Michelangelo Convertino, il fotografo del food :«Uno scatto traduce i sapori in immagini»

Michelangelo Convertino ha 29 anni e di professione è fotografo pubblicitario specializzato nel food. Qualche mese fa è stato scelto come componente della giuria di «Masterchef» per una puntata speciale tutta dedicata alla fotografia food.

Convertino, originario di Alberobello, la Capitale dei Trulli che quest’anno festeggia i 25 anni del riconoscimento Unesco, è stato contattato dalla redazione di Sky come professionista tra i migliori in Italia. Nella puntata di cui è stato protagonista ha dialogato con gli chef Locatelli, Barbieri, Cannavacciulo valutando i piatti in gara da un punto di vista fotografico.

Convertino nel suo percorso di studi si è specializzato in grafica pubblicitaria e marketing poi si è avvicinato alla fotografia ed è stato rapito dal settore del food e beverage. «Scattare foto al cibo, al buon cibo, è quello che amo fare», dice.

L’obiettivo principale di un buon fotografo food è quello di esaltare a tal punto un piatto, una pietanza, un buon bicchiere di vino da renderlo una vera e propria opera d’arte.

«Essere un fotografo food vuol dire conoscere il mondo della cucina – spiega Convertino – stimolare continuamente la propria fantasia per non essere ripetitivo; padroneggiare in maniera impeccabile gli aspetti tecnici della fotografia; essere in grado di catturare l’angolazione migliore in qualsiasi spazio, lavorare molto per rendere la pietanza più appetibile alla vista».

Convertino collabora con diverse riviste e l’anno scorso ha realizzato gli scatti delle ricette di «Food Art», libro che unisce cibo e fotografia, realizzato grazie alla collaborazione tra due partner di eccellenza: Unilever Food Solutions e Federazione Italiana Cuochi.

Ma quali sono gli ingredienti essenziali per fotografare un piatto in modo perfetto?

«Ci sono diversi fattori che entrano in gioco – spiega Convertino – dalla composizione, all’inquadratura, alla finalità dell’impiattamento, all’intensità cromatica del piatto». Uno scatto diventa fotografia di un racconto: è traduzione in immagine dei sapori che lo chef ha preparato: «I dolci spesso si raccontano quasi da soli – dice il fotografo – si prestano facilmente a un’atmosfera romantica, lo stesso vale per i primi piatti». Ma anche un semplice ortaggio più diventare fonte di ispirazione se fotografato nel modo giusto: «e diventare appetibile quanto un piatto stellato». Magari non soddisfa la pancia allo stesso modo, ma può darne l’illusione.

Per essere un bravo fotografo non occorre necessariamente essere un bravo cuoco: «Io non cucino – ammette Convertino – ma intervengo alla conclusione del piatto, il mio lavoro è anche quello di dare suggerimenti agli chef sui livelli più opportuni della composizione». Affinché una foto riesca a saziare gli occhi e, allo stesso tempo, a far aumentare l’acquolina in bocca. Il fotografo food vuole inquadrare proprio questo obiettivo: rendere un piatto il più appetitoso possibile grazie allo scatto più buono.

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