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	<title>Orsara di Puglia Archivi - Pugliosità</title>
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	<title>Orsara di Puglia Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>Mela Limoncella, il frutto tipico di Orsara di Puglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[di Mita Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[La mela limoncella]]></category>
		<category><![CDATA[Mela limoncella di Orsarar di Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Orsara di Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Situata tra Puglia e Campania, tra le colline del Subappennino Dauno, Orsara di Puglia è un comune di circa 2500 abitanti ed è collocato a 635 metri sul livello del mare. Orsara non ha fatto sempre parte della nostra regione, infatti fino al 1927 apparteneva alla provincia di Avellino e quindi alla Campania. Le origini...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Situata tra Puglia e Campania, tra le colline del Subappennino Dauno, Orsara di Puglia è un comune di circa 2500 abitanti ed è collocato a 635 metri sul livello del mare. Orsara non ha fatto sempre parte della nostra regione, infatti fino al 1927 apparteneva alla provincia di Avellino e quindi alla Campania. Le origini di questa località sono molto antiche, diversi sono stati i ritrovamenti archeologici che attestano la presenza ad esempio degli Osci, popolazione risalente ad alcuni secoli a.C. situata nella regione Campania in epoca pre-romana. In età romana fu territorio dove si svolsero, tra l’altro, le operazioni belliche della seconda guerra punica, e lungo il torrente Sannoro, situato a nord, passava la nota via Traiana. I suoi abitanti sono denominati Orsaresi e il santo patrono è San Michele Arcangelo. E proprio questo culto trae le sue origini nel Medioevo quando questa località fu scelta da una comunità di monaci basiliani e successivamente dai cavalieri di Calatrava che veneravano il santo nella grotta che attualmente prende il suo nome.</p>
<p>Visitare Orsara di Puglia vuol dire scegliere un turismo slow, un turismo che preferisce dimenticare la frenesia per poter gustare appieno le sue bellezze tra natura, architettura, enogastronomia e storia. Sicuramente un turismo che si avvicina molto a quello dei nostri genitori o nonni, che sa assaporare i gesti lenti fatti di calore umano, di tradizioni antiche, di saper apprezzare la natura e scoprire quello che la terra offre. Tra i prodotti di questa terra troviamo un’antica cultivar, diffusa proprio nella zona dei Monti Dauni meridionali ed in particolare nel territorio del Subappennino Dauno e Gargano: <strong>la mela limoncella</strong>. Questo frutto fa parte dei PAT dal 2005 e il periodo della raccolta è ottobre-novembre.</p>
<p>La mela limoncella si presta bene ad essere coltivata in alta collina, il particolare clima la rende più vigorosa e più resistente alle avversità climatiche. E’ un frutto piccolo, con forma ellissoidale, la buccia è di colore giallo tendente al verdastro. La polpa invece è bianca e quando il frutto è maturo risulta fragrante e succosa. Non è un frutto particolarmente adatto ad essere commercializzato, date le sue dimensioni, ma sicuramente perfetto per i frutteti familiari o per essere coltivato negli agriturismi. La mela limoncella ha il vantaggio di poter essere conservata per un certo periodo dopo la raccolta ed utilizzata sia per il consumo fresco che per diverse preparazioni.</p>
<p>Con questo gustoso frutto possiamo ottenere ottime confetture, aceto di mele, sidro e non dimentichiamo la versione sciroppata, tutte ottime soluzioni che ci permettono di utilizzarlo per molto tempo. Anche dal punto di vista nutrizionale la mela limoncella è un frutto molto consigliato, prima di tutto perché apporta zuccheri buoni, come il fruttosio. Ricca inoltre di acidi organici, polifenoli e vitamina C, tutte proprietà che fanno in modo che sia un frutto davvero salutare che può contribuire a prevenire diverse patologie. Comprendiamo quanto sia importante riscoprire e rivalutare queste varietà di frutti che altrimenti rischierebbero di scomparire dalla nostra regione.</p>
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		<title>Orsara di Puglia cerca quattro fotografi per raccontare il paese del pane e dei centenari</title>
