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	<title>olio extravergine di oliva Archivi - Pugliosità</title>
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	<title>olio extravergine di oliva Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>La Puglia regge il colpo sulla crisi dell’olio, occorre aprirsi a una nuova visione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 07:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine di oliva]]></category>
		<category><![CDATA[olio Pantaleo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cambio epocale che sta riguardando un alimento come l’olio extra vergine di oliva richiede la piena collaborazione di tutti, da chi produce a chi consuma. “Ci vuole più consapevolezza”, dichiara Nicola Pantaleo, l’amministratore delegato di Nicola Pantaleo Spa  Niente sarà più come prima, con ogni probabilità. Il cambiamento climatico ha messo in seria crisi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cambio epocale che sta riguardando un alimento come l’olio extra vergine di oliva richiede la piena collaborazione di tutti, da chi produce a chi consuma. “Ci vuole più consapevolezza”, dichiara <strong>Nicola Pantaleo</strong>, l’amministratore delegato di <strong>Nicola Pantaleo Spa</strong></p>
<p><strong> </strong>Niente sarà più come prima, con ogni probabilità. Il cambiamento climatico ha messo in seria crisi il settore olivicolo internazionale. Manca l’olio, ed è un dato di fatto incontrovertibile. La produzione delle ultime due campagne olearie ha registrato un sensibile calo come non si era mai verificato nella storia contemporanea. Nulla a che vedere con il fenomeno fisiologico dell’alternanza di produzione, che vuole un anno di carica contrapposto a un anno con un minor raccolto. Purtroppo, vi sono areali produttivi in cui non si vedono olive da diversi anni.</p>
<p>“La Puglia, per come è strutturata, per fortuna regge il colpo” – chiarisce <strong>Nicola Pantaleo</strong>, ad della <strong>Nicola Pantaleo Spa</strong>, storica impresa olearia con sede a Fasano, in provincia di Brindisi. “Il timore che si possa compromettere la tenuta del comparto è reale. Non si tratta di una speculazione, né tanto meno di un fenomeno transitorio. Il quadro che si è delineato riflette una situazione che ha spiazzato tutti gli operatori. Gli effetti si notano osservando l’andamento dei prezzi sugli scaffali”.  Sono due anni ormai che sul mercato c’è carenza di oli extra vergini di oliva, <strong>i prezzi sono lievitati, i consumi si riducono</strong>. La complessità attuale del mercato per un alimento come l’olio extra vergine di oliva merita una seria riflessione da parte di tutti. Infatti sono molti gli incontri tra gli addetti al settore alla ricerca di soluzioni efficaci.</p>
<p>Se da un lato si sta tentando di fronteggiare un fenomeno climatico complesso e incerto, rendendo necessario un nuovo approccio agronomico, più resiliente, nella speranza che si possa gestire al meglio l’andamento della produzione, dall’altro resta il problema dei prezzi più elevati sugli scaffali, dovuti alla carenza di prodotto. Il consumatore, nel frattempo, non ne ha compreso bene le ragioni e c’è il rischio che si diriga verso altri grassi alimentari, non certamente dello stesso valore nutrizionale, salutistico e sensoriale. “<strong>La strada da percorrere</strong> – ha dichiarato Nicola Pantaleo – <strong>è quella della consapevolezza</strong>. <strong>Ogni consumatore va educato a riflettere e a compiere scelte più responsabili ed etiche.</strong> Oggi più che mai, si deve cercare di capire perché e come mai si deve spendere una certa cifra per un olio extra vergine di oliva che sia di acclarata qualità”.</p>
<p>La ricchezza in biodiversità rende l’olio italiano più caratterizzante e versatile, aperto a molteplici impieghi. Così, se da un lato si sta assistendo<strong> a una contrazione del 9,7% in volume, </strong>il rovescio della medaglia è<strong> l’incremento del 27% in valore</strong>, segno che nonostante la grande crisi, gli italiani non stanno rinunciando all’olio extra vergine di oliva di qualità. Pur nella preoccupazione generale dovuta al netto calo della produzione, gli extra vergini 100% italiano, a differenza dei generici extra vergini da “primo prezzo”, sono cresciuti nel 2023 di circa il 3%.</p>
<p>I consumatori italiani non hanno affatto abbandonato l’extra vergine ma solo ridotto il consumo e differenziato l’impiego. Questa nuova tendenza offre molti spunti di riflessione sulla natura poliedrica del prodotto. “<strong>Occorre aprirsi a una nuova visione dell’olio extra vergine di oliva</strong>”, precisa Nicola Pantaleo. “<strong>Deve passare il concetto che </strong><strong>un cucchiaino di extra vergine di buona qualità permette di assumere la giusta dose di sostanze antiossidanti, utili per la nostra salute e per il benessere</strong>. Questo approccio la Nicola Pantaleo Spa lo segue da anni, attraverso l’adesione al <strong>Ceq</strong>, il Consorzio extra vergine di qualità, e a <strong>Unifol</strong>, l’Unione italiana famiglie olearie. Queste due realtà associative si propongono infatti di affiancare la grande distribuzione organizzata nel compiere le scelte non più solo in funzione della logica del prezzo ma di una alta qualità accertata.</p>
