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	<title>Gelateria Mokambo Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>Gelateria Mokambo, storia di una “malattia” chiamata gelato</title>
		<link>https://pugliosita.it/2024/08/16/gelateria-mokambo-storia-di-una-malattia-chiamata-gelato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Stefania Leo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Aug 2024 06:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[gelaterie]]></category>
		<category><![CDATA[Gelateria Mokambo]]></category>
		<category><![CDATA[gelato artigianale]]></category>
		<category><![CDATA[Ruvo di Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non amano le guide, hanno solo otto gusti in pozzetto, ma il loro gelato è per molti il migliore: storia di una coppia di fratelli e di uno zio che stanno riscrivendo la storia del gelato in Puglia. Non stupitevi se, recandovi a Ruvo di Puglia, in via Nello Rosselli, 29, trovate un po&#8217; di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2024/08/16/gelateria-mokambo-storia-di-una-malattia-chiamata-gelato/">Gelateria Mokambo, storia di una “malattia” chiamata gelato</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non amano le guide, hanno solo otto gusti in pozzetto, ma il loro gelato è per molti il migliore: storia di una coppia di fratelli e di uno zio che stanno riscrivendo la storia del gelato in Puglia.</p>
<p>Non stupitevi se, recandovi a Ruvo di Puglia, in via Nello Rosselli, 29, trovate un po&#8217; di coda. Nemmeno se sono le 23 di un mercoledì sera qualunque. Da <strong>Gelateria Mokambo</strong> non si va solo per prendere una coppetta al volo. E non ci si va nemmeno solo d&#8217;estate. Ci si ferma, si degusta, si chiacchiera con <strong>Giuliana </strong>che, sorridente e prodiga di informazioni, spiega il lavoro fatto per arrivare a ottenere un singolo cucchiaino di Cioccolato Fondente. Si scherza con <strong>“zio” Franco</strong>, ma solo se non è impegnato con i suoi giochi alchemici nel laboratorio a vista, mentre l&#8217;occhio vigile di <strong>Vincenzo</strong> è pronto a cogliere la prossima Instagram opportunity. Non stupitevi nemmeno se, entrando, troverete personaggi come <strong>Francesco Martucci </strong>o<strong> Pietro Zito</strong>, che da Caserta e da Montegrosso preferiscono venire qui per la propria coppetta. Questa è <strong>Gelateria Mokambo</strong> e ora vi raccontiamo perché sta per diventare la vostra prossima “malattia”.</p>
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<p><strong>Una &#8220;malattia&#8221; di famiglia</strong></p>
<p>Siamo nel 1910. La storia della <strong>Gelateria Mokambo</strong> inizia con un &#8220;sacrificio d&#8217;amore&#8221;. <strong>Luigi Marseglia</strong>, prima garzone e poi capo di pasticceria del Caffè Gambrinus di Napoli, si trasferisce a Ruvo di Puglia, per seguire la sua sposa pugliese. Apre il <strong>Caffè Gambrinus</strong> e istruisce all&#8217;arte della pasticceria un local, <strong>Vincenzo Paparella </strong>senior, che a sua volta, l&#8217;8 novembre 1967, apre il <strong>Bar Mokambo in corso Carafa 56</strong>. Qui le ricette di Marseglia continuano a vivere attraverso le mani di <strong>Franco </strong>e<strong> Antonio</strong>, i due figli di <strong>Vincenzo</strong>. Alla sua morte, i fratelli si dividono: Antonio resta nel Bar Mokambo e Franco intraprende un’avventura nel mondo della ristorazione. Il Bar Mokambo chiude negli anni Novanta, ma la città proclama a gran voce la nostalgia per un gelato considerato irripetibile e ineguagliato. Complice Facebook, appaiono delle immagini del vecchio locale e delle code fuori, sul corso. I figli di Antonio, <strong>Giuliana e Vincenzo Paparella</strong> iniziano a fantasticare sulla riapertura della gelateria di famiglia. Ma per farlo ci vuole il sapere di <strong>zio Franco</strong>, che accetta la sfida di rimettersi ad armeggiare con ingredienti naturali e ricettari per riportare sui coni e nelle coppette incantesimi commestibili. Mentre Giuliana ruba il mestiere, Vincenzo si occupa del lato &#8220;tecnologico&#8221; dell&#8217;impresa. Franco Paparella, che è &#8220;zio&#8221; anche di moltissimi clienti affezionati, dice che Marseglia ha contagiato la sua famiglia con la &#8220;malattia&#8221; del gelato. Fossero tutti così, i virus.</p>