		<link>https://pugliosita.it/2026/02/17/orsara-di-puglia-cerca-quattro-fotografi-per-raccontare-il-paese-del-pane-e-dei-centenari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 08:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[Orsara di Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il paese dei centenari, quello del più antico forno a paglia in attività d’Italia, con i suoi 500 anni ininterrotti di grano, farina e profumo di pane; il borgo contadino del buon cibo, delle cultivar più rare, con un’Abbazia e una “grotta santa” che sono scrigni di storia, testimonianza di pellegrinaggi millenari, avamposti di un...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il paese dei centenari, quello del più antico forno a paglia in attività d’Italia, con i suoi 500 anni ininterrotti di grano, farina e profumo di pane; il borgo contadino del buon cibo, delle cultivar più rare, con un’Abbazia e una “grotta santa” che sono scrigni di storia, testimonianza di pellegrinaggi millenari, avamposti di un incontro fecondo tra culture differenti: Orsara di Puglia è tutto questo, e ancora di più, ed è pronta a ospitare – dal 23 al 26 aprile 2026 – quattro fotografi che vogliano raccontarne essenza e identità attraverso uno sguardo inedito.</p>
<p>Per questo motivo, nell’ambito del progetto culturale finanziato dal PNRR Linea Borghi, il Comune di Orsara di Puglia ha pubblicato un bando per una call aperta a tutti, fotografi professionisti e amatoriali, italiani e stranieri, che vogliano vivere un’esperienza immersiva nel ‘paese dell’Orsa”. <strong>Per quattro giorni, dal 23 al 26 aprile 2026, quattro fotografi saranno ospiti di Orsara di Puglia.</strong> Verranno selezionati attraverso un bando. Le persone selezionate, vivranno un’esperienza immersiva nella cultura e nella quotidianità del paese, in un periodo, la primavera, in cui il risveglio e i colori della natura cambiano il paesaggio, donano una luce nuova ai volti della gente e alle attività che descrivono la vita di Orsara di Puglia, la sua quotidianità, lo sguardo su presente e futuro. Con i loro scatti, fotografe e fotografi cercheranno di cogliere e interpretare l’identità, il paesaggio umano e la luce di un popolo e di un paese. Le fotografie realizzate e il profilo di autrici e autori delle immagini saranno promossi e valorizzati attraverso i social e la comunicazione ufficiale della residenza fotografica che ha un titolo emblematico: “Dove Tende la Luce – Orsara di Puglia”. L’iniziativa è coordinata da Patrizio De Michele (Archivio Fuoco).</p>
<figure id="attachment_11261" aria-describedby="caption-attachment-11261" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-11261" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/02/Orsara-Abbazia-SantAngelo-01q92-1024x689.jpg?x10246" alt="" width="650" height="438" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/02/Orsara-Abbazia-SantAngelo-01q92-1024x689.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2026/02/Orsara-Abbazia-SantAngelo-01q92-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption id="caption-attachment-11261" class="wp-caption-text">Abbazia Sant&#8217;Angelo a Orsara di Puglia</figcaption></figure>
<p><strong>IL BANDO APERTO A TUTTI</strong>. La call è aperta a tutti. Possono partecipare fotografe e fotografi professionisti e amatoriali dai 18 anni in su, italiani e stranieri, e si rivolge anche – ma non solo – alle orsaresi e agli orsaresi amanti della fotografia. L’obiettivo dell’iniziativa è documentare l’essenza di Orsara attraverso immagini che ne raccontino la vita in vicoli, strade e case, i momenti di Comunità (mercati, famiglia, l’aggregazione di giovani e anziani). Particolare attenzione sarà riservata alle dinamiche intergenerazionali, con uno sguardo sensibile al rapporto tra memoria, presente e futuro. La residenza avrà una durata di quattro giorni, durante i quali i partecipanti soggiorneranno a Orsara di Puglia e a loro saranno offerti vitto e alloggio per tutta la durata dell’evento.</p>