<p>“L’impegno nel cambiare prospettiva deve essere di tutti”, sostiene l’ad di Nicola Pantaleo Spa. “Ci vuole una intesa tra le parti per dare valore al prodotto e comunicarlo nel modo migliore, puntando a far diventare il consumatore sempre più consapevole delle proprie scelte, finalizzate ai diversi impieghi dell’extra vergine, aprendo così a un acquisto modulato in base agli utilizzi in cucina, a crudo o in cottura.</p>
<p><strong>Qual è la situazione in Puglia?</strong></p>
<p><strong> </strong>Sicuramente la Puglia regge il colpo con 320 mila tonnellate in media, superiore rispetto all’anno scorso, più del 60% dell’olio italiano è stato prodotto in Puglia. Da Ostuni in su la produzione è migliore<strong>. </strong>È una situazione nuova per tutti perché livelli di prezzi così alti non erano mai stati ottenuti, la domanda dell’olio extra vergine 7’% export. Dopo un momento iniziale in cui il consumatore era confuso dall’aumento, ha continuato a utilizzarlo, domanda calata ma non tanto. Il consumatore guarda altri aspetti che non sono solo legati al prezzo, all’origine al marchio. Il prodotto italiano ha aumentato del 5% le vendite.</p>
<p><strong>Mi parli della sua realtà?</strong></p>
<p><strong> </strong>È un’azienda olearia storica, inizia nel 1890 con il mio bisnonno Antonio, che lo commercializzava durante la campagna olearia insieme ad altri prodotti pomodori, pesce. L’olio lampante in Inghilterra per accendere le lampade. Nel 1930 mio nonno si dedicò all’olio commercializzandolo e con mio padre donato sul finire degli anni 50 facciamo l’imbottigliamento. In quell’anno ci fu una gelata e la produzione fu ridotta e questo diede il via per il confezionamento. 160 ettari di proprietà recuperando terreni di uliveti abbandonati, lavoriamo in biologico. Per l’olio biologico siamo chiusi.</p>
<p><strong>Spesso gli oli venduti nella grande distribuzione non godono di una fama di qualità?</strong></p>
<p><strong> </strong>Non è ovviamente così anche nella Gdo [grande distribuzione organizzata n.d.r] si fa qualità, cercando di promuovere la cultura dell’olio. La forbice degli oli extra vergine è ampia. Ci sono oli ossidati e oli di estrema qualità. L’errore è stato inserire a scaffale prodotti a 2,99 euro. Unifol, unione famiglie oleari italiane, raccoglie tutte le aziende del settore come: Monini, De Sanctis, Fracchioni, tramite loro facciamo un autocontrollo della qualità del prodotto durante il periodo di permanenza a scaffale. Nella grande distribuzione oggi è possibile trovare vini di alto pregio e lo stesso vale per l’olio.</p>
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		<title>Francesco Pagano, il filosofo economista dell&#8217;extra vergine pugliese</title>
		<link>https://pugliosita.it/2023/02/27/francesco-pagano-il-filosofo-economista-dellextra-vergine-pugliese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Stefania Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2023 07:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine di oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Tenute Pagano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Coratina e l&#8217;Ogliarola targata Dòleo raccontano una storia di ritorno, Dna e voglia di riscatto Nonostante sia un consulente finanziario, quando si parla con Francesco Pagano si ha l&#8217;impressione di essere a contatto con un filosofo economista. Quando racconta dell&#8217;Azienda Agricola Pagano, infatti, cita pochissimi numeri e molte idee, visioni, suggestioni. Sarà forse perché...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Coratina e l&#8217;Ogliarola targata Dòleo raccontano una storia di ritorno, Dna e voglia di riscatto</p>
<p>Nonostante sia un consulente finanziario, quando si parla con Francesco Pagano si ha l&#8217;impressione di essere a contatto con un filosofo economista. Quando racconta <strong>dell&#8217;Azienda Agricola Pagano</strong>, infatti, cita pochissimi numeri e molte idee, visioni, suggestioni. Sarà forse perché di visionari, in famiglia, ce ne sono sempre stati. Come il bisnonno Lorenzo, il fautore di questa grande avventura legata alla terra e all&#8217;olio extra vergine d&#8217;oliva. «Nel 1914 Lorenzo Pagano, che era il nonno di mio padre, decise di mettersi in gioco comprando un frantoio – racconta Francesco – Era un periodo in cui i terreni e le proprietà erano appannaggio delle famiglie nobiliari. Ma lui voleva provarci. A seguire le sue orme sono stati poi nonno Paolo e papà Vito. L&#8217;olio è come fuso nel nostro Dna. Io sono la quarta generazione e sto portando avanti il progetto arrivato fino a me in forma grezza, ma vera». Il frantoio è tra le mani di zio Giuseppe. Francesco guarda alla terra.</p>
<p>Di pranzi in frantoio e voglia di tornare a casa</p>
<p>L&#8217;Azienda Agricola Pagano nasce e cresce a Terlizzi. È composta da 45 ettari di terreno, in cui convivono mandorleti, vigne da cui si ricava uva da tavola e presto anche vino. Di questi, 35 ettari sono votati al progetto Tenute Pagano. Coratina, Ogliarola e Nociara incoronano un triennio di evoluzione produttiva, segnata da importantissimi riconoscimenti nazionali. Dietro tutto il lavoro, cinque collaboratori, papà Vito e naturalmente Francesco.</p>
