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	<title>di Patrizia Nettis, Autore presso Pugliosità</title>
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	<title>di Patrizia Nettis, Autore presso Pugliosità</title>
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		<title>Fefè De Giorgi, dal Salento ha raggiunto il tetto del mondo grazie alla sua Nazionale da record</title>
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		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 06:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sportivi]]></category>
		<category><![CDATA[Fefè De Giorgi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 15 settembre la squadra di pallavolo maschile ha conquistato la medaglia d&#8217;argento alla finale del campionato europeo. La Polonia è campione d&#8217;Europa e al Palaeur di Roma l&#8217;Italia con tre set a zero guadagna il secondo posto sul podio. La squadra allenata da Fefè De Giorgi, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo scorso 15 settembre la squadra di pallavolo maschile ha conquistato la medaglia d&#8217;argento alla finale del campionato europeo. La Polonia è campione d&#8217;Europa e al Palaeur di Roma l&#8217;Italia con tre set a zero guadagna il secondo posto sul podio. La squadra allenata da Fefè De Giorgi, sotto gli occhi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di altri 11 mila spettatori non riesce nell&#8217;impresa e incassa la sconfitta. La nostra collega Patrizia Nettis, prematuramente scomparsa lo scorso 29 giugno, da giornalista sportiva e amante dello Sport non si sarebbe persa assolutamente questo match e ne avrebbe scritto ampiamente per analizzare i vari aspetti della gara. Nel suo ricordo riproponiamo l&#8217;intervista da lei realizzata all&#8217;allenatore salentino, Fefè De Giorgi. </em></p>
<p>I lettori della Gazzetta dello Sport hanno eletto la sua Nazionale come miglior squadra Mondiale dell’anno Meglio dell’Argentina di Messi, la Ducati o il Real Madrid.</p>
<p>La regione Puglia lo ha inserito tra i gli uomini dell’anno, modello vincente, esempio da seguire, perché è andato oltre la rete del possibile mettendo a terra sogni che nemmeno si pensava di poter avere.</p>
<p><strong>Fefè De Giorgi</strong> in queste ore è nella sua Squinzano a godersi il sole della Puglia. Qualche giorno di relax prima di tornare in campo, perché, in realtà, dal campo, in questi mesi, non è mai uscito. L’oro Mondiale gli ha travolto la vita e, come lui stesso ammette, mentre i suoi ragazzi si sono riposati, lui in vacanza non è mai andato. Lo hanno chiamato nelle scuole a spiegare il successo di questa Italia campione di tutto e di un uomo «normale» che dal profondo Salento è arrivato sul tetto del mondo. Che poi, come cantava Lucio Dalla, l’impresa eccezionale è proprio quella di essere normale.</p>
<p><strong>Fefé De Giorgi, il 2022 è stato talmente bello che c’è quasi da augurarsi che non finisca? </strong></p>
<p><strong> </strong>No, non sono dispiaciuto (ride, ndr). Anzi, sono molto contento di quello che siamo riusciti a fare. Già il 2021 era stato un anno importante, nel 2022 bisognava andare oltre e credo che ci siamo riusciti. Le stagioni passano, gli anni finiscono, bisogna sempre guardare a quello che verrà, è un po’ il senso dello sport che ci dà l’idea che si ricomincia sempre, ci sono nuove opportunità, altre possibilità.</p>
<p><strong>Che esperienza è stata l’incontro con gli studenti delle scuole? </strong></p>
<p><strong> </strong>È stato molto bello perché ho toccato con mano quello che questa Nazionale è riuscita a trasmettere al di là dei risultati ottenuti in campo. Ho avuto la prova che abbiamo infuso emozioni, sentimenti; le facce pulite e belle dei miei ragazzi hanno colpito e credo che questo sia la cosa più importante, che lascia una traccia e ci dà fiducia. Fa morale e spinge e fare sempre meglio. Ho trovato negli studenti tanta curiosità e molta voglia di sapere.</p>
<p><strong>Qual è stata la cosa che ha ripetuto più spesso ai giovani? </strong></p>
<p><strong> </strong>Ho detto loro che se hanno un sogno devono seguirlo, che i sogni non bisogna farseli togliere, ma per raggiungere quello che si vuole c’è un percorso pratico, fatto di impegno, di fatica, di lavoro quotidiano. Non bisogna pensare a voler essere perfetti, non ci si deve sentire superiori, al contrario bisogna sempre essere convinti di avere limiti. E che quei limiti si possono superare.</p>
<p><strong>Lei è diventato l’uomo pugliese dell’anno per acclamazione popolare in un certo senso, eppure è un anti-divo, un eroe della normalità. Qual è stato il segreto di tanto successo? </strong></p>
<p><strong> </strong>In effetti essere normali oggi sembra una cosa strana. Ma, attenzione, non è una deminutio (ride di nuovo, ndr). Non so cosa abbia colpito in realtà, ma credo forse la storia che c’è dietro a questi successi di oggi, l’uomo che sono stato da giocatore prima e poi da allenatore. Forse l’idea che le vittorie non arrivano per caso, ma c’è tanto lavoro che poi alla fine emerge grazie a un grande impegno. il mio motto è sempre stato deprimersi con coraggio e festeggiare con sobrietà. Non ho fatto nulla di eccezionale, ma ho sempre portato rispetto per tutti, lo chiedo e lo do.</p>
<p><strong>Il 2023 è un anno importante che passa anche molto dalla Puglia…</strong></p>
<p>Ci sono gli Europei, la VNL, il torneo di qualificazione olimpica: è una lunga stagione, ci sarà da rimboccarsi le maniche.</p>
<p><strong>Quanto ci pensa agli Europei nella sua Puglia? </strong></p>
<p><strong> </strong>Sono contentissimo perché tornare da allenatore della Nazionale campione del mondo a giocare nella propria terra credo sia il massimo. E poi a Bari ci attende una fase importante del torneo (ottavi e quarti all’inizio di settembre, ndr), abbiamo una grande responsabilità.</p>
<p><strong>Lei è un prodotto di Giuseppe Manfredi. Quanti grazie sente di dare al suo presidente, che per altro è pugliese? </strong></p>
<p><strong> </strong>Uno solo, ma grandissimo, per tutto. Mi ha dato una grande opportunità, ma le parole non ripagano, sono utili, ma poi bisogna fare e concretizzare, quello è il miglior grazie.</p>
<p><strong>E lei ha già fatto tanto: proprio Manfredi nella conferenza stampa di fine anno ha evidenziato quanto i numeri del movimento pallavolistico italiano siano cresciuti e tornati quasi ai livelli pre pandemia, sottolineando quanto la Nazionale abbia fatto da traino. </strong></p>
<p><strong> </strong>Questo mi fa molto piacere, ma aumenta le nostre responsabilità e i nostri doveri. Vincere è la cosa migliore da fare, ma non basta: è l’immagine che si dà quello che davvero conta. Noi in questo ci impegneremo sempre. Perché l’impresa eccezionale, dammi retta, è quella di essere Fefè.</p>
