<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>arte Archivi - Pugliosità</title>
	<atom:link href="https://pugliosita.it/category/arte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://pugliosita.it/category/arte/</link>
	<description>Pugliosità</description>
	<lastBuildDate>Mon, 11 May 2026 09:42:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2021/08/cropped-pugliosita-immagine-presentazione-logo-32x32.jpg</url>
	<title>arte Archivi - Pugliosità</title>
	<link>https://pugliosita.it/category/arte/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Francesco Pierini, il calzolaio pugliese che ha trasformato la “nobile arte” in uno stile di vita</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/05/12/francesco-pierini-il-calzolaio-pugliese-che-ha-trasformato-la-nobile-arte-in-uno-stile-di-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Pierini]]></category>
		<category><![CDATA[il calzolaio pugliese Francesco Pierini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=12001</guid>

					<description><![CDATA[<p>C’è chi rincorre il futuro abbandonando le proprie radici e chi, invece, sceglie di costruirlo partendo proprio da lì: dalle mani, dalla tradizione e dal profumo del cuoio. È la storia di Francesco Pierini, giovane calzolaio di origine andriese che, a soli 28 anni, è riuscito a trasformare un mestiere antico in un progetto di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2026/05/12/francesco-pierini-il-calzolaio-pugliese-che-ha-trasformato-la-nobile-arte-in-uno-stile-di-vita/">Francesco Pierini, il calzolaio pugliese che ha trasformato la “nobile arte” in uno stile di vita</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="102" data-end="476">C’è chi rincorre il futuro abbandonando le proprie radici e chi, invece, sceglie di costruirlo partendo proprio da lì: dalle mani, dalla tradizione e dal profumo del cuoio. È la storia di <strong>Francesco Pierini</strong>, giovane calzolaio di origine andriese che, a soli 28 anni, è riuscito a trasformare un mestiere antico in un progetto di vita moderno, autentico e profondamente umano. Il nonno e il suo papà gli hanno lasciato in erdità il saper fare la &#8220;nobile arte&#8221;, come lui stesso ama definirla, riuscendo a trasformare un mestiere tradizionale, come quello del calzolaio, in una professione valorizzante per se stesso e per gli altri.  Dopo gli studi e diverse esperienze formative tra Firenze e Napoli, il giovane artigiano ha scelto di tornare in Puglia, deciso a custodire e innovare, partendo dall&#8217;artigianalità.</p>
<p data-start="478" data-end="872">Sui social è conosciuto come @pierini_ilcalzolaio, profilo Instagram seguito da migliaia di persone affascinate dalla sua quotidianità fatta di scarpe riparate a mano, ritmi lenti e racconti di provincia. Ma dietro quei video che mostrano ago, filo e pelle consumata dal tempo, c’è molto di più: c’è una filosofia di vita che ha reso Francesco uno dei volti simbolo del ritorno all’artigianato.</p>
<p data-start="1353" data-end="1818">Oggi Francesco guida tre botteghe distribuite tra Andria, Canosa e Minervino Murge, luoghi che rappresentano non solo il cuore della sua attività professionale, ma anche il legame profondo con il territorio. In particolare Minervino, il paese che lui ama definire “il più lento di Puglia”, è diventato il simbolo della sua rinascita personale. Qui il tempo sembra scorrere diversamente, tra saluti sinceri, pietra bianca e silenzi che aiutano a ritrovare sé stessi.</p>
<figure id="attachment_12006" aria-describedby="caption-attachment-12006" style="width: 537px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-12006" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/tempFileForShare_20260509-220928-846x1024.jpg?x36189" alt="" width="537" height="650" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/tempFileForShare_20260509-220928-846x1024.jpg 846w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/tempFileForShare_20260509-220928-248x300.jpg 248w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/05/tempFileForShare_20260509-220928.jpg 1080w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><figcaption id="caption-attachment-12006" class="wp-caption-text">Francesco Pierini al lavoro nella sua bottega</figcaption></figure>
<p data-start="1820" data-end="2202">Ed è proprio questa autenticità ad aver conquistato il pubblico social. Nei suoi contenuti non ci sono ostentazione o artifici, ma mani sporche di lavoro, scarpe consumate che tornano a splendere e riflessioni sulla semplicità. Francesco racconta la bellezza delle piccole cose, invitando i giovani a non vergognarsi dei mestieri artigiani e a riscoprire il valore del “saper fare”.</p>
<p data-start="2204" data-end="2690">La sua storia, però, ha ormai superato i confini pugliesi. Dopo aver partecipato a importanti eventi internazionali dedicati alla calzatura e al Made in Italy, Pierini ha avuto l’opportunità di vivere anche un’esperienza professionale in India, portando all’estero la tradizione artigiana italiana. Un’occasione che gli ha permesso di confrontarsi con culture diverse e di esportare non solo scarpe, ma una vera idea di vita legata alla qualità, alla lentezza e alla cura del dettaglio. Nonostante le opportunità internazionali, Francesco continua però a scegliere la sua terra. “Il successo non è andare via”, racconta spesso, “ma riuscire a costruire felicità dove si è nati”. Una frase che riassume perfettamente il percorso di un ragazzo che, in un’epoca dominata dalla velocità e dal digitale, ha deciso di puntare tutto sull’autenticità. E così, tra una cucitura e una suola rimessa a nuovo, Francesco Pierini continua a dimostrare che i mestieri antichi possono ancora parlare ai giovani, diventando non soltanto un lavoro, ma una vera forma di libertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2026/05/12/francesco-pierini-il-calzolaio-pugliese-che-ha-trasformato-la-nobile-arte-in-uno-stile-di-vita/">Francesco Pierini, il calzolaio pugliese che ha trasformato la “nobile arte” in uno stile di vita</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Pasqua a Melpignano tra sacro e cibi tipici</title>
		<link>https://pugliosita.it/2025/04/18/la-pasqua-a-melpignano-tra-sacro-e-cibi-tipici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 10:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Melpignano]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua a Melpignano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=8527</guid>

					<description><![CDATA[<p>Risuonano ancora una volta i canti di passione nella quiete senza tempo di Melpignano, scrigno d’arte e di storia nel cuore della Grecìa Salentina. Un richiamo antico, un’eco di devozione che attraversa i secoli e torna a vibrare nei vicoli silenziosi del borgo, tra la pietra leccese e le memorie di un tempo in cui...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2025/04/18/la-pasqua-a-melpignano-tra-sacro-e-cibi-tipici/">La Pasqua a Melpignano tra sacro e cibi tipici</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Risuonano ancora una volta i canti di passione nella quiete senza tempo di <strong>Melpignano</strong>, scrigno d’arte e di storia nel cuore della Grecìa Salentina. Un richiamo antico, un’eco di devozione che attraversa i secoli e torna a vibrare nei vicoli silenziosi del borgo, tra la pietra leccese e le memorie di un tempo in cui il sacro era linfa vitale della comunità.</p>
