azienda, attraverso la tavola pubblicizziamo ciò che produciamo”. Così Donato racconta la sua mission in cucina che si identifica nella tradizione murgiana e pugliese a tutto tondo, con qualche piglio più contemporaneo. “I nostri piatti raccontano chi e dove siamo, ma non ci fermiamo. Sapevo che avrei preso in mano la cucina, quindi ci ho messo del mio. Ne è un esempio il nostro orzo che non serviamo in una classica zuppa, ma lo risottiamo con creme che ricaviamo dagli ortaggi coltivati qui. Rape, zucca, dipende da quello che c’è a nostra disposizione”. Una cosa però, resta certezza nella cucina di Donato: “Raccontiamo la cucina murgiana e della nostra famiglia attraverso i segreti di mia nonna”.</p>
<p class="Standard">Sensazioni perdute e essenzialità. Questi i concetti che, secondo Donato, devono caratterizzare l’agriturismo. “Le persone cercano sempre di più le aziende agrituristiche e agricole perché hanno bisogno di riscoprire chi sono, vogliono tarare le loro papille gustative su gusti che non ricordano più e rievocano sensazioni perdute. Credo ci sia un ritorno agli agriturismi non solo qui, ma proprio in tutta Italia e i dati sul turismo enogastronomico lo confermano (<span class="StrongEmphasis">14,5 milioni i potenziali turisti del gusto stimati per i prossimi anni in Italia – Fonte Roberta Garibaldi</span>). Ma oltre la stagionalità c’è di più e un menù agrituristico, al giorno d’oggi, deve saper dare il massimo. “Quando studiamo un menù innanzitutto ci guardiamo intorno e poi pensiamo a tre piatti che siano un viaggio territoriale e affettivo. Quindi c’è un piatto murgiano, altamurano e di famiglia”. Il racconto del menù di La Calcara passa attraverso il panzerotto che è un cavallo di battaglia di famiglia. “Lo realizziamo con la semola del nostro grano e ci mettiamo la treccia di pecora. I nostri prodotti caseari sono privi di conservanti e puri”.</p>
<figure id="attachment_7795" aria-describedby="caption-attachment-7795" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7795" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/panzerotto_lacalcara-768x1024.jpeg?x38314" alt="" width="700" height="933" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/panzerotto_lacalcara-768x1024.jpeg 768w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/panzerotto_lacalcara-225x300.jpeg 225w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/01/panzerotto_lacalcara.jpeg 1200w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption id="caption-attachment-7795" class="wp-caption-text">Panzerotto dell&#8217;agriturismo La Calcara</figcaption></figure>
<p class="Standard">Qual è il segreto del successo di una formula che non cambia mai? Questa è la domanda a cui Donato ha risposto con un sorriso sincero, di quelli che lasciano trasparire gratitudine per la terra in cui vive. “Il segreto è portare i clienti in una loro dimensione congeniale e quotidiana, che li faccia accomodare anche dal punto di vista culinario. E poi c’è lei, la scarpetta. Questo è un gesto appagante per i clienti e per noi. È sinonimo di gratitudine e ringraziamento, ma anche di fiducia”. E se l’invito è quello di prendere un tozzo di pane e intingerlo nei sughi e creme de La Calcara, certamente non possiamo lasciarcelo sfuggire per scoprire l’essenza del gusto dimenticato.</p>
<p class="Standard">
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		<title>Da braceria di famiglia a ristorante di carne premiato. A Terlizzi diventa realtà il sogno di Valerio Dello Russo</title>
		<link>https://pugliosita.it/2024/12/20/da-braceria-di-famiglia-a-ristorante-di-carne-premiato-a-terlizzi-diventa-realta-il-sogno-di-valerio-dello-russo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Fortunato]]></category>
		<category><![CDATA[Chef Vincenzo Antonino]]></category>
		<category><![CDATA[Da Gianni Braceria Terlizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Terlizzi]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio dello Russo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>PUBBLIREDAZIONALE L’avventura di Da Gianni braceria inizia nel1989 affermandosi come una certezza per la serata carne a Terlizzi (Bari). Un successo che si evolve e passa da mano di papà Gianni Dello Russo al figlio Valerio. Un ristorante di carne, questo è l’upgrade per gli intenditori. Con Valerio abbiamo tracciato il percorso di cambiamento fatto...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/12/20/da-braceria-di-famiglia-a-ristorante-di-carne-premiato-a-terlizzi-diventa-realta-il-sogno-di-valerio-dello-russo/">Da braceria di famiglia a ristorante di carne premiato. A Terlizzi diventa realtà il sogno di Valerio Dello Russo</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PUBBLIREDAZIONALE</strong></p>
<p>L’avventura di <strong>Da Gianni braceria</strong> inizia nel1989 affermandosi come una certezza per la serata carne a Terlizzi (Bari). Un successo che si evolve e passa da mano di papà <strong>Gianni Dello Russo</strong> al figlio <strong>Valerio</strong>. Un ristorante di carne, questo è l’upgrade per gli intenditori. Con Valerio abbiamo tracciato il percorso di cambiamento fatto di idee chiare coronate dal riconoscimento della guida Braciamiancora pubblicata da Michele Ruschioni, che ha inserito Da Gianni nella classifica delle migliori 50 steakhouse italiane.</p>
<p><strong>Come tutto è iniziato</strong></p>
<p>“Il brand Da Gianni in città è un’istituzione ed è un locale storico a tutti gli effetti. Seguire questa strada, fatta di sacrifici, impegni, weekend saltati, non era nelle mie corde”. Così Valerio inizia il racconto del percorso che l’ha portato dalla giovinezza alla brace, è il caso di dirlo. “L’idea di fare l’imprenditore mi ha sempre spaventato perché non volevo annullare la vita fuori dal lavoro. Quindi ho viaggiato tanto alla ricerca della mia strada e, dopo l’esperienza all’estero, ho scoperto nuove possibilità che hanno allargato la visione del lavoro che avrei potuto importare a Terlizzi. Frequentando diversi ristoranti di carne ho scoperto che si poteva fare molto di più con la materia prima animale. Ho studiato le possibili frontiere da raggiungere, capendo che anche in un piccolo contesto ma ben noto &#8211; proprio come Da Gianni braceria – avrei potuto replicare un modello elegante di ristorante di carne. Insomma, era arrivato il momento di fare un upgrade e creare la mia strada”.</p>