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		<title>“Oro” il titolo del libro di Federica Pellegrini, la “Divina” si racconta in Puglia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2023/08/11/oro-il-titolo-del-libro-di-federica-pellegrini-la-divina-si-racconta-in-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 07:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sportivi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberobello]]></category>
		<category><![CDATA[Federica Pellegrini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riproponiamo una delle interviste realizzate da Patrizia Nettis, la giornalista pugliese prematuramente scomparsa lo scorso 29 giugno a Federica Pellegrini. Non era la tua prima intervista fatta alla &#8220;Divina&#8221;, che apprezzavi come atleta e come donna, ma ogni volta riuscivi a cogliere aspetti inediti di una campionessa così grande. Il tuo talento resterà leggibile negli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riproponiamo una delle interviste realizzate da Patrizia Nettis, la giornalista pugliese prematuramente scomparsa lo scorso 29 giugno a Federica Pellegrini. Non era la tua prima intervista fatta alla &#8220;Divina&#8221;, che apprezzavi come atleta e come donna, ma ogni volta riuscivi a cogliere aspetti inediti di una campionessa così grande. Il tuo talento resterà leggibile negli articoli che ci hai lasciato.  </em></p>
<p>L’acqua come filo conduttore della sua vita, dentro e fuori la vasca, la passione per il nuoto, il suo tutto anche oggi che è uscita dalla piscina; l’amore con il suo allenatore, le storie passate, la bulimia, le gioie del titolo olimpico, il record di Roma che ancora resiste.</p>
<p><strong>Federica Pellegrini</strong> si racconta ad Alberobello, ospite d’onore della 13ma edizione di “Tracce di donne” (organizzata dall’associazione “Da Betlemme a Gerusalemme” guidata dalla presidente Fenisia Gramolini) nel giorno del 226mo compleanno della Capitale dei trulli (a fine serata ha anche spento le candeline). Una vita d’oro come “Oro” è il titolo della sua biografia scritta a quattro mani con la giornalista Elena Stancarelli per “La nave di Teseo” e che è in cima alle classifiche delle ultime settimane tra i libri più venduti.</p>
<p>Non è l’esordio in Puglia (la prima nel 2014 a Bari, la seconda nel 2018 nel Salento), una terra “dove c’è sempre qualcosa da mangiare”, scherza la divina citando panzerotti e pasticcini al pistacchio. La regina dei 200 stile libero parla a una platea di fan innamorati ripercorrendo le tappe della sua carriera. Lei, che non ricorda quando ha imparato a nuotare perché sua mamma Cinzia (seduta in prima fila) l’ha buttata in acqua quando aveva meno di un anno ma che ha capito subito che l’acqua sarebbe stata la sua casa: “Vivere della propria passione è la chiave per essere felici &#8211; dice -, io ho avuto la fortuna di trovare la mia passione al primo colpo, di trovare la mia strada quasi da subito e di seguirla, nonostante le difficoltà. Credo sia una cosa comune alle grandi passioni che un po’ ti salvano la vita. E l’acqua, appunto, è stata la mia vita e la mia più grande passione”.</p>
<p>Ai tanti giovani dice: “Lo sport è una delle scuole di vite più belle e più intense che esistono oggi in un percorso di crescita che insegna i valori della dedizione, del rispetto dell’avversario, del sacrificio che è una parola che non mi piace molto perché non penso di aver sacrificato delle cose per la mia passione, semplicemente ho inseguito l’onda”. E non importa se ha dovuto saltare feste di compleanno degli amici per allenarsi (come ricorda la mamma): “Certamente per emergere in una disciplina specifica devi nascere con una predisposizione naturale in quella disciplina, ma sono convinta che il lavoro duro batta sempre un talento che non lavora. Io mi sono sempre allenata tantissimo, non ho mai lasciato scivolare dalle mani questo grandissimo dono che mi è stato dato e sono certa che un talento allenato sia imbattibile”.</p>
<p>Pellegrini parla anche del rapporto con il suo allenatore Matteo Giunta, poi diventato suo marito: “Un rapporto che al di là del solito cliché della relazione tra atleta e tecnico è cresciuto nel tempo”. Nascosto fino al ritiro come si fa per proteggere le cose belle e importanti, come racconta anche nel suo libro. E nel libro parla anche della bulimia. Lei che si ingozzava di tutto durante il giorno e poi la sera vomitava il più possibile per senso di colpa. “Non ero felice e quando ho capito che questo intaccava la mia più grande passione ho chiesto aiuto”.</p>
<p>Si diverte a giocare con i bambini insegnando sul palco “la passata” della bracciata a stile libero e non manca un messaggio ai genitori, ricordando sua mamma che le preparava le fette biscottate e il panino con la bresaola: “Sono gesti che forse fanno sorridere ma sono l’essenza della crescita e della sicurezza di noi atleti. Per questo alle mamme e ai papà dico: se i vostri figli hanno un talento vale la pena assecondarli e seguirli anche se non diventeranno campioni olimpici, perché comunque ne sarà valsa la pena”.</p>
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		<title>Elena Di Liddo, dalla vasca ai fornelli, la dolce passione di una delle nuotatrice più forti d’Italia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2023/08/05/elena-di-liddo-dalla-vasca-ai-fornelli-la-dolce-passione-di-una-delle-nuotatrice-piu-forti-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 07:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sportivi]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Di Liddo]]></category>
		<category><![CDATA[Nuoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riproponiamo una delle interviste realizzate da Patrizia Nettis, la giornalista pugliese prematuramente scomparsa lo scorso 29 giugno a Elena Di Liddo, una delle nuotatrici più forti d&#8217;Italia. Il nuoto era una delle tue passioni, le piscine erano la tua seconda casa che frequentavi sia come cronista che come atleta.  Il primo amore è e sarà...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riproponiamo una delle interviste realizzate da Patrizia Nettis, la giornalista pugliese prematuramente scomparsa lo scorso 29 giugno a Elena Di Liddo, una delle nuotatrici più forti d&#8217;Italia. Il nuoto era una delle tue passioni, le piscine erano la tua seconda casa che frequentavi sia come cronista che come atleta. </em></p>
<p>Il primo amore è e sarà sempre il nuoto, ma l’altra faccia della medaglia delle sue giornate è una grande passione per i dolci. E così quando riemerge dalla vasca si tuffa in cucina per cimentarsi in golose ricette. <strong>Elena Di Liddo</strong> è una delle nuotatrici di casa nostra più forti degli ultimi tempi (e di sempre). Prima pugliese a vincere una medaglia internazionale a livello assoluto (il bronzo nei suoi 100 farfalla agli Europei di Glasgow 2018), primatista italiana della specialità, l’estate scorsa ha partecipato ai Giochi di Tokyo sia nell’individuale che in staffetta (concludendo l’avventura con un sesto posto nella 4&#215;100 mista con, tra le altre, Federica Pellegrini).</p>