<p>L&#8217;amore per l&#8217;olio extra vergine d&#8217;oliva non è solo scritto nel Dna, ma anche nei ricordi. «Durante il periodo natalizio ricordo questi pranzi delle feste con grandissime tavolate allestite nel frantoio del nonno. Ricordo l&#8217;odore e il calore dell&#8217;olio appena franto. Da piccolo, poi, andavo in campagna e mi assegnavano allo spostamento dei panni».</p>
<p>Francesco si forma all&#8217;Università di Bari, dove segue un corso di laurea triennale in Economia e Management. Poi s&#8217;invola verso Padova per una consulenza e rimane lì per diversi anni, con il desiderio in tasca di tornare a casa, a occuparsi di olio. In quel periodo, come molti suoi conterranei migrati al Nord, inizia a vendere l&#8217;olio di famiglia in due versioni: sfuso e in orcetti di ceramica. Il suo distacco gli permette di cogliere le criticità del business legato all&#8217;olio extra vergine. Quando arriva l&#8217;agognato contratto a tempo indeterminato che lo riporta in Puglia, si iscrive a un corso per sommelier dell&#8217;olio della Fis e si lascia catturare da un mondo che conosce, ma di cui è pronto a esplorare tutte le potenzialità.</p>
<p>«Avevo voglia di tornare alla mia terra, ma anche di mettere in atto il riscatto di un settore a me caro, in cui convivono memoria, amore per le origini e ricerca. Così ho preso per mano l&#8217;azienda di famiglia per portarla nel futuro, creando qualcosa di bello, etico e sostenibile».</p>
<p>Tenute Pagano e il progetto Dòleo</p>
<p>«Tenute Pagano nasce come tributo alla monocultivar Coratina, una pianta su cui abbiamo un&#8217;importante credibilità come regione. Le analisi hanno messo in rilievo che nel nostro olio si riusciva ad ottenere una concentrazione di 1054 mg/l di polifenoli. Un carico di antiossidanti molto importante. La sopportazione di cui questa pianta è capace mi ha fatto tornare in mente la parola latina Dolea. Da lì è nato il nome dei miei oli».</p>
<p>A questa intuizione, si sono intrecciati arte per la grafica delle etichette e parole, quelle di Guccini sulle radici. L&#8217;olio evo da Coratina viene commercializzato con un&#8217;etichetta che richiama il tronco di un albero e le sue radici. Quello da Ogliarola è rappresentato da una grafica che rimanda all&#8217;accostamento dei filari e dei confini tra i terreni, per restituire un&#8217;idea cangiante e fluida del prodotto. La pietra miliare del progetto Dòleo resta il controllo maniacale del lavoro in campo, in frantoio e della qualità del prodotto finale.</p>
<p>Filosofia da campo</p>
<p>«Lavoriamo in regime biologico e i nostri prodotti sono 100% bio certificati. Dòleo nasce con l&#8217;intento di prendere tutte le fasi della filiera produttiva e improntarle al meglio. Seguiamo pratiche irrigue sostenibili, anche se abbiamo un pozzo artesiano da cui potremmo attingere ogni volta che vogliamo. Invece abbiamo scelto di dare acqua alle piante solo nei momenti più adatti. Non utilizziamo prodotti chimici. A ridosso della raccolta, analizziamo l&#8217;oliva per tutta la settimana, cercando di capire il momento giusto per andare in campo e ottenere l&#8217;olio che abbiamo in mente».</p>
<p>Filosofia da frantoio</p>
<p>Il frantoio da cui nascono gli oli Dòleo è Le Tre Colonne di Salvatore Stallone, a Giovinazzo. «La sinergia con il frantoiano è massima. Il lavoro fatto qui mira a non rovinare l&#8217;oliva, esaltando i sentori erbacei come quello di basilico e cardo. Per questo dobbiamo raccogliere precocemente e fare attenzione sia al momento in cui l&#8217;oliva cade sui panni sia al suo conferimento». Il mix tra il lavoro di un anno in campo e l&#8217;interpretazione estemporanea dell&#8217;oliva in frantoio, ricrea un&#8217;atmosfera da gioco d&#8217;azzardo. Ma è difficile perdere quando le carte in mano sono così buone.</p>
<p>Le olive di Tenute Pagano vengono molite a temperatura controllata, rimanendo in un range di 16-18 gradi. La scelta di rivolgersi a un frantoio diverso da quello di famiglia sta nell&#8217;obiettivo. Le macchine di Terlizzi lavorano sulla quantità. Quelle di Giovinazzo, solo sulla qualità. Se ne ricava l&#8217;olio da Coratina classica, Coratina Bio e Ogliarola. «Quest&#8217;ultimo è un prodotto da domare, da proteggere dagli insistenti attacchi di mosca olearia, per ottenere sentori morbidi e vellutati, meno amari rispetto alla Coratina».</p>
<p>Premi</p>
<p>Tenute Pagano ha già collezionato molti premi prestigiosi. Dalle Forme dell’olio 2021 di Oliofficina<br />
al Bicchiere d’oro per il Milano international olive oil award, passando per Aipo d’argento e 3 gocce qualità. Nel 2022 la monocultivar Coratina Tenute Pagano è stata finalista Leone d’oro tra le migliori 12 monovarietali Coratina Nel 2022 l&#8217;azienda è stata inclusa tra i migliori 10 piccoli produttori monovarietali Coratina, ha ricevuto il Lodo cultivar 2022 per il lodo guide. Nel 2023<br />