<p>Il focus per Valerio è rimasto la carne alla brace, ma il processo di cambiamento non è stato prorompente. “Ho iniziato a piccoli passi perché il cliente non va mai privato della sua comfort zone. Quindi piccole modifiche, come dire basta al vino della casa, emblematico per la braceria di paese. Inoltre ho affinato alcuni piatti rendendoli meno rustici e più eleganti, senza mai sacrificare il gusto. Mi sono fatto sempre più presente a tavola, spiegando cosa ci fosse nel piatto o cosa avremmo grigliato, consigliando i tagli e spiegandone le differenze. Il nuovo corso di Da Gianni è iniziato così, con l’obiettivo di diventare un vero e proprio ristorante di carne”. Quando Valerio ne parla, mentre dal braccio si intravede un tatuaggio con l’emblematica parola “credici” viene fuori l’energia delle nuove generazioni che non si arrendono, che scappano ma tornano, perché credono nella propria terra e non hanno paura di investire.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7620" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/bistecca-1-1024x682.jpg?x38314" alt="" width="600" height="400" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/bistecca-1-1024x682.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/bistecca-1-300x200.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/bistecca-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><strong>Selezione di materie prime e zero waste</strong></p>
<p>A questo punto arriva l’esigenza di una sede al passo con i tempi, elegante e di stile industrial. Un progetto ambizioso che Valerio ha voluto portare avanti per dare alla sua Terlizzi un luogo per estimatori carnivori. “Un locale dedicato alla carne può diventare un luogo in cui fare esperienza, soprattutto se il personale è formato a riguardo. Per questo mi sono circondato di professionisti della materia in modo da accompagnare il cliente nella migliore scelta per la sua serata”. Quindi tutto si fa più vicino, dal fornitore di carne che diventa sempre più piccolo, attento al benessere dell’animale e abituato a lavorare solo con interlocutori diretti. “Ne è un esempio Filippo Avidano, allevatore che crede nell’allevamento allo stato brado. Da lui ritiriamo tagli pregiati di manzo della Maremma. La differenza in cottura – che da noi avviene rigorosamente con il metodo Josper – è tangibile. La braciera a camera chiusa e il saper far riposare le carni prima e dopo della cottura, rendono il taglio ancor più succulento; poi c’è il servizio che viene completato con una salsa demiglace dedicata al taglio scelto. Secondo la tecnica dello zero waste qui non viene scartato nulla”.</p>
<p>Per rendere il team vincente c’è bisogno di compattezza e professionalità. Lo dimostra il manager di sala, <strong>Andrea Fortunato</strong>, chef <strong>Vincenzo Antonino</strong> che suggerisce nuovi accostamenti dal piglio raffinato, proponendo piatti adatti anche ai vegetariani, qui sempre benvenuti. Ogni figura ha la sua funzione che è quella di mettere il cliente al centro di un percorso gustativo che si rivelerà completo dal punto di vista enogastronomico.</p>
<figure id="attachment_7622" aria-describedby="caption-attachment-7622" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7622" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/sommelier-andrea-fortunato-1-1024x682.jpg?x38314" alt="" width="600" height="400" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/sommelier-andrea-fortunato-1-1024x682.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/sommelier-andrea-fortunato-1-300x200.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/sommelier-andrea-fortunato-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-7622" class="wp-caption-text">Il Sommelier Andrea Fortunato</figcaption></figure>
<p><strong>Il riconoscimento di Braciami Ancora</strong></p>
<p>“Entrare nella 50 top delle migliori steakhouse italiane per noi è un punto di partenza. Siamo stati premiati per un approccio moderno che rende il nostro locale non la classica braceria, ma un luogo in cui si sperimenta. E se dovessi definirlo in tre parole direi benessere, brace, cura – continua Valerio &#8211; Benessere perché ci piace lavorare con fornitori che rispettano la materia prima. Brace perché senza questa non avremmo potuto assicurare grigliate cotte a puntino, cura nel servizio e nel dettaglio. Il cliente per noi è il perno di ogni serata e per noi è fondamentale dargli tutte le attenzioni per cui paga, ma senza mai invadere il suo spazio”.</p>
<p>“Il nostro nuovo corso è appena iniziato e non ci fermeremo – afferma Valerio &#8211; Anzi, vogliamo proporre sempre qualcosa di nuovo Da Gianni. Ci piacerebbe entrare nel circuito internazionale delle bracerie premiate, ma per farlo occorre alzare l’asticella sempre di più e crederci”. Bollono in pentola progetti importanti dedicati alla frollatura delle carni, ma a fronte di nuove consapevolezze che il giovane imprenditore acquisisce giorno per giorno. “Tutto ciò non ci basta, vogliamo crescere anche nell’offerta del pairing carne e vino, puntando anche a offrire calici internazionali grazie al sommelier professionista Ais Andrea Fortunato”.</p>
<p>Ma il pezzo forte di Da Gianni potrebbe concretizzarsi prossimamente con un menù audace, simbolo dell’Italia carnivora. “Vorrei creare un percorso degustazione dedicato alla cacciagione. Lepre, cinghiale e carni affini, tutte reperibili sul nostro territorio e dai gusti ormai rari da trovare. Ciò non andrebbe a escludere il nostro pezzo forte del locale, un menù degustazione fatto di tagli meno nobili, ora disponibile solo su prenotazione”. Da Gianni oggi è sinonimo di un fermento culinario e culturale, quello della provincia, quello sincero e autentico che sa appassionare gli amanti della buona cucina.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7623" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/piatto1-1.jpg?x38314" alt="" width="600" height="750" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/piatto1-1.jpg 819w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/piatto1-1-240x300.jpg 240w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/12/20/da-braceria-di-famiglia-a-ristorante-di-carne-premiato-a-terlizzi-diventa-realta-il-sogno-di-valerio-dello-russo/">Da braceria di famiglia a ristorante di carne premiato. A Terlizzi diventa realtà il sogno di Valerio Dello Russo</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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		<title>Regali di Natale al gusto di Puglia, ecco le idee più buone da mettere sotto l&#8217;albero</title>