<p>Ma la 28enne biscegliese del <strong>gruppo sportivo Carabinieri e del Circolo Canottieri Aniene</strong>, allenata dal tecnico di <strong>Gioia del Colle Raffaele Girardi</strong>, vince anche davanti ai fornelli: torte, ciambelle, biscotti. Le sue creazioni spopolano su Instagram ricevendo i complimenti dei colleghi nuotatori di mezza Italia che le chiedono di continuo di assaggiare le sue prelibatezze. Ma finora sono rimasti all’asciutto, più che altro per ragioni logistiche: «Io vivo in Puglia, i miei compagni di squadra e gli altri colleghi si trovano sparsi in tutta la penisola, come faccio ad accontentarli?», dice <strong>Di Liddo</strong>. L’unica che ha potuto apprezzare il suo talento in cucina è stata <strong>Simona Quadarella</strong>. Il bronzo olimpico degli 800 stile, amica di sempre di Elena, oltre che compagna di squadra all’Aniene, è stata ospite in Puglia a capodanno e per l’occasione Di Liddo le ha fatto trovare il suo cavallo di battaglia: il tiramisù rigorosamente preparato con la ricetta di mamma Giovanna. «È il mio dolce preferito e allo stesso tempo quello che mi piace di più cucinare – dice Elena – anche se, come di tutti i piatti che preparo, ne assaggio solo un pezzettino perché altrimenti sarei obesa». E non può certo permetterselo una farfalla come lei che vola tra le migliori del mondo.</p>
<p>Resistenza è la parola d’ordine, una capacità che un nuotatore conosce bene perché la allena in vasca ogni giorno, ma difficile da applicare quando ci si immerge in golose tentazioni. Come si fa allora a non strabordare dalla dieta? «Il segreto è cucinare per tante persone – spiega Elena – in questo modo si è costretti a mangiare solo piccole quantità». Cucinare per lei è una virata verso la tranquillità. Un modo di scaricare lo stress, il tapering come si dice in gergo natatorio, che la rilassa: «Mi distrae molto – confessa – ma soprattutto mi diverte. Fare i dolci è una questione di precisione e di chimica e io per mia natura sono molto puntigliosa quindi ci metto davvero molto tempo per decorare una torta, nulla deve essere lasciato al caso, non ci devono essere sbavature». Questione di concentrazione insomma e di allenamento, in cucina come in vasca. Anche se, ammette Elena: «È più impegnativo decorare un dolce che nuotare un 100 farfalla». Detto da lei che conosce a memoria gli ingredienti giusti della vasca è quasi scontato, ma volare in piscina non è un piatto che possono cucinare tutti.</p>
<p>Foto Credits: Stefano Palazzo</p>
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		<title>Luigi Turturro, il pizzaiolo che ha salvato la sua pizzeria con la “Pizza archeologica”</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/11/08/luigi-turturro-il-pizzaiolo-che-ha-salvato-la-sua-pizzeria-con-la-pizza-archeologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2022 07:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pizzaioli]]></category>
		<category><![CDATA[Nanà Canosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pizza]]></category>
		<category><![CDATA[pIZZA wORLD cUP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo posto nella categoria «Pizza Influencer», il secondo posto nella «pizza dessert» e il terzo nello «spaghetto d’oro». Una tripletta di consensi e di applausi planetari. La pizza più buona del mondo viene dalla Puglia e precisamente da Canosa, nel cuore della provincia che unisce Barletta, Andria e Trani. Viene dalle mani laboriose e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo posto nella categoria «Pizza Influencer», il secondo posto nella «pizza dessert» e il terzo nello «spaghetto d’oro». Una tripletta di consensi e di applausi planetari. La pizza più buona del mondo viene dalla Puglia e precisamente da Canosa, nel cuore della provincia che unisce Barletta, Andria e Trani. Viene dalle mani laboriose e talentuose di <strong>Luigi Turturro</strong>, anni 43, che è stato premiato alla <strong>«Pizza World cup»</strong> con il primo posto assoluto nella categoria «Pizza Influencer», la più prestigiosa perché incrociava il voto della giuria di esperti e il voto «social» della gente comune che ha potuto votare da casa tramite un like.</p>
<p>Il ristoratore e pizzaiolo canosino che è titolare di un locale nel cuore del centro. Si chiama <strong>«Nanà»</strong> e lo gestisce da sempre insieme a <strong>Cinzia</strong> <strong>Pietrangeli</strong>. Lo hanno aperto nel 2014. Si chiama così perché ricorda il nome di un locale di una coppia di avventori che frequentava una catena mondiale in cui Luigi e Cinzia avevano lavorato per anni. Inoltre, nell’assonanza delle lettere, ha la sigla di Napoli e i due volevano realizzare un locale che ricordasse la napoletanità nei sapori e nell’ambiente. Quando lo hanno inaugurato, Turturro voleva fare solo l’imprenditore, aveva esperienza manageriale, ma nella catena da cui proveniva aveva fatto di tutto, anche il barman e il pizzaiolo. E allora, dopo qualche anno, ha deciso di mettere letteralmente le mani in pista e di lavorare al forno. Lo ha fatto perché il locale stava colando a picco, il personale che aveva non funzionava bene: «Non riuscivamo a suscitare emozioni nei clienti», racconta. E tutti scappavano. E quando un sabato sera si è ritrovato con appena due persone (per altro una coppia di amici) ha capito che bisognava dare una svolta. Da lì è cambiato tutto.</p>
<p>Oggi i 70 coperti sono sempre pieni e il riconoscimento della <strong>World cup</strong> è un premio ai sacrifici di questi anni. Ad aprile scorso aveva anche vinto il campionato del Mediteranneo, ora è arrivata la consacrazione mondiale. La pizza che ha convinto i pilati dei giudici di ogni angolo del pianeta (tra cui anche un coreano che è rimasto molto colpito) si chiama <strong>«Canosium»</strong> ed è un omaggio alla sua terra. È fatta da una base di grano arso, mousse di rucola selvatica raccolta dalle stoppie, ricotta di mucca locale, sfilacci di cavallo affumicati a legna di ulivo, scaglie di caciocavallo podolico delle murge, olive dolci del territorio; il tutto condito con olio extravergine pugliese. Una ricetta a chilometro zero nata da un suggerimento di un giornalista che gli aveva lanciato la proposta di creare una pizza archeologica. E allora Turturro si è messo alla ricerca e grazie alla consulenza di esperti del tema ha ipotizzato come potesse essere una pizza di epoca romana ed è nata la creazione che ha conquistato il mondo: una pizza con materie prime «storiche» rivisitate in chiave moderna e cotta con metodi tradizionali antichi. Ci sono volute tantissime prove, accostamenti di sapori, assaggi continui fino a quando è venuta fuori l’unicità di accostamento di sapori particolari che solo in Puglia possono nascere perché altrove non ci sono le stesse materie prime.</p>
