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	<title>Cantele Archivi - Pugliosità</title>
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	<title>Cantele Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>Il consumo del vino cala e le cantine cercano soluzioni. Cantele lancia una nuova linea di vini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 08:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Cantele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una fase delicata per il settore vitivinicolo, segnata da un rallentamento dei consumi e da profondi cambiamenti culturali e sociali, molte cantine cercano delle strategie per superare questo momento.  Da qualche giorno anche in Italia è stata approvata la legge che permette alle cantine di produrre vini dealcolati, permettendo a queste realtà imprenditoriali di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una fase delicata per il settore vitivinicolo, segnata da un rallentamento dei consumi e da profondi cambiamenti culturali e sociali, molte cantine cercano delle strategie per superare questo momento<b><span>.  </span></b>Da qualche giorno anche in Italia è stata approvata la legge che permette alle cantine di produrre vini dealcolati, permettendo a queste realtà imprenditoriali di cavalcare la tendenza odierna che porta al consumo di bevande prive di alcool.</p>
<p>Tra queste cantine c&#8217;è Cantele, storica azienda vinicola salentina, festeggia un traguardo importante — i 25 anni dal passaggio generazionale che ha visto <strong>i quattro cugini Gianni, Paolo, Umberto e Luisa</strong> assumere la guida — con il <strong>lancio di CNTL</strong>, che considera alla sorta di una &#8220;contrazione identitaria&#8221;, sintesi del percorso evolutivo che ha interessato l’azienda dalle origini fino ai giorni nostri.</p>
<p>La gamma CNTL si pone come espressione contemporanea di un&#8217;identità più attuale e in linea con il nuovo corso aziendale. Un progetto vinicolo che inaugura un nuovo <strong>linguaggio, più giovane ed essenziale</strong>, più adatto a intercettare le <strong>generazioni di consumatori attuali e futuri</strong> e a dialogare con loro. Le quattro lettere di CNTL condensano un universo fatto di esperienza e cultura del vino, fungendo da ponte tra la tradizione consolidata e l&#8217;approccio delle nuove generazioni. CNTL è una forma breve, diretta che concentra l&#8217;identità del brand che vuole rivolgersi a un pubblico contemporaneo e dinamico.</p>
<p>La gamma CNTL &#8211; che rappresenta l’evoluzione della storica linea entry level &#8211; è formata da 2 bianchi, Chardonnay e Verdeca, un rosato di Negroamaro e quattro rossi: Susumaniello, Primitivo, Negroamaro IGP senza passaggio in legno e il Negroamaro DOP Salice Salentino. <strong>7 vini prodotti secondo pratiche agronomiche sostenibili</strong> caratterizzate dall’uso razionale delle risorse idriche, riduzione di input chimici e costante attenzione all’impatto ambientale, e <strong>accomunati da equilibrio, freschezza, bevibilità, che sono la cifra dello stile Cantele</strong>.</p>
<p><strong>Paolo Cantele</strong> commenta: &#8220;<em>Celebrare i nostri 25 anni di guida dell’Azienda segna un momento di profonda riflessione sulla nostra identità. La linea CNTL è, in questo senso, un <strong>progetto di memoria e di misura</strong> e il simbolo della nostra visione. È caratterizzata un design che <strong>celebra il passato aprendosi al futuro</strong>, trasformando la complessità in semplicità di linguaggio. È un <strong>gesto di evoluzione</strong> che restituisce a Cantele la sua forma più essenziale — quella che resta quando si toglie tutto il superfluo. CNTL è il nostro <strong>modo per connetterci con i giovani</strong>: con un approccio più in sintonia con i loro valori e più immediatamente comprensibile, che proietta l&#8217;esperienza maturata in questi 25 anni verso il futuro del vino. È in sintesi una scelta che guarda in avanti, a una generazione di consumatori più attenta alla sostenibilità, alla personalità dei brand e anche al design dei prodotti</em>”.<strong> </strong></p>
<p><strong><em>Cantele</em></strong><em> rappresenta <span><strong>una delle più importanti aziende vinicole della Puglia</strong></span> e si trova a Guagnano nel <span>Salento.</span> La storia dell’azienda ha inizio negli anni Cinquanta con <span>una “<strong>emigrazione al contrario</strong>”</span>, con Giovanni Battista Cantele e sua moglie Teresa Manara che da Imola si trasferiscono al Sud spostando la famiglia nel Salento. <span>Negli anni Settanta i figli Augusto e Domenico danno una svolta decisiva all’impresa di famiglia con l’acquisto dei primi vigneti che oggi si compongono di <strong>50 ettari di proprietà e 100 in conduzione</strong>.</span> Nel 2001 entra in azienda la <strong>terza generazione</strong> composta dai <span>quattro cugini Gianni e Paolo</span> figli di Augusto, <span>Umberto e Luisa</span> figli di Domenico.</em></p>