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<p><strong>Pozzetti da scoprire</strong></p>
<p>Nel banco a pozzetti ci sono otto gusti, tutti fatti con una base di latte, uova, zucchero e nulla più. C&#8217;è la <strong>Crema del Re 1840</strong>, la cui ricetta datata 1840 è stata tramandata da <strong>Luigi Marseglia</strong> e ai suoi tempi premiata dal <strong>Re Ferdinando II di Borbone</strong>. Non manca il <strong>Pistacchio di Bronte DOP</strong>, che non è verde come siamo abituati a vedere nella maggior parte delle gelaterie. La <strong>Nocciola</strong> è ottenuta con una pasta fatta grazie ad una piccola molazza, che lavora vere nocciole delle Langhe IGP. E ancora, grande attenzione alla <strong>Gianduia IGP e al Cioccolato Puro</strong>. Dopo aver studiato a lungo, Giuliana e zio Franco hanno selezionato ventotto fave di cacao provenienti da diverse parti del mondo, creando gusti monorigine o periodici blend con fave diverse. In più, si può assaggiare il <strong>Tartufo</strong>, cioè la variante speziata del cioccolato. Ma il gusto che secondo Giuliana esprime al meglio la Puglia è il <strong>Torrone croccante di mandorle</strong>. <strong>«<em>Ruvo è da sempre un territorio vocato per la coltivazione delle mandorle</em>», spiega Giuliana</strong>. Per questo vengono utilizzati solo frutti locali di cultivar <strong>Filippo Cea </strong>o<strong> Genco</strong>. Quando i clienti varcano la soglia e questo gusto è in preparazione, si possono vivere veri e propri miraggi. Il profumo fa fare un salto indietro nel tempo, quando a Natale le nonne preparavano il torrone in casa. La nostalgia diventa così la spezia segreta di questo gelato.</p>
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<p>Ci sono alcuni gusti che ruotano durante l’anno, come il <strong>Caffè superior</strong>, la <strong>Granita di Limoni </strong>di Sorrento IGP (disponibile da maggio a settembre), il Gelato di <strong>Gelsi rossi</strong>, quello alla <strong>Mela cotogna, e il Nonna Lena</strong>, fatto con fichi secchi, scaglie di mandorle e pepite di cioccolato puro 100 per cento. Non manca una luxury experience. Lo <strong>Scettro del Re</strong> è un gelato base crema impreziosito da un&#8217;infusione di zafferano dell&#8217;Iran, servito con panna, una sfoglia di oro alimentare e cristalli caramellati. L&#8217;eleganza di questo gusto vi farà sentire immersi in un&#8217;atmosfera da Mille e una notte. Il costo? 70 euro a cono.</p>
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<p><strong>Il futuro è ora</strong></p>
<p>Per <strong>Giuliana, Vincenzo e Franco</strong> il futuro è nel presente, scritto nel lavoro quotidiano, fatto di accorgimenti, consulenze e partnership con colleghi ristoratori come i ragazzi del vicino Mezza Pagnotta, ristorante etnobotanico che ospiterà il gelato all&#8217;acino odoroso pugliese, un&#8217;erba che ricorda molto la menta. Il team di <strong>Gelateria Mokambo</strong> non ama le guide e non partecipa alle manifestazioni dedicate al gelato: per loro significherebbe standardizzare la produzione. <strong>«<em>Non c&#8217;è nessuna competizione che mette a confronto prodotti davvero artigianali, cioè fatti solo uova zucchero e latte</em>»</strong>. Quando parlano di Puglia, tra un cono e una coppetta, c&#8217;è la rabbia di non vedere maggiormente valorizzato un territorio come Ruvo di Puglia, che vanta ottomila anni di storia. C&#8217;è la stanchezza di sapere che da novembre ad aprile anche qui si serve la favetta senza preoccuparsi della stagionalità. Ma c&#8217;è anche fiducia nel corso delle cose. <strong>Il Covid-19? Per Giuliana è un&#8217;opportunità: «L<em>a pandemia ha costretto molti giovani a tornare e a portare qui le loro competenze</em>»</strong>. Ora non resta che aspettare il fiorire delle passioni su una terra assetata di nuove idee e coraggio. In via <strong>Nello Rosselli, 29</strong> c&#8217;è un primo esempio di come si possa creare tanto – e bene – anche in Puglia.</p>
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