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	<title>Nero di Troia Archivi - Pugliosità</title>
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	<title>Nero di Troia Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>Michele Biancardi: “In Puglia oltre al Primitivo c’è altro da raccontare sul vino”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[di Serena Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 08:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Biancardi]]></category>
		<category><![CDATA[Nero di Troia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se dovessimo raccontare la Puglia con un vitigno, tralasciando i soliti noti, sicuramente parleremmo di Nero di Troia e dei suoi ambasciatori. E allora facciamolo. È la volta di Michele Biancardi, che dalla Capitanata, ci racconta del vitigno in cui crede, vera e propria bandiera del suo lavoro. Siamo nell’agro di Cerignola, il più grande...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se dovessimo raccontare la Puglia con un vitigno, tralasciando i soliti noti, sicuramente parleremmo di Nero di Troia e dei suoi ambasciatori. E allora facciamolo. È la volta di <strong>Michele Biancardi</strong>, che dalla Capitanata, ci racconta del vitigno in cui crede, vera e propria bandiera del suo lavoro. Siamo nell’agro di Cerignola, il più grande d’Italia famoso per la cultivar Bella, la gigante oliva da mensa che caratterizza il territorio. È proprio qui che la tradizione conserviera e della viticoltura intensiva da tendone traina, ma non mancano piccoli spazi ameni in cui si coltiva un nuovo modo di vedere e vivere la terra, quindi anche l’uva. Piccole quantità, grandi risultati. Questo è il mood che si respira in cantina da Michele dove, tra canti gregoriani e lunghi affinamenti, il Nero di Troia si fa grande.</p>
<p>Il Nero di Troia qui, vitigno principe, sembra essere parte del Dna territoriale e forse anche delle persone, senza nessuna eccezione per Michele che ha sempre creduto su un prodotto di qualità e altamente espressivo del territorio, sin dai suoi anni di studi in agraria. “Ricordo di aver raccontato di quest’ambizione al mio professore e che, all’inizio, aveva provocato non poco scetticismo. Si, perché il Nero di troia, da sempre bistrattato, non poteva diventare più che un vino da taglio. Inutile dire che si sbagliava &#8211; afferma Michele &#8211; Ne abbiamo discusso e alla luce delle tante potenzialità riscontrate, quindi mi ha dato fiducia e carica per la mia attività”. A questo punto il giovane agronomo, a studi finiti torna a casa, nell’azienda di famiglia dove l’agricoltura fatta di oliveti e frutta, da sempre è colonna portante.</p>
<p>Con questa voglia di cambiamento inizia una nuova fase che parte da nuovi impianti, passa per la ristrutturazione della cantina destinata all’accoglienza e arrivando a nuove e buone pratiche. “Nel 2007 ho deciso di puntare su nuovi impianti di Nero di Troia – oggi corrispondenti a 5 ettari su 15 vitati in totale &#8211; per dimostrare che la Puglia, oltre il Primitivo, ha molto altro da raccontare in fatto di vino”. E così è stato. Michele ha portato la sua idea, quella di un Nero di Troia forzuto sì, ma che non “tinge il bicchiere” &#8211; come si dice in gergo &#8211; per niente piacione, come è stato definito negli anni proprio l’espressione di Capitanata. Arriva un prodotto franco e diretto, adatto per aprire la mente verso qualcosa di davvero innovativo nel panorama vitivinicolo regionale e non solo. L’unica regola però, mai snaturarsi. Per cui, assieme all’enologo Michelangelo Perrone, Biancardi ha lavorato per trasformare le sue aspettative in realtà.</p>
<p>La parola d’ordine è attenzione e musica. Attenzione verso la preservazione del corredo olfattivo al calice, assicurata dalla criomacerazione per bianchi e rosati, e un piccolo momento di appassimento per i rossi, solo in seguito un utilizzo ragionato del legno. E poi si arriva alla musica. Sì, proprio lei che fa bene al vino “messo a riposo” nella barricaia di cantina riprogettata nel 2014 per poter ospitare meglio anfore e tonneaux mai non meno di 3 o 4 anni prima di arrivare in commercio. “Oltre al classico affinamento mi sono servito anche dei canti gregoriani diffusi giorno e notte in barricaia. Un progetto che ho scelto di portare avanti alla luce di uno studio giapponese che ha dimostrato quanto e come le molecole, a seconda delle onde sonore, cambiassero e si trasformassero. Ho pensato, dato che il vino è fatto anche di acqua, questo potrebbe funzionare e magari, rendere il prodotto ancora più piacevole. Assicuro armonia al mio vino in tutti i sensi”.</p>