		<link>https://pugliosita.it/2024/12/10/regali-di-natale-al-gusto-di-puglia-ecco-le-idee-piu-buone-da-mettere-sotto-lalbero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 08:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Gin]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Panettone]]></category>
		<category><![CDATA[Regali Natale]]></category>
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		<category><![CDATA[Taralli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Natale siamo tutti più buoni, e lo diventano anche i regali. Per chi non ha voglia di regalare i classici calzini e il solito set di canovacci, per quest’anno può puntare a portare la Puglia sotto l’albero. Che sia da bere o da mangiare, ecco qualche buona idea regalo per chi ci tiene a...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/12/10/regali-di-natale-al-gusto-di-puglia-ecco-le-idee-piu-buone-da-mettere-sotto-lalbero/">Regali di Natale al gusto di Puglia, ecco le idee più buone da mettere sotto l&#8217;albero</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard">A Natale siamo tutti più buoni, e lo diventano anche i regali. Per chi non ha voglia di regalare i classici calzini e il solito set di canovacci, per quest’anno può puntare a portare la Puglia sotto l’albero. Che sia da bere o da mangiare, ecco qualche buona idea regalo per chi ci tiene a ingolosire i cari a ogni costo.</p>
<p class="Standard"><strong>A tutto Gin</strong></p>
<p class="Standard">Il gin è entrato di diritto tra i nostri spirits preferiti e gli amanti del fresco e defaticante gin tonic non vanno in letargo neanche d’inverno. Per chi è alla ricerca di chicche da versare assieme alla tonica c’è il <strong>Disonesto</strong>. A crearlo è stato il maestro distillatore <strong>Angelo Panegos</strong>, cuore veneto ma pugliese a tutti gli effetti. A Trinitapoli ha dato vita alla sua distilleria seguendo l’obiettivo di raccontare uno gin tutto pugliese. Ha messo in bottiglia le botaniche profumate che si trovano nelle vicine campagne e che lui stesso ha selezionato, dando vita a un prodotto unico e onesto, al contrario del nome. London Dry Gin 45%Vol, Navy Strength 58%Vol, Old Tom 40%Vol, Sloe Gin 35%Vol, quattro le tipologie che soddisfano i gusti di ogni spirits lover. A Natale scegliamo di regalare, nel formato che preferiamo, proprio tutte le referenze Panegos. Sarà un Natale ad alta gradazione? Sicuramente si.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7474" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/gin-disonesto.png?x38314" alt="" width="600" height="589" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/gin-disonesto.png 720w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/gin-disonesto-300x295.png 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p class="Standard"><strong>Il panettone del Gargano</strong></p>
<p class="Standard">Il panettone è il grande classico delle feste e sotto l’albero non può e non deve mancare. Anche per il Natale 2024 <strong>Antonio Cera</strong> rinnova la sua magia con il <strong>Panterrone</strong>. Siamo a San Marco In Lamis, presso il forno Sammarco ed è qui che si compie la sintesi di un capolavoro radicato a sud. Nel panettone di Cera si racchiude la pazienza della lievitazione, il profumo di Gargano e delle sue essenze, pronto a riconciliarci con questa terra. L’impasto soffice si realizza con grano tenero o arso, in oltre 10 varianti, a cui si uniscono i frutti canditi di Corrado Assenza. Il gusto intrigante è il valore aggiunto per un regalo dal grande valore artigianale. Pluripremiato sin dalle sue prime produzioni si conferma un must delle feste made in Puglia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7476" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/panterrone.png?x38314" alt="" width="600" height="389" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/panterrone.png 913w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/panterrone-300x195.png 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p class="Standard"><strong>Il Panettone salato</strong></p>
<p class="Standard">Se il regalo è destinato agli estimatori dei salumi della Valle d’Itria – Capocollo di Martina Franca in testa &#8211; eccoci qui con il <strong>Pancapocollo</strong> firmato Santoro. L’idea nasce dall’incontro fra il Salumificio Santorio e la Pregiata Forneria Lenti. Il prodotto è adatto per chiunque voglia portare sulla tavola delle feste qualcosa di praticamente unico. Ma come viene realizzato? Semplicemente come un tradizionale panettone. Basta che ci sia burro, uova e pasta madre viva, mentre il <span class="StrongEmphasis">Capocollo di Martina Franca Santoro è la marcia in più. È un panettone a tutti gli effetti, ma è l’ideale per chi non si accontenta della solita minestra.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7479" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/pancapocollo.jpg?x38314" alt="" width="600" height="480" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/pancapocollo.jpg 1000w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/pancapocollo-300x240.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p class="Standard"><strong>Olio si, ma quello buono</strong></p>