<p>Il <strong>19 aprile</strong>, alla vigilia della Santa Pasqua, prende vita un nuovo capitolo de <strong>I Percorsi del Sacro</strong>, un viaggio emozionante tra arte, fede e folklore, per riscoprire il senso profondo della tradizione pasquale. Un’esperienza che trascina indietro nel tempo, tra riti e racconti, aprendo le porte di <strong>antiche cappelle</strong> che custodiscono storie di devozione e speranza. Un cammino guidato da <strong>Paola Russo</strong>, con partenza alle ore 16 dall’<strong>Info Point di via Roma 16</strong> (prenotazione obbligatoria al 3277128024), che si snoda tra la <strong>Cappella dell’Assunzione della Vergine (</strong>la cui facciata del 1678 occulta in parte l’originaria cinquecentesca); la <strong>Cappella di San Rocco del</strong> 1760 con all’interno una tela che raffigura San Rocco, San Sebastiano, San Michele Arcangelo e S. Andrea d’Avellino; la <strong>Cappella di San Michele Arcangelo, che risale al </strong>1741 e ha un altare sormontato dalla statua del Santo che uccide il drago e la <strong>Cappella della Madonna di Costantinopoli</strong> del 1735 con altare in pietra leccese e sopra la tela della Vergine invocata a protezione dall’invasione dei Turchi. Piccoli scrigni di arte sacra che, per un giorno, si svelano agli occhi dei visitatori, illuminati dalla luce calda del pomeriggio salentino. Ad accompagnare il cammino, le struggenti note del <strong>Centro di Cultura Popolare di Melpignano</strong>, con i cantori Salvatore Gervasi, Mariella Salierno e Letizia Gervasi. Il viaggio musicale inizia con il toccante <strong>“Lamento di Maria”</strong>, prosegue con una serenata e il suggestivo <strong>“Tu Passiuna”</strong> in lingua grika, per poi culminare con una tarantella devozionale che celebra la fusione tra sacro e popolare. L’ultima tappa è nel suggestivo <strong>Palazzo Marchesale</strong>, dove la tradizione incontra il gusto: qui si racconta la preparazione della <strong>cuddhura</strong>, il dolce pasquale della rinascita, a base di farina, zucchero e uova sode preparato per il Sabato Santo, come fine del digiuno della Quaresima, realizzato dal forno <strong>Fior di Pane</strong> e offerto ai partecipanti. Un gesto simbolico che suggella un pomeriggio fatto di emozioni autentiche, di suoni e di sapori che parlano di un Salento profondo, custode di un’eredità culturale inestimabile. <strong>I Percorsi del Sacro</strong> rientrano nel progetto <strong>“Melpignano promuove cultura”</strong>, voluto dall’Amministrazione Comunale guidata dalla sindaca <strong>Valentina Avantaggiato</strong> e realizzato in collaborazione con <strong>Vivarch</strong>, Associazione di Promozione Sociale pugliese, per valorizzare il borgo in ogni stagione dell’anno. Una Melpignano che, oltre il celebre Concertone della Notte della Taranta, si rivela nella sua essenza più intima e spirituale, conquistando il cuore di chi la vive e la scopre. Un invito a perdersi tra pietre antiche e canti senza tempo, a lasciarsi avvolgere dalla magia di un rito che si rinnova, a riscoprire la bellezza della lentezza e della memoria.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-8533" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/04/Melpignano_CappellaSRoccoSSebastiano_phIvanoPuzzovio_462-1024x682.jpg?x36189" alt="" width="600" height="400" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/04/Melpignano_CappellaSRoccoSSebastiano_phIvanoPuzzovio_462-1024x682.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/04/Melpignano_CappellaSRoccoSSebastiano_phIvanoPuzzovio_462-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><strong><em>I Percorsi del Sacro</em></strong><em> (19/4, h.16-19): </em><em>passeggiata con guida e musicisti e una cuddhura da portare a casa. Costo <strong>15 €</strong>; costo ridotto 10 € per minori di 14 anni, gratuito sotto i 6 anni. </em></p>
<p><strong>Info Point Melpignano</strong>, via Roma 16, Melpignano (Le), tel. 3277128024, <a href="mailto:melpignanoinfopoint@gmail.com">melpignanoinfopoint@gmail.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2025/04/18/la-pasqua-a-melpignano-tra-sacro-e-cibi-tipici/">La Pasqua a Melpignano tra sacro e cibi tipici</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giuseppe De Nittis per la prima volta in mostra negli Stati Uniti</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/10/11/giuseppe-de-nittis-per-la-prima-volta-in-mostra-negli-stati-uniti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2022 06:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe De Nittis]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=3803</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Dobbiamo ripartire dalla bellezza, dell&#8217;arte e dalla condivisione per ripristinare la pace. Questa mostra è un invito a visitare la Puglia. Siamo felici, emozionati e orgogliosi di portare negli Stati Uniti l’arte di Giuseppe De Nittis e di raccontare al mondo una storia, pugliese e italiana, che parla di cultura e bellezza &#8211; ha detto...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/10/11/giuseppe-de-nittis-per-la-prima-volta-in-mostra-negli-stati-uniti/">Giuseppe De Nittis per la prima volta in mostra negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Dobbiamo ripartire dalla bellezza, dell&#8217;arte e dalla condivisione per ripristinare la pace. Questa mostra è un invito a visitare la Puglia. Siamo felici, emozionati e orgogliosi di portare negli Stati Uniti l’arte di Giuseppe De Nittis e di raccontare al mondo una storia, pugliese e italiana, che parla di cultura e bellezza &#8211; ha detto <strong>Michele Emiliano</strong>, presidente della Regione Puglia &#8211; Questa mostra rappresenta un’occasione straordinaria per creare attraverso l’arte nuovi legami e per rafforzare la nostra presenza internazionale».</p>
<p>L’evento si svolgerà a Washington D.C. dal 12 novembre 2022 al 12 febbraio 2023 in un luogo cult degli Stati Uniti: nel 1921 The <strong>Phillips Collection</strong> è stato il primo museo americano dedicato all’arte moderna. Lo stimolo nasce dal riallestimento della Pinacoteca De Nittis di Barletta ad opera del professor <strong>Renato Miracco</strong>, storico e critico d’arte, che insieme a studiosi italiani e statunitensi ha dato vita ad una rilettura internazionale di De Nittis.</p>
<p>Il professor Miracco è il perno su cui si è sviluppata questa connessione tra il mondo delle istituzioni, quindi tra il pubblico e il privato per restituire il giusto riconoscimento a un uomo e un artista che per troppo tempo non ha goduto del valore che meritava.</p>
<p>“Giuseppe De Nittis è stata una delle figure principali del periodo impressionista ma non è stata fatta conoscere ed apprezzare abbastanza negli Stati Uniti, e non guardiamo a lui come invece facciamo per Degas e Manet– dice <strong>Dorothy Kosinski</strong>, CEO e direttrice di Vradenburg &#8211; La nostra mostra punta i riflettori sul suo ruolo influente nell’arte impressionista, che continua a coinvolgere e a deliziare il pubblico.”</p>
<p>“L’idea di questa monografica, la prima sul suolo americano con un catalogo in lingua inglese – ha spiegato il curatore <strong>Renato Miracco</strong> &#8211; è basata su recenti ricerche di studiosi a livello internazionale con la precisa volontà di rileggere Giuseppe De Nittis, personalità poliedrica, innovatore, ispirato da molteplici culture artistiche del momento, sconosciuto al grande pubblico, morto prematuramente, che divenne punto di riferimento per una intera generazione di pittori europei”. “Dalla Puglia De Nittis si trasferì subito con la famiglia, perdendo presto entrambi i genitori, a Napoli e poi a Parigi e Londra. Lungo il percorso ragionato di questa mostra a Washington D.C., divisa in sezioni, potremo ammirare come De Nittis affronta tutti i temi tipici della pittura dell’epoca – conclude Miracco &#8211; dalle vedute urbane alla nuova moda parigina, alle vedute del Vesuvio ed ai magici paesaggi della campagna pugliese e francese”.</p>
<p>Questa mostra evento del De Nittis è imponente, per l’enorme valore artistico culturale, ed anche tradotto in cifre ha ricadute importanti per la valorizzazione del turismo culturale in Puglia, regione italiana leader per arrivi nazionali e internazionali:</p>
<p>La mostra raccoglie 74 opere di cui 60 a firma De Nittis provenienti da 15 Istituzioni Museali come <strong>il Metropolitan di New York, a Parigi il Louvre, il Petit Palais ed il Museo della Storia Carnavalet, L’Art Institute di Chicago, Il Fine Art Museum di Boston</strong> accompagnate da 14 opere di collezione privata e da raffronti con opere di <strong>Edgar Degas, Edouard Manet, Gustave Caillebotte</strong>.</p>