<p><strong>COME PARTECIPARE. </strong>La partecipazione è gratuita. Le domande per partecipare devono contenere un breve curriculum-biografia, un portfolio di 10 immagini incentrate sulla fotografia di ritratto e di reportage, una breve lettera di motivazione (massimo 500 caratteri). La documentazione richiesta deve essere inviata entro la mezzanotte del 3 aprile 2026 (tramite Wetransfer o Form Google) agli indirizzi email che seguono: <a href="mailto:patriziodemichele@gmail.com">patriziodemichele@gmail.com</a> e orsarainforma@gmail.com. Sulla base della documentazione ricevuta saranno selezionati quattro fotografi che parteciperanno alla residenza. Il bando completo, compresi i criteri di selezione e le responsabilità dei partecipanti selezionati, è consultabile all’indirizzo web <a href="https://www.visitorsaradipuglia.it/bando-residenza-fotografica/">https://www.visitorsaradipuglia.it/bando-residenza-fotografica/</a>. L’accettazione della partecipazione ai candidati sarà comunicata via email il 10 aprile 2026.</p>
<p><strong>DUE MOSTRE FOTOGRAFICHE</strong>. Al termine della residenza artistica, saranno selezionate 60 fotografie tra quelle realizzate dai partecipanti: quegli scatti daranno vita a due mostre fotografiche che verranno allestite a Orsara di Puglia e saranno aperte al pubblico durante l’estate 2026. Entrambe le mostre saranno promosse sui social e sui media per valorizzare l’impegno e il valore delle opere fotografiche realizzate dai partecipanti e, attraverso le immagini, il racconto del paese.</p>
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		<item>
		<title>Orsara, 100 falò e 1000 zucche al rintocco della campana ma non è Halloween</title>
		<link>https://pugliosita.it/2023/10/30/orsara-100-falo-e-1000-zucche-al-rintocco-della-campana-ma-non-e-halloween/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2023 08:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fucacoste e Cocce Priatorje]]></category>
		<category><![CDATA[Orsara di Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fuochi, gli spettacoli e l’attesa di una ricorrenza molto sentita: Fucacoste e cocce priatorje &#160; Il conto alla rovescia è iniziato perchè mercoledì 1°novembre a Orsara di Puglia è di scena la notte dei falò e delle zucche. Il momento più suggestivo arriverà alle ore 19, quando i rintocchi della campana della Chiesa Madre...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I fuochi, gli spettacoli e l’attesa di una ricorrenza molto sentita: Fucacoste e cocce priatorje</p>
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<p>Il conto alla rovescia è iniziato perchè mercoledì 1°novembre a Orsara di Puglia è di scena la notte dei falò e delle zucche. Il momento più suggestivo arriverà alle ore 19, quando i rintocchi della campana della Chiesa Madre daranno il via all’accensione dei falò, ma già dal mattino centinaia di zucche dalle sembianze umane saranno esposte lungo un percorso che permetterà di ammirare le creazioni più fantasiose. Alle ore 20.30 cominceranno gli spettacoli musicali. Per godersi appieno l’evento, <em>è importante essere in paese già del mattino o dal primo pomeriggio</em>, per permettere di vivere la vera e propria trasformazione del paese man mano che si avvicina il tramonto. <strong>#QUINONèHALLOWEEN</strong>. La notte dei Fucacoste è quella che va dalla <strong>sera dell’1°novembre</strong> all’alba del giorno seguente. Molti si confondono, immaginando si tratti di Halloween: niente di più sbagliato. Sui social sarà lanciato l’hashtag #quinonèhalloween. La notte dei falò è diversa non solo nei significati e nello spirito che la caratterizzano ma anche per ciò che attiene al momento in cui si celebra: Halloween si svolge la notte del 31 ottobre, la notte dei fucacoste, invece, va in scena 24 ore dopo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La carta d’identità di Fucacoste e cocce priatorje</strong></p>
<p><strong>(Falò e teste del purgatorio)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La notte dei fuochi</strong></p>
<p>Nella notte tra l’1 e il 2 novembre, a Orsara di Puglia, è il momento dei falò e delle teste del purgatorio. Questa è la notte dei fuochi, la più lunga e luminosa dell’anno. In ogni via, piazza e slargo del paese ci sono un covone che arde e scintille di fuoco che ascendono al cielo. É una festa legata al culto dei morti. Le anime dei defunti, nella notte del 1° novembre, tornano in paese, rivedono le loro case, sono accolte dal ricordo e dall’affetto dei propri cari ancora in vita.</p>