<p class="Standard">Chi l’ha detto che l’olio non può essere glamour? Per un regalo che impreziosisca ogni tavola e piatto ci pensa Frantoio Muraglia. Creatore dei tanto fortunati orcetti che portano l’orgoglio pugliese in giro per il mondo, per questo Natale non ci si è fatti sfuggire l’occasione di nuove uscite in edizione limitata. Si tratta dell’Orcio Pois Gold-Limited Edition disponibile nel rosso, nero e bianco. 100% ceramica pugliese che contiene 500 ml di olio dal gusto fruttato medio, è pronto a trasformarsi da semplice oggetto di design a oggetto del desiderio. E per i più esigenti del gusto? Anche quest’anno non mancheranno le box di oli assortiti pronte per essere infiocchettate e messe sotto il nostro albero gourmet.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7482" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/orcetti-muraglia.png?x38314" alt="" width="600" height="430" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/orcetti-muraglia.png 958w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/orcetti-muraglia-300x215.png 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p class="Standard"><strong>Dillo con un tarallo</strong></p>
<p class="Standard">I taralli sono un’idea regalo sempre ben gradita, soprattutto per chi i carboidrati se li sogna tutto l’anno. Da Valenzano, a rendere realtà il desiderio di comfort food, ci pensa l’azienda Nonno Michele. La box Un Sacco di Puglia è l’idea che tutti stavano aspettando. Una scatola delle meraviglie con 10 confezioni assortite di taralli tra cui i tradizionali scaldatelli, con il finocchio, ai colori Puglia, ai cereali, croccanti e piccolini, intrecciati con mandorla, dolci zenzero e cannella, comprese altre sorprese adatte per “spizzuà”. Disponibili sullo shop online aziendale rendono possibile compiere il miracolo della pugliosità praticamente ovunque.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7483" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/taralli.png?x38314" alt="" width="600" height="537" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/taralli.png 622w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/12/taralli-300x269.png 300w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p class="Standard"><strong>Bollicine da stappare</strong></p>
<p class="Standard">A Natale si stappa e uno spumante è d’obbligo sotto l’albero. Per brindare all’anno che se ne va lasciamoci affascinare dall’ultimo arrivato in casa d’Araprì. Attitude Rosè è il nuovo Metodo Classico da Montepulciano e Pinot Nero, coltivato ai piedi del Gargano, precisamente a San Severo. La cuvée dal gusto contemporaneo piace per un aperitivo o come accompagnamento alla cena della vigilia di Natale in cui è il pesce a fare da padrone. È una buona idea regalo per il suo raffinato packaging in latta e per l’aggiunta di due bicchieri tulipano, ottimi per un indimenticabile cin cin.</p>
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		<title>Valentino Dibenedetto, produttore dell&#8217;Archetipo dice: &#8220;Il vino naturale non esiste, c&#8217;è il lavoro consapevole dell&#8217;uomo&#8221;</title>
		<link>https://pugliosita.it/2024/11/20/valentino-dibenedetto-produttore-dellarchetipo-dice-il-vino-naturale-non-esiste-ce-il-lavoro-consapevole-delluomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 08:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[l'Archetipo]]></category>
		<category><![CDATA[Valentino Dibenedetto]]></category>
		<category><![CDATA[vini]]></category>
		<category><![CDATA[vini naturali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chiamano pioniere del vino naturale in Puglia e il suo brand L’Archetipo è una vera e propria certezza per chi vuole misurarsi con vini diversi dai tanto conclamati convenzionali. Valentino Dibenedetto, vignaiolo pugliese, ci racconta com’è iniziata la sua avventura naturalistica e com’è diventata un successo che va ben oltre le solite mode. “A...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">Lo chiamano pioniere del vino naturale in Puglia e il suo brand <strong>L’Archetipo</strong> è una vera e propria certezza per chi vuole misurarsi con vini diversi dai tanto conclamati convenzionali. <strong>Valentino Dibenedetto</strong>, vignaiolo pugliese, ci racconta com’è iniziata la sua avventura naturalistica e com’è diventata un successo che va ben oltre le solite mode.</span></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">“A quarant’anni la mia vita ha subìto una svolta e ho dovuto imparare un nuovo modo di vedere le cose. Scoprendo la filosofia di Rudolf Steiner, rapportata anche alla viticoltura, ho capito che per avere il bene dalla terra bisogna fare del bene, evitare trattamenti aggressivi e rispettare i tempi. La parola chiave è consapevolezza che ha iniziato a guidare il mio modo di produrre vino, cioè come uomo consapevole”. Dopo aver seguito questa filosofia per 20 anni, oggi Valentino ne parla naturalmente, proprio come una parte della storia agricola di famiglia. “Sono nato col vino e con l’olio. Mio padre aveva il cosiddetto <i>trappite</i>, il classico frantoio cittadino ad Altamura. Lì producevamo olio e in più si lavorava anche per il vino, ma solo per consumo personale e cittadino. Ho scelto di portare in grande scala quello che già facevo con mio papà”.</span></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">Valentino è stato un pioniere nella zona murgiana, producendo il primo biologico in Puglia e parlando di fermentazione spontanea nel vino. La sua opera è stata anche complice di una comunicazione franca in cui si racconta che esiste un modo diverso di produrre e senza dover fare i salti mortali in vigneto o in cantina per avere un vino perfetto. “Per me è stato naturale dare alla terra i suoi tempi, creare vita e non distruggerla con i classici trattamenti aggressivi. Come agronomo so quello che faccio, voglio che ci sia vita nel mio terreno. Il vero cibo delle piante è l’humus che viene attraverso micro e macro organismi. Faccio uso di tutto ciò che non sia chimico e artificiale”. </span></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">Se lavorare in regime bio e produrre secondo i dettami della fermentazione spontanea abbia dato subito buoni risultati, Valentino non ha alcun dubbio. “Non ho inventato niente, sin da quando ero bambino si faceva così. Se devi raccogliere 100 quintali di uva bisogna fare in modo che in cantina arrivi una piccola percetuale che funzionerà da starter per la fermentazione di tutta la massa che arriverà durante la vendemmia. Questa funziona proprio come un lievito per il pane. In questo modo si eliminano tutti i gap che creano difetti nel vino, ad esempio volatili e odori non proprio piacevoli, comprese reazioni che sono un pericolo per la salute”. Il segreto di un buon vino naturale sta nel riprendere il contatto con il territorio, lavorando con gli autoctoni dando alla terra e alla natura il tempo che serve.