<p>«La Puglia oggi è un brand riconosciuto in tutto il mondo e il nostro obiettivo non è incrementare la presenza turistica, visto che per quest’anno abbiamo superato i dati, già straordinari, ottenuti nel 2019, anno straordinario dal punto di vista ricettivo, per quanto riguarda il numero di presenze. Il nostro obiettivo è quello di realizzare un turismo di qualità, che punti su quattro direttrici fondamentali: enogastronomia, territorio, arte, stile di vita e benessere». Queste le parole pronunciate da <strong>Aldo Patruno</strong>, direttore del dipartimento Turismo e cultura della Regione <em>Puglia</em><em>,</em> a conclusione della conferenza stampa di presentazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/10/11/giuseppe-de-nittis-per-la-prima-volta-in-mostra-negli-stati-uniti/">Giuseppe De Nittis per la prima volta in mostra negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pinacoteca Giaquinto: nel museo di fronte al mare la storia della pittura pugliese</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/08/10/pinacoteca-giaquinto-nel-museo-di-fronte-al-mare-la-storia-della-pittura-pugliese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Angela Rubino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2022 06:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pinacoteca Bari]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=3471</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se si vuole intraprendere un viaggio nell’arte pugliese, ed in particolare nella pittura dell’Ottocento e primo Novecento, bisogna sicuramente partire dalla Pinacoteca Metropolitana di Bari Corrado Giaquinto. Il percorso espositivo, attraverso le ventidue sale poste all’ultimo piano del Palazzo della (ex) Provincia, fornisce un’affascinante e completa versione iconologica della storia della regione e della pinacoteca...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/08/10/pinacoteca-giaquinto-nel-museo-di-fronte-al-mare-la-storia-della-pittura-pugliese/">Pinacoteca Giaquinto: nel museo di fronte al mare la storia della pittura pugliese</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se si vuole intraprendere un viaggio nell’arte pugliese, ed in particolare nella pittura dell’Ottocento e primo Novecento, bisogna sicuramente partire dalla <strong><em>Pinacoteca Metropolitana di Bari Corrado Giaquinto</em></strong>. Il percorso espositivo, attraverso le ventidue sale poste all’ultimo piano del Palazzo della (ex) Provincia, fornisce un’affascinante e completa versione iconologica della storia della regione e della pinacoteca stessa (con le donazioni, i prestiti e gli acquisti che l’hanno via via arricchita).</p>
<p>Dopo la sezione medievale, che comprende sculture e icone datate a partire dall’XI secolo, la serie di dipinti veneti dei secoli XV e XVI, provenienti da chiese e conventi di Terra di Bari. Questi raccontano, per esempio, gli intensi rapporti commerciali che legarono Venezia alla Puglia sin dal Medioevo. Proprio in virtù di questi scambi arrivarono in Puglia numerosi dipinti che rappresentavano per i committenti lo status symbol della loro condizione sociale. <strong>I fratelli Antonio e Bartolomeo</strong> <strong>Vivarini</strong>, artisti che tennero bottega a Murano, inviarono via nave su questa porzione di costa adriatica diverse opere (tra cui alcuni polittici): ne troviamo a Polignano, Rutigliano, Lecce e, fino a qualche anno fa, Conversano (in questo caso il quadro ha fatto ritorno a Venezia).</p>
<p><strong>Giovanni </strong><strong>Bellini</strong> inviò una sola opera per la chiesa di San Domenico a Monopoli (ex Santa Maria la Nova): <em>San Pietro martire</em>, dove il santo appare dritto contro un parapetto in breccia di Verona (sua città natale), la testa trafitta da un falcastro e il petto da un pugnale, strumenti con i quali fu ucciso. Non è un caso la destinazione perché, tra il 1495 e il 1530, Monopoli fu amministrata direttamente dalla Repubblica di Venezia. L’imponente tempera su tavola (194&#215;84), che ora si trova nella sala III della pinacoteca, ripropone l’iconologia classica del padre predicatore e santo martire veronese: il volto barbuto (qui lievemente reclinato verso la nostra destra), la palma del martirio in una mano, un libro con copertina in cuoio (presumibilmente le Sacre Scritture) nell’altra, il manto nero sullo scapolare bianco dell’abito da domenicano. Come sfondo un cielo azzurro su cui transitano nuvole biancastre. Su tutto una luce meridiana calda e naturale che dà risalto alla resa delle ombre.</p>
<p>Quando le importazioni da Venezia si fecero più rare a causa del passaggio della Puglia al viceregno di Napoli e del conseguente spostamento del baricentro economico, anche l’invio delle opere pittoriche si fece più sporadico, fino a interrompersi del tutto alla fine del XVI secolo. Per questo la pinacoteca comprende quadri veneti solo di epoca antecedente, con alcune firme già all’epoca famose oltre confini della Repubblica di Venezia. È il caso di Paolo<strong> Veronese</strong>, Jacopo<strong> Tintoretto</strong> e, appunto, Bellini.</p>
<p>A questo punto si apre per la Puglia la grande stagione della pittura napoletana o di scuola napoletana dei secoli XVII-XVIII, ben rappresentata nelle sale dalle grandi tele di Paolo<strong> Finoglio</strong> (presente in molte chiese pugliesi, in particolare a Conversano) e dai lavori di <strong>De Mura</strong>, <strong>Fischetti</strong>, <strong>Mondo</strong>,<strong> De Caro</strong>, <strong>Giordano</strong>.</p>
<p>A seguire, troviamo i dipinti del molfettese Corrado <strong>Giaquinto</strong> (da cui la pinacoteca prende nome) e una raccolta di opere ottocentesche di grande valore artistico dell’impressionista barlettano <strong>De</strong> <strong>Nittis</strong> e dal ritrattista ferrarese <strong>Boldini</strong>. Giaquinto, formatosi alla scuola napoletana e poi diventato uno dei principali esponenti del Roccocò, lavorò nelle principali corti europee del Settecento. Gli altri due furono punto d’incontro tra l’arte italiana e la cultura parigina, inscrivendosi a pieno titolo, accanto ai più celebri Monet, Manet, Renoir, Degas, nel movimento che traghettò la pittura dal realismo figurativo all’impressione della luce e del colore.</p>
<p><em>Controluce</em>, olio su tela (72&#215;53) nella saletta Ottocento di fronte al conterraneo <strong>Netti</strong>, riproduce uno dei soggetti di ispirazione francese alla maniera impressionista. Si tratta di una figura di donna in abito sontuoso trasfigurato dalla luce in varie sfumature di grigio, come piaceva, in particolare, a Manet. Leontine De Nittis (lei, come sempre, la modella) posa di fronte al marito ed ha il volto in ombra perché, appunto, in controluce. Le copre le spalle un mantello nero con bordo in pelliccia.</p>
<p>Quest’opera, datata 1878 ca, proviene dalla <em>collezione Maselli</em>. Più corposo il contributo espositivo della <em>collezione Grieco</em>: cinquanta dipinti italiani tra secondo Ottocento e primo Novecento di <strong>Pellizza da Volpedo</strong>, <strong>Sironi</strong>, <strong>De Chirico</strong>, <strong>Carrà</strong>, <strong>Campigli</strong>, <strong>Morandi</strong>.</p>
<p>Solo in parte esposta (è, in parte, nei depositi) la collezione di arte contemporanea che annovera nomi come Pino<strong> Pascali</strong>, Emilio <strong>Isgrò</strong> e Giuseppe <strong>Fioroni</strong>.</p>
<p>Punto di forza della Pinacoteca Corrado Giaquinto, oltre all’evidente ricchezza e varietà delle opere esposte, un nutrito e curato catalogo online. Punto di debolezza, invece, l’orario delle visite domenicale, ridotto al solo mattino. Attualmente vi si accede dall’ingresso laterale di via Spalato, 19.</p>
