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	<title>Dolci pugliesi Archivi - Pugliosità</title>
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	<title>Dolci pugliesi Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>Le Ostie ripiene di Monte Sant&#8217;Angelo, il dolce nato da un errore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[di Mita Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 08:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci pugliesi]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Sant'Angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Ostie ripiene di Monte Sant'Angelo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passate da poco tempo le feste natalizie e siamo in pieno mese di gennaio, l’inverno si fa sentire, ma non ci spaventiamo di certo e stavolta decidiamo di spostarci verso il Gargano. La nostra meta è uno dei luoghi più suggestivi della nostra meravigliosa Puglia, sicuramente tra i più noti sia in Italia che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passate da poco tempo le feste natalizie e siamo in pieno mese di gennaio, l’inverno si fa sentire, ma non ci spaventiamo di certo e stavolta decidiamo di spostarci verso il Gargano. La nostra meta è uno dei luoghi più suggestivi della nostra meravigliosa Puglia, sicuramente tra i più noti sia in Italia che ben oltre i confini: stiamo parlando di Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Famoso soprattutto per il santuario di San Michele Arcangelo, Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2011 e meta di pellegrini già a partire dal VI secolo, Monte Sant’Angelo si affaccia sul golfo di Manfredonia. Il suo territorio spazia infatti tra il monte ed il mare, in uno scenario unico che unisce microclimi e bellezze naturalistiche tra loro molto differenti.</p>
<p>Quello che ci affascina e ci cattura non è solo l’aspetto paesaggistico, seppur meraviglioso, di questa località e dei suoi dintorni, la nostra curiosità va oltre fino a volerne sapere di più di uno dei dolci tipici di Monte Sant’Angelo. Oggi vogliamo scoprire le <strong>Ostie Ripiene di Monte Sant’Angelo</strong>, specialità culinaria di questa zona, che sembra essere legata ad una leggenda molto antica e particolare. Un dolce semplice, per il quale sono necessari pochi ingredienti, ma che racchiude una tradizione che si porta avanti da secoli, ripercorriamo la storia che portò alla nascita di questo delizioso dolce che gli abitanti della cittadina di Monte Sant’Angelo, nel loro dialetto, chiamano anche l’ostia “chjène”.</p>
<p>Siamo intorno al 1600 e tutto ha inizio nel Monastero della Trinità di Santa Chiara, situato a Monte Sant’Angelo. Alcune monache sono impegnate nella preparazione delle ostie sacre da servire durante la celebrazione della Santa Messa. In contemporanea, per pura casualità, una manciata di mandorle cadde in una ciotola contenente del miele caldo, non sapendo come fare per recuperare le mandorle, non avendo a disposizione altro in quel momento, una monaca pensò di raccoglierle con due ostie. Raffreddandosi, pochi attimi dopo, le ostie diventarono un tutt’uno con quello che casualmente divenne il loro ripieno. Il tutto, inconsapevolmente, dette vita, in questo modo, ad un connubio molto particolare tra la dolcezza del miele e la croccantezza delle mandorle tostate, ed ecco svelata la leggenda del tipico dolce di Monte Sant’Angelo.</p>
<p>Un dolce che possiamo gustare a fine pasto oppure accompagnato da un the oppure un caffè in qualsiasi altro momento della giornata. Per chi, incuriosito, vorrà cimentarsi nella preparazione di questo dolce, non avrà che da provare a comporre questa specialità, che non richiede molto tempo ed una particolare maestria. Se riusciamo a procurarci le ostie, ci basterà occuparci del ripieno, gli ingredienti possono variare leggermente a seconda delle ricette. Mandorle tostate, Miele (preferibilmente millefiori), cannella, zucchero semolato, alcuni consigliano l’aggiunta di chiodi di garofano e scorza sia di limone che di arancia grattugiata. Il risultato è una composizione semplice ma ricca di gusto e particolarmente aromatica. Un’esperienza davvero unica, ricca di contrasti tra il candore dell’ostia ed il colore intenso del ripieno, un gusto che ci ha conquistato già al primo morso.</p>