<p>La pizza dessert arrivata seconda era fatta invece da una crema chantilly intervallata da crema al mascarpone, scaglie di cioccolato bianco, foglie di menta decorticata, fragole di bosco e moro. Il terzo posto invece è stato conquistato con lo spaghetto tricolore condito con pomodorino al filo, stracciatella, olio e basilico. «Ancora non ci credo – dice Turturro – ma questo premio è la dimostrazione che non bisogna mai arrendersi nemmeno nelle situazioni più difficili». E lui che ha praticato per anni Muay thai ha preso questo insegnamento dallo sport: «Se non riesci a reagire ai colpi che ti dà la vita non riesci ad andare avanti». Ora il prossimo obiettivo è il campionato del mondo in Brasile nel 2023 dove parteciperanno i vincitori degli ultimi 20 anni della World cup con più di 300 concorrenti di ogni parte del mondo. L’appetito vien mangiando e Turturro vuole infornare un altro sogno per cucinare una vittoria ancora più grande. Con gli ingredienti di una passione davvero mondiale.</p>
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		<title>Fabrizio Santorsola ha reso il suo Santos il primo lido ecosostenibile d’Italia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/03/22/fabrizio-santorsola-ha-reso-il-suo-santos-il-primo-lido-ecosostenibile-ditalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 07:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Santorsola]]></category>
		<category><![CDATA[Il Santos Torre Canne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ll verde del prato sulla costa che si apre verso il mare, il bianco degli ombrelloni che sa di Puglia, l’azzurro delle acque cristalline di Torre Canne. E’ stato il primo a portare i colori del benessere in un tratto di costa che oggi è tra i più amati (ed esclusivi) della regione, ma che,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>ll verde del prato sulla costa che si apre verso il mare, il bianco degli ombrelloni che sa di Puglia, l’azzurro delle acque cristalline di Torre Canne. E’ stato il primo a portare i colori del benessere in un tratto di costa che oggi è tra i più amati (ed esclusivi) della regione, ma che, non troppo tempo fa, era tra i più degradati.</p>
<p><strong>Il Santos</strong> è il lido storico della terra di Fasano. Lì dove una volta c’era solo traffici poco leciti, oggi splende il sole della bellezza. La scaletta che scende al mare sorge nello stesso punto dove 20 anni fa i trafficanti scaricavano le sigarette. Dal letame nascono i fiori.</p>
<p><strong>Fabrizio Santorsola</strong> ci credeva, ci ha creduto con coraggio, determinazione e forse anche po’ di sana incoscienza che guida gli imprenditori lungimiranti. Fu un visionario in un periodo in cui nessuno ci avrebbe scommesso. E in un terra da dove tutti volevano fuggire lui invece decise di insediarsi. Il tempo gli ha dato ragione.</p>
<p>Era il 1999 quando il lido ha aperto, nello stesso anno, poco più in là, verso Savelletri, un&#8217;altra struttura decideva di scommettere, il san Domenico. Sono loro i primi ad aver aperto la strada a una stagione florida che oggi attira imprenditori di ogni parte del mondo. Vedi Briatore e vedi il Twiga.</p>
<p>«Oggi tanti vengono e prendono i frutti di oltre 30 anni di battaglie nostre, della caparbietà di alcuni che sono partiti prima degli altri e ci hanno creduto – dice Santorsola –. Ora è facile aprire una struttura qui e riempirla, ma negli anni in cui lo abbiamo fatto noi ci scambiavano per pazzi».</p>
<p>Quello che oggi è diventato il Santos un tempo era la casa di villeggiatura della famiglia Santorsola. Fabrizio ci passava le estati con i genitori ed è stato subito amore. Di Fasano, t’innamori, dicono da queste parti. Per questo ha deciso di investire. Non è stato facile, ci sono voluti 15 anni di ricorsi al Tar, ma non si è mai arreso e nel 1999 è riuscito ad inaugurare il lido. Nello stesso periodo in cui la guardia di finanza, con l’operazione Primavera, dava il primo colpo mortale al contrabbando.</p>
<p>Il nome, Santos, deriva da una storpiatura del cognome Santorsola ed evoca la Grecia. Il lido rispecchia, infatti, le caratteristiche di una taverna ellenica, memoria di un amore che l’imprenditore ha sempre avuto per Corfù. Ha l’aspetto di un locale anni ’50 costruito nel rispetto assoluto dell’ambiente. Non c’è un grammo di cemento, le passerelle sono realizzate con legni recuperati. E’ anche il primo lido completamente ecosostenibile in Italia: dalla raccolta e il riutilizzo delle acque piovane, al trattamento delle acque reflue per irrigazione sotterranea, all’assenza di campi elettromagnetici, all’uso esclusivo di vernici non tossiche: «Abbiamo dimostrato che si può rispettare l’ambiente, ma erogare servizi di livello alto», precisa Santorsola.</p>
<p>Il Santos ha anche una <strong>DoggyBeach</strong>, la prima vera spiaggia dog friendly del Sud Italia, la seconda ad essere creata in tutta Italia (dop Fregene). Una delle pochissime aree affacciate sul mare, oggi presenti in Puglia, a cui si accedere in compagnia degli amici a 4 zampe: un’esperienza altrimenti vietata dalle leggi italiane in spiagge libere e stabilimenti balneari non autorizzati. La zona, separata dal resto del lido, è attrezzata con 35 ombrelloni.</p>
<p>Il cane può tuffarsi e nuotare lungo la scogliera, correre e giocare senza guinzaglio in un’area recintata – adiacente alla spiaggia – di <strong>oltre 3 ettari</strong>, e seguire il padrone ovunque al guinzaglio, anche per un caffè al bar o un pranzo al ristorante. Inoltre, ci sono docce dedicate e per qualsiasi emergenza può intervenire una struttura veterinaria locale a prezzi convenzionati. Non a caso, <strong>la DoggyBeach del Santos è stata premiata più volte dal ministro del Turismo</strong> come spiaggia <strong>Animal Friendly</strong><strong> </strong>e dall’OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali – per le funzionalità della struttura.</p>
<p>L’ingresso alla DoggyBeach è aperto ai cani di qualsiasi razza e dimensione, iscritti all’anagrafe canina e in possesso di certificato sanitario. Per entrare nell’area è necessario firmare per approvazione il regolamento di accesso che vieta ad esempio l’ingresso a cani aggressivi, abbaiatori e in calore (così come previsto dalla normativa della Regione Puglia) e regola l’utilizzo del guinzaglio. Norme importanti a tutto beneficio della serenità degli ospiti e dei cani docili ed educati che potranno godersi senza timori tutti gli spazi a disposizione.</p>
<p>Il menu della taverna è fatto da prodotti a km zero provenienti dalle terre dei contadini che circondano il lido e dai pescatori della zona nel rispetto e nella valorizzazione delle bontà del territorio. Nell’ottica di un turismo che si rinnova nel rispetto della tradizione: «Quando abbiamo aperto noi – racconta l’imprenditore – arrivare in Puglia era un viaggio da esploratori. I turisti erano mosche bianche. Oggi è tutto cambiato. Il vero lusso sono privacy e relax: chi vive ‘comodamente’ tutto l’anno, si aspetta di vivere la vacanza allo stesso modo. Da noi tutto questo è assicurato dalla enorme distanza tra gli ombrelloni e tra i tavoli del ristorante. Forse, chi ha bisogno di farsi pubblicità sceglie alcuni luoghi cosiddetti ‘in’, ma un certo tipo di utenza rifugge i riflettori, almeno quando è lontana dal lavoro. Durante la vacanza, in albergo, si passa la vacanza dormendo, mentre in un lido si interagisce tutto il giorno con altri e con chi si prende cura dell’ospite, con coccole e sorrisi».</p>