<p><strong>Le zucche lanterna</strong></p>
<p>Beffarde, sorridenti, misteriose: nella notte dei falò, le anime del purgatorio sono guidate dai lumi posti all’interno delle zucche che prendono sembianze umane. In questo periodo, gli orsaresi scelgono le migliori zucche dei loro campi e le intagliano per la notte dell’1° novembre.</p>
<p><strong>Quando</strong></p>
<p>La notte dei Fucacoste è quella che va dalla <strong>sera dell’1° novembre</strong> all’alba del giorno seguente. Molti si confondono, immaginando si tratti di Halloween: niente di più sbagliato. La notte dei falò è diversa non solo nei significati e nello spirito che la caratterizzano ma anche per ciò che attiene al momento in cui si celebra: Halloween si svolge la notte del 31 ottobre, la notte dei fucacoste, invece, va in scena 24 ore dopo, <strong>il 1° novembre</strong>.</p>
<p><strong>L’attesa</strong></p>
<p>I giorni che precedono questa particolare ricorrenza sono molto intensi per le famiglie orsaresi. C’è chi raccoglie la legna che alimenterà i falò, chi prepara i dolci e le pietanze tipiche per i banchetti, chi raccoglie e intaglia le zucche da trasformare in lanterne.</p>
<p>Nei giorni che precedono l’evento, Orsara di Puglia vibra al ritmo di una crescente frenesia. L’attesa e la preparazione sono vissute in ogni casa. La preparazione delle “cocce priatorje” è solo una delle incombenze da assolvere: affinché la notte del 1° novembre sia perfetta, come vuole la tradizione, occorre accatastare per tempo tutto il legname necessario a preparare il falò. Non bisogna dimenticare “il grano dei morti”, e poi vino, carne, pane, patate e dolci tipici, vale a dire le pietanze e gli ingredienti che saranno consumati accanto ai fuochi, quando in ogni stradina del borgo si terrà un banchetto a base di piatti “poveri” ma gustosi e in tutto il paese saranno esposte centinaia di zucche lavorate in modo creativo e illuminate al loro interno.</p>
<p><strong>Il significato</strong></p>
<p>Falò e delle teste del purgatorio: è questo il significato di “Fucacoste e cocce priatorje”, la notte dei cento fuochi, delle zucche-lanterna, la notte più lunga dell’anno per Orsara di Puglia.</p>
<p>Qui, nel cuore verde della provincia di Foggia, la sera del 1°novembre si infiamma e si accende fino al mattino seguente. <strong>Non si tratta di Halloween</strong>, ma di un evento che mette in evidenza l’illuminazione della fede, il ricordo dei defunti, il gusto genuino di stare insieme condividendo un momento di comunione caratterizzato dalla magia autentica del legame misterioso tra il mondo dei vivi e quello di quanti vivono nella nostra memoria. Un tempo, nelle vie di pietra del borgo, davanti a ogni uscio di casa, si usava porre dell’olio in una bacinella piena d’acqua: alla fioca luce della candela, si poteva assistere, secondo i vecchietti, alla sfilata delle anime del purgatorio. Elemento caratterizzante dei fuochi è la ginestra, un arbusto che in fiamme si volatilizza facilmente, facendo sembrare che il legame cielo-terra si compia sotto i nostri occhi. È convinzione che le anime dei defunti, tornando fra i vivi, facciano visita ai parenti e tornino alle dimore dove avevano vissuto, si riscaldino e continuino il loro peregrinare per tutta la notte. In onore dei defunti, si consumano cibi poveri ma simbolici: il grano lesso condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace. Niente streghe, dunque, niente maschere e figure grottesche. L’evento che si celebra a Orsara di Puglia è ancora profondamente legato al culto dei defunti e rifugge dal “rito” del “dolcetto o scherzetto”. La tradizione vuole che le anime del Purgatorio (Cocce priatorje) possano purificarsi attraverso il fuoco dei fucacoste e trovare la via del Paradiso, che viene indicata loro dai lumi nascosti dentro le zucche. È <strong>la notte della luce, dunque, non quella delle tenebre.</strong></p>
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		<item>
