Roberto Perrone Capano: “La Cantina Santa Lucia è un ricordo di felicità familiare”

Duecento anni di storia raccontano altrettanti anni di vita vissuta, di esistenze che si intrecciano allo scorrere del tempo, tra esperienze, sentimenti e avvenimenti incisi nei ricordi. La cantina Santa Lucia testimonia con i suoi duecento anni di vita l’avvicendarsi delle diverse generazioni, le vendemmie passate e i vini che rispecchiano il territorio d’appartenenza. La cantina sorge ad ovest di Corato e produce solo vini provenienti dai propri vitigni autoctoni, 14 di proprietà, dislocati fra le colline della Murgia del nord barese. Roberto Perrone Capano, attuale proprietario dell’azienda agricola, non si è perso una vendemmia, vivendo sin dai primi anni della sua infanzia il rito del “fare il vino” come un affare di famiglia. Il vitigno principe è il Nero di Troia, a cui si affiancano il Bombino Nero e il Fiano. A queste produzioni, si aggiungono alcune migliaia di bottiglie di olio extra vergine d’oliva da monocultivar Coratina, le cui piante fungono da cinta frangivento al vigneto. Dal 2016 l’azienda agricola può fregiarsi della certificazione di agricoltura biologica.

A guidare le attività enoiche ci sono l’agronomo Alfredo Tocchini, l’enologa Emilia Tartaglione e il cantiniere Antonio Zitoli, ultima generazione di una famiglia legata a doppio filo da molti decenni con il destino della tenuta Perrone Capano. La cantina Santa Lucia è fatta di storie secolari, in cui i rapporti personali contano tanto quanto il vino.

Duecento anni di storia, ha sentito addosso il peso della responsabilità?

In alcune fasi della vita aziendale si, oggi no, sono una spinta a continuare ad andare avanti. Ammetto che ci sono stati momenti difficili a livello commerciale, che oggi sono solo ricordi perché una piccola azienda è come una spugna più produci e più ti assorbe. Io non ho mai preso uno stipendio dalla cantina e ora mi sento un testimone nel portare avanti questa lunga storia, un domani toccherà chissà forse alle mie figlie anche se al momento sembrano aver indirizzato la propria vita professionale altrove.

Il Nero di Troia è il vostro vitigno principe, sembra che il settore ne stia apprezzandola sua unicità, per voi cosa rappresenta?

Una bella sfida. Fuori dalla Puglia è difficile che un cliente scelga una bottiglia di Nero di Troia quindi c’è bisogno di una spinta da parte di chi lo vende e quindi proporlo risulta più faticoso. Paradossalmente lo vendiamo bene all’estero e ovviamente anche in Puglia. Manca una comunicazione che lavori in modo complessivo nel portarci avanti, siamo più dei solisti, invece, bisognerebbe che noi produttori suonassimo come se fossimo un’orchestra.

I mercati stranieri apprezzano i vostri vini?

All’estero l’Italia è vista come un piccolo Paese, se il vino proviene dal nord o dal sud non interessa, l’importante che sia buono e che abbia il giusto prezzo. Quest’anno abbiamo inviato i nostri campioni in Australia, Giappone, Corea e Canada e abbiamo avuto quattro riscontri positivi. Da noi c’è ancora qualche importatore che si lascia guidare dal sentito dire. La nostra produzione ammonta sulle cinquanta mila bottiglie e il Nero di Troia rappresenta quasi la metà dell’intera produzione, l’etichetta “Il Melograno”, che è il nostro rosso base ha attirato l’attenzione sulla nostra realtà.

Potrebbe aumentare la vostra produzione?

Finché non ho lo staffettista successivo non investo su nuova terra e le uve non le compro da altri. Al momento le mie figlie hanno intrapreso un percorso formativo differente, in fondo anch’io ho studiato economia ma con le giuste informazioni sono entrato in questo mondo.

È difficile avere alla guida della cantina un’enologa, perché voi avete fatto questa scelta?