<p>Per questo l’orizzonte che bisogna avere è le esigenze del cliente, che mutano con i tempi e che quindi bisogna essere sempre in grado di intercettare.</p>
<p>Santorsola è presidente regionale della Fiba (Federazione italiana imprese balneari) confesercenti: «La fascia di utenti che abbiamo è alto-spendente, ma la gente che spende non è certo stupida. Se alziamo i prezzi e non diamo i servizi i turisti non tornano. Dobbiamo puntare quindi su una offerta di qualità. Per questo abbiamo proposto la classificazione dei lidi con le stelle che è indispensabile nel tratto di costa tra Savelletri e Torre Canne per creare un rapporto di qualità- prezzo che sia calibrato su quanto viene offerto. Dobbiamo coccolare i nostri clienti, solo così potremo farli affezionare e innamorare». Perché, appunto, di Fasano t’innamori.</p>
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		<title>“Il Dottore”, una nuova etichetta di olio nata nel nome di un ricordo</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/02/16/il-dottore-una-nuova-etichetta-di-olio-nata-nel-nome-di-un-ricordo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 07:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Il Dottore]]></category>
		<category><![CDATA[olio evo pugliese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’amicizia ventennale e passioni condivise. E una sinergia di orizzonti identici. Un incastro perfetto di ambizioni all’insegna di uno stesso obiettivo: valorizzare il territorio in cui si è nati e cresciuti e di cui si è profondamente innamorati, puntando alla qualità e all’eccellenza. Siamo a Fasano, straordinaria perla di bellezza di Puglia. Proprio qui nasce...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’amicizia ventennale e passioni condivise. E una sinergia di orizzonti identici. Un incastro perfetto di ambizioni all’insegna di uno stesso obiettivo: valorizzare il territorio in cui si è nati e cresciuti e di cui si è profondamente innamorati, puntando alla qualità e all’eccellenza.</p>
<p>Siamo a Fasano, straordinaria perla di bellezza di Puglia. Proprio qui nasce una meravigliosa storia che fonde capacità imprenditoriale, amicizia, lungimiranza e voglia di promuovere la propria terra. Proprio qui, tra gli ulivi monumentali che dominano le campagne e profumano di storia, aprendosi verso le acque cristalline di un mare che incanta gli occhi e il cuore.</p>
<p>È la storia di una nuova etichetta di olio, «<strong>Il Dottore</strong>», nata dall’idea di due fasanesi doc: <strong>Raffaele Dipierdomenico</strong> e <strong>Michele Caramia</strong>. Anni 37 il primo, anni 51 il secondo, si conoscono da sempre. Raffaele si divide tra Fasano e Roma. In terra di Puglia ha le sue radici. Nella capitale, invece, è alla guida di un’agenzia pubblicitaria e ha aperto <strong>«Nonna Lia»</strong>, tipico locale in cui si producono e si vendono panzerotti: un luogo dove i prodotti tipici della cucina pugliese sono proposti secondo le ricette e le tradizioni che la Nonna ha custodito con cura dalla generazione prima della sua per affidarla a quella dei suoi nipoti.</p>
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<p><strong>Michele Caramia </strong>è nel settore olivicolo da anni. Conosciutissimo nell’ambiente podistico pugliese, è uno dei <em>runners</em> più apprezzati della regione. Da sempre coltivava il sogno di creare una etichetta tutta sua, un sogno che ha incrociato la stessa ambizione di Raffaele, e quando le passioni sono «condite dalla stessa volontà» è quasi scontato tradurle in progettualità concrete.</p>
<p>L’etichetta è intrisa del ricordo del papà di Raffaele, <strong>Marco Dipierdomenico</strong>. Noto commercialista di Fasano, affettuosamente chiamato «Dottore» da tutti coloro i quali associavano alla sua persona la figura del “<em>doctor</em>” e del “<em>magister pedagogus</em>” – maestro, insegnante e precettore in senso stretto – ma anche e soprattutto del “magister vita”. Il covid se lo è portato via all’improvviso. (Anche) in sua memoria Raffaele ha voluto creare questo marchio, simbolo innanzitutto di genuinità, in cui la parola d’ordine è qualità, fusa a unicità ed eccellenza: tutto è curato in ogni dettaglio, come la bottiglia, che è stata disegnata personalmente da Raffaele.</p>
<p><strong>«Il Dottore» è un olio DOP 100% italiano</strong> estratto da olive di coltivatori pugliesi selezionati e controllati, sano, certificato e buono: «<em>Il gusto del nostro olio</em> – spiegano <strong>Raffaele e Michele</strong> – <em>è delicato e intenso, per regalare un sapore speciale ad ogni piatto</em>». L’intero ciclo produttivo viene svolto all’interno dell’area geografica di Fasano e tramite fattori naturali e umani con i quali si ottiene un olio unico e inimitabile. <strong>V</strong>iene realizzato da olive di produttori selezionati, soci dell’<a href="https://www.aipopbr.it/"><strong>AIPOP</strong> (Associazione Interprovinciale Produttori Olivicoli Pugliesi</a>), associazione di cui proprio Raffaele è presidente, che mira a tutelare e valorizzare la produzione, la promozione e la commercializzazione delle olive e dell’olio prodotto dai propri soci, garantendo la rintracciabilità dell’olio d’oliva grazie a una filiera, certificata ai sensi della UNI EN ISO 22005:08, che permette di documentare non solo la natura e l’origine dell’olio (<strong>100% italiano</strong>), ma anche di ricostruire la “storia” del prodotto, dal frutto alla nostra tavola, consentendo di risalire ad ogni azienda produttrice. Le olive sono tutte raccolte nella zona tra Pezze di Greco e Montalbano e la produzione viene fatta al frantoio <strong>Oleificio Cooperativo Montalbanese</strong>.</p>
<p>Il 2022 è l’anno zero dell’azienda. Il progetto è partito, infatti, a novembre scorso con la raccolta di olive 2021 e sono state già etichettati e imbottigliati 50 quintali di olio, ma per il prossimo anno si punta a raddoppiare la produzione e a espandersi sui mercati soprattutto internazionali. Peraltro,oltre alla specialità DOP, l’azienda sta per proporre l’olio <strong>Monocultivar <em>Coratina</em>, <em>Frantoio</em>, <em>Leccina</em> e <em>Ogliarola</em></strong> e, in primavera, <strong>«ll Dottore»</strong> avrà anche un punto vendita a Savelletri. Non sarà solo un negozio, ma un angolo tipico dedicato alla degustazione, in cui i clienti potranno assaggiare e apprezzare la qualità dell’olio accompagnandolo a piatti della tradizione pugliese, con gli occhi rivolti al mare. Intanto, alcune bottiglie sono state donate personalmente da <strong>Michele Caramia a Gianluigi Buffon</strong>: il portiere della Nazionale campione del mondo 2006 ha ricevuto una selezione con un’etichetta personalizzata.</p>