<p>Un capitolo a parte (ed una visita guidata) meriterebbe il palazzo che ospita la raccolta. Sorto nel ventennio fascista su progetto dell’architetto Saverio Dioguardi e del tecnico della Provincia Luigi Baffa, è esempio del monumentalismo eclettico tipico degli edifici di Regime. Presenta, però, alcuni elementi architettonici che parlano un linguaggio diverso da quello littorio come le bugne, i mattoni rossi e le finestre a croce guelfa della facciata, che guarda il lungomare del capoluogo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/08/10/pinacoteca-giaquinto-nel-museo-di-fronte-al-mare-la-storia-della-pittura-pugliese/">Pinacoteca Giaquinto: nel museo di fronte al mare la storia della pittura pugliese</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Federico II a Semen, l’evoluzione metafisica del pittore gioiese Gino Donvito</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/06/22/da-federico-ii-a-semen-levoluzione-metafisica-del-pittore-gioiese-gino-donvito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Angela Rubino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 06:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Donvito]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=3216</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ha raccontato e reso celebre la Puglia nel mondo attraverso l’immagine di Federico II di Svevia, l’imperatore del Sacro romano impero che nell’Italia meridionale creò una struttura politica moderna, testimoniata dalla sua rete di castelli. Ora, però, per il pittore Gino Donvito è arrivato, forte, l’impulso ad esplorare una dimensione più intima e metafisica: l’origine...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/06/22/da-federico-ii-a-semen-levoluzione-metafisica-del-pittore-gioiese-gino-donvito/">Da Federico II a Semen, l’evoluzione metafisica del pittore gioiese Gino Donvito</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha raccontato e reso celebre la Puglia nel mondo attraverso l’immagine di <strong>Federico II di Svevia</strong>, l’imperatore del Sacro romano impero che nell’Italia meridionale creò una struttura politica moderna, testimoniata dalla sua rete di castelli. Ora, però, per il pittore <strong>Gino Donvito</strong> è arrivato, forte, l’impulso ad esplorare una dimensione più intima e metafisica: l’origine della vita. Per questo la sua prossima mostra, in fase di ideazione, si chiamerà <strong><em>Semen</em></strong><em> (</em>seme). Superati i soggetti medievali, che a lungo lo hanno identificato anche agli occhi del pubblico, Donvito mantiene il suo legame con il gusto estetico di quel periodo, a torto definito “buio” da una parte della storiografia.</p>
<p>&#8220;Dipingo su legno perché era una tecnica medievale. – racconta – Il legno è già stato vita e ha visto molte lune passare. È importante avere un supporto amico quando lavoro.&#8221;</p>
<p>Incontro <strong>Gino Donvito</strong> in un caldissimo pomeriggio di primavera, nel suo studio/abitazione, nella Murgia vicino Gioia del Colle (suo paese d’origine). Il rumore della civiltà è sufficientemente lontano. La porta del suo studio è aperta sulla campagna. Vi entra il profumo del rosmarino e il canto delle cicale. La scelta dei materiali (pietra, legno e ferro battuto) incrocia l’architettura della masseria creando suggestioni che, ancora una volta, rimandano all’imprescindibile <em>Stupor mundi </em>(Federico II ndr). Lui parla piano, con gesti lenti e ampi del palmo della mano ad indicare le sue opere collocate alle pareti, sui cavalletti o sul soffitto ligneo a capriata.</p>
<p>&#8220;Quello è il pelo del seme di una pianta visto al microscopio e i puntini bianchi sono la polvere. – dice, riferendosi ad una delle tavole – Voglio andare a guardare dove l’uomo non può perché adesso ho più coraggio. I valori della mia creazione ora sono diversi e sono il punto di approdo di una evoluzione dell’arte iniziata quindici anni fa dopo aver affrontato seri problemi di salute e aver visto passare le guerre sul mondo, ultima quella in Ucraina.</p>
<p>Una volta mi sedevo davanti al cavalletto e aspettavo una sorta di ispirazione, pensando ai temi e soggetti che il pubblico avrebbe potuto gradire.<strong><em> Non ero in sintonia con chi ero, con chi voglio essere e con il modo in cui voglio vivere.” </em></strong></p>
<p>Come <strong>Donvito </strong>voglia vivere è, ora, piuttosto evidente, a partire dalla scelta della sua campagna pugliese, quel pezzo di terra del pianeta che ha desiderato di avere sin da quando, diciassettenne, a Parigi dipingeva ritratti a Montmartre per comprarsi da mangiare. È la storia di un uomo che ha scelto di vivere di arte e, pur di riuscirci, ha accettato, in passato, di riprodurre ciò che piaceva alla gente perché doveva vendere.</p>
<p>&#8220;Quando non avevo soldi, non uscivo di casa. – confessa con orgoglio – <strong><em>Ora dipingo per me, senza preoccuparmi di uscire dai bordi</em></strong>, dal contorno e senza paura di sporcarmi. Per la costruzione di un’opera ho bisogno di un mese e mezzo circa. Prima un mese di gestazione, in cui faccio altro e osservo. Pulendo il giardino, piantando fiori o facendo passeggiate cerco, per esempio, un colore o una luce che mi servirà per l’opera che dentro di me sta prendendo forma. Quando riesco a vederla nella mia mente, la realizzo in pochi giorni.&#8221;</p>
<p>Ora Donvito lavora con <strong>Natuzzi</strong>, l’imprenditore pugliese che dagli anni Cinquanta produce e vende divani in tutto il mondo e che, ultimamente, ha arricchito la sua offerta con i complementi d’arredo. In pratica, Natuzzi compra i diritti d’autore e fa litografie dalle opere del pittore, che possono essere acquistate nei suoi 400 negozi sparsi per i continenti.</p>
<p>L’artista gioiese è un autodidatta; secondo lui si possono insegnare le tecniche ma non si può insegnare l’arte. Predilige le personali alle mostre collettive e non ama intitolare e/o spiegare le opere. Ultimo omaggio al ritmo lento della congettura, lascia che sia il pubblico ad interpretare partendo da alcune linee guida. Non ha mai fatto disegni preparatori. Ama il bianco e nero sulla tavola e, quando dipinge, ha bisogno dei suoi modelli: Giotto, Leonardo, Caravaggio, Picasso.</p>
<p>Pablo Picasso, quel signore in canottiera e mutandoni bianchi, ritratto di spalle mentre disegna su un muro in uno dei primi <em>frame</em> televisivi in bianco e nero di cui <strong>Donvito </strong>ha memoria. All’epoca aveva sette anni, ma non lo dimenticò. Lo riconobbe quando, dieci anni dopo, vide una sua gigantografia nel bar degli artisti a Parigi. Era arrivato nella capitale francese dopo tre giorni di autostop e da quel momento non ebbe più dubbi: voleva diventare come il pittore spagnolo, uno dei più grandi artisti del mondo. Un obiettivo ambiziosissimo che ha portato Donvito a Firenze e, per cinque anni, a Miami, lavorando per essere quello che è oggi: un artista maturo e coraggioso che trae la sua ispirazione dalla natura, in una dimensione estetica ed estatica tutta pugliese.</p>
<p>La cifra distintiva dei suoi quadri è un ramoscello d’ulivo stilizzato, una firma che ambisce ad entrare nell’opera e costituirne parte integrante.</p>
<p><strong><em>&#8220;L’arte è un rifugio meraviglioso.</em></strong><strong><em>&#8220;</em></strong> Conclude con occhi ipnotici e sognanti, aggiungendo una postilla su un sogno semplice, non ancora realizzato: &#8220;Vorrei che Gioia (del Colle ndr) mi dedicasse un catalogo.&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/06/22/da-federico-ii-a-semen-levoluzione-metafisica-del-pittore-gioiese-gino-donvito/">Da Federico II a Semen, l’evoluzione metafisica del pittore gioiese Gino Donvito</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Francesco Netti, un intellettuale del Sud</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/04/02/francesco-netti-un-intellettuale-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Angela Rubino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 06:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Netti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=2736</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Una luce di cose vere intenerita dal suo sentimento&#8221;: è proprio questa l’atmosfera che domina i dipinti di Francesco Netti (1832-1894), il pittore di Santeramo in Colle (Ba ndr) che contribuì in maniera significativa al rinnovamento della cosiddetta Scuola di Napoli. La scelta mai volgare, talvolta una drammaticità ed una forza, che la mite e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/04/02/francesco-netti-un-intellettuale-del-sud/">Francesco Netti, un intellettuale del Sud</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Una luce di cose vere intenerita dal suo sentimento&#8221;: è proprio questa l’atmosfera che domina i dipinti di <strong>Francesco Netti</strong> (1832-1894), il pittore di Santeramo in Colle (Ba ndr) che contribuì in maniera significativa al rinnovamento della cosiddetta <strong>Scuola di Napoli</strong>.</p>