<p>Poi c’è la tipicità, aspetto importantissimo in fatto di vini e che oggi tiene banco anche in discussioni meno “romantiche”. Un vino deve essere espressione del suo territorio a tutti i costi. Il Nero di Troia, secondo Biancardi, rispetta questa regola preservando tannicità e forza che, secondo il vignaiolo, è il minimo comune denominatore per essere sempre riconoscibile al calice. “Il consumatore deve identificarlo così, con una tannicità importante da smussare nel tempo a favore dell’eleganza, con un colore che tende a scaricarsi velocemente. Dobbiamo pensarlo come un Barolo. Si, come un Barolo del sud Italia”. E allora possiamo ben dirlo, il Nero di Troia si sta finalmente, prendendo il suo spazio, ma c’è ancora tanta strada da percorrere e la direzione è giusta. “Vedo che molti produttori di Nero di Troia stanno cercando di dare la loro impronta personale al vino, pur sempre rispettandolo e non guardando ad altri modelli. È importante però, che venga sempre preservato il suo charme verso il consumatore che ne deve essere incantato dalla vista fino al gusto”.  Il consumatore, proprio colui che guida il mercato e che guarda sempre più ai prodotti di nicchia. Il Nero di Troia ben si presta a questa opportunità, ma cosa c’è nel suo futuro è, per diversi tratti, ancora un mistero. “Vedo in aumento il numero di bottiglie e di impianti in generale. E anche nel mio presente e futuro vedo ancora più Nero di Troia – conclude Biancardi- Con la nuova etichetta Utopia (un’edizione limitata da 1000 bottiglie di Nero di Troia in purezza) racconto come l’appassimento di quest’uva riesca ad ingentilire il vino senza snaturare le caratteristiche del vitigno in alcun modo. È un prodotto che si posiziona sul mercato degli appassionati consapevoli in cerca di nuove espressioni del vitigno. Ora siamo fuori con la 2017 ed è la dimostrazione di quanto il Nero di Troia possa restare in forma ancora per anni”.</p>
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		<title>Michela Manduano con la Mandwinery porta in bottiglia il buono di Cerignola</title>
		<link>https://pugliosita.it/2023/03/29/michela-manduano-con-la-mandwinery-porta-in-bottiglia-il-buono-di-cerignola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 06:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[Cerignola]]></category>
		<category><![CDATA[Mindwinery]]></category>
		<category><![CDATA[Nero di Troia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Produrre vino è un’attività affascinante ma allo stesso tempo complicata, poi se non è una professione tramandata dalla propria famiglia l’impresa diventa più ardua. Questo di certo non è stato un limite per Michela Manduano, che insieme al fratello Vito ha deciso nel 2021 di dare il via alla propria realtà vitivinicola, la “Mandwinery”, entrando...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Produrre vino è un’attività affascinante ma allo stesso tempo complicata, poi se non è una professione tramandata dalla propria famiglia l’impresa diventa più ardua. Questo di certo non è stato un limite per <strong>Michela Manduano</strong>, che insieme al fratello <strong>Vito</strong> ha deciso nel 2021 di dare il via alla propria realtà vitivinicola, la <strong>“Mandwinery”</strong>, entrando in punta di piedi in un settore nuovo per entrambi. Il vino ha accompagnato le estati spensierate della loro infanzia grazie al nonno che si dilettava a produrlo in garage, una costante comune a molti pugliesi. La famiglia Manduano opera a Cerignola nel settore dei rifiuti, Michela e Vito, nonostante i rispettivi impegni lavorativi nell’azienda del papà hanno deciso di costruire qualcosa che fosse loro, rendendo realtà quella passione per la terra ereditata dai nonni. Michela è una donna determinata dalle idee chiare che persegue con tenacia gli obiettivi prefissati. In questa nuova sfida non è sola, ma ha sempre al suo fianco il fratello e anche <strong>Giuseppe Colopi</strong>, il loro enologo, che ha deciso di abbracciare a pieno questo progetto, diventandone parte integrante. Il Nero di Troia è il vitigno principe di questa zona della Puglia, che hanno deciso di produrre per raccontare attraverso le bottiglie il forte spirito d’appartenenza che li lega all’agro di Cerignola.</p>
<p><strong>Come nasce la vostra avventura nel mondo del vino?</strong></p>
<p>La società agricola è stata fondata dieci anni fa da parte della mia famiglia, io e mio fratello Vito nel 2021 decidiamo di investire in 35 ettari tra vigneti e ulivi. La passione per il mondo del vino ci è stata trasmessa dai nostri nonni, uno era agricoltore e l’altro si dilettava durante le estati a produrre il proprio vino, ne era così orgoglioso. L’incontro fortunato con il nostro enologo Giuseppe Colopi ha permesso alle nostre idee di trasformarsi in bottiglie in grado di raccontare il nostro territorio.</p>
<p><strong>Lo scrittore francese Jules Verne scrisse il romanzo “Il giro del Mondo in ottanta giorni”. Voi nello stesso tempo avete realizzato un vino a cui siete particolarmente legati. Ci racconti come nasce?</strong></p>