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		<title>Cantele punta sul tappo a vite per il suo rosato</title>
		<link>https://pugliosita.it/2025/03/12/cantele-punta-sul-tappo-a-vite-per-il-suo-rosato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 13:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Cantele]]></category>
		<category><![CDATA[Rohesia]]></category>
		<category><![CDATA[Tappo a vite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente anche la Puglia del vino è pronta ad assecondare un grande cambiamento, passando, solo per determinate tipologie di vino, dall&#8217;uso del tappo in sughero a quello a vite. Cantele, storica cantina di Guagnano, in provincia di Lecce, a 10 anni dalla sua nascita Rosato Rohesia cambia veste e a partire dall’annata 2024 sarà il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente anche la Puglia del vino è pronta ad assecondare un grande cambiamento, passando, solo per determinate tipologie di vino, dall&#8217;uso del tappo in sughero a quello a vite. Cantele, storica cantina di Guagnano, in provincia di Lecce, a 10 anni dalla sua nascita Rosato Rohesia cambia veste e a partire dall’annata 2024 sarà il primo vino dell&#8217;azienda ad adottare la chiusura con tappo a vite. Una scelta che guarda al futuro e punta su qualità e salvaguardia dell’ambiente.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span>Cantele Winery festeggia l’ingresso nella seconda decade di Negroamaro Rosato Rohesia, uno dei vini più rappresentativi e amati dell’azienda salentina, e regala a questo prodotto ormai iconico una nuova immagine e un nuovo stile <strong>introducendo una piccola rivoluzione</strong>:<strong> la chiusura a vite</strong>.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">Per realizzare questo progetto Cantele porta a compimento un percorso iniziato già nel 2020, quando durante la ristrutturazione dell’impianto di imbottigliamento aziendale era stata prevista l’adozione di un sistema di chiusura alternativo, che si è ora concretizzato con l’introduzione del<span> </span><strong>tappo VinTop</strong>, sviluppato da Vinventions (leader globale nella fornitura di soluzioni complete per la chiusura di vini) in collaborazione con  Alplast (leader nella produzione di chiusure di alta qualità per vino e alimenti).</p>
<p style="font-weight: 400;">“E’<span> </span><strong>u</strong><em><strong>na scelta che guarda al futuro</strong></em><em>, nonostante la tradizionale diffidenza del consumatore italiano verso questa tecnologia</em>” spiega Gianni Cantele. “<em>Siamo convinti che innovazione e qualità vadano di pari passo e con il Rohesia 2024 vogliamo dimostrare che tradizione e innovazione possono convivere; con l’introduzione della nuova chiusura proteggiamo al meglio la qualità e l’eleganza del nostro rosato e al contempo perseguiamo una sempre maggiore sostenibilità delle pratiche produttive</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400;">I vantaggi garantiti da questa nuova soluzione sono indubbi e ormai noti:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li><strong>Qualità.<span> </span></strong>La chiusura a vite è<strong><span> </span>una consapevole scelta a favore dell’integrità del vino</strong>: la<span> </span><strong>bassa permeabilità all’ossigeno</strong><span> </span>– che supera di oltre dieci volte le performance della precedente chiusura – garantisce al prodotto una<span> </span><strong>protezione costante nel tempo</strong><span> </span>mantenendo il vino più stabile, consentendo ai vini giovani di esprimere al massimo la loro freschezza e fragranza, e a quelli con un potenziale di invecchiamento di mantenere una perfetta conservazione, evitando il rischio di  “sentori di tappo” e garantendo una sorprendente costanza qualitativa fra una bottiglia e l’altra.</li>
<li><strong>Sostenibilità</strong>. Non solo<span> </span><strong>il tappo in alluminio è completamente riciclabile</strong>, senza perdita di qualità nel tempo, ma l’eliminazione della tradizionale capsula in materiale pluristrato riduce ulteriormente l’impronta aziendale di carbonio.</li>