Francesco Pagano è stato selezionato per i volti dell’olio del Lodo guide e riceverà le 5 gocce Bibenda. Flos Olei ha premiato la sua azienda con 90 punti. «Ogni anno ci sono dei progressi. Su Flos Olei siamo passati da 87 a 90 in un solo anno». Olio Capitale? «Preferisco non esserci perché credo che ci si debba sentire pronti a fronteggiare tantissimi oli e penso di avere ancora un po&#8217; di lavoro da fare».</p>
<p>Strategie commerciali</p>
<p>Tutta questa filosofia non sempre ha un riscontro economico che porta i conti in pari. Ma per Francesco, nonostante il suo background, si tratta di un investimento. «I primi due anni, tra investimenti su etichette e box con temperatura controllata, abbiamo sostenuto dei costi di avviamento che hanno rafforzato la nostra attività. Ma non siamo in perdita: stiamo creando plusvalore che darà frutti nel futuro. Rimanere fedeli a noi stessi e raccontarci è il modo migliore per creare una sostenibilità economica duratura. Il nostro mercato può essere molto volatile e in un secolo che vive di cambiamenti repentini e crisi, bisogna prestare attenzione alla rapidità».</p>
<p>Oleoturismo e sinergie con altri produttori anche legati ad altri prodotti agroalimentari, sono entrambe strategie necessarie a rendere l&#8217;olivicoltura un settore esperienziale, che porti visitatori curiosi al cospetto del prodotto. L&#8217;olio non è un ingrediente, ma un alimento e, come tale, va conosciuto e divulgato. Per dargli la giusta ribalta, bisogna che i produttori e la filiera agroalimentare seguano la stessa direzione, valorizzando la cultura di prodotto. Ciò non significa rinunciare alla propria unicità produttiva e all&#8217;identità specifica dell&#8217;azienda, ma offrire varie sfaccettature di un territorio attraverso diversi prodotti.</p>
<p>«Le accuratezze che mettiamo nella raccolta – il non calpestare le olive, il non portarle tutte insieme in frantoio – vanno comunicate. Perché ogni volta che si acquista una bottiglia d&#8217;olio, si porta a casa un prodotto e la sua storia. L&#8217;incremento del valore e la sua creazione dipendono da questo. Dobbiamo metterci nei panni del consumatore e dargli buone ragioni per acquistarlo».</p>
<p>Oggi gli oli Dòleo sono in dodici ristoranti, di cui due in Francia e dieci in Puglia. Tra questi ci sono Fidelio, A Sud dell&#8217;anima, Il Vecchio Gazebo, Masseria Barbera, Canneto Beach 2 della famiglia Riontino, La braceria di Gianni e Sviniamo. La rete commerciale è gestita in autonomia: Francesco mette la faccia con ogni potenziale cliente. «Oltre a domare il consumatore, bisogna trovare commerciali e ristoratori visionari. Ma i margini di guadagno risicati ci spingono a fornire il prodotto di nostra mano. So bene che non ci si improvvisa commerciali e questo aspetto della filiera dovrebbe essere professionalizzato». Il seme è piantato. Per tutto il resto, serve solo tempo.</p>
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		<title>Damiano Guarini: “Facciamo rete con l’olio e consumiamone un cucchiaio ogni mattina”</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/07/14/damiano-guarini-facciamo-rete-con-lolio-e-consumiamone-un-cucchiaio-ogni-mattina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Annalucia Galeone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 06:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'esperto]]></category>
		<category><![CDATA[Cosimo Damiano Guarini]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine di oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosimo Damiano Guarini è un agronomo, scrittore e narratore da anni impegnato nella valorizzazione dell’olio extra vergine di oliva e delle sue proprietà salutistiche. Senza prendersi troppo sul serio Damiano fa incuriosire e innamorare chi lo ascolta degli ulivi secolari, delle tante varietà di olio e della nostra bella Puglia. È un grande professionista, avremmo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/07/14/damiano-guarini-facciamo-rete-con-lolio-e-consumiamone-un-cucchiaio-ogni-mattina/">Damiano Guarini: “Facciamo rete con l’olio e consumiamone un cucchiaio ogni mattina”</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosimo Damiano Guarini</strong> è un agronomo, scrittore e narratore da anni impegnato nella valorizzazione dell’olio extra vergine di oliva e delle sue proprietà salutistiche. Senza prendersi troppo sul serio Damiano fa incuriosire e innamorare chi lo ascolta degli ulivi secolari, delle tante varietà di olio e della nostra bella Puglia. È un grande professionista, avremmo bisogno di più persone simili a lui, meno piene di sé e autentico custode di questa ricchezza. La terra è cultura, il termine agricoltura ha come radice proprio la cultura, quindi, l’unico punto di partenza non può che essere la terra, gli ulivi e tutte le persone di qualsiasi età che si appassionano all’agricoltura. La custodia di un paesaggio, la cura di un territorio passa e la si deve soprattutto agli agricoltori, a chi si sporca le mani ogni santo giorno ed è in grado di interpretare e assecondare i tempi della natura. Il vero grande problema del mondo dell’olio è che mai come in questo caso, la tradizione non è amica della “qualità”. Ci sono troppi “sentito dire” e affollamenti di “luoghi comuni”. Uno su tutti? L’olio che “pizzica” è “acido”, quando in realtà le sensazioni di amaro e piccante ci raccontano una storia di qualità nutrizionale, organolettica e salutistica dell’olio extra vergine di oliva.</p>