<p>Nel frattempo, però, Michele ha un modo tutto suo di far conoscere al mondo questa eccellenza pugliese: porta in giro il nuovo marchio in ogni angolo di Italia e non solo, nelle gare di corsa a cui partecipa. <strong>«Il Dottore»</strong> non è semplicemente il suo sponsor personale: lo porta sul petto perché i sogni più belli sono sempre scritti sul (e nel) cuore. Un efficace strumento di promozione e anche un portafortuna, la coperta di Linus che ti ricorda sempre di essere a casa. Che l’amore per la propria terra è il «porto quiete» di ogni affanno, ma anche il punto di partenza per correre verso nuovi stimolanti traguardi. Sulle strade del mondo.</p>
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		<title>Come cambiare vita: la storia di Alessandro Acquaro, da giornalista a manager alle Barbados</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/01/27/come-cambiare-vita-la-storia-di-alessandro-acquaro-da-giornalista-a-manager-alle-barbados/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 07:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Acquaro]]></category>
		<category><![CDATA[Barbados]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Puglia all’altra parte del mondo per gestire un’attività di famiglia insieme ai suoi zii e cambiare completamente vita. Alessandro Acquaro, anni 41, è barese di nascita, ma dal 2009 vive in pianta stabile nell’isola caraibica che fa parte delle Piccole Antille. Ha deciso di navigare oltre Oceano perché qui rischiava di annaspare nella precarietà....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla Puglia all’altra parte del mondo per gestire un’attività di famiglia insieme ai suoi zii e cambiare completamente vita. <strong>Alessandro Acquaro</strong>, anni 41, è barese di nascita, ma dal 2009 vive in pianta stabile nell’isola caraibica che fa parte delle Piccole Antille. Ha deciso di navigare oltre Oceano perché qui rischiava di annaspare nella precarietà.</p>
<p>Più di undici anni fuori dall’Italia, in una terra paradisiaca, dove si occupa di gestire il ristorante dei suoi zii, <strong>Anna Pirrelli e Leo Valente</strong>, anche loro baresi. Il locale si chiama <strong>«Il tempio» </strong>ed è situato sulla costa ovest dell’isola che contra circa 300mila anime. Il ristorante è il locale italiano più antico della zona ed è molto apprezzato. <strong>Anna Pirrelli e Leo Valente</strong> lo hanno fondato più di 25 anni fa. Era il 1995 quando hanno avviato l’attività che nel tempo è diventato un punto di riferimento per tutti i turisti. Tra i clienti più affezionati c’era anche <strong>Luciano Pavarotti</strong>, che era un caro amico della coppia barese. Ogni anno il tenore andava a Barbados con altri amici italiani e li portava al Tempio. Il suo piatto preferito erano gli agnolotti ripieni di gorgonzola e pera e cucinati con salsa di crema alle noci.</p>
<p><strong>Alessandro Acquaro</strong> ha raggiunto gli zii per la prima volta nel 2003 e si è subito innamorato del posto e della loro attività. Poi nel 2009 ha deciso di trasferirsi definitivamente. Lavorava in Italia come pubblicista e collaboratore occasionale di testale locali, troppo poco per dare stabilità alla vita e allora ha fatto le valigie e ha deciso di rischiare. <strong>A Barbados</strong> ha incontrato quella che poi sarebbe diventata sua moglie e ha messo su famiglia (ha anche un bambino, Gabriele, di 9 anni) e soprattutto ha avviato la carriera da ristoratore. È stato <strong>guest service manager al «The Tides»</strong> che ha un servizio da stella Michelin e al <strong>«The Cliff»</strong>, che è stato nominato tra i primi 100 ristoranti al mondo qualche anno fa: <strong><em>«Poi però ho deciso di tornare dai miei zii dove l’atmosfera è decisamente più familiare e meno stressante»</em></strong>, racconta Acquaro. Manca dall’Italia dal 2019, prima che il Covid bloccasse tutto, anche se alle Barbados la pandemia si è sentita solo di striscio: «L’anno scorso l’isola è stata chiusa per sei settimane – racconta Alessandro – la stessa cosa è accaduta quest’anno, ma la gestione della pandemia è andata molto bene e ormai la popolazione è quasi tutta vaccinata e quindi siamo molto tranquilli. Ovviamente essendo <strong>Barbados</strong> un’isola turistica abbiamo avuto contraccolpi, ma il nostro ristorante tutto sommato se l’è cavata bene, diciamo che abbiamo fatto un po’ di ferie forzate, ma siamo sopravvissuti. E poi qui si sta bene, c’è sempre il sole, il caldo, il mare». Una vita in vacanza. Insomma, anche quando si lavora e che rende il lavoro meno amaro in un posto da cartolina: <strong><em>«Si vive molto bene – ammette il barese – i turisti sono soprattutto inglesi, americani e canadesi. Barbados è una meta meno accessibile agli italiani perché non ci sono voli diretti per arrivare qui, ma comunque non mancano»</em></strong>. E la cucina pugliese è molto apprezzata.</p>
<p>Il menu del ristorante è vario, ma principalmente basato su pasta fresca, pizze e secondi piatti italiani provenienti da diverse regioni. «Il menu si è adattato negli anni anche alle richieste della clientela, ma c&#8217;è sempre predisposizione a provare piatti nuovi – spiega il barese –. La ristorazione qui è diversa ed il cliente odia vedere pesce intero nel piatto e come crudo di mare predilige solo ostriche e tonno. La cucina italiana che proponiamo è apprezzata tutta, ma ovviamente la gente preferisce ordinare bruschette, lasagna, pizza e tiramisù perché vuole il tipico cibo italiano che è conosciuto all&#8217;estero. Lo stesso vale per i vini: Pinot Grigio e Chianti sono i più richiesti».</p>
<p>Il ristorante è proprio sul mare e il suono delle onde che si infrangono sulla spiaggia di sabbia bianca è la colonna sonora dei pranzi e delle cene degli avventori. Il ricordo dell’Italia è negli arredi e nell’atmosfera oltre che nei sapori inconfondibili della cucina: «Tornerei in Puglia, ma qui si sta troppo bene, forse è meglio venire in Italia solo in vacanza».</p>
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		<title>Sebastiano Gioioso e la sua terza sfida: Porta De Mä, una finestra sul mare di Monopoli</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/01/21/sebastiano-gioioso-e-la-sua-terza-sfida-porta-de-ma-una-finestra-sul-mare-di-monopoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 07:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ristoranti]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Sabatelli]]></category>
		<category><![CDATA[Mare Gioioso]]></category>