<p>La scelta mai volgare, talvolta una drammaticità ed una forza, che la mite e serena persona non avrebbe mai fatto sospettare; un ideale, infine, sempre alto delle cose comuni ed il gusto e la misura di un artista signorilmente educato. A ricostruirne la vita, i viaggi, i tormenti, l’evoluzione della tecnica è il suo principale biografo, <strong>Giuseppe Musci</strong>, santermano anche lui e coevo del pittore. Lo fa, in primo luogo, attraverso l’epistolario, in parte pubblicato nella seconda decade del Novecento sulla rivista mensile &#8220;Uomini e cose”.</p>
<p>Le lettere del pittore sono, nelle loro dichiarazioni più schiette e significative, un documento della difficile condizione di un uomo, discendente da una famiglia meridionale pugliese dell’alta borghesia fondiaria, che mostrava scarsa comprensione per il figlio artista. A quarant’anni Netti si trova nell’amara situazione di dover giustificare al padre la sua scelta di vita così poco lucrativa. La sua condizione artistica sembra essere, comunque, emblematica per tutta una generazione di pittori del periodo post-unitario nell’Italia meridionale che, passata l’euforia della prima ora e ridimensionati i piccoli rinnovamenti, si ritrovano di nuovo senza strutture pubbliche che li sostengano e senza un serio mercato dell’arte.</p>
<p><strong><em>Ragazza assopita </em></strong>(olio su tela, Polo Museale Castello Aragonese, Conversano, Bari) è uno dei dipinti a lungo e ingiustamente trascurati dalla critica. L’intensità della rappresentazione ne fa, in realtà, uno dei più bei quadri di Netti. Inusuale per lui la gamma dei colori, dominata dai toni del bianco e del blu. Il blu della tenda è ripreso nel nastro del lenzuolo smerlettato. Il mobilio, con la testata del letto in fibra naturale, ha un richiamo etnico. I capelli scompigliati dal sonno, la testa reclinata di lato con la bocca semiaperta e lo sfondo, schermato dalla tenda blu notte con ornamenti orientali, fanno collocare il quadro nell’ambito della genesi della <em>Siesta</em>. La grande somiglianza tra le due donne protagoniste della scena fa, inoltre, presupporre che si tratti della stessa modella.</p>
<p><strong><em>La siesta </em></strong>(1884, olio su tela, Pinacoteca Prov. Di Bari) è forse il quadro più famoso di Netti e sicuramente uno di quelli a cui teneva in maniera particolare, anche per il grande lavoro che gli costò la meticolosa esecuzione dei dettagli. <em>La siesta </em>non rappresenta tanto un ambiente esotico quanto un angolo dello studio del pittore, adibito, come voleva il gusto dell’epoca, a stanza orientale. Anche il rigoglioso motivo delle piante fa pensare all’atelier di Netti all’Arco Mirelli di Napoli. Sappiamo da cronache del tempo (&#8220;Cronaca Rosa&#8221; ndr) che il suo studio “era una specie di vasta serra guarnita di piante rampicanti, di muse e di edere”. Troviamo ancora la giovane donna con la testa reclinata di lato, le braccia questa volta abbandonate lungo il corpo vinto dal sonno, forse pomeridiano, e dal caldo. Appena il tempo di togliersi i sandali, la ragazza si è addormentata vestita con un abito leggero. Si intravede, nella pennellata, un cenno di impressionismo.</p>
<p>Nel luglio del 1884 Netti, con altri amici pittori, si era imbarcato a Bari sullo yacht &#8220;Rondine&#8221; del Principe di Sirignano per una crociera nell’Oriente mediterraneo che durò alcuni mesi. Il soggiorno in Turchia, in particolare, fu di grande importanza per la sua produzione artistica per il contatto diretto con quel mondo orientale che costituiva allora un punto fisso per la pittura e per l’arte in generale. Ne seguirono un nutrito gruppo di schizzi, acquerelli e oli. Riportò pure tappeti, stoffe, abiti, mobiletti, arnesi e vari oggetti orientali che costituirono per alcuni anni gli elementi principali delle sue composizioni.</p>
<p><strong><em>La Siesta</em></strong> è il punto di arrivo di un lungo viaggio umano e artistico che portò <strong>Francesco Netti</strong> dalla sua Puglia a Napoli, Torino, Milano, Firenze, Venezia, Roma e Parigi. La sua tecnica, maturando, virò dal realismo iniziale delle scene agresti della campagna santermana all’impressionismo di prima maniera di <em>In Corte d’Assise</em> (Olio su tela, Pinacoteca Prov. Di Bari). L’affinità di quest’ultima tela con alcune opere di <strong>Giuseppe De Nittis</strong>, il pugliese impressionista per eccellenza, si spiega con la comune attenzione rivolta dai due pittori alle conquiste della fotografia. Eseguita per l’Esposizione Nazionale di Roma del 1883, l’opera si ispira ad un fatto di cronaca: il processo Fadda (il capitano Fadda fu assassinato dalla moglie con la complicità dell’amante). Il taglio è decisamente fotografico, come la tecnica di definire le figure in primo piano e sfuocare quelle sullo sfondo. La novità tematica e compositiva di questa grande scena di vita contemporanea fu notata già dai critici dell’epoca.</p>
<p>Netti non fu solo maestro del colore ma un intellettuale del Sud a tuttotondo: critico d’arte squisitamente moderno, giornalista e animatore di artisti ed iniziative culturali nella capitale partenopea, in cui si era trasferito all’età di undici anni per completare i suoi studi. Il rapporto con il paese d’origine rimase complesso fino alla fine della sua vita: in molte lettere lamenta la lontananza da casa e dalla sua famiglia, ma in altre dice di essere &#8220;un forestiero nel paese dove sono nato&#8221;. Spesso parla di &#8220;una generale apatia degli abitanti&#8221;, che hanno un’unica e sola passione: &#8220;la smania di far quattrini&#8221;. È la storia, universale, dell’intellettuale costretto ad emigrare, al pari dei braccianti e dei contadini, per cercare lavoro, per sfuggire all’isolamento ed aprirsi spazi di confronto, scambio culturale e conoscenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/04/02/francesco-netti-un-intellettuale-del-sud/">Francesco Netti, un intellettuale del Sud</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roberta Ranieri, in arte “Qualcosa di Erre” s’ispira alla Puglia per le sue illustrazioni</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/03/16/roberta-ranieri-in-arte-qualcosa-di-erre-sispira-alla-puglia-per-le-sue-illustrazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Pamela Pastore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 07:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Illustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Qualcosa di Erre]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Ranieri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=2569</guid>

					<description><![CDATA[<p>Protagonista e fonte di ispirazione dei suoi lavori è la Puglia. Lei è Roberta Ranieri, in arte Qualcosa di Erre, una giovane illustratrice e lettering artist barese. Il progetto, nato nel 2016, è un raccoglitore delle sue sfumature e dei suoi interessi: l&#8217;illustrazione, il lettering, la scrittura creativa e il disegno. Mixando tecniche tradizionali e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/03/16/roberta-ranieri-in-arte-qualcosa-di-erre-sispira-alla-puglia-per-le-sue-illustrazioni/">Roberta Ranieri, in arte “Qualcosa di Erre” s’ispira alla Puglia per le sue illustrazioni</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Protagonista e fonte di ispirazione dei suoi lavori è la Puglia. Lei è <strong>Roberta Ranieri</strong>, in arte <strong>Qualcosa di Erre</strong>, una giovane illustratrice e lettering artist barese. Il progetto, nato nel 2016, è un raccoglitore delle sue sfumature e dei suoi interessi: l&#8217;illustrazione, il lettering, la scrittura creativa e il disegno. Mixando tecniche tradizionali e digitali racconta con le immagini tutto ciò che sa di casa, calore e accoglienza. Il ricettario <em>‘E vedi che ti mangi &#8211; cucina e sentimenti di Puglia in 20 ricette illustrate’</em> e la capsule collection di carte da parati sono alcuni tra i progetti che <strong>Roberta</strong> ha dedicato alla sua terra.</p>
<p><em>“La Puglia è sempre protagonista dei miei lavori. Penso alle mie stampe illustrate, alle ricette del cuore, che creo su commissione e che spesso appartengono alla mia Regione. </em><em>Mi piace anche curare la visual identity di business pugliesi, creando per loro bigliettini da visita illustrati, loghi, etichette e packaging ispirati proprio alle nostre tradizioni e simboli”. </em></p>
<p><strong>UN PERCORSO LONTANO DALL’ARTE</strong></p>
