Fabio Fischetti con la sua prima mostra: “Vite che sanno di Circo” riesce a fermare il tempo

Non si può fermare il tempo, ma Fabio Fischetti nelle sue foto l’ha fatto. Attraverso l’uso leggermente deformante del grandangolo e con la stampa in quadricromia, il fotografo pugliese è riuscito a realizzare una cesura cronologica nella quale vanno ad incastonarsi le sue “Vite che sanno di Circo”. Si tratta di un progetto nato nel 2015 e approdato in questi giorni alla sua prima personale, allestita nel foyer inferiore del Teatro Rossini di Gioia del Colle. La mostra, visitabile fino a maggio, è stata curata da Antonia Bellafronte.

I trenta scatti in formato 60×40 raccontano di tre giorni vissuti dal fotografo a stretto contatto con i circensi: la parte più prosaica della vita quotidiana nella roulotte, l’espressione artistica dello spettacolo e dei suoi preparativi, la dimensione introspettiva di un volto che, con il trucco, diventa maschera. Poi c’è il silenzio, grande protagonista. Non si vede ma si percepisce, anche grazie all’assenza di colori. Questo senso quasi onirico di sospensione rende le scene assolute, destoricizzate, universalmente valide: questo non è “un” circo ma “il” circo.

Fischetti nasce come ritrattista. “La cosa più affascinante del mio lavoro è fotografare le persone. – dice – Per esempio, le donne, che diventano sempre più belle ed espressive quando invecchiano. Amo le rughe, le imperfezioni, il chiroscuro. Mi rivedo nello stile del grande Peter Lindbergh, che ha fotografato le donne più belle del mondo ritraendole nella loro naturalezza e usando pochissimo photoshop. Con questa impostazione mi piacerebbe fotografare gli artisti del mio paese.”

Sono trascorsi sette anni dall’esecuzione degli scatti che sarebbero diventati “Vite che sanno di circo. Da allora gli studi e il percorso professionale del fotografo hanno impresso un deciso cambiamento alla sua cifra stilistica: dall’”effetto wow”, proprio del grandangolo spinto, Fischetti è approdato al realismo del più versatile 28mm.

“All’epoca puntai su un grandangolo un po’ più accentuato perché l’effetto finzione che realizza era coerente con la finzione dello spettacolo circense. –racconta – Era, a mio avviso, lo strumento giusto per raccontare quella realtà. Oggi i miei progetti hanno bisogno di altri mezzi espressivi. Per intenderci, il reportage di denuncia sulle polveri di Taranto ha richiesto una modalità stilistica molto diversa. ”

Fischetti non ha più bisogno di stupire. La maturità artistica, arrivata dopo molti anni di esperienza come fotografo di matrimoni, gli consente di aderire alla realtà in maniera quasi totale. “Vite che sanno di circo” rappresenta una pietra miliare sul suo cammino: il primo e riuscito tentativo di discostarsi dal cliché del matrimonio. La scelta del circo è stata una felice casualità. Un giorno, al semaforo, un ragazzo indiano gli lasciò delle riduzioni per i biglietti. “Ero in un periodo artistico di buio – confessa – e quel gesto mi diede l’ispirazione.”

Spesso le arti figurative hanno rappresentato il circo. Chagall ne ha tratto spunti per tutta la vita, sedendosi tra il pubblico e disegnando clown, acrobati e cavallerizze. Anche Picasso ebbe un legame molto forte con il mondo circense, testimoniato già nel 1905 nel dipinto di grandi dimensioni La famille de saltimbanques (National Gallery ndr). Negli ultimi anni, Picasso si fece anche fotografare in figura di clown, come si può vedere negli scatti dei suoi amici David Douglas Duncan, Andé Villers ed Edward Quin.

Anche quello di Fischetti è uno sguardo empatico e partecipante sulle figure del circo: le cattura da un punto di vista privilegiato, ma non ne altera l’espressività né se ne fa interprete. Lui, semplicemente, registra e racconta.

“L’intento – dice la Bellafronte, al suo esordio come curatrice – è quello di rivelare, con discrezione, emozioni nascoste, turbamenti intimi, ma anche, semplicemente, la grazia di un sorriso o la levità di una espressione gioiosa, di stupore, o la trepidazione della paura, consegnandoci un’immagine dello spettacolo, che siamo abituati a considerare a colori, ridefinito dall’uso del bianconero.”

Informazioni:

La mostra, promossa dall’Assessorato alla cultura del Comune di Gioia del Colle, sarà visitabile fino al 22 maggio nei seguenti orari: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 17.30 alle 19.30; martedì e giovedì dalle 10.30 alle 12.30; in occasione degli spettacoli teatrali proposti in stagione a partire dalle 18.30.

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