All’inizio è stato un consiglio di Paolo Caciorgna, il mio enologo di riferimento, che mi ha proposto Emilia Tartaglione, che era stata anche una sua allieva, in seguito è stata brava lei a farsi accettare e non ce la lasciamo scappare. Non era scontato ed è riuscita a conquistare la mia mia fiducia direttamente sul campo, inoltre si è confrontata con il Nero di Troia, un vitigno maschio e un po’ “bastardo”, che nelle annate difficile è complicato imbottigliare. Una donna è riuscita a domarlo con grandi risultati.

Lei è nato in questa realtà quali sono i ricordi legati alla sua infanzia?

Ho 62 anni e nella mia vita forse avrò saltato un’unica vendemmia, quando ero piccolo le scuole riaprivano il 15 ottobre e quindi dalla loro chiusura trascorrevo mesi interi in campagna. I ricordi sono legati al senso di libertà, a 8 anni guidavo il trattore e la macchina, ho in mente un pensiero di felicità familiare che aiuta nei momenti di difficoltà. La casa, dove accogliamo i nostri ospiti per le degustazioni ha uno stile liberty, dove si percepisce un’aria di famiglia profonda e stratificata negli anni ogni perché ogni generazione ha aggiunto qualcosa.

Com’è cambiato il modo di fare vino in Puglia?

Diciamo che c’è stata una rivoluzione, se per mio padre l’importante era fare il vino, acquistando macchinari nuovi essendo un appassionato di tecnologia, io, invece, compravo vitigni tradizionali ed ho puntato sul biologico. Una bella sfida e finché ho il testimone in mano me lo godo. Con l’arrivo di Paolo Caciorgna abbiamo avuto in cantina un cambio pagina e ora con Emilia Tartaglione continuiamo a percorrere la strada che era stata tracciata da Paolo.

Avete avuto difficoltà anche voi a reperire le materie prime per imbottigliare?

Ho avuto difficoltà con il vetro ma questo non ci ha fermato.

Chiudendo gli occhi qual è l’immagine che le viene in mente?

Penso subito al Nero di Troia, ai suoi profumi intensi di frutti di rossi e alla delicatezza delle fragoline di bosco. Il nostro rosato ha un profumo accattivante, se non sapessi cosa ci fosse nei miei terreni penserei che ho fatto fermentare le fragoline nel vino.

La Gazza Ladra Puglia I.g.p. Bianco, Fiano 2021 Colore giallo paglierino contornato da sfumature dorate, al naso sorprende per la varietà di profumi percepiti. I frutti tropicali emergono con evidenza, ananas, mango e papaya in testa, i frutti gialli si intervallano in una macedonia di frutta dalle note intense. Al sorso soddisfa per il suo equilibrio e per la facile beva che invoglia a un altro sorso e a un altro ancora.

Fior di Ribes Castel del Monte D.o.c.g. Rosato, Bombino Nero 2021 Agli occhi ammalia con il suo colore rosa brillante dai riflessi diamantati. Un vortice di profumi si sussegue in sintonia, frutti rossi, ribes, lamponi e fragoline di bosco sono il tratto d’istintivo di questo vino. Il primo sorso conquista e conferma le piacevoli percezioni percepite al naso. La freschezza regala struttura e il finale lungo s’imprime alla mente.

Il Melograno Castel del Monte D.o.c. Rosso 2019 Nero di Troia in purezza per un vino fresco e dinamico dalla verve inconfondibile. Colore rosso rubino brillante e naso accattivante, note fruttate e floreali si intersecano in una danza armonica. Al sorso la freschezza e l’equilibrio raggiunto regalano un sorso piacevole e prolungato sul finale.

 Le More Riserva Castel del Monte D.o.c.g. Rosso 2017 Nero di Troia in purezza per questo vino dal colore rosso rubino compatto. Il ventaglio olfattivo vira tra le note fruttate di visciole, prugne, ai sentori floreali di viola mammola fino a toccare le note speziate più dolci, dal cardamomo alle stecche di cannella. Tannino elegante per un vino che al palato conferma la capacità di questo vitigno di reggere lo scorrere del tempo. Oggi il sorso è ricco e fra cinque anni saprà regalare un’eleganza infinita.

 

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