<p>Volevamo imbottigliare a dicembre del 2021, l’anno della nostra prima vendemmia, così nasce la nostra prima etichetta, “Ottantadì”, vino preparato in ottanta giorni che grazie alla sapienza del nostro enologo è riuscito da subito a regalarci tante soddisfazioni. L’etichetta riproduce una sequenza di fosse granarie, tipiche della zona, che durante la seconda guerra mondiale fungevano da rifugio  e venivano utilizzate per conservare le scorte alimentari. Dopo un leggero appassimento dell’uva nasce un vino dal colore rubino contornato da riflessi violacei, al naso intriga grazie alle note di frutti rossi e a quell’intenso profumo di violette, in sottofondo note speziate di cardamomo e noce moscata definiscono il quadro aromatico. L’assaggio conferma le buone percezioni del naso regalando equilibro e buona bevibilità. Questo vino è un omaggio al nostro Sud e i riscontri positivi ottenuti ci hanno spinto a produrre un rosato sempre da Nero di Troia, il nostro “Bisciù”, e il “Marì”, il vino bianco da uva Chardonnay. Ad Aprile vorremmo realizzare altre due etichette, una da Negroamaro e l’altra da Nero di Troia, al momento non siamo certi di riuscire a imbottigliare ma siamo sicuri che questi altri due vini andranno ad ampliare la nostra selezione.</p>
<p><strong>Qual è l’anima bella di Cerignola che spesso non viene raccontata?</strong></p>
<p>Le nostre antiche fosse granarie che si trovano al centro del paese e sono davvero ben conservate. Siamo talmente legati a questo luogo da aver deciso di realizzare un’etichetta dedicata a loro.</p>
<p><strong>Essere imprenditori vi ha facilitato in questa nuova esperienza?</strong></p>
<p>Secondo me è importante avere un’esperienza alle spalle, noi rischiamo e investiamo, questo è quello che si chiede anche nel mondo del vino.</p>
<p><strong>Quali ruoli ricoprite tu e tuo fratello nell’attività vinicola?</strong></p>
<p>Vito si occupa delle mansioni legate alla campagna, io invece mi interesso degli aspetti amministrativi, Giuseppe Colopi realizza il vino e Federica Cecchi è la nostra fidata collaboratrice che ci ha aiutato a realizzare tutte le etichette.</p>
<p><strong>Perché hai deciso di far parte dell’associazione Le Donne del Vino Puglia?</strong></p>
<p>Dal 2022 ne faccio parte perché credo tanto nella validità di questa associazione e sono onorata di essere una Donna del vino di Puglia.</p>
<p><strong>Da poco è arrivata anche una produzione limitata di bottiglie d’olio?</strong></p>
<p>Si, sono delle bottiglie dal numero limitato di olio extra vergine d’oliva da Coratina 100% di grande qualità. Ho deciso di chiamarlo “Addurè” che nel nostro dialetto significa “odorare”, è un olio dal sapore piccante ed erbaceo, produrlo era un mio desiderio e sono fiera della squadra che mi accompagna.</p>
<p><strong>Per il futuro a cosa mirate?</strong></p>
<p>Pianteremo degli alberelli di Nero di Troia e amplieremo la gamma di bottiglie d’olio, il percorso sarà sicuramente in salita, ma io sono molto decisa nel volerlo percorrere.</p>
<p><strong>Hai incontrato un ambiente collaborativo con gli altri vostri colleghi?</strong></p>
<p>Devo dire che siamo stati accolti bene e oggi insieme all’ATS, l’associazione che si occupa della realizzazione della Doc Rosso di Cerignola, siamo una bella squadra che lavora condividendo un obiettivo comune.</p>
<p><strong>Che donna sei?</strong></p>
<p>Fino a qualche anno fa il mondo del vino sembrava un settore solo per uomini, io mi ritengo una donna determinata che sa ciò che vuole e la mia intraprendenza credo sia il mio punto di forza.</p>
<p><strong>Come ti vedi fra dieci anni?</strong></p>
<p>Mi vedo sempre più impegnata in questo settore e darò il massimo per realizzare gli obiettivi imposti.</p>
<p><strong>Se chiudi gli occhi e pensi alla Puglia che immagine ti appare alla mente?</strong></p>
<p>Il mare.</p>
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		<title>Il Nero di Troia di Leonardo Pallotta è un inno alla terra</title>
		<link>https://pugliosita.it/2023/02/10/il-nero-di-troia-di-leonardo-pallotta-e-un-inno-alla-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Luca Grippo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 07:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grippo di Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Cantine Pallotta]]></category>
		<category><![CDATA[Nero di Troia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’assaggio di questo Nero di Troia San Severo mi porta al piacere unico di afferrare ricordi di una vita passata, quando da ragazzino vivevo in Puglia. Bruscamente si può così godere nella realtà, la bellezza dell’immaginazione. Quando ho parlato per la prima volta con Leonardo Pallotta mi sembrava che lui stesso fosse l’oggetto del suo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’assaggio di questo Nero di Troia San Severo mi porta al piacere unico di afferrare ricordi di una vita passata, quando da ragazzino vivevo in Puglia. Bruscamente si può così godere nella realtà, la bellezza dell’immaginazione.</p>
<p>Quando ho parlato per la prima volta con Leonardo Pallotta mi sembrava che lui stesso fosse l’oggetto del suo vino. Tutte quelle riflessioni schiette, da spirito battagliero, che parola dopo parola esaltavano nel discorso la mia ragione, cominciavano subito dopo ad apparirmi intellegibili nel calice, così diretto, vero, senza fronzoli. Il suo vino è un inno alla terra, che mi porta a pensare ad un’esistenza anteriore della varietà a prima che fosse castigata alla produzione di vini “fortificanti” da taglio. Ebbene è come il Donna Clelia che lo immagino il Nero di Troia atavico, vicino per qualità alle grandi etichette del mondo, che non ti fa smettere facilmente di ragionare su ciò che hai appena assaggiato. Con un rosso così mi domando quante sfaccettature possa avere il Nero di Troia, e come sia bello e caleidoscopico uno dei vitigni meno conosciuti d’Italia che qui, a San Severo, cresce su una terra imbevuta della salubrità del vento. Vento di Scirocco che spira dal Golfo di Manfredonia, e più fresco dal Lago di Lesina. Un suolo pregiato, calcareo, vivificato dall’aria marina.</p>