		<category><![CDATA[Monopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Porta De Mä]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono storie che emergono nel presente, ma hanno gettato l’àncora decenni prima. Quella di «Mare Gioioso» è nata sui banchi di scuola. O meglio, è stato proprio lì che Sebastiano Gioioso, ha capito che non voleva passare la vita sui libri, ma solcare il mare aperto. Aveva sei anni e invece di guardare verso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono storie che emergono nel presente, ma hanno gettato l’àncora decenni prima. Quella di <strong>«Mare Gioioso»</strong> è nata sui banchi di scuola. O meglio, è stato proprio lì che <strong>Sebastiano Gioioso</strong>, ha capito che non voleva passare la vita sui libri, ma solcare il mare aperto. Aveva sei anni e invece di guardare verso la lavagna, guardava fuori dalla finestra, spingendo gli occhi, idealmente, verso le acque bellissime della costa di Fasano. La sua infanzia era già una porta sul mare, come il nome del locale che Sebastiano ha appena inaugurato a Monopoli. Si chiama, appunto, <strong>«Porta De Mä»</strong>, è situato nell’ex magazzino doganale, al civico 21, nella centralissima piazza Garibaldi e si ispira alla finestra con affaccio sulla spiaggetta usata per l’ormeggio delle barche dai pescatori. Un (altro) gioiellino nel cuore di Monopoli, proprio di fronte alla modernissima «Rendella», l’avanguardistica biblioteca invidiata in tutto il territorio.</p>
<p>Un ristorante d’ispirazione metropolitana dal design elegante e raffinato, che richiama atmosfere europee, il cui obiettivo è quello che da sempre guida l’azienda <strong>Mare Gioioso: la valorizzazione dei prodotti del mare, puntando all’eccellenza</strong>. Il menu è firmato da uno dei migliori professionisti di Puglia non solo, lo chef stellato <strong>Angelo Sabatelli,</strong> che guida una brigata di cucina di talentuosi cuochi.</p>
<p><strong>Qualità è la parola d’ordine di Mare Gioioso</strong>: qualità nelle materie prime, qualità nella innovazione e qualità nella gastronomia. <strong>Porta De Mä</strong> è solo l’ultimo arrivato in ordine di tempo per l’azienda fasanese che da leader nel settore ittico punta a diventare punto di riferimento anche nella ristorazione. In principio fu <strong>Gaudium a Torre Canne</strong>, locale situato a pochi metri dal mare dove è possibile gustare la tipica cucina di pesce in stile osteria, poi è arrivato <strong>«Yorokobi»</strong> (che significa proprio Gioioso) a Fasano, ristorante dedicato ad una proposta in stile fusion d’ispirazione giapponese nel cuore della città, a due passi dalla centralissima piazza Ciaia. Ora ecco <strong>Porta De Mä</strong>, che chiude un ideale triangolo ideale non solo di realtà geografiche strategiche, ma soprattutto di proposte innovative. Tre cucine diverse, tre offerte di eccellenza per salpare verso mari sempre più ampi.</p>
<p>La passione è di famiglia e attraversa tre generazioni. Da nonno a nipote. Da una piccola pescheria a un grande impero<strong>. Da Sebastiano fino a Mario</strong>, appena 20enne. La passione lo ha pescato subito, proprio come era successo al papà Sebastiano, finito nella rete dell’amore per il settore ittico che era ancora uno scricciolo<strong>. Mare Gioioso</strong> oggi è un’azienda innovativa con 250 dipendenti e persegue l’obiettivo di migliorarsi ogni giorno, con particolare attenzione al sociale e alla salvaguardia dell’ambiente attraverso l’implementazione di sistemi a ridotto impatto ambientale. Il tuffo nella ristorazione è un ulteriore passo di crescita, non una scommessa, ma un investimento a lungo pensato e soprattutto cercato:</p>
<p>«Oltre all’azienda, la mia più grande passione è sempre stata la cucina – racconta <strong>Sebastiano Gioioso</strong> per Pugliosità – ho viaggiato tanto e ho sempre desiderato aprire un ristorante che rispecchiasse il mio modo di vedere e pensare la gastronomia. Grazie all’impegno e alla passione di mio figlio Mario, che ha ancora più amore, più competenze e più lungimiranza di me, oggi questo sogno è possibile».</p>
<p>Yorokobi è stato inaugurato la scorsa estate ed è stato progettato in piena pandemia, Porta de Mä nasce in un altro momento particolare. Ma gli uomini di mare non si lasciano spaventare dai cavalloni. E continuano a navigare anche con le onde. Sebastiano è ancora lì in azienda. Non è uno che indossa il vestito, dice, ma con le scarpe da lavoro e il cappotto per proteggersi dal freddo, è davanti a tutti a seguire la produzione. Il primo degli operai, per dare l’esempio. Alla scrivania ha sempre preferito restare in mezzo ai dipendenti, come quando da piccolo era dietro al bancone del papà in pescheria. Con le maniche rimboccate e le mani in pasta, ma lo sguardo che guarda al futuro. La porta sul mare, appunto. La finestra che si affaccia su nuove sfide. Sui bordi larghi di ambizioni sempre più grandi.</p>
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		<title>Giuseppe Girolamo, il comune di Alberobello chiede la medaglia al valor civile per il suo eroe</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/01/13/giuseppe-girolamo-il-comune-di-alberobello-chiede-la-medaglia-al-valor-civile-per-il-suo-eroe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 13:05:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Costa Concordia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Girolamo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’impatto, il boato, la nave accasciata e Giuseppe che non c’è più. Alberobello piegata dal dolore, una Comunità squarciata dalle lacrime, la vita affogata a 30 anni. Sono passati 10 anni, ma sembra ieri. Oggi 13 gennaio 2022 Alberobello piange Giuseppe Girolamo, il giovane della Capitale dei trulli che il 13 gennaio 2012 ha perso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’impatto, il boato, la nave accasciata e Giuseppe che non c’è più. Alberobello piegata dal dolore, una Comunità squarciata dalle lacrime, la vita affogata a 30 anni.</p>
<p>Sono passati 10 anni, ma sembra ieri. Oggi 13 gennaio 2022 Alberobello piange <strong>Giuseppe Girolamo</strong>, il giovane della Capitale dei trulli che il 13 gennaio 2012 ha perso la vita nel naufragio della Costa Concordia, all’isola del Giglio.</p>
<p>Giuseppe, che lavorava sulla nave come batterista, cedette il proprio posto sulla scialuppa di salvataggio a due fratellini, alla loro mamma e al loro papà pur non sapendo nuotare e quindi consapevole che quel gesto gli sarebbe costato la vita.</p>
<p>«<em>Non ci sono parole per esprimere il suo grandissimo gesto fatto con il cuore</em> – dice <strong>Antonella Bologna</strong>, la donna salvata da Giuseppe insieme alla sua famiglia –. <em>Lui è un eroe, il nostro angelo. ci ha salvato la vita, non lo dimenticherò mai</em>».</p>
<p>La passione per la musica, l’amore per il lavoro sulle navi da crociera, il sorriso che non mancava sulle sue labbra. Lo ricordano tutti così ad Alberobello e lo ricorda così Antonella Bologna che quegli attimi tremendi, mentre la Concordia colava a picco, li ha ancora scolpiti nella testa: «<em>La nave si stava inclinando sempre di più </em>– racconta la donna – . <em>E noi come cadaveri che camminavano, ci guardavamo in faccia con terrore. Io però ero fredda, dovevo proteggere i miei bambini. Ci siamo così diretti in un punto della nave dove abbiamo indossato dei salvagenti. Frattanto dagli autoparlanti fummo invitati, dopo un’ora e un quarto ad andare nel ponte 4 dove avrebbero calato le scialuppe. C’era il delirio. Non dissero di far passare prima le donne e i bambini. Si pensava, guardandosi negli occhi: O muori tu o muoio io. Ci spingevamo, ci strattonavamo tutti</em>».</p>