		<title>Angelo Di Biccari, il custode dell’unico forno a paglia in attività della Puglia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/12/16/angelo-di-biccari-il-custode-dellunico-forno-a-paglia-in-attivita-della-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sandro Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 07:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spacciatore di Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Forno a paglia]]></category>
		<category><![CDATA[Orsara di Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsara di Puglia, piccolo paesino dauno nell’estremo nord della regione, a prima vista sembrerebbe un luogo da poter saltare a piè pari nel caso si voglia fare un giro turistico di quelle zone. Invece no, sarebbe un errore soprattutto dal punto di vista gastronomico, in quanto a Orsara risiedono importanti protagonisti della scena ristorativa pugliese....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Orsara di Puglia</strong>, piccolo paesino dauno nell’estremo nord della regione, a prima vista sembrerebbe un luogo da poter saltare a piè pari nel caso si voglia fare un giro turistico di quelle zone. Invece no, sarebbe un errore soprattutto dal punto di vista gastronomico, in quanto a Orsara risiedono importanti protagonisti della scena ristorativa pugliese.</p>
<p>In tantissimi conoscono <strong>Peppe Zullo</strong>, l’istrionico chef orsarese presente spesso in noti programmi Rai e titolare del “Paradiso” e della bellissima Villa Jamele, ma a Orsara risiede un altro personaggio che vale la pena incontrare: <strong>Angelo Di Biccari</strong>, detto <strong>Trilussa</strong>, proprietario di un meraviglioso forno a paglia del 1526.</p>
<p><strong>Angelo</strong> in questo forno produce periodicamente 40 pani da 4 kg l’uno che è possibile acquistare e che, una volta portato a casa – ve lo dico per esperienza personale – dura almeno un mese. Una volta entrati <strong>nel “regno” di Trilussa</strong>, un ambiente in pietra con arredi originali d’epoca e lunghe scale per la raccolta delle olive appese al soffitto e usate per poggiarvi le pagnotte, il tempo sembra fermarsi.</p>
<p>Angelo è un uomo di generosità straordinaria e io mi pregio di essere suo amico. “Un simpatico burbero, termine che appare come un ossimoro, e che invece, secondo me, lo descrive alla perfezione.</p>
<p>“Un giorno è venuto da me un noto giornalista – mi racconta – e ha cominciato a farmi un sacco di domande sull’impasto, sui tempi di lievitazione, che farina uso, ecc.  Gli ho risposto con un “mangia e zitto, se ti piace è bene altrimenti non m’ia rombe u c…. (inutile tradurre dal dialetto, si capisce, vero?)”</p>
<p>Spesso sono andato a trovarlo con amici, ma, quando ci vado da solo e ci ritroviamo io e lui, in questa stanza semibuia, seduti al tavolo vicino alla bocca del forno, il suo pane da tagliare, una salsiccia da affettare, un cacioricotta di capra, qualche mela limoncella e un bicchiere di vino &#8211; di solito fatto dalla locale uva tuccanese – è per me sempre un’esperienza di grande intensità.</p>
<p>Mi ha raccontato che quella struttura appartiene alla sua famiglia da cinque generazioni e che una volta era adibito a forno pubblico dove le donne venivano a portare il loro pane e le loro teglie.</p>
<p>Il prezzo per l’utilizzo era calcolato a pezzi e questo era il motivo per cui, invece di fare tanti pani piccoli, se ne faceva uno solo di 4 chili, che poi era anche più buono. Serviva più o meno per una settimana, a seconda delle dimensioni delle famiglie, ma mai si impastava del nuovo pane se prima non si terminava la pagnotta precedente.</p>
<p>“Altrimenti &#8211; mi spiega Angelo &#8211; nessuno avrebbe più mangiato quello vecchio. Solo quando finiva, la massaia “scanàve” (impastava) nuovamente”. “Le donne del paese – continua <strong>Angelo</strong> indicandomi una bella foto in bianco e nero della madre &#8211; venivano al forno a portare i loro pani tenendo in equilibrio sulla testa “a spàrre”, un&#8217;asse di legno (v.foto d’epoca) sulla quale portavano i loro pani, precedentemente marchiati per poterli riconoscere dopo la cottura”.</p>
<p>Mi spiega, inoltre che all’epoca i forni erano fatti per funzionare con quel combustibile essendo l’unico facilmente a disposizione. La struttura del suo forno, si compone di due campane in pietra tufara, una sotto e una sopra, comunicanti fra loro attraverso un foro centrale denominato “inferno”, che serve a trasmettere il calore indirettamente sia al piano che alla volta.</p>