<p>Sin da piccola ama disegnare, matite e pennarelli sono il primo pensiero del mattino, ma quando si trova a dover scegliere il percorso formativo non considera questa sua grande passione. Al liceo linguistico, quindi, segue il corso di laurea in scienze della comunicazione. Scelte che, nonostante la lontananza dal mondo artistico, secondo Roberta sono state utili a condurla fin qui. Ma la passione rimane viva, tanto che, dopo la laurea, decide di frequentare il corso biennale professionale di Illustrazione presso la scuola <strong><em>Pencil Art</em> di Bari.</strong></p>
<p><em>“Non ho mai tenuto in considerazione l&#8217;idea di poter davvero fare un lavoro del genere, non avevo dei punti di riferimento degli esempi vicino a me che mi facevano capire che effettivamente lavorare nel mondo dell&#8217;arte era possibile e che il disegno poteva essere anche qualcosa di più di una semplice passione. Solo dopo aver concluso il percorso universitario, nella classica fase del ‘cosa voglio fare da grande’ sono tornata spontaneamente ad avvicinarmi al disegno e all&#8217;arte. Da lì quella che è sempre stata una passione è diventato un lavoro a tempo pieno”.</em></p>
<p><strong>IL LEGAME CON LA PUGLIA</strong></p>
<p>Di recente la sua vita si è spostata vicino Milano. Una scelta per nulla facile, né programmata, ma dettata dal bisogno di seguire l’amore. Nonostante questo la Puglia e soprattutto Bari, la sua città, continuano a essere un rifugio, oltre che la sua più grande fonte d’ispirazione.</p>
<p><em>“Nel 2020 è proprio nata in me la voglia di creare una collezione specifica per la Puglia che ho chiamato Radici. La mia terra in quel caso è stata proprio la musa ispiratrice di un&#8217;intera collezione di prodotti che comprendevano ricettario, presine e stampe.  L&#8217;obiettivo era quello di portare un po’ di Puglia a casa di chi ama questa regione, di regalare un ricordo, un&#8217;emozione agli studenti fuori sede o a chi ha origini pugliesi, ma vive lontano”.</em></p>
<p><strong>IL RICETTARIO AUTOPRODOTTO</strong></p>
<p>Il pezzo forte della collezione Radici è senza dubbio il ricettario, una raccolta scritta, illustrata, prodotta e finanziata da Roberta. Nato per soddisfare una sua esigenza, quella di raccogliere le ricette di famiglia, è poi diventato un prodotto apprezzato e richiesto da molti. Un investimento personale che però le ha regalato grandi soddisfazioni, tanto da aver venduto più di 600 copie, spedite anche oltre Oceano.</p>
<p><em>“Ho iniziato a lavorare al ricettario illustrato ‘E vedi che ti mangi’ durante il primo lockdown, quindi a marzo del 2020, e illustrazione dopo illustrazione ho immaginato una raccolta di ricette composta principalmente da tutti quei piatti che da un giorno all&#8217;altro non potevo più gustare in riva al mare o a casa di nonna. Devo dire che dipingere in quel periodo è stato liberatorio. L&#8217;illustrazione mi ha salvata, è stato per me quasi poter mettere i piedi fuori casa e viaggiare”.</em></p>
<p><strong>LA CARTA DA PARATI DEDICATA ALLA PUGLIA</strong></p>
<p>Nel 2021 arriva la collaborazione con due aziende italiane, Tale of Tiles e Style Edition, che le consente di creare la sua prima <strong>capsule collection</strong> di carte da parati ispirata alla sua terra. Tre pattern differenti in cui Roberta immagina un viaggio verso sud, un mondo botanico e onirico, ma allo stesso tempo gustoso e infine delle maioliche che raccontano quello che è Puglia: cibo, colore, terra, mare, vita.</p>
<p><em>“Quando mi è stata proposta questa opportunità ho pensato immediatamente di creare qualcosa dedicato alla Puglia, di raccontare il mondo del cibo, delle tradizioni, dei simboli attraverso l&#8217;utilizzo dell’acquerello. Ho immaginato pareti piene di queste sfumature, di accumuli di colore e velature che solo una tecnica del genere può regalare. Ogni carta è prodotta in Italia con inchiostri ecologici ed è per me un sogno immaginare di aver dato a tutti la possibilità di avere la Puglia sulle pareti di casa, nel proprio bed and breakfast, negozio o ristorante”.</em></p>
<p><strong>NEL FUTURO LA PUGLIA E L’ILLUSTRAZIONE</strong></p>
<p>Piuttosto che guardare lontano, Roberta preferisce coltivare idee da realizzare nel breve termine e intanto festeggia i suoi successi.</p>
<p><em>“Un bel traguardo per esempio all&#8217;inizio di quest&#8217;anno è stato creare un sito tutto mio in cui poter raccontare la mia storia e accogliere chi è interessato al mio lavoro. Mi piacerebbe in un futuro, non troppo lontano, poter lavorare a un nuovo libro illustrato. E sì, poter collaborare con sempre di più brand pugliesi per poter dare il mio tocco illustrato alla loro realtà”.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/03/16/roberta-ranieri-in-arte-qualcosa-di-erre-sispira-alla-puglia-per-le-sue-illustrazioni/">Roberta Ranieri, in arte “Qualcosa di Erre” s’ispira alla Puglia per le sue illustrazioni</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vittoria Olive, l’ideatrice di Pugliaddosso, il brand che dipinge la Puglia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/03/04/vittoria-olive-lideatrice-di-pugliaddosso-il-brand-che-dipinge-la-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Pamela Pastore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 07:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pugliaddosso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=2450</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando Vittoria inizia a dare forma al progetto PUGLIAddosso immagina un brand dedicato ai turisti, ma alla domanda ‘Chi indosserebbe con fierezza una t-shirt con un panzerotto o una frisella dipinta a mano?’ La risposta è solo una: ‘il pugliese’. &#8220;I miei prodotti regalano emozioni perché vengono richiesti o regalati a studenti e lavoratori fuorisede,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/03/04/vittoria-olive-lideatrice-di-pugliaddosso-il-brand-che-dipinge-la-puglia/">Vittoria Olive, l’ideatrice di Pugliaddosso, il brand che dipinge la Puglia</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Vittoria inizia a dare forma al progetto <strong>PUGLIAddosso</strong> immagina un brand dedicato ai turisti, ma alla domanda ‘Chi indosserebbe con fierezza una t-shirt con un panzerotto o una frisella dipinta a mano?’ La risposta è solo una: ‘il pugliese’.</p>
<p><em>&#8220;I miei prodotti regalano emozioni perché vengono richiesti o regalati a studenti e lavoratori fuorisede, che sentono la mancanza della propria terra, oppure agli stessi pugliesi che amano le proprie tradizioni&#8221;.</em></p>
<p><em> </em><strong>Vittoria Olive</strong>, ideatrice del brand, è una giovane artista di <strong>Fasano</strong>, città della provincia di Brindisi. La passione per l’arte l’accompagna dall’infanzia. Trascorre i pomeriggi a disegnare e realizzare lavoretti con sua mamma, mentre grazie a un’insegnante delle scuole medie conosce e sperimenta tecniche diverse di pittura. Dopo la laurea in Scenografia e Grafica D’Arte all’<strong>Accademia di Belle Arti di</strong> <strong>Roma</strong> si avvicina al mondo del teatro, ma presto capisce che quella non è la sua strada.</p>
<p><em>“Seguendo i consigli del mio professore di disegno, mi sono dedicata esclusivamente a ciò che mi faceva stare bene: disegnare, esplorare nuove tecniche, frequentare svariati corsi (dalla ceramica all&#8217;incisione). Così è nato <strong>PUGLIAddosso</strong> e con lui anche il mio attuale lavoro”.</em></p>
<p><strong>IL PROGETTO PRENDE FORMA</strong></p>
<p>Nell’estate del 2017 Vittoria partecipa alla mostra dell’artigianato di Fasano con una sua iniziativa, un <strong>laboratorio per i più piccoli</strong> dal nome <strong><em>‘Tradizioni con le maniche’</em></strong><em>. </em>A ogni bambino veniva chiesto di dipingere, su una t-shirt, un soggetto della tradizione o un simbolo del cuore.</p>
<p><strong> </strong><em>“Così ogni bambino tirò fuori il riccio di mare, la frisella, il panzerotto, il trullo, il fico d&#8217;india, e con il mio aiuto crearono magliette bellissime, che mostrammo in una sfilata finale a parenti e curiosi. A partire dal giorno dopo, i miei amici iniziarono a chiedermi queste t-shirt, che avrebbero voluto addirittura acquistare. Così dissi a me stessa: perché no!? Inventai un nome, un logo provvisorio e incominciai esattamente <strong>il 29 agosto del 2017, e adesso PUGLIAddosso ha già cinque anni</strong>”. </em></p>