<p><strong>Nero di Troia San Severo Donna Clelia 2016 PALLOTTA </strong></p>
<p><strong>Nero di Troia 100% &#8211; € 35</strong></p>
<p>Il colore rubino dalle nuance granato è indizio di splendida terziarizzazione. Naso affascinante, ampio come un caloroso abbraccio che sa di marasca e amarena succosa, cuoio e tabacco scuro, radici, liquirizia, toni fumé gentili. La bocca piena e dalla freschezza argentina, schiera tannini vispi ed integrati che ben accompagnano la rispondenza di spezie e fumo. È vino di grande personalità.</p>
<p>La sua dimestichezza nell’abbinamento a tavola è eccezionale: è sicuramente da provare sulla soppressata dell&#8217;Appennino Dauno e sullo stracotto di manzo.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="29nbRjwmzC"><p><a href="http://www.cantinepallotta.com/wp/">Homepage</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Homepage&#8221; &#8212; Cantine Pallotta" src="http://www.cantinepallotta.com/wp/embed/#?secret=29nbRjwmzC" data-secret="29nbRjwmzC" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Instagram <a href="https://www.instagram.com/lugrippo/">@lugrippo</a></p>
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		<title>“Dandy”, il Nero di Troia dallo stile elegante e accattivante</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/09/03/dandy-il-nero-di-troia-dallo-stile-elegante-e-accattivante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2022 06:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Dandy]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzone]]></category>
		<category><![CDATA[Nero di Troia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Nero di Troia è stato spesso considerato come se fosse un vitigno figlio di un Dio minore, in opposizione all’enorme successo ottenuto dal Primitivo di Manduria e dal Negroamaro, che negli anni hanno saputo conquistare le tavole e i palati di tutto il mondo. Negli ultimi tempi, complice la lungimiranza di molti produttori, unita...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Nero di Troia è stato spesso considerato come se fosse un vitigno figlio di un Dio minore, in opposizione all’enorme successo ottenuto dal Primitivo di Manduria e dal Negroamaro, che negli anni hanno saputo conquistare le tavole e i palati di tutto il mondo. Negli ultimi tempi, complice la lungimiranza di molti produttori, unita alla perseveranza di diversi comunicatori del vino, il Nero di Troia sta ottenendo l’attenzione e il riconoscimento che merita. Questo vitigno dalla forte carica polifenolica che gli conferisce un colore intenso viene coltivato in tutta la Puglia, prediligendo le zone delle città di Barletta, Cerignola e Lucera, oltre che nel comune di Troia da cui trae il nome.</p>
<p>È presente in molte Doc pugliesi, tra cui il Cacc’e mmitte di Lucera, Castel del Monte, <a href="https://www.quattrocalici.it/denominazioni/orta-nova-doc/">Orta Nova</a>, <a href="https://www.quattrocalici.it/denominazioni/rosso-barletta-doc/">Rosso Barletta</a>, <a href="https://www.quattrocalici.it/denominazioni/rosso-canosa-doc/">Rosso Canosa</a> e <a href="https://www.quattrocalici.it/denominazioni/rosso-di-cerignola-doc/">Rosso di Cerignola</a>. Eleganza, bagaglio olfattivo interessante con spiccati sentori speziati uniti alla grande capacità di affinamento gli determinano l’appellativo di “Barolo del Sud”. Per i puristi della vite pugliese questa definizione non è conforme alla volontà di restituire al Nero di Troia l’unicità che lo contraddistingue, facendogli ancorare le radici nella terra pugliese, dalla quale trae vita e identità.</p>
<p>Tra i produttori lungimiranti si colloca anche <strong>Francesco Mazzone</strong> che con la sua cantina dall’agro di Ruvo di Puglia coltiva e produce un Nero di Troia dalle caratteristiche fortemente identificative. Il vino selezionato per rappresentare l’evoluzione qualitativa che il Nero di Troia ha avuto nel corso di questi anni è un’etichetta in particolare prodotta proprio dall’azienda agricola Mazzone. <strong>“Dandy”</strong>, questo il nome della bottiglia scelta che come ci riferisce lo stesso Francesco nasce con l’intento di realizzare un’etichetta accattivante, da destinare soprattutto al consumo al calice, l’immagine posta in bottiglia della figura di un Dandy vuole sottolineare lo stile elegante e fuori dal comune di questo rosato.</p>
<p><strong>Dandy Nero di Troia Igp Rosato Murgia 2021 </strong></p>