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7280" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/vigneti_archetipo-1024x333.jpg?x38314" alt="" width="600" height="195" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/vigneti_archetipo-1024x333.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/vigneti_archetipo-300x97.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/vigneti_archetipo.jpg 1357w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">L’Archetipo è diventato un manifesto che ha spinto molti a volersi misurare con il mondo della produzione di vino naturale, che poi naturale non si può chiamare. Quindi gli appassionati si sono trasformati in produttori, in garagisti e pontificatori di un mondo che nasconde insidie ben più grandi, come le polarizzazioni inutili. “Naturale non significa prendere l’uva e farne ciò che si vuole. Per realizzare vino naturale seriamente sono necessarie nozioni di microbiologia, biochimica e di enologia. Il vino naturale non esiste, esiste la mano consapevole dell’uomo. Le fermentazioni spontanee di cui tutti parlano non producono buoni risultati se dietro non c’è scienza. E ovviamente il naturale che diventa una moda porta anche tanta disinformazione e anche tanti garagisti alla ribalta”.</span></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">Il vino naturale ha creato squadre pro e contro, ma il mercato, alla lunga, ha saputo dare la sua risposta, secondo Valentino. “I consumi sono il vero spartiacque e premiando chi lavora con cognizione di causa e chi cerca di seguire solo la moda. La stessa cosa vale anche per chi cerca di riprodurre il naturale industrialmente”. E allora come combattere chi cerca la verità assoluta non necessaria? “Il fenomeno si combatte parlando, spiegando e chiarendo elementi poco chiari”.</span></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">L’Archetipo oggi, è un successo da 200.000 bottiglie che viaggiano in italia e all’estero, connotando il successo di 15 referenze destinate ad aumentare. “In cantina oggi, siamo in 4 e abbiamo costruito questo progetto da zero per poter creare qualcosa che potesse andare avanti con una ben precisa idea e che potesse proiettarsi nel futuro. “Ho scelto un nome non facile, sono andato contro le leggi del brand riconoscibile. A premiarci è stato il prodotto buono, creato senza improvvisazione e con competenza e posso dirlo, funziona perché dietro c’è proprio la competenza”. </span></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it" style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%;">Nel futuro di L’Archetipo c’è tanto altro ancora, tra cui l’anfora da utilizzare con i vitigni antichi che saranno, secondo Valentino, la chiave vincente della Puglia enologica. “La strada è proporre ciò che abbiamo a casa nostra come il Maresco e altri vitigni antichi e minori. Non dobbiamo vergognarci di ciò che c’è sempre stato e dobbiamo smettere di essere vittime della storia, di affidarci ancora agli internazionali, anche perché il clima ce lo permetterà sempre meno e se è vero che andiamo verso vendemmie anticipate ed estati sempre più calde, tanto vale adeguarsi e fare affidamento su ciò che ci ha sempre contraddistinto e ha sempre fatto successo su queste terre”.</span></p>
<p class="LO-normal"><span lang="it"> </span></p>
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		<title>Il bartender Paky Renzullo: &#8220;La Mixology pugliese predilige meno alcol e zero spreco&#8221;</title>
		<link>https://pugliosita.it/2024/11/04/il-bartender-paky-renzullo-la-mixology-pugliese-predilige-meno-alcol-e-zero-spreco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 08:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[mixology]]></category>
		<category><![CDATA[Paky Renzullo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cocktail sta diventando un ottimo compagno non solo per il pre o post serata, su questo non c’è dubbio. Il merito è di bartender audaci e con idee un po’ pazzerelle, che hanno deciso di creare drink sempre più adatti a raccontare qualcosa o un luogo, senza necessariamente far ubriacare. Con Andrea Renzullo detto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cocktail sta diventando un ottimo compagno non solo per il pre o post serata, su questo non c’è dubbio. Il merito è di bartender audaci e con idee un po’ pazzerelle, che hanno deciso di creare drink sempre più adatti a raccontare qualcosa o un luogo, senza necessariamente far ubriacare. Con <strong>Andrea Renzullo</strong> detto Paky, formatore di bartender <em>to be</em> per la scuola di formazione Ad Horeca (Bari), abbiamo ragionato su come si costruisce un cocktail al passo con i tempi e che parli, osando, di Puglia.</p>
<p>Prima di tutto si può e si deve parlare di mixology pugliese. A dimostrarlo sono gli ingredienti che fanno parte delle drink list che diventano sempre più fantasiose, ma sono fortemente ancorate al territorio. “Mandorle, fichi d&#8217;India e persino elementi del mare come la salicornia o il sale marino, possono diventare protagonisti in un drink – afferma Renzullo – il segreto sta nel voler richiamare la tradizione culinaria locale, come accade con i drink in grado di ospitare i sapori di olive e pomodorini, oppure che utilizzano infusi di erbe tipiche della macchia mediterranea, come rosmarino e alloro”. Un modo per raccontare il territorio certo, ma anche un’evoluzione che si concretizza con le tecniche di preparazione non scontate di sciroppi e cordiali, ma non solo. Infatti non mancano produttori che scelgono di lavorare creando spirits regionali al 100% utilizzando botaniche ben individuabili, spezie in grado di ancorarsi al territorio che, sotto questo punto di vista, esprimono tutt’altra ricchezza gustativa.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7135" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/cockttail3_pugliosita-1024x576.jpg?x38314" alt="" width="650" height="366" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/cockttail3_pugliosita-1024x576.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/cockttail3_pugliosita-300x169.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2024/11/cockttail3_pugliosita.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p><strong>Drink sostenibili e che non danno alla testa</strong></p>