<p><strong>Quando sei fuori per mangiare, porti con te una bottiglietta di olio buono, non si sa mai nella vita?</strong></p>
<p>In realtà quando sono fuori porto con me tanta “pazienza”, perché risulta davvero difficile trovare approcci professionalmente sensati e coscienti sul mondo dell’olio. Ti racconto una storia di qualche mese fa; ero ospite di amici in un ristorante “cosiddetto tipico” del territorio e mi fanno scoprire con grande enfasi la cantina con più di cento etichette, la selezione di formaggi, l’accurata scelta degli amari e delle grappe, oltre al racconto sull’origine di ogni singolo ingrediente. Risultato? Mi siedo a tavola e trovo una bottiglia in vetro trasparente, con un’etichetta molto approssimata e “artigianale” con all’interno un olio sicuramente non extra vergine. Ci vuole tanta pazienza, però, come sono abituato a ripetere spesso, sono certo che “è solo questione di tempo”</p>
<p><strong>Cosa vuol dire per te fare condivisione o rete. Possono essere sinonimi<em>?</em></strong></p>
<p>Potrei risponderti semplicemente dicendo che “da soli si va veloci ma insieme si va lontani”. In realtà, occorre inquadrare meglio il tema e comprendere che da sempre viviamo in un sistema complesso di luoghi, storie, persone in grado di mantenere (non si sa come) un equilibrio instabile. Ecco, in questo sistema occorre prendere pazientemente ago e filo (lo dico a ragion dovuta perché sono figlio di un sarto) e immaginare il miglior abito, con parti e tessuti differenti che insieme creano un modello di unione su misura. O, se vogliamo fare quelli “che sanno”, dovrei dire “tailor made”. Comunque, perdonami ma a proposito di condivisione e rete devo citare una definizione del Maestro Mark Harris presente nel libro “Il pelo nell’olio”: “Cosimo Damiano Guarini è capace di entrare in una stanza dove ci sono quattro sconosciuti e uscire con dodici amici nuovi, perché nel frattempo loro hanno mandato degli sms ad altri amici. È vero, l’ho visto fare! È la gioia e la positività in persona”.</p>
<p><strong>L’olio evo made in Puglia com’era, com’è e quali sono le prospettive di crescita in termini non solo economici ma di appeal?</strong></p>
<p>L’olio di ieri era un prodotto utilizzato per tanti scopi diversi da quello alimentare, ci sono storie affascinanti legate all’olio e alla cultura di questa terra, del mediterraneo, dei frantoi ipogei e degli ulivi millenari. E poi, credo sia sufficiente osservare l’emblema istituzionale della Regione Puglia per trovare al centro, attenzione, non di lato ma al centro, un albero di olivo. In termini di appeal, recentemente nelle tv in USA noti attori e giornalisti raccontano l’importanza dell’olio extra vergine oliva, mostrano come si assaggia, l’abitudine nel consumare un cucchiaio di olio al mattino come faceva mia nonna. Io credo che il mio pensiero valga ben poco, l’olio deve puntare molto sulla sua valenza salutistica e, di pari passo, guardare con attenzione seria e concreta ai professionisti della ristorazione. Occorre “unire”, “fare rete”, proprio come si diceva prima. E, comunque, oltre all’olio non dimentichiamo tutto quel patrimonio di biodiversità agricola che la Puglia ha tra le sue mani. Occorre valorizzare, promuovere ma, soprattutto, emozionare con il cibo: questo credo sia indispensabile.</p>
<p><b>Qual è</b><strong> l’errore più grave che un produttore commette: credere che il suo olio sia il migliore?</strong></p>
<p>Questa storia è identica a quella di voler chiedere al salumiere se il salame è buono. Guarda; produrre olio extra vergine di oliva e di qualità comporta lavoro, pazienza, attenzione, cura, fatica e anche un pizzico di fortuna per tutto l’anno. Quindi, molto spesso, l’approccio al “il mio olio è il migliore di tutti” è dettato dalla passione e fatica che si nasconde dietro al prodotto. Poi, certo, chi vuol crescere e migliorare è il primo a volersi mettere in discussione e scoprire i cardini della qualità per acquisire spunti di miglioramento.</p>
<p><strong>La tua attività di ricerca è molto intensa. Parlaci dei progetti Finish e Future Food, in cosa consistono e quali sono gli obiettivi?</strong></p>
<p>La nota azienda Finish da anni porta avanti un progetto denominato “Acqua nelle nostre mani” in collaborazione con il Future Food Institute e come media partner National Geographic. I temi del progetto sono il contrasto alla desertificazione e la sensibilizzazione verso la preziosa risorsa idrica, quindi, evitare sprechi di acqua. Negli scorsi anni il progetto ha fatto tappa in Campania e in Sicilia, mentre, quest’anno è approdato in Puglia. Sappiamo tutti che la triste vicenda della xylella potrebbe portare e sta già portando ad un abbandono dei terreni e, parallelamente, in una terra povera di acqua come la Puglia sensibilizzare agli sprechi è di fondamentale importanza. Se poi ci aggiungiamo che l’olivo è una pianta “xerofita”, ovvero, che non necessita di molta acqua, ma questo non