<p>In quella sottostante il fornaio inginocchiato infilava la paglia che, bruciandosi, attraverso quel foro, porta il calore alla camera superiore nella quale vengono disposti i pani e, man mano che la temperatura scende, altri alimenti come teglie di pasta, di patate con la carne o con la salsiccia, oppure, nella prima fase con le temperature ai massimi, le pizze.</p>
<p>Per il controllo del raggiungimento della temperatura si usava <strong>“a pizze’nderre”</strong> cioè un pezzo di impasto che doveva cuocere in tre minuti direttamente sul piano del forno. Questo significava che il forno aveva raggiunto più o meno i 280 gradi.</p>
<p><strong>Il forno di Angelo Di Biccari</strong> è davvero un pezzo di storia. Prima ancora era usato dai monaci per cucinare le loro teglie. “Vedi quel passaggio? Portava direttamente alla chiesa e proprio da lì passavano per portare i loro pani e le loro pizze”. Ecco, mettendosi prima d’accordo con Angelo, non perdetevi la possibilità di assaggiare le sue ottime pizze, che fa, in numero limitatissimo e solo il sabato a pranzo, con lo stesso impasto di semola di grano duro del pane.  Un giorno mi fece assaggiare la pizza all’acqua – così la chiama – e quando me lo disse non riuscii subito a comprenderne il perché. Me lo spiegò dopo il primo morso: ”Quando la mangi sei costretto a bere, perciò l’ho chiamata così”. In effetti era bella piccante!</p>
<p>Da non perdere <strong><em>la “pizza con la fica”</em></strong> ( Angelo la chiama così!), nella quale la dolcezza dei fichi freschi contrasta piacevolmente con il sapido della salsiccia.</p>
<p>Ma, sempre previo accordi, Angelo può prepararvi anche un pasto completo facendovi assaggiare piatti tipici del posto e teglie buonissime tutte preparate nel suo forno.</p>
<p>Incredibile la <strong>teglia di patate, lampascioni, salsiccia, torcinelli e mela limoncella</strong>, oppure il tradizionale <strong>pancotto</strong>, servito direttamente nelle sue forme di pane. Se siete fortunati, come è capitato a me, potreste trovarvi mentre sulla cucina a legna “pippia” lentamente lo stufato di vacca o un saporito ragù, oppure <strong>“a pizze c’a cepòlle”</strong> (pizza con la cipolla), una meravigliosa quanto semplice focaccia/calzone ripiena di cipolla stufata. Una bomba, vi assicuro. Se ve la prepara, vuol dire che gli siete diventati davvero simpatici.</p>
<p>Non aspettatevi una scelta di vini serviti in calici di cristallo ma il vino rosso della casa servito fresco nei tipici bicchieri bassi da osteria. Credetemi, però, in quell’atmosfera così vera, così tipica e così meravigliosamente antica e spartana, non se ne sente assolutamente la mancanza.</p>
<p>“Io nel calice non voglio bere – esclama il mio amico – perché <strong><em>tocche u nàse</em></strong> (tocca il naso)!”</p>
<p>“Vabbè Angelo &#8211; rispondo divertito &#8211; ma mi autorizzi a scrivere questa cosa?</p>
<p>“Mah, fai che c…. vuoi!”</p>
<p>Lui è fatto così, ma vi assicuro che, se riuscirete ad entrare nelle sue simpatie, vivrete un’esperienza difficile da dimenticare.</p>
<p>Angelo è un burbero con chi non riesce a comprendere la bellezza della semplicità ma anche un simpaticone per chi entra in sintonia con il suo modo di vedere la vita e la genuina convivialità. Un’esperienza che porterete a casa con gioia e il desiderio di ripetere quanto prima.</p>
<p>Alla fine di tutto, mica vorrete andar via senza una meravigliosa forma di pane, che sarà il ricordo indelebile di una giornata fuori dal tempo e dalle convenzioni della nostra vita quotidiana.</p>
<p>Foto Credits: Sandro Romano</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Associazione Pane e Salute </strong></p>
<p><strong>tel. 0881.964826 cell. 366.5464992</strong></p>
<p><strong>Via Caracciolo 13 </strong></p>
<p><strong>Orsara di Puglia (Fg)</strong></p>
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<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2021/12/16/angelo-di-biccari-il-custode-dellunico-forno-a-paglia-in-attivita-della-puglia/">Angelo Di Biccari, il custode dell’unico forno a paglia in attività della Puglia</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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