<p>Anche il cocktail può essere sostenibile ci dice Renzullo, basta conoscere ciò che offre la nostra terra. “Molti sono i bartender che ci tengono a lavorare con ingredienti di stagione, a ridurre gli sprechi e che riutilizzino gli scarti alimentari, portando un impatto positivo anche al di fuori del cocktail stesso”. Può un drink avere delle guarnish da non gettare via? Certo, basta ingegnarsi con scorzette di agrumi o altri elementi che, nella preparazione diventano essenziali per il frutto prima, poi per tutto il resto. “Oggi si cerca il km zero e un packaging 100% riciclabile, oltre a ridurre gli sprechi alimentari. Questo approccio sposa il concetto di responsabilità verso l’ambiente in cui viviamo e da cui cogliamo il meglio che serve per lavorare i drink”.</p>
<p>Altro tema scottante è l’alcolicità. Oggi si richiede sempre di più un prodotto low alcol – anche no alcol – in modo da poter bere senza pericoli di ubriacature, oppure per poter reggere in una cena in cui il cocktail pairing è protagonista. Anche in regione si segue questa tendenza secondo il nostro bartender, dando una motivazione ben oltre il salutismo. “Riducendo la gradazione, il cocktail può mettere maggiormente in risalto i profumi e gli aromi degli ingredienti regionali, come agrumi, erbe selvatiche e cordiali pugliesi, che trovano spazio accanto a preparazioni homemade di sciroppi e infusi. Inoltre la bassa gradazione rende i cocktail più accessibili per un pubblico ampio, anche per chi preferisce bere con moderazione. Questo aspetto invita chiunque a voler sperimentare senza mai sovraccaricare il palato”.</p>
<p>E per chi cerca la sostenibilità a tutti i costi, anche in questo caso, fare mixology in regione significa mettersi alla prova con ciò che la terra offre. “La raccolta di piante e fiori spontanei locali, come rosmarino selvatico, alloro, capperi e altre erbe della macchia mediterranea, è un toccasana per chi vuole creare qualcosa di insolito. È un approccio che permette di conferire al drink il profumo e il gusto della Puglia in modo naturale e autentico”. Non solo materia prima però, anche le tecniche di lavorazione fanno la loro parte, come ad esempio le fermentazioni naturali, pratiche rispolverate e utilizzate in grande quantità oggi. “Tali lavorazioni permettono di pensare a qualcosa con i fichi, uva, melograno e altri frutti a chilometro più che zero, creando basi per cocktail dalla naturale acidità e sapori complessi”.</p>
<p><strong>Sapersi stupire sempre a lavoro</strong></p>
<p>Paky Renzullo, come formatore, mette in campo il suo saper fare a servizio di chi vuole mettersi alla prova o è alla ricerca di stimoli per la sua attività professionale. “C’è bisogno di offrire ai futuri bartender tanti motivi per sviluppare un&#8217;identità professionale solida e distintiva. In concreto il mio compito è guidarli a conoscere prima di tutto gli ingredienti della loro terra, stimolandoli a utilizzare ciò che si trova a pochi passi da noi, ad esempio oli aromatici, erbe selvatiche e amari pugliesi. Li invito a riscoprire tradizioni, profumi e sapori di casa che possono divenire parte di un cocktail, rendendolo così unico e riconoscibile”. A volte basta poco per fare una rivoluzione, un jigger e un tumbler. “Ovviamente non deve mai mancare la competenza tecnica, chiave per una preparazione di alta qualità”.</p>
<p>Per fare mixology pugliese serve soprattutto coraggio &#8211; secondo il nostro formatore &#8211; ma anche una dose di sana follia. “In una regione ricca di materie prime come la nostra, il margine per la sperimentazione è enorme, e la capacità di innovare può diventare un punto di forza nel campo della mixology”. Conclude Renzullo. E allora che mixology pugliese sia.</p>
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		<title>L&#8217;associazione &#8220;Autnotaut&#8221; dona al vino un valore sociale</title>
		<link>https://pugliosita.it/2024/10/28/lassociazione-autnotaut-dona-al-vino-un-valore-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 08:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Autnotaut]]></category>
		<category><![CDATA[cantine Risveglio]]></category>
		<category><![CDATA[Wineaut]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Tutto è iniziato dalla classica alternanza scuola lavoro conclusa con una tesina presentata all’esame di maturità dal titolo Perbacco”. Così Massimo Striano racconta come è entrato nel mondo del vino grazie a suo figlio Samuele e come poi, in punta di piedi, sia nata Autnotaut, impresa sociale alimentata con l’entusiasmo di ragazzi con disturbo dello...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/10/28/lassociazione-autnotaut-dona-al-vino-un-valore-sociale/">L&#8217;associazione &#8220;Autnotaut&#8221; dona al vino un valore sociale</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Tutto è iniziato dalla classica alternanza scuola lavoro conclusa con una tesina presentata all’esame di maturità dal titolo Perbacco”. Così <strong>Massimo</strong> <strong>Striano</strong> racconta come è entrato nel mondo del vino grazie a suo figlio Samuele e come poi, in punta di piedi, sia nata <strong>Autnotaut</strong>, impresa sociale alimentata con l’entusiasmo di ragazzi con disturbo dello spettro autistico, parte attiva nell’attività quotidiana.</p>
<p>Autnotaut non è la classica e onorevole iniziativa associativa, è molto di più. Nasce nel 2023 a Brindisi con la collaborazione con l’azienda vinicola salentina <strong>Cantine Risveglio</strong>: due realtà sotto la bandiera “WineAut”. È un modo nuovo in grado di impiegare persone che, fino ad oggi, non hanno trovato la loro dimensione lavorativa, quindi restando ai margini perché non c’è tempo e voglia di investire su di loro. Di età differente, dai 20 ai 47 anni, tutti loro hanno un unico obiettivo: essere parte attiva della società. Non si tratta della classica cantina vinicola, ma è una realtà coinvolgente che integra, in ogni fase della lavorazione, dall’uva al vino, tutti in base alle loro declinazioni. “Al momento ci sono cinque ragazzi pronti a partecipare all’intero processo produttivo – Spiega Massimo – Possono trovarsi in fase di vendemmia, oppure di imbottigliamento o all’etichettatura, comprese consegne e attività di magazzino”. C’è poi un secondo gruppo che, in futuro, si occuperà di laboratori finalizzati alla creazione di gadget e packaging creativi. “Stiamo creando da zero, grazie anche all’aiuto delle famiglie coinvolte, uno spazio da dedicare esclusivamente a questo e alla vendita delle bottiglie”.</p>