<p><strong>IL RITORNO IN PUGLIA E IL SUCCESSO SUI SOCIAL</strong></p>
<p>Conclusa l’esperienza romana, Vittoria fa ritorno a casa e nel novembre del 2018 inaugura il suo <strong>laboratorio d’arte</strong> a Fasano. <em>“Sono tornata in Puglia perché PUGLIAddosso doveva continuare a crescere qui, nel suo territorio, e sono felice di aver fatto questa scelta. Amici e conoscenti hanno dimostrato un affetto immenso che mai mi sarei aspettata di ricevere”. </em></p>
<p>La vendita dei prodotti avviene soprattutto online. <strong>Instagram</strong> rappresenta la sua unica vetrina e il punto di contatto con i clienti. Le richieste aumentano sempre di più e il brand cresce velocemente, anche grazie a ‘influenti’ condivisioni. Ai più attenti non sarà sfuggita la t-shirt, con la scritta ‘<em>sono fico</em>’, indossata la scorsa estate da <strong>Leone</strong>, figlio dei <em>Ferragnez</em>. Uno tra i regali fatti recapitare a Chiara Ferragni e Fedez, durante il soggiorno in Puglia, e che la coppia ha più volte mostrato (gratuitamente) sui suoi profili social.</p>
<p><strong>PRODOTTI UNICI E PERSONALIZZABILI</strong></p>
<p>Il tratto distintivo di PUGLIAddosso è senza dubbio l’unicità. Molti dei prodotti sono dipinti a mano e per questo <strong>personalizzabili</strong> con nomi, iniziali, date e qualunque esigenza Vittoria riesca a soddisfare. Ma anche la linea ‘basic’ è curata in ogni dettaglio.</p>
<p><em>“Cerco sempre di puntare sul mio territorio, valorizzandolo, ma creando allo stesso tempo prodotti che piacciano prima di tutto a me, che corrispondano alla mia idea di ‘ben fatto’, solo così posso mostrarli con convinzione agli altri”. </em></p>
<p><strong>LE COLLABORAZIONI</strong></p>
<p>Il progetto è in continua evoluzione. Vittoria dipinge la Puglia su qualunque tipo di materiale e stringe importanti partnership. È sua infatti la realizzazione del logo di <em>‘Frisellanna’, </em>il primo locale aperto a Cisternino da <strong>Anna Dello Russo</strong>, Direttrice di Vogue Japan e icona di stile.</p>
<p>Dalla collaborazione con Francesco Urbano, pasticcere, cioccolatiere e fondatore del <strong>Chocol-Atelier </strong>di Capurso, è nato <em>‘il cioccolato dei pugliesi’</em>.</p>
<p><em>“Un cioccolato dedicato alla Puglia, di qualità, con elementi innovativi e un packaging personalizzato. Perché non mettere il tarallo anziché il biscotto, perché non il fico secco al posto dei frutti di bosco e la mandorla al posto della nocciola?”</em></p>
<p><strong>IL FUTURO PROSSIMO</strong></p>
<p>Le iniziative e i progetti si susseguono velocemente, ma Vittoria non è abituata a guardare troppo in là.</p>
<p><em>“Mi piace pensare al presente o al massimo a un prossimo futuro. Mi piacerebbe avere un sito, per non prendere ordini soltanto su Instagram, e diffondere i miei prodotti in più negozi della Puglia, ma sono entrambi progetti già in costruzione, che non vedo l&#8217;ora di vedere realizzati al più presto. </em><em>Anche quando aprirò il sito e-commerce, lascerò sempre la possibilità di richiedere qualcosa di personalizzato, chiacchierando in chat prima della realizzazione. Mi piace comunicare con i miei clienti-amici, sentirne il parere, discutere sulla creazione di una maglietta o felpa, capirne le esigenze per realizzare qualcosa di unico”. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/03/04/vittoria-olive-lideatrice-di-pugliaddosso-il-brand-che-dipinge-la-puglia/">Vittoria Olive, l’ideatrice di Pugliaddosso, il brand che dipinge la Puglia</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fabio Fischetti con la sua prima mostra: “Vite che sanno di Circo” riesce a fermare il tempo</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/02/26/fabio-fischetti-con-la-sua-prima-mostra-vite-che-sanno-di-circo-riesce-a-fermare-il-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Angela Rubino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2022 07:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Fischetti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=2331</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non si può fermare il tempo, ma Fabio Fischetti nelle sue foto l’ha fatto. Attraverso l’uso leggermente deformante del grandangolo e con la stampa in quadricromia, il fotografo pugliese è riuscito a realizzare una cesura cronologica nella quale vanno ad incastonarsi le sue &#8220;Vite che sanno di Circo”. Si tratta di un progetto nato nel...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/02/26/fabio-fischetti-con-la-sua-prima-mostra-vite-che-sanno-di-circo-riesce-a-fermare-il-tempo/">Fabio Fischetti con la sua prima mostra: “Vite che sanno di Circo” riesce a fermare il tempo</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può fermare il tempo, ma <strong>Fabio Fischetti</strong> nelle sue foto l’ha fatto. Attraverso l’uso leggermente deformante del grandangolo e con la stampa in quadricromia, il fotografo pugliese è riuscito a realizzare una cesura cronologica nella quale vanno ad incastonarsi le sue <strong>&#8220;Vite che sanno di Circo”</strong>. Si tratta di un progetto nato nel 2015 e approdato in questi giorni alla sua prima personale, allestita nel foyer inferiore del <strong>Teatro Rossini di Gioia del Colle</strong>. La mostra, visitabile fino a maggio, è stata curata da <strong>Antonia Bellafronte</strong>.</p>
<p>I trenta scatti in formato 60&#215;40 raccontano di tre giorni vissuti dal fotografo a stretto contatto con i circensi: la parte più prosaica della vita quotidiana nella roulotte, l’espressione artistica dello spettacolo e dei suoi preparativi, la dimensione introspettiva di un volto che, con il trucco, diventa maschera. Poi c’è il silenzio, grande protagonista. Non si vede ma si percepisce, anche grazie all’assenza di colori. Questo senso quasi onirico di sospensione rende le scene assolute, destoricizzate, universalmente valide: questo non è &#8220;un&#8221; circo ma &#8220;il&#8221; circo.</p>
<p><strong>Fischetti</strong> nasce come ritrattista. &#8220;La cosa più affascinante del mio lavoro è fotografare le persone. &#8211; dice – Per esempio, le donne, che diventano sempre più belle ed espressive quando invecchiano. Amo le rughe, le imperfezioni, il chiroscuro. Mi rivedo nello stile del grande Peter Lindbergh, che ha fotografato le donne più belle del mondo ritraendole nella loro naturalezza e usando pochissimo photoshop. Con questa impostazione mi piacerebbe fotografare gli artisti del mio paese.”</p>
<p>Sono trascorsi sette anni dall’esecuzione degli scatti che sarebbero diventati <strong>&#8220;Vite che sanno di circo</strong><strong>&#8220;</strong>. Da allora gli studi e il percorso professionale del fotografo hanno impresso un deciso cambiamento alla sua cifra stilistica: dall’&#8221;effetto wow&#8221;, proprio del grandangolo spinto, <strong>Fischetti </strong>è approdato al realismo del più versatile 28mm.</p>
<p>&#8220;All’epoca puntai su un grandangolo un po’ più accentuato perché l’effetto finzione che realizza era coerente con la finzione dello spettacolo circense. –racconta – Era, a mio avviso, lo strumento giusto per raccontare quella realtà. Oggi i miei progetti hanno bisogno di altri mezzi espressivi. Per intenderci, il reportage di denuncia sulle polveri di Taranto ha richiesto una modalità stilistica molto diversa. &#8221;</p>
<p><strong>Fischetti</strong> non ha più bisogno di stupire. La maturità artistica, arrivata dopo molti anni di esperienza come fotografo di matrimoni, gli consente di aderire alla realtà in maniera quasi totale. &#8220;Vite che sanno di circo&#8221; rappresenta una pietra miliare sul suo cammino: il primo e riuscito tentativo di discostarsi dal cliché del matrimonio. La scelta del circo è stata una felice casualità. Un giorno, al semaforo, un ragazzo indiano gli lasciò delle riduzioni per i biglietti. &#8220;Ero in un periodo artistico di buio – confessa – e quel gesto mi diede l’ispirazione.&#8221;</p>
<p>Spesso le arti figurative hanno rappresentato il circo. <strong>Chagall</strong> ne ha tratto spunti per tutta la vita, sedendosi tra il pubblico e disegnando clown, acrobati e cavallerizze. Anche <strong>Picasso </strong>ebbe un legame molto forte con il mondo circense, testimoniato già nel 1905 nel dipinto di grandi dimensioni <em>La famille de saltimbanques </em>(National Gallery ndr). Negli ultimi anni, Picasso si fece anche fotografare in figura di clown, come si può vedere negli scatti dei suoi amici David Douglas Duncan, Andé Villers ed Edward Quin.</p>