<p>Alla vista le sfumature cromatiche fanno scoccare la scintilla per questo vino che è capace di far innamorare già al primo sorso. Il classico rosa cerasuolo è intervallato da tessiture più violacee e al naso si fanno largo i sentori fruttati di ciliegia, fragole e ribes che compongono un mosaico di profumi che ben si interseca alle note più speziate e floreali. Al palato il giusto equilibrio raggiunto tra la nota acida e quella sapida rende armonico il sorso. Caldo e avvolgente riesce a regalare sensazioni piacevoli di freschezza per un sorso persistente. In questi giorni ci si sta preparando per la nuova vendemmia eseguita rigorosamente a mano con un’incognita dettata dal caldo eccessivo di questa estate. Il Nero di Troia è un vitigno che non tollera le temperature eccessivamente alte e quindi sarà un gioco di forza e maestria nel riuscire ad addomesticarlo. La bottiglia al ristorante ha un prezzo che oscilla tra i sedici e diciotto euro e tra i dieci e i dodici euro a scaffale.</p>
<p>Perfetto in abbinamento con uno spaghetto alle cozze o con il classico ciambotto di mare, la sua struttura così vigorosa saprà reggere un piatto articolato senza nessun tipo di esitazione. Molto importante è la temperatura di servizio che per questo vino si attesta intorno agli otto gradi che sapranno esaltare i profumi rendendo piacevole l’assaggio.</p>
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		<title>Roberto Perrone Capano: “La Cantina Santa Lucia è un ricordo di felicità familiare”</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/08/11/roberto-perrone-capano-la-cantina-santa-lucia-e-un-ricordo-di-felicita-familiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2022 06:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Cantina Santa Lucia]]></category>
		<category><![CDATA[Corato]]></category>
		<category><![CDATA[Nero di Troia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Duecento anni di storia raccontano altrettanti anni di vita vissuta, di esistenze che si intrecciano allo scorrere del tempo, tra esperienze, sentimenti e avvenimenti incisi nei ricordi. La cantina Santa Lucia testimonia con i suoi duecento anni di vita l’avvicendarsi delle diverse generazioni, le vendemmie passate e i vini che rispecchiano il territorio d’appartenenza. La...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/08/11/roberto-perrone-capano-la-cantina-santa-lucia-e-un-ricordo-di-felicita-familiare/">Roberto Perrone Capano: “La Cantina Santa Lucia è un ricordo di felicità familiare”</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Duecento anni di storia raccontano altrettanti anni di vita vissuta, di esistenze che si intrecciano allo scorrere del tempo, tra esperienze, sentimenti e avvenimenti incisi nei ricordi. La cantina Santa Lucia testimonia con i suoi duecento anni di vita l’avvicendarsi delle diverse generazioni, le vendemmie passate e i vini che rispecchiano il territorio d’appartenenza. La cantina sorge ad ovest di Corato e produce solo vini provenienti dai propri vitigni autoctoni, 14 di proprietà, dislocati fra le colline della Murgia del nord barese. <strong>Roberto Perrone Capano</strong>, attuale proprietario dell’azienda agricola, non si è perso una vendemmia, vivendo sin dai primi anni della sua infanzia il rito del “fare il vino” come un affare di famiglia. Il vitigno principe è il <strong>Nero di Troia</strong>, a cui si affiancano il <strong>Bombino Nero </strong>e il <strong>Fiano</strong>. A queste produzioni, si aggiungono alcune migliaia di bottiglie di <strong>olio extra vergine d&#8217;oliva da monocultivar Coratina</strong>, le cui piante fungono da cinta frangivento al vigneto. Dal 2016 l&#8217;azienda agricola può fregiarsi della certificazione di <strong>agricoltura biologica</strong>.</p>
<p>A guidare le attività enoiche ci sono <strong>l&#8217;agronomo Alfredo Tocchini</strong>, <strong>l&#8217;enologa Emilia Tartaglione </strong>e il<strong> cantiniere Antonio Zitoli</strong>, ultima generazione di una famiglia legata a doppio filo da molti decenni con il destino della tenuta Perrone Capano. La cantina Santa Lucia è fatta di storie secolari, in cui i rapporti personali contano tanto quanto il vino.</p>
<p><strong>Duecento anni di storia, ha sentito addosso il peso della responsabilità?</strong></p>
<p>In alcune fasi della vita aziendale si, oggi no, sono una spinta a continuare ad andare avanti. Ammetto che ci sono stati momenti difficili a livello commerciale, che oggi sono solo ricordi perché una piccola azienda è come una spugna più produci e più ti assorbe. Io non ho mai preso uno stipendio dalla cantina e ora mi sento un testimone nel portare avanti questa lunga storia, un domani toccherà chissà forse alle mie figlie anche se al momento sembrano aver indirizzato la propria vita professionale altrove.</p>
<p><strong>Il Nero di Troia è il vostro vitigno principe, sembra che il settore ne stia apprezzandola sua unicità, per voi cosa rappresenta?</strong></p>
<p>Una bella sfida. Fuori dalla Puglia è difficile che un cliente scelga una bottiglia di Nero di Troia quindi c’è bisogno di una spinta da parte di chi lo vende e quindi proporlo risulta più faticoso. Paradossalmente lo vendiamo bene all’estero e ovviamente anche in Puglia. Manca una comunicazione che lavori in modo complessivo nel portarci avanti, siamo più dei solisti, invece, bisognerebbe che noi produttori suonassimo come se fossimo un’orchestra.</p>