<p>La parte di produzione che va sotto il nome di Wineaut cela un messaggio. Basta guardare bene l’etichetta per capire quanto l’imperfezione possa divenire un’opportunità, a patto che sia ben indirizzata. La parole wine e aut capovolte stanno a testimoniare anche uno stato di rabbia generale dei genitori che non vedono uno sbocco per questi ragazzi, che sono costretti a non potersi interfacciare con il mondo del lavoro in cui non c’è spazio per loro. “La disabilità viene percepita ancora come disagio sociale”. Lo afferma Massimo amareggiato nell’ambito di Spiritosa Festival tenutosi a Cogliano d’Otranto (LE) a fine settembre, in cui è stato dato spazio – Tra tutti gli eventi satellite &#8211; alla new generation del vino pugliese e salentina. “Sta a noi creare un futuro migliore per loro, mettendoci in gioco anche ora, quando non siamo più così giovani. Siamo genitori prestati all’attività imprenditoriale, vorremmo solo il meglio per i nostri figli, che avessero un futuro in un contesto in cui esprimersi non è difficile, e che l’ambiente sia sempre stimolante per loro”.</p>
<p>Perché mettere in piedi un processo più complesso rispetto all’associativo è presto detto. “Creare un’impresa con persone affette da DSA significa urlare un messaggio molto più forte rispetto a quell’associativo che, inevitabilmente, andrebbe a perdersi con il passare del tempo e il solito disinteresse sociale. Ciò che vogliamo è produrre valore, essere costantemente impegnati sul territorio. Certo, abbiamo investito anche in progetti dedicati ad altre associazioni o a noi, però non vogliamo presentare il solito piatto alla società, piuttosto vogliamo esserne parte attiva e contribuirne con oneri e onori. Questo sì che è un messaggio forte”.</p>
<p>Il cammino di Autnotaut oggi, porta avanti tre etichette, per un totale di 1500 bottiglie all’anno, ma solo per ora. “Siamo ancora molto piccoli, quasi neonati, ma vogliamo crescere. Siamo partiti da uno Chardonnay bianco frizzante, mentre quest’anno abbiamo lanciato un rosato da Negroamaro che, grazie a partnership territoriali, è stato venduto presso il lido sito nella riserva naturale di Torre Guaceto. Ora siamo fuori con un rosso, una scommessa, un Susumaniello in purezza chiamato 3 Sensi, che ci proietta in una nuova dimensione, quella che i nostri figli vivono giornalmente”.</p>
<p>Crescere si può e abbiamo il dovere di pensarci, portando un modo nuovo di vedere le cose. “Dobbiamo scommettere su tutti questi ragazzi che hanno dimostrato di voler e saper far bene. Pensiamo e puntiamo a crescere con il numero di bottiglie e magari, anche con le etichette. Però un passo per volta” dice Massimo. Quella di Autnotaut è una realtà che si va ad unire ad altre iniziative regionali che stanno raccogliendo consenso. È solo un inizio certo, Massimo ne è consapevole, però è necessario iniziare a pensare e ad agire con concretezza, in modo che il vino possa fare da connettore sociale, senza dimentica di pensare e ragionare da imprenditori, perché questo è ciò che si aspetta il mondo, anche da questi ragazzi. “C’è bisogno di insistere, puntare sulla continuità. È per questo che il brand Winaut e il progetto Autnotaut deve continuare in questa direzione. Dobbiamo mostrare e, se serve, insegnare a chi ancora non lo sa, che la disabilità è una risorsa anche per il nostro territorio. I nostri non possono essere solo delle comparse in questo mondo, piuttosto necessitano di essere parte attiva rendendo questo il miglior mondo possibile”.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/10/28/lassociazione-autnotaut-dona-al-vino-un-valore-sociale/">L&#8217;associazione &#8220;Autnotaut&#8221; dona al vino un valore sociale</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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		<title>Vendemmia 2024, la parola passa ai produttori che fanno un bilancio della nuova annata in Puglia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2024/10/01/vendemmia-2024-la-parola-passa-ai-produttori-che-fanno-un-bilancio-della-nuova-annata-in-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 07:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vendemmia Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest’anno la vendemmia è alle sue battute finali e in Puglia si tira un sospiro di sollievo dopo il disastroso 2023 falciato dalla peronospora. A dirlo sono i produttori che, da nord a sud, hanno tracciato un quadro completo della gestione dalla pianta in cantina e su cosa dobbiamo aspettarci al bicchiere. Ecco cosa...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/10/01/vendemmia-2024-la-parola-passa-ai-produttori-che-fanno-un-bilancio-della-nuova-annata-in-puglia/">Vendemmia 2024, la parola passa ai produttori che fanno un bilancio della nuova annata in Puglia</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Anche quest’anno la vendemmia è alle sue battute finali e in Puglia si tira un sospiro di sollievo dopo il disastroso 2023 falciato dalla peronospora. A dirlo sono i produttori che, da nord a sud, hanno tracciato un quadro completo della gestione dalla pianta in cantina e su cosa dobbiamo aspettarci al bicchiere. Ecco cosa ci hanno detto <b>Salvatore Ciro Caliendo</b> (Antica Cantina) <b>Francesco Mazzone</b> (Az. Agricola Mazzone) <b>Dario de Pascale</b> (Cantina Amalberga).