<li><strong>Praticità</strong>. La sua capacità di preservare il vino anche dopo l’apertura, rende il tappo a vite ideale per chi vuole godersi il vino senza fretta, con la certezza di ritrovarne intatta la qualità.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong>Con la nuova chiusura Rohesia presenta anche un<span> </span><strong>restyling dell’eti­chetta, l</strong>a nuova immagine reinterpreta la rosa (a cui è ispirato il nome Rohesia, dal latino medievale), simbolo di bellezza ed eleganza, attraverso un pattern geometrico che non è solo un gioco di forme, ma una rappresentazione stilizzata del fiore. Ogni triangolo rappresenta il petalo di una rosa, simbolo di grazia e armonia, mentre le sfumature di rame e rosa evocano la luce calda del tramonto sulle vigne di Negroamaro, il cuore pulsante del Rohesia. I petali si intrecciano, come se danzassero al ritmo del vento che accarezza le pianure salentine, raccontando la storia di una terra ricca di tradizioni, passione e artigianalità.<span> </span><strong>Il design moderno, fatto di linee nette e precise, rappresenta un nuovo modo di interpretare la tradizione: un equilibrio tra passato e presente, tra artigianalità e innovazione</strong>. Ed è una geometria viva che riflette la complessità e la struttura del vino, le sue note.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><strong>Cantele</strong></em><em><span> </span>rappresenta<span> </span></em><strong><em>una delle più importanti aziende vinicole della Puglia</em></strong><em><span> </span>e si trova a Guagnano nel Salento. La storia dell’azienda ha inizio negli anni Cinquanta con una “</em><strong><em>emigrazione al contrario</em></strong><em>”, con Giovanni Battista Cantele e sua moglie Teresa Manara che da Imola si trasferiscono al Sud spostando la famiglia nel Salento. Negli anni Settanta i figli Augusto e Domenico danno una svolta decisiva all’impresa di famiglia con l’acquisto dei primi vigneti che oggi si compongono di<span> </span></em><strong><em>50 ettari di proprietà e 100 in conduzione</em></strong><em>. Nel 2001 entra in azienda la<span> </span></em><strong><em>terza generazione</em></strong><em><span> </span>composta dai quattro cugini Gianni e Paolo figli di Augusto, Umberto e Luisa figli di Domenico.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Cantele, una storia d’amore e di vini nata da una scelta fatta al contrario</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/11/02/cantele-una-storia-damore-e-di-vini-nata-da-una-scelta-fatta-al-contrario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sabrina de Feudis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 07:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Cantele]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[vini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cantele racconta la storia di una famiglia e dei propri vini, narrando  una vicenda, che a  detta di Paolo Cantele, parla di una storia nata al contrario, in cui tutto è andato diversamente da quello che normalmente ci si aspetta. I nonni negli anni ’50 intrapresero una scelta inusuale per quei tempi: abbandonare il Nord...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2021/11/02/cantele-una-storia-damore-e-di-vini-nata-da-una-scelta-fatta-al-contrario/">Cantele, una storia d’amore e di vini nata da una scelta fatta al contrario</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cantele </strong>racconta la storia di una famiglia e dei propri vini, narrando  una vicenda, che a  detta di <strong>Paolo Cantele</strong>, parla di una storia nata al contrario, in cui tutto è andato diversamente da quello che normalmente ci si aspetta. I nonni negli anni ’50 intrapresero una scelta inusuale per quei tempi: abbandonare il Nord per trasferirsi a Sud, da venditori di vino diventarono produttori e posero nel Salento le radici di una storia che oggi continua a vivere negli occhi e nel lavoro dei loro nipoti. <strong>Teresa Manara</strong> fu la donna che rapì il cuore del nonno di Paolo e insieme a lui scrisse una storia d’amore intensa, unica, che ha come cornice gli scorci della Puglia. Una delle etichette più rappresentative ha il suo nome, il Teresa Manara Chardonnay,  nato con l’annata del 1999 è un vino, che proprio come la sua musa, riesce a sorprendere, a far innamorare e a scolpire nella memoria.</p>
<p><strong>Dal dopo guerra ad oggi com’è cambiata la vostra cantina?</strong></p>
<p>L’anno di fondazione della cantina è il 1979, grazie a mio nonno, mio padre e mio zio Domenico, anche se già da prima mio nonno Giovanni Battista iniziò la sua avventura nel mondo del vino. Lui era veneto e prima della guerra iniziò a lavorare per un’agenzia che commercializzava vino sfuso, ma con lo scoppio della seconda Guerra mondiale il suo viaggio dovette interrompersi prima del tempo. Una volta arrivato a Imola si fermò lì, dove incontrò l’amore della sua vita, mia nonna Teresa. Nel 1951 lasciarono Imola per trasferirsi a Lecce, in un Salento ben differente da quello che conosciamo oggi, perché in uno dei viaggi di mio nonno, che intanto aveva ricominciato con il suo vecchio lavoro, si portò con sé mia nonna, che quando vide il Salento desiderò viverci. Mio padre si iscrisse alla scuola di enologia di Conegliano, per anni fece esperienza lì, formandosi principalmente nella produzione dei vini bianchi, tanto che negli anni ‘90 eravamo riconosciuti più per questa tipologia piuttosto che per altre, diventando dei pionieri dei vini a bacca bianca in Puglia.</p>
<p><strong>Qual è il segreto per lavorare con fratelli e cugini nel modo più corretto possibile?</strong></p>
<p