<p><strong>I mercati stranieri apprezzano i vostri vini?</strong></p>
<p>All’estero l’Italia è vista come un piccolo Paese, se il vino proviene dal nord o dal sud non interessa, l’importante che sia buono e che abbia il giusto prezzo. Quest’anno abbiamo inviato i nostri campioni in Australia, Giappone, Corea e Canada e abbiamo avuto quattro riscontri positivi. Da noi c’è ancora qualche importatore che si lascia guidare dal sentito dire. La nostra produzione ammonta sulle cinquanta mila bottiglie e il Nero di Troia rappresenta quasi la metà dell’intera produzione, l’etichetta “Il Melograno”, che è il nostro rosso base ha attirato l’attenzione sulla nostra realtà.</p>
<p><strong>Potrebbe aumentare la vostra produzione?</strong></p>
<p>Finché non ho lo staffettista successivo non investo su nuova terra e le uve non le compro da altri. Al momento le mie figlie hanno intrapreso un percorso formativo differente, in fondo anch’io ho studiato economia ma con le giuste informazioni sono entrato in questo mondo.</p>
<p><strong>È difficile avere alla guida della cantina un’enologa, perché voi avete fatto questa scelta?</strong></p>
<p>All’inizio è stato un consiglio di Paolo Caciorgna, il mio enologo di riferimento, che mi ha proposto Emilia Tartaglione, che era stata anche una sua allieva, in seguito è stata brava lei a farsi accettare e non ce la lasciamo scappare. Non era scontato ed è riuscita a conquistare la mia mia fiducia direttamente sul campo, inoltre si è confrontata con il Nero di Troia, un vitigno maschio e un po&#8217; “bastardo”, che nelle annate difficile è complicato imbottigliare. Una donna è riuscita a domarlo con grandi risultati.</p>
<p><strong>Lei è nato in questa realtà quali sono i ricordi legati alla sua infanzia?</strong></p>
<p>Ho 62 anni e nella mia vita forse avrò saltato un’unica vendemmia, quando ero piccolo le scuole riaprivano il 15 ottobre e quindi dalla loro chiusura trascorrevo mesi interi in campagna. I ricordi sono legati al senso di libertà, a 8 anni guidavo il trattore e la macchina, ho in mente un pensiero di felicità familiare che aiuta nei momenti di difficoltà. La casa, dove accogliamo i nostri ospiti per le degustazioni ha uno stile liberty, dove si percepisce un’aria di famiglia profonda e stratificata negli anni ogni perché ogni generazione ha aggiunto qualcosa.</p>
<p><strong>Com’è cambiato il modo di fare vino in Puglia?</strong></p>
<p>Diciamo che c’è stata una rivoluzione, se per mio padre l’importante era fare il vino, acquistando macchinari nuovi essendo un appassionato di tecnologia, io, invece, compravo vitigni tradizionali ed ho puntato sul biologico. Una bella sfida e finché ho il testimone in mano me lo godo. Con l’arrivo di Paolo Caciorgna abbiamo avuto in cantina un cambio pagina e ora con Emilia Tartaglione continuiamo a percorrere la strada che era stata tracciata da Paolo.</p>
<p><strong>Avete avuto difficoltà anche voi a reperire le materie prime per imbottigliare?</strong></p>
<p>Ho avuto difficoltà con il vetro ma questo non ci ha fermato.</p>
<p><strong>Chiudendo gli occhi qual è l’immagine che le viene in mente?</strong></p>
<p>Penso subito al Nero di Troia, ai suoi profumi intensi di frutti di rossi e alla delicatezza delle fragoline di bosco. Il nostro rosato ha un profumo accattivante, se non sapessi cosa ci fosse nei miei terreni penserei che ho fatto fermentare le fragoline nel vino.</p>
<p><strong>La Gazza Ladra Puglia I.g.p. Bianco, Fiano 2021</strong> Colore giallo paglierino contornato da sfumature dorate, al naso sorprende per la varietà di profumi percepiti. I frutti tropicali emergono con evidenza, ananas, mango e papaya in testa, i frutti gialli si intervallano in una macedonia di frutta dalle note intense. Al sorso soddisfa per il suo equilibrio e per la facile beva che invoglia a un altro sorso e a un altro ancora.</p>
<p><strong>Fior di Ribes Castel del Monte D.o.c.g. Rosato, Bombino Nero 2021 </strong>Agli occhi ammalia con il suo colore rosa brillante dai riflessi diamantati. Un vortice di profumi si sussegue in sintonia, frutti rossi, ribes, lamponi e fragoline di bosco sono il tratto d’istintivo di questo vino. Il primo sorso conquista e conferma le piacevoli percezioni percepite al naso. La freschezza regala struttura e il finale lungo s’imprime alla mente.</p>
<p><strong>Il Melograno Castel del Monte D.o.c. Rosso 2019 </strong>Nero di Troia in purezza per un vino fresco e dinamico dalla verve inconfondibile. Colore rosso rubino brillante e naso accattivante, note fruttate e floreali si intersecano in una danza armonica. Al sorso la freschezza e l’equilibrio raggiunto regalano un sorso piacevole e prolungato sul finale.</p>
<p><strong> </strong><strong>Le More Riserva Castel del Monte D.o.c.g. Rosso 2017 </strong>Nero di Troia in purezza per questo vino dal colore rosso rubino compatto. Il ventaglio olfattivo vira tra le note fruttate di visciole, prugne, ai sentori floreali di viola mammola fino a toccare le note speziate più dolci, dal cardamomo alle stecche di cannella. Tannino elegante per un vino che al palato conferma la capacità di questo vitigno di reggere lo scorrere del tempo. Oggi il sorso è ricco e fra cinque anni saprà regalare un’eleganza infinita.</p>