</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Come di consueto prima partiamo da qualche dato. Secondo le stime vendemmiali rilasciate da Assoenologi, Ismea e Uiv rilasciate nei giorni scorsi, <b>la Puglia si attesta il 17% della produttività nazionale</b>, a pari merito con Emilia Romagna e a pochi passi dal Veneto. A far paura però, sono temi di attualità e di gestione del vigneto. Infatti tra i problemi riscontrati dai produttori c’è la vendemmia anticipata che fa fare i conti con il tanto temuto climate change, problema non più rimandabile. In regione sono molti i produttori che hanno dovuto anticipare l’inizio dei lavori in campo tra fine luglio e l’inizio di agosto, tracciando un trend che, rovinosamente, porta a tenersi pronti sempre prima e a ingegnarsi per non innescare processi dannosi per il frutto.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><b><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">La Capitanata</span></b></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><b><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Salvatore Ciro Caliendo</span></b><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> da San Severo (Antica Cantina) riscontra gli stessi problemi e punta tutto sulle tecnologie di cantina per trovare un rimedio a questa situazione. “La vendemmia 2024 è giunta quasi alla fine iniziando con un anticipo di circa15 giorni sulle date da manuale diremmo. L’annata è qualificabile come siccitosa, confermata da un’estate decisamente bollente, quindi il processo di maturazione dell’uva è stato più rapido. Un ciclo che ha comunque assicurato qualità eccellente certo, ma con una scarsa produzione 30% in meno nella zona di San Severo e dintorni. Non vedevamo una gradazione zuccherina da diversi anni e forse è ciò che caratterizzerà l’annata. Il calore ha creato problemi dal punto di vista enologico e sta a noi operatori cercare di porvi rimedio in tempi immediati. Per ottenere un buon prodotto dobbiamo pensare a un programma di refrigerazione delle uve appena raccolte ben prima di arrivare in cantina, in modo da evitare l’inizio di processi fermentativi che possono mettere a rischio il lavoro di un anno”.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><b><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Murgia e Castel del Monte</span></b></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">“Possiamo dire del 2024 che è stata una vendemmia brevissima”. <b>Francesco Mazzone</b> dal territorio del Castel de Monte commenta così, confermando un anticipo di 20 gg sulla raccolta poiché le uve erano già da manuale in pianta. “Abbiamo iniziato prima del 15 agosto con le basi spumanti, ma anche le varietà tardive come il Nero di Troia hanno giocato d’anticipo. Infatti siamo in fine con la vendemmia. Si è trattato di un lavoro più semplice rispetto al 2023, uve di qualità buone e sane. Posso affermare che negli ultimi dieci anni, questo è stato l’anno più caldo che ha influito comunque sulla pianta attraverso scottature su foglie, mancanza di acqua necessaria per l’irrigazione. In alcuni campi infatti, non abbiamo irrigato”. Il 2024 però, non è scevro di ottime aspettative secondo il produttore. “Dopo lo scorso anno in cui non è stato prodotto nulla di rilevante, quest’anno ci aspettiamo con rese basse e uve buone, tanta qualità. Inoltre non avremo problemi di giacenze e il rapporto qualità e prezzo non sarà penalizzante”.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Le criticità non mancano da nord a sud e uno di questi è la manodopera che in vendemmia diventa sempre più pressante come problema da risolvere. Mazzone pone l’attenzione anche su questo tema “Quando si arriva in vendemmia a mancare è sempre il personale. Noi non possiamo in modo assoluto rivolgerci alla tecnica meccanizzata e trovare personale disponibile e affidabile è difficile. Nessuno vuole occuparsene e anno dopo anno il grado di difficoltà aumenta”.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><b><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Valle d’Itria e Salento</span></b></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">A questo punto scendiamo verso la Valle d’Itria e il Salento. La vendemmia 2024 secondo <b>Dario De Pascale</b> è differente tra i due areali, unici e ben articolati tra loro. “Abbiamo avuto una vendemmia lunga, iniziata il 6 agosto e terminata il 26 settembre. In Valle d&#8217;Itria non abbiamo da segnalare vendemmie precoci -Afferma De Pascale &#8211; Lo scorso 23 settembre abbiamo effettuato l&#8217;ultima vendemmia di Minutolo e abbiamo appena concluso quella di Susumaniello. L&#8217;ecosistema della Valle composto da boschi e forti escursioni termiche ha certamente preservato l&#8217;andamento della vendemmia”.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">In Salento la situazione cambia. “La vendemmia è iniziata in netto anticipo con la raccolta della base spumante il 6 agosto, mentre il 9 è stata la data per iniziare con i rosati con l’obiettivo di preservare una buona freschezza. Il 13 agosto invece, abbiamo raccolto il Primitivo concludendo il tutto il 18 settembre con l&#8217;antica vigna ad alberello storico”. La particolarità del lavoro di Amalberga sta nella vendemmia scalare che, quest’anno in particolare, si rivela necessaria per un prodotto integro e sempre più complesso. “A metà agosto abbiamo vendemmiato la base di Negroamaro. Qui per garantire la giusta maturazione dei grappoli centrali, si è provveduto a diradamenti della parte fogliare e a segnare i grappoli migliori. In generale per raccogliere uve sane, mature e dal pieno corredo aromatico abbiamo provveduto a vendemmie scalari e mirate, tornando più volte in vigneto”.</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Aspettative per il 2024</span></p>
<p class="Standard"><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;"> </span><span style="font-family: 'Arial',sans-serif;">Le aspettative per l&#8217;annata 2024 sono molto positive, su questo sono tutti d’accordo nonostante le ristrette finestre per raccogliere le uve alla giusta maturazione. L’obiettivo è cercare di portare sempre prima il territorio avanti e poi che il marchio aziendale perché tutto parte da lì, dai vitigni e dalla terra.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/10/01/vendemmia-2024-la-parola-passa-ai-produttori-che-fanno-un-bilancio-della-nuova-annata-in-puglia/">Vendemmia 2024, la parola passa ai produttori che fanno un bilancio della nuova annata in Puglia</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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