vuol dire che non va irrigato, ecco che il gioco è fatto. Grazie al Future Food Institute ho avuto l’onore di coordinare questo progetto che vede la piantumazione di più di 500 olivi di varietà “Leccino” (resistente/tollerante alla xylella) in un terreno marginale a San Michele Salentino, di proprietà di uno dei soci della Cooperativa Agricola Sociale di Comunità Borgo Ajeni. Nel terreno è stata impiantata una tecnologia di intelligenza artificiale in grado di monitorare disponibilità di acqua per la pianta e attivare l’impianto di irrigazione. Direi che gli ingredienti ci sono tutti; anzi, no, dimenticavo che la realizzazione di un reportage di National Geographic sul progetto mi ha dato modo di conoscere il fotografo Gabriele Galimberti, un’eccellenza italiana e una splendida persona. Scusa se insisto, ma aldilà delle parole e definizioni, questo è un fatto concreto sul come unire e fare rete. Ti assicuro che è più facile a farsi che a dirsi.</p>
<p><b>Hai collaborato al catering organizzato per la sfilata di Gucci a Castel del Monte, qual era il tuo ruolo?</b></p>
<p>In questo credimi, va dato merito ad una bella squadra di professionisti della ristorazione, io mi sono semplicemente occupato della selezione delle materie prime. L’amicizia umana e professionale che mi lega da tempo con lo chef Antonio Marraffa ci ha portato da un po’ di tempo a realizzare una partnership con la prestigiosa Masseria Traetta di Ostuni, guidata dal direttore Giuseppe Primicerio e dal general manager Giovanni Semerano, nonché vice presidente della Fondazione Italiana Sommelier Puglia. Insomma, un gruppo di grandi professionisti del settore dove la figura di un agronomo o “fantagronomo” è risultata mi auguro utile ma certamente non indispensabile. In realtà, è fondamentale per chi “parte dalla terra” osservare le preferenze, i gusti e le attenzioni del consumatore, a maggior ragione se siamo in settori di nicchia come la moda o lo sport. Ricordo qualche anno fa di aver partecipato ad un evento di formazione su alimentazione e sport che si tenne a Coverciano, riservato ai nutrizionisti di serie A e B. Ero l’unico agronomo ed ebbi modo di comprendere quanto un settore di quel genere può offrire alle imprese agroalimentari. Per certi versi, in questa esperienza di Gucci il mio approccio è stato lo stesso.</p>
<p><strong>Cosa vorresti dire a chi compra l’olio al supermercato a un prezzo irrisorio?</strong></p>
<p>Che dire, la qualità ha bisogno di tempo per essere riconosciuta e, allo stesso tempo, non giudico le scelte alimentari, mi limito a dire che nella vita ognuno di noi ingerisce in media sessanta tonnellate di cibo che, al pari dello stile di vita e dell’ambiente nel quale si vive, andrà ad influenzare il nostro stato di salute. E, soprattutto, nelle scelte alimentari vorrei ricordare che l’olio è l’alimento che costa meno di tutti, circa 27 per un pasto completo. Capito: 27 centesimi al giorno per un olio di qualità, praticamente quattro volte meno di un caffè.</p>
<p><strong>Le novità in cantiere? </strong></p>
<p>Novità tante, probabilmente un nuovo libro, perché la voglia di scrivere in realtà mi permette di fissare delle storie, dei concetti, dei pensieri che mi piacciono e mi appaiono utili in quel momento. Poi, senza nessuna ambizione o aspettativa, se quei concetti incontrano anche le preferenze degli altri, ovviamente mi fa piacere.</p>
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		<title>Olio Ribatti, dal sogno americano alla realtà pugliese</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/11/27/olio-ribatti-dal-sogno-americano-alla-realta-pugliese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Nov 2021 07:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine di oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Olio Ribatti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Puglia la produzione di olio d’oliva si interseca spesso a storie familiari che si tramandano di generazione in generazione, sfidando lo scorrere del tempo. Olio Ribatti rappresenta proprio una di quelle storie, erano gli inizi degli anni trenta quando Francesco De Palma decise di intraprendere un viaggio in America alla ricerca della sua fortuna....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Puglia la produzione di olio d’oliva si interseca spesso a storie familiari che si tramandano di generazione in generazione, sfidando lo scorrere del tempo. <strong>Olio Ribatti</strong> rappresenta proprio una di quelle storie, erano gli inizi degli anni trenta quando <strong>Francesco De Palma</strong> decise di intraprendere un viaggio in America alla ricerca della sua fortuna. Sette anni lontano da casa e quella maledetta nostalgia, la mancanza della famiglia e di sua moglie, che cercava di alleviare scrivendole lettere d’amore.  La fortuna con Francesco non fu avara e con i suoi risparmi tornò a casa e riuscì a comprare un frantoio e i suoi primi terreni per iniziare la produzione di olio. Oggi in azienda è presente la quarta generazione, ma nessuno dimentica i sacrifici fatti dai predecessori per coltivare un sogno, oggi diventato realtà, che ha attraversato l’altro Mondo.</p>