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		<title>Leonardo Pallotta, l’architetto del vino che dona nuova espressione al Nero di Troia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/02/11/leonardo-pallotta-larchitetto-del-vino-che-dona-nuova-espressione-al-nero-di-troia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2022 07:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Pellotta]]></category>
		<category><![CDATA[Nero di Troia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leonardo Pallotta è da quarant’anni che fa vino e  dal 2012 ha iniziato a produrlo ufficialmente con la sua cantina e con le sue etichette, portando avanti una volontà precisa, produrre il Nero di Troia più buono di Puglia.  Leonardo Pallotta non nasce vignaiolo ma lo diventa, alternando a questa strada quella dell’architettura, perché lui...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/02/11/leonardo-pallotta-larchitetto-del-vino-che-dona-nuova-espressione-al-nero-di-troia/">Leonardo Pallotta, l’architetto del vino che dona nuova espressione al Nero di Troia</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Leonardo Pallotta </strong>è da quarant’anni che fa vino e  dal 2012 ha iniziato a produrlo ufficialmente con la sua cantina e con le sue etichette, portando avanti una volontà precisa, produrre il Nero di Troia più buono di Puglia.  <strong>Leonardo Pallotta</strong> non nasce vignaiolo ma lo diventa, alternando a questa strada quella dell’architettura, perché lui ha studiato proprio per essere un architetto, fino a quando, poi,  la passione per il vino ha preso il sopravvento, sbaragliando i suoi programmi di vita. Un ettaro nell’agro di San Severo, dove  poter scuotere le sorti del Nero di Troia della Daunia per farne apprezzare doti e caratteristiche intrinseche di questo vitigno autoctono  pugliese.</p>
<p>Ambizioso, caparbio e lungimirante questo è <strong>Leonardo Pallotta</strong>, che punta a far diventare il Nero di Troia “il Barolo del Sud” e i riscontri positivi ottenuti durante i primi dieci anni d’attività dimostrano che ha percorso la strada giusta.  «Nel 2003 ho iniziato a produrre il Nero di Troia e sono rimasto sconvolto dal suo potenziale e così ho deciso di puntare tutto su questo  vitigno autoctono per portarlo alla sua massima espressività. La mia fortuna dipende anche dai miei terreni calcarei collocati ai piedi del Gargano e accarezzati dai venti di aria salmastra».</p>
<p><strong>Quest’anno ricorrono i dieci anni dalla nascita della cantina, puoi fare già un bilancio?</strong></p>
<p>Oggi sono felicissimo anche se devo ammettere che mi sono trovato ad affrontare periodi complicati, ho incominciato durante il periodo della crisi economica e quando iniziavo realmente a farmi conoscere è arrivato il Covid. Nonostante tutto sono riuscito a entrare nelle guide più importanti d’Italia, nel giro degli ultimi cinque anni ho ottenuto una crescita pazzesca, cosa che ad altri capita dopo decenni. Diciamo che ho sempre avuto dimestichezza con il lavoro in vigna perché dalla morte di mio padre, ormai dal 1986, ho sempre curato io le vigne. Il passaggio da amatoriale a professionista non è stato poi così facile.</p>
<p><strong>A quanto ammonta  la produzione complessiva? </strong></p>
<p>Mi attesto sulle sei mila e cinquecento bottiglie in totale, tre mila sono solo le diverse tipologie di Nero di Troia, con i rosati arrivo al massimo a mille. Una produzione di nicchia e limitata che vede una resa al di sotto dei cento quintali per ettaro , per la 2021 siamo sui settanta quintali per ettaro,  invece, a confronto con gli altri che ne producono anche quattrocento quintali, per ettaro la mia produzione è da considerarsi una briciola. In vigna c’è un’attenzione maniacale, durante l’inverno con le potatura secca fino a giungere quella verde del periodo primaverile.</p>
<p><strong>In cantina e in vigna ci sei sempre e solo tu? </strong></p>
<p>Dalla vigna alla commercializzazione sono io che mi occupo di tutto, in cantina sono affiancato dal bravo enologo e amico, Cristoforo Pastore.  La sede dell’attuale cantina è quella  appartenuta a mio padre, che ho restaurato,  realizzando un altro locale dedicato alla trasformazione dell’ uva e all’affinamento nelle barrique.</p>
<p><strong>Dal futuro cosa i aspetti?</strong></p>
<p>Con tutto quello che ho dovuto affrontare avere una crescita così positiva devo dire che non me l’aspettavo e quindi per il futuro cerco di mantenere le conquiste raggiunte. Il nostro territorio è stato bistrattato da noi stessi e siamo noi a dover invertire la rotta per imboccare la strada verso il cambiamento. Amo fare delle cose estreme con i miei vini e resto incredulo davanti  a certi risultati. Mai dire mai nel crescere anche sul numero di bottiglie potrei spingermi alle 10 mila bottiglie, può essere che ci penso.  Mi premeva far conoscere il mio territorio attraverso i miei vini e ci sto riuscendo.</p>