<p>Foto credit: Pro Loco Monte Sant&#8217;Angelo</p>
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		<title>Nonna Pina e i suoi dolci preparativi delle feste</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/01/03/nonna-pina-e-i-suoi-dolci-preparativi-delle-feste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jan 2022 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci pugliesi]]></category>
		<category><![CDATA[sasamidd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi l’avrebbe mai detto?! La permanenza dei Nardini in Puglia cominciò a gonfie vele. Alberto – contro ogni previsione della moglie – organizzò il trasloco in men che non si dica. Edoardo – grazie all’aiuto di Pietro e Michele, gli amici del mare – fece amicizia con nuovi compagni di scuola. Elisa si dava il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi l’avrebbe mai detto?! La permanenza dei Nardini in Puglia cominciò a gonfie vele. Alberto – contro ogni previsione della moglie – organizzò il trasloco in men che non si dica. Edoardo – grazie all’aiuto di Pietro e Michele, gli amici del mare – fece amicizia con nuovi compagni di scuola. Elisa si dava il suo bel da fare tra impegni lavorativi e organizzativi di questa nuova vita e Nonna Pina… beh Nonna Pina era in brodo di giuggiole. Si muoveva avanti e indietro, sempre presa dalle sue mille faccende ma con un occhio attento alle esigenze dei suoi nuovi coinquilini.</p>
<p>Certo, perché da tempo la casa non rimbombava come adesso, letteralmente da cima a fondo. Edoardo, infatti, era stato iscritto ad un corso di batteria, strumento che era stato riposto, insieme agli spartiti, direttamente in soffitta, tra ceste, vecchie cornici e scatoloni dimenticati nel tempo. Solo Nonna Pina conosceva esattamente provenienza, composizione e ubicazione originaria dei suddetti scatoloni. Anche perché solo lei riusciva a comprendere la calligrafia stentata – e dall’ortografia a volte simpaticamente scorretta – con cui aveva etichettato tutto ciò che aveva riposto in quei cartoni. Però, tra una pausa e l’altra dalla musica, Edoardo si fermava a sbirciare alla voce “Foto Parenti” e ritrovava una Pinuccia molto più giovane, con zeppe ai piedi e camicia a fiori, accompagnata da volti a lui perlopiù sconosciuti.</p>
<p>Passò così l’autunno e arrivò il primo freddo (se gli otto gradi quasi costanti del sud Italia possono considerarsi “freddo”). Le giornate si accorciarono e piano piano dalla cucina di Nonna Pina emergevano i primi sentori di chiodi di garofano, marmellata d’uva fatta in casa e vincotto. Come da buona tradizione, l’anziana signora era solita preparare in anticipo i dolci tipici delle festività natalizie per poterli donare agli ospiti che le facevano visita e per degustarli durante i lunghi pranzi e cene di Natale. Le prime settimane di dicembre – quando il ripiano della cucina non era ricoperto di calzoni con la cipolla vari ed eventuali – erano dedicate alla produzione di cartellate, marzapani, pizzetti, sassanelli (per qualcuno detti sapienze), torroncini e altrettante tipologie di frittelle ripiene. Per questa operazione, che a tratti assumeva un carattere industriale, faceva la sua comparsa in masseria Comà Giulia, amica storica di Nonna Pina e addetta agli impasti. Comà Giulia era un donnone dalla memoria infallibile ma dal carattere poco affabile: aveva a mente tutte le ricette una ad una, ma guai a contraddirla sulle proporzioni tra farina e granula di nocciole perché diventava paonazza e andava via sbattendo la porta.</p>
<p>L’esercito di dolci preparati con largo anticipo veniva riposto con delicatezza nella credenza del salotto, debitamente chiuso in contenitori che da anni erano preposti a svolgere la stessa funzione: proteggere i dolcetti dagli attacchi dei golosi avventori che cercavano di sgraffignarli prima del tempo. “Albertoooo, &#8211; gridò un giorno Nonna Pina mentre beccava il padre di Edoardo in flagranza di reato con una mano nella ciotola dei <strong>sassanelli</strong> – lass perd l’ <strong>s’s’meidd</strong> !”.</p>
<p>Fortuna che ad Edoardo, i dolcetti al vincotto, non interessavano molto. Così, in un colpo solo si scampava il rimprovero di Nonna Pina e l’indigestione da zuccheri natalizi.</p>
<p>Chi può dirne altrettanto?!</p>
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