<p><strong>Francesco, come nasce la vostra storia?</strong></p>
<p>La nostra storia parte nel 1935, io sono nipote di due nonni frantoiani, sono la terza generazione e mio figlio <strong>Cataldo</strong>, invece, rappresenta la quarta. Tutto partì da mio nonno <strong>Francesco De Palma</strong>, che decise agli inizi degli anni trenta di sbarcare in America alla ricerca di fortuna. Mio nonno era rimasto orfano di padre in giovanissima età e viveva con sua mamma e i suoi fratelli in una situazione di povertà assoluta. La decisione di partire gli maturò perché voleva assicurare alla propria famiglia un futuro migliore, rispetto al suo e ci provò alla volta di  New York. In quegli anni nella Grande Mela il business si concentrava d’inverno sulla commercializzazione del carbone e d’estate sul ghiaccio. In quei sette anni lontano da casa giurò amore eterno a mia nonna, con la quale, mantenne un rapporto epistolare proprio per alleviarne la mancanza. Con i risparmi accumulati dalla parentesi americana rientrò in Puglia, comprò frantoio e terreni e di lì partì tutto.</p>
<p><strong>Tutto ebbe inizio dal coraggio di suo nonno?</strong></p>
<p>Se mi guardo indietro e immagino alla strada fatta provo emozione e orgoglio. Mio nonno all’inizio produceva olio sfuso, solo dal 1975 iniziò anche a imbottigliarlo. Nel 1935 nacque mio padre, che poi nel concreto è stato l’unico dei fratelli a prendere in mano le sorti dell’azienda. Mio padre era il quarto figlio, tra due sorelle e un fratello, che scelse la via del sacerdozio, si innamorò di mia madre sul posto di lavoro, anche lei proveniva da una famiglia di frantoiani. Io sono l’unico maschio di famiglia, nato con la vocazione per l’olio extra vergine d’oliva di qualità. Dopo il diploma in ragioneria decisi di continuare il mio percorso di studi iscrivendomi all’università d’economia, ma dopo qualche anno lasciai, vedevo i miei genitori carichi di lavoro e io scalpitavo per aiutarli, così abbandonai i libri per indossare i panni del produttore. Da sempre ho affiancato mio padre nelle scelte importanti, che hanno determinato una crescita strutturale della nostra azienda, infatti, nel 1983 sotto mia spinta, papà decise di acquistare un nuovo frantoio. Oggi abbiamo una trentina di ettari di proprietà, il grosso del nostro lavoro deriva soprattutto dalle olive dei nostri conferitori.</p>
<p><strong>Che annata è questa per l’olio pugliese?</strong></p>
<p>La campagna si concluderà tra due mesi, i prezzi sono andati al ribasso perché abbiamo una resa di olio più bassa rispetto alle precedenti, la colpa è da attribuire alle temperature troppo calde e alla mancanza di pioggia, che hanno caratterizzato la nostra estate. Posso confermare già da ora che l’olio di quest’anno è di estrema qualità.</p>
<p><strong>Il cambio generazionale cosa ha comportato?</strong></p>
<p>Con l’arrivo di mio figlio in azienda ho ridisegnato un nuovo assetto commerciale che potesse intensificare il mercato Italia e quello estero. Abbiamo aumentato gli impianti di molitura e abbiamo riprogrammato una serie di fiere a cui partecipare, insomma siamo ripartiti.</p>
<p><strong>Un auspicio per il futuro?</strong></p>
<p>Realizzare una migliore cultura per quanto riguarda l’olio extra vergine d’oliva di qualità, come dicono i nostri slogan di riferimento l’olio sta bene su tutto e deve essere al centro di ogni tavola. Bisogna divulgare sugli effetti benefici che l’evo produce sia a livello fisico, che come esaltatore di sapore delle pietanze stesse. La nostra filosofia è diffondere l’importanza.</p>
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		<title>Fratelli Fratta e il loro olio evo made in Puglia</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/07/13/fratelli-fratta-e-il-loro-olio-evo-made-in-puglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 15:31:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Foggia]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli Fratta]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Puglia è la loro terra, gli ulivi il ricordo della loro infanzia, l’olio l’emblema della loro famiglia, così i fratelli Marco e Luca Fratta, hanno preso in mano le sorti dell’azienda per dimostrare che anche al Sud è possibile realizzare i propri sogni. Marco Fratta, si era trasferito a Milano per studiare economia aziendale...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Puglia è la loro terra, gli ulivi il ricordo della loro infanzia, l’olio l’emblema della loro famiglia, così i fratelli <strong>Marco</strong> e <strong>Luca Fratta</strong>, hanno preso in mano le sorti dell’azienda per dimostrare che anche al Sud è possibile realizzare i propri sogni. <strong>Marco Fratta</strong>, si era trasferito a Milano per studiare economia aziendale alla Bocconi, dopo aver conseguito il titolo ha deciso di ritornare a casa, a Foggia, per rendere quel desiderio realtà. <a href="https://www.fratellifratta.it/"><strong>Fratelli Fratta</strong> </a>è il nome dell’azienda, che Marco, insieme al fratello Luca, ha deciso di portare avanti, seguendo la tradizione insegnatagli dal nonno, che unita alle loro attuali competenze gli ha permesso di produrre un olio con la propria etichetta. La <strong>famiglia Fratta</strong> si è sempre dedicata alla produzione d’olio, che destinava alle industrie, poi nel 2017, il ritorno di Marco in Puglia, unito alla laurea in agraria del fratello Luca, ha fatto nascere questa nuova realtà. Un orgoglio che coltivano giorno dopo giorno, muovendosi a piccoli passi perché come dice Marco: «Non possiamo permetterci di sbagliare». Lo scorso dicembre Marco e Luca sono diventati entrambi papà e questi lieti eventi hanno regalato nuova linfa e nuovo coraggio nell’approcciare al futuro.</p>