<p><strong>I Tre Volti Rosso San Severo 2019</strong></p>
<p>Rosso rubino con sottili venature trasparenti per questo Nero di Troia arricchito da una piccola percentuale di Montepulciano. I Profumi intensi di frutta rossa e ciliegie sotto spirito sono intervallati da manciate di spezie.  Al sorso un tannino delicato accarezza il palato, mostrando il suo equilibrio e la sua lunga persistenza.  “I Tre Volti” rappresenta la linea base delle cantine Pallotta disponibile nella versione Bianco, Roso e Rosato.</p>
<p><strong>Donna Clelia 2013 Dop San Severo</strong></p>
<p>Rosso rubino dai contorni granati, vino profondo, dove l’intento iniziale del produttore, cioè quello di far emergere la vera naura del Nero di Troia con questa etichetta centra l’obiettivo. Il vino matura in acciaio, affina in barrique di secondo passaggio per un anno per poi riposare in bottiglia per altri dodici mesi.  Al naso si percepiscono sentori di visciole, pot- pourri di fiori secchi e nuance speziate come: chiodi di garofano e pepe nero. Sorso pieno ed equilibrato, che evidenzia una bella eleganza contornata da una spalla acida su un finale che dura all’infinito.  Nel 2022 per festeggiare il primo decennio di vita della cantina sarà in commercio il primo Nero di Troia Riserva con oltre trenta mesi di affinamento.</p>
<p><strong>Donna Clelia Rosato Dop San Severo 2019</strong></p>
<p>Il colore rosa cerasuolo ammalia alla vista e i profumi percepiti proseguono a colpire piacevolmente anche all’olfatto, vino schietto dotato di una bella acidità, dove si notano i sentori agrumati di pompelmo rosa e fragoline di bosco. Sorso deciso e ben equilibrato per questo Nero di Troia in purezza lavorato in acciaio.</p>
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		<title>Mazzone, un legame di famiglia al sapore di Nero di Troia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/10/15/mazzone-un-legame-di-famiglia-al-sapore-di-nero-di-troia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Luca Grippo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2021 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grippo di Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Filotorto]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzone]]></category>
		<category><![CDATA[Nero di Troia]]></category>
		<category><![CDATA[Ruvo di Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per i Mazzone è come se ci fosse da un lato la famiglia dall’altro il resto del mondo. È fortissimo il rapporto che li lega, come indissolubile è quello tra loro e il Nero di Troia, che appare con una tonalità simbiotica con la loro campagna Ruvese. Nella storia di casa un legame di sangue...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2021/10/15/mazzone-un-legame-di-famiglia-al-sapore-di-nero-di-troia/">Mazzone, un legame di famiglia al sapore di Nero di Troia</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per i <strong>Mazzone</strong> è come se ci fosse da un lato la famiglia dall’altro il resto del mondo. È fortissimo il rapporto che li lega, come indissolubile è quello tra loro e il Nero di Troia, che appare con una tonalità simbiotica con la loro campagna Ruvese. Nella storia di casa un legame di sangue con la viticoltura, e con Francesco il fascino di non vendere più le uve raccolte ma di vinificarle con competenza e maestria. Ed è così che si incontra un terroir pregiato in una delle zone di Puglia più ricche di storia, che da sé vale il viaggio, tra natura, antichità e buona cucina della tradizione di <strong>Ruvo di Puglia</strong>.</p>
<p>Il Nero di Troia è varietà nobile che apprezzo moltissimo, e fa parte della mia personale rosa di quei vitigni che difenderò a vita e che mi procura forte irritazione perché meriterebbe maggiore spazio ed attenzioni, non lei mi arreca risentimento, ci mancherebbe, ma i tanti orbi che popolano il mondo talvolta cieco del vino. Francesco sta facendo un ottimo lavoro con il suo <strong>Filotorto</strong>, un rosso armonico e di bella orchestrazione, con un corpus narrativo fatto di tannino dolce e struttura calibrata, un vino tutto da gustare.</p>
<p><strong>Nero di Troia </strong><strong>Filotorto 2014 MAZZONE </strong></p>
<p><strong>Nero di Troia 100% &#8211; € 20</strong></p>
<p>Rubino denso. Ugualmente al naso si dona con decisa coesione d’aromi che sanno di frutta rossa e nera ben matura, erbe aromatiche e tabacco da sniffo, impuntature di viola e spezie dolci. Il sorso, sebbene strutturato, appare quasi leggiadro grazie ad un tannino ottimamente estratto che accarezza la massa ed una precisa interazione fresco-sapida. Durevole il finale che ripercorre a dovere lo spettro olfattivo.</p>
<p>Straordinario sulla braciola alla barese.</p>
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<p><a href="https://www.aziendamazzone.it/">https://www.aziendamazzone.it/</a></p>
<p><a href="https://lucagrippo.it/">https://lucagrippo.it/</a></p>
<p>Instagram <a href="https://www.instagram.com/lugrippo/">@lugrippo</a></p>
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