<p>La testimonianza di Antonella Bologna è allegata alle decine e decine di richieste che il Comune di Alberobello ha inviato – invano – in questi anni per ottenere la medaglia al valor civile. Che è un gesto simbolico e doveroso nei confronti di un eroe generoso che ha sacrificato se stesso per salvare il prossimo.</p>
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<p>Antonella Bologna lo descrive così: «<em>A guardare la scena stava un uomo vestito di nero, in un angolo, con la testa china e io ricordo di avergli detto: La prego, mi deve far salire, ho due bambini. Nel panico generale è riuscito a restare calmo e ad aiutarci. Credo fosse un angelo o mi è parso tale. Perché solo grazie a lui siamo riusciti a salire nella terza scialuppa e accomodarci nella parte finale. Dopo di ciò è scomparso</em>». É annegato Giuseppe, risucchiato dall’acqua gelida di quella notte, dal mare profondo. Com’è profondo il dolore ancora oggi ad Alberobello. L’amministrazione avrebbe voluto intestare al giovane la piazza principale del paese – <strong>piazza del Popolo</strong> – quella che arriva al Comune e che cuce le parti più belle della località pugliese patrimonio dell’Unesco: da un lato verso la chiesa dei Santi Medici, dall’altra verso il belvedere che si affaccia sulla zona trulli. La mamma del giovane però non ha mai voluto. Le scoppierebbe ancora di più il cuore ad attraversare quella piazza così centrale, così visitata, pensando al figlio che non c’è più.</p>
<p>Sulla richiesta al valor civile il Comune non demorde, non si è mai arreso. Lettere continue, telefonate su telefonate.</p>
<p>«<em>Ci auguriamo che la nostra richiesta, che è quella di una intera Comunità, possa trovare accoglimento</em> – dice il sindaco <strong>Michele Longo</strong> – <em>affinché <strong>Giuseppe Girolamo</strong> riceva finalmente il giusto merito per il proprio esemplare comportamento, modello di vita per ciascuno di noi</em>».</p>
<p>Per volontà del primo cittadino oggi al municipio ci sono le bandiere listate a lutto, a mezz’asta sul  balcone che si affaccia su quella piazza che idealmente porta comunque il nome di Giuseppe e ne tramanda la memoria. Così, ancora oggi, dieci anni dopo, con orgoglio e con identica commozione, Alberobello piange il suo eroe, orgogliosa di annoverarlo tra i suoi cittadini più illustri, straordinario emblema di altruismo e generosità.</p>
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		<title>Michelangelo Convertino, il fotografo del food :«Uno scatto traduce i sapori in immagini»</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/11/15/michelangelo-convertino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Patrizia Nettis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2021 07:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[foodphotography]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[fotografo]]></category>
		<category><![CDATA[Michelangelo Convertino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Michelangelo Convertino ha 29 anni e di professione è fotografo pubblicitario specializzato nel food. Qualche mese fa è stato scelto come componente della giuria di «Masterchef» per una puntata speciale tutta dedicata alla fotografia food. Convertino, originario di Alberobello, la Capitale dei Trulli che quest’anno festeggia i 25 anni del riconoscimento Unesco, è stato contattato...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Michelangelo Convertino</strong> ha 29 anni e di professione è fotografo pubblicitario specializzato nel food. Qualche mese fa è stato scelto come componente della giuria di <strong>«Masterchef»</strong> per una puntata speciale tutta dedicata alla fotografia food.</p>
<p><strong>Convertino</strong>, originario di <strong>Alberobello, la Capitale dei Trulli</strong> che quest’anno festeggia i 25 anni del riconoscimento Unesco, è stato contattato dalla redazione di Sky come professionista tra i migliori in Italia. Nella puntata di cui è stato protagonista ha dialogato con gli chef <strong>Locatelli</strong>, <strong>Barbieri</strong>, <strong>Cannavacciulo</strong> valutando i piatti in gara da un punto di vista fotografico.</p>
<p>Convertino nel suo percorso di studi si è specializzato in grafica pubblicitaria e marketing poi si è avvicinato alla fotografia ed è stato rapito dal settore del food e beverage. <strong>«Scattare foto al cibo, al buon cibo, è quello che amo fare»</strong>, dice.</p>
<p>L’obiettivo principale di un buon fotografo food è quello di esaltare a tal punto un piatto, una pietanza, un buon bicchiere di vino da renderlo una vera e propria opera d’arte.</p>
<p>«Essere un fotografo food vuol dire conoscere il mondo della cucina – spiega Convertino – stimolare continuamente la propria fantasia per non essere ripetitivo; padroneggiare in maniera impeccabile gli aspetti tecnici della fotografia; essere in grado di catturare l’angolazione migliore in qualsiasi spazio, lavorare molto per rendere la pietanza più appetibile alla vista».</p>
<p><strong>Convertino</strong> collabora con diverse riviste e l’anno scorso ha realizzato gli scatti delle ricette di <strong>«Food Art»</strong>, libro che unisce cibo e fotografia, realizzato grazie alla collaborazione tra due partner di eccellenza: Unilever Food Solutions e Federazione Italiana Cuochi.</p>
<p><strong>Ma quali sono gli ingredienti essenziali per fotografare un piatto in modo perfetto?</strong></p>
<p>«Ci sono diversi fattori che entrano in gioco – spiega Convertino – dalla composizione, all’inquadratura, alla finalità dell’impiattamento, all’intensità cromatica del piatto». Uno scatto diventa fotografia di un racconto: è traduzione in immagine dei sapori che lo chef ha preparato: «I dolci spesso si raccontano quasi da soli – dice il fotografo – si prestano facilmente a un’atmosfera romantica, lo stesso vale per i primi piatti». Ma anche un semplice ortaggio più diventare fonte di ispirazione se fotografato nel modo giusto: «e diventare appetibile quanto un piatto stellato». Magari non soddisfa la pancia allo stesso modo, ma può darne l’illusione.</p>
<p>Per essere un bravo fotografo non occorre necessariamente essere un bravo cuoco: «Io non cucino – ammette Convertino – ma intervengo alla conclusione del piatto, il mio lavoro è anche quello di dare suggerimenti agli chef sui livelli più opportuni della composizione». Affinché una foto riesca a saziare gli occhi e, allo stesso tempo, a far aumentare l’acquolina in bocca. Il fotografo food vuole inquadrare proprio questo obiettivo: rendere un piatto il più appetitoso possibile grazie allo scatto più buono.</p>
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