<p><strong>Come mai dopo la laurea hai deciso di tornare a Foggia?</strong><br />
Ho conseguito la triennale alla Bocconi, vivere a Milano mi ha fatto bene per confrontarmi con una realtà diversa rispetto alla Puglia, mi ha permesso di aprire la mente verso nuovi orizzonti, poi ho deciso di continuare gli studi giù in Puglia e di non sprecare la fortuna di avere un’azienda di famiglia. Mio Fratello Luca è laureato in agraria io in economia aziendale insieme siamo complementari.<br />
<strong>Cosa vi ha spinto a realizzare un’etichetta tutta vostra?</strong><br />
Devo essere sincero che continuare a vedere il nostro olio prodotto sotto altri marchi mi lasciava un po’ l’amaro in bocca, così abbiamo deciso di produrre un olio che fosse soltanto nostro, quindi abbiamo scorporato una trentina di ettari dal totale dei terreni, li abbiamo convertiti in biologico e così è partita tre anni fa la produzione, continuando con i restanti ettari a produrre anche per le industrie. Avere un olio che portasse il nostro nome è un motivo d’orgoglio per chi è cresciuto vedendo il proprio nonno lavorare la terra, osservare il proprio papà continuare a farlo e quindi per me e mio fratello proseguire era un gesto obbligato.</p>
<p><strong>Voi parlate d’innovazione della tradizione cosa intendi precisamente?</strong><br />
La tradizione è rappresentata dal prodotto, l’olio, che lavoriamo utilizzando le nuove tecnologie. Mi piacerebbe potesse avvenire per l’olio quello che nel giro di questi vent’anni è successo al vino, educando il consumatore verso scelte di qualità. È interessante vedere il lavoro che parecchi ristoratori stanno realizzando nei proprio locali attraverso l’introduzione delle carte dell’olio. Noi cerchiamo di produrre al meglio, rispettando la terra e speriamo che anche il consumatore finale possa fare i propri acquisti con consapevolezza.</p>
<p><strong>Quanti oli e prodotti producete?</strong><br />
Produciamo tre tipologie differenti, uno più leggero e due di media intensità e per l’anno prossimo contiamo di aggiungerne altre due. Le nostre monocultivar sono coratina, peranzana e arbosana. Sui nostri terreni coltiviamo anche legumi e grano, un progetto futuro prevede anche la commercializzazione dei legumi con una nostra etichetta.</p>
<p><strong>Questa pandemia che problemi vi ha creato?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda la parte agricola non abbiamo sofferto molto perché la produzione primaria è sempre stata necessaria alle industrie. Il cibo non può mai mancare nei supermercati e sulle tavole. Discorso a parte per il settore commerciale di prodotti a marchio nostro. Per il mercato Italiano vi è stato un notevole calo dovuto alla chiusura del comparto della ristorazione. Fortunatamente  durante la pandemia ci siamo difesi bene sia incrementando i mercati esteri (Giappone, Usa, Corea del Sud, Danimarca), sia con la vendita diretta ai consumatori. In Italia, con la riapertura delle attività ristorative e dei negozi specializzati le vendite sono ripartite abbastanza bene, sia con vecchi clienti che con i nuovi. Questo grazie soprattutto al grande impegno degli agenti di commercio, che hanno fatto un immenso lavoro nonostante le difficoltà  del momento.</p>
<p><strong>L’essere diventato papà, insieme anche a tuo fratello, ha cambiato le vostre prospettive lavorative?</strong></p>
<p>In azienda siamo diventati papà per la prima volta sia io che mio fratello, entrambi a dicembre, a distanza di dieci giorni l’uno dall’altro. Sembra banale dire che un figlio ti cambia la vita, ma è così, sia nel quotidiano che nel futuro. Con la nascita di un bimbo inizi a pensare a lungo termine, nella vita come nel lavoro. Mi immagino già l’arrivo della nuova generazione in azienda, i nuovi progetti da realizzare e le nuove  idee finalizzate alla crescita e alla sostenibilità aziendale. Credo che questa sia la giusta prospettiva di vedere le cose indipendentemente dall’essere genitori, in Italia c’è ancora una cultura aziendale, specialmente nel settore agricolo, troppo focalizzata sul breve periodo anziché sul lungo termine.</p>
<p><strong>Cosa ti auguri per il futuro?</strong><br />
Per quanto riguarda la mia azienda di continuare a innovare sempre nel segno della sostenibilità e nel pieno rispetto dalla terra e dei consumatori. Le soddisfazioni per il momento sono tante anche se bisogna restare sempre con i piedi per terra. Una differenza con le vecchie generazioni è quella che se in passato commettevi degli errori potevi recuperare se lo fai oggi sei tagliato fuori.</p>
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