<p>Anche quello di <strong>Fischetti </strong>è uno sguardo empatico e partecipante sulle figure del circo: le cattura da un punto di vista privilegiato, ma non ne altera l’espressività né se ne fa interprete. Lui, semplicemente, registra e racconta.</p>
<p>&#8220;L’intento – dice la <strong>Bellafronte</strong>, al suo esordio come curatrice &#8211; è quello di rivelare, con discrezione, emozioni nascoste, turbamenti intimi, ma anche, semplicemente, la grazia di un sorriso o la levità di una espressione gioiosa, di stupore, o la trepidazione della paura, consegnandoci un’immagine dello spettacolo, che siamo abituati a considerare a colori, ridefinito dall’uso del bianconero.”</p>
<p><strong>Informazioni: </strong></p>
<p><strong>La mostra, promossa dall’Assessorato alla cultura del Comune di Gioia del Colle, sarà visitabile fino al 22 maggio nei seguenti orari: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 17.30 alle 19.30; martedì e giovedì dalle 10.30 alle 12.30; in occasione degli spettacoli teatrali proposti in stagione a partire dalle 18.30.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/02/26/fabio-fischetti-con-la-sua-prima-mostra-vite-che-sanno-di-circo-riesce-a-fermare-il-tempo/">Fabio Fischetti con la sua prima mostra: “Vite che sanno di Circo” riesce a fermare il tempo</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Renzo Buttazzo: lo scultore del minimalismo che supera il barocco leccese</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/01/17/renzo-buttazzo-lo-scultore-del-minimalismo-che-supera-il-barocco-leccese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Angela Rubino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 08:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[Renzo Buttazzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://pugliosita.it/?p=2060</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si chiama &#8220;Eva Antropocene&#8221; la scultura forse più rappresentativa della poetica di Renzo Buttazzo. Alta due metri, la testa stilizzata di un serpente, il corpo di una donna, sinuoso e dalla texture plissettata ottenuta per sovrapposizione di falde orizzontali. La figura antropomorfa, legata al mito e alle Antiche Scritture, che raccontano di Eva sedotta da...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/01/17/renzo-buttazzo-lo-scultore-del-minimalismo-che-supera-il-barocco-leccese/">Renzo Buttazzo: lo scultore del minimalismo che supera il barocco leccese</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama <strong>&#8220;Eva Antropocene</strong><strong>&#8221; </strong>la scultura forse più rappresentativa della poetica di <strong>Renzo Buttazzo</strong>. Alta due metri, la testa stilizzata di un serpente, il corpo di una donna, sinuoso e dalla texture plissettata ottenuta per sovrapposizione di falde orizzontali. La figura antropomorfa, legata al mito e alle Antiche Scritture, che raccontano di Eva sedotta da un rettile e di entrambi i nostri progenitori indotti al peccato originale da un serpente, sintetizza alla perfezione le linee guida dello scultore salentino: pulizia delle forme e studio del corpo umano e della natura.</p>
<p>Nel 1986 <strong>Buttazzo</strong> apre nella capitale del barocco leccese il primo laboratorio sperimentale per la lavorazione della pietra locale, che all’epoca veniva utilizzata per realizzare le cosiddette <em>&#8220;</em>chianche&#8221; dei marciapiedi (basole ndr). Come lui stesso racconta, in quegli anni a Lecce si faceva <em>merchandising</em> museale: si spingevano, anche a livello commerciale, le riproduzioni degli elementi decorativi tipici del barocco (putti, figure mitologiche, motivi floreali). Anche <strong>Buttazzo </strong>parte dalla pietra leccese perché è un materiale povero e facilmente reperibile. Ne ha scoperto la duttilità un giorno in cui &#8220;toccandola&#8221; con un banale cacciavite è riuscito ad estrarne un fiore. Da quel momento, sovvertendo completamente i canoni del barocco, inizia a lavorare a modo suo la <em>petra</em>, orientandosi verso un minimalismo fortemente ispirato alle forme naturali. <strong>&#8220;Petra</strong><strong>&#8220;</strong> sarà anche il nome del suo marchio che, a fine anni novanta del secolo scorso, si colloca già tra le eccellenze dell’artigianato, pronto a diventare un<em> brand </em>mondiale presente nelle gallerie d’arte di Milano, Parigi e Francoforte. Con la lampada &#8220;<strong>Scirocco</strong><strong>&#8220;</strong>, 980 buchi nella pietra dai quali fuoriesce la luce, presentata <strong>nel ’96 alla Fiera di Todi, vince il premio per la miglior lavorazione del materiale lapideo del contemporaneo</strong>. Non solo oggetti d’arte ma pezzi di design con una funzione estetica e pratica precisa. <strong>“L’oggetto d’arte deve nutrire – dice Buttazzo – Tutti dovrebbero averne uno in casa. Per questo nelle mie gallerie ci sono sculture da diecimila euro e sculture da dieci euro</strong>. La bellezza è la sintesi del potere seduttivo e percettivo dell’arte, un’attrazione di cui spesso non riusciamo nemmeno a capire il motivo.” L’artista racconta come molti si siano aperti al mondo dell’arte durante il lockdown. In quel periodo ha ricevuto milioni di ordini da tutto il mondo, incrementando notevolmente il suo fatturato. D’altronde, secondo lui, la sospensione delle attività ha creato una situazione favorevole all’introspezione dell’artista, che ha cercato nei meandri della creatività una nuova ispirazione.</p>
<p>Entrando nel merito del canone estetico, ritroviamo nella produzione di <strong>Buttazzo </strong>due filoni principali: le figure geometriche, per loro natura più squadrate, e le figure dai contorni rotondeggianti. “Anche le forme geometriche sono arrotondate. &#8211; spiega – Basta guardare, a titolo esemplificativo, <strong>&#8220;Youg</strong><strong>&#8220;</strong>: quell’ispirazione viene da uno studio fatto sui muretti a secco, per quel che riguarda la sovrapposizione dei moduli, e dagli anni settanta per la riproposizione del rettangolo replicato. Ci sono voluti dodici “studi” (sculture preparatorie ndr) per riuscire a rendere contemporanee le forme del territorio”. Le sculture bianche di <strong>Buttazzo</strong>, con il loro modo non invadente di condividere lo spazio con gli abitanti della casa, interrompono la continuità delle forme spigolose dell’arredamento. Nonostante le dimensioni spesso considerevoli, grazie alla capacità di accarezzare lo spazio e racchiuderlo nelle curve, producono una sensazione di acquietamento.</p>
<p>La sfida è cercare di capire come possono interagire gli altri materiali insieme al suo, così accosta in maniera sorprendente ferro, legno, marmo lavorati da altri artisti alla pietra. Detesta lavorare con le macchine. I suoi strumenti sono quelli tradizionali. Forte di un’identità territoriale precisa, ispirato dalla luce e da sua moglie, lo scultore dialoga con il mondo attraverso il suo sito Internet. Già nel 1996, infatti, il suo staff ha creato il primo dominio del marchio. Oggi ha quattro gallerie (Parigi, Cannes, Porto Cervo, Pantelleria) e collabora con una galleria di New York. Numerose le sue installazioni in ville e siti architettonici di rilievo.</p>
<p>Da qualche anno ha iniziato a gettare le basi per un progetto che gli sta molto a cuore: una scuola di formazione all’artigianato per ragazzi problematici dove si imparino, oltre a materie come l’inglese e il marketing digitale, anche i valori etici legati al lavoro manuale.</p>
<p><a href="http://www.renzobuttazzo.com">www.renzobuttazzo.com</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/01/17/renzo-buttazzo-lo-scultore-del-minimalismo-che-supera-il-barocco-leccese/">Renzo Buttazzo: lo scultore del minimalismo che supera il barocco leccese</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 58/98 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Lazy Loading (feed)
Minified using Redis
Database Caching 23/53 queries in 0.019 seconds using Redis

Served from: pugliosita.it @ 2026-05-13 10:44:07 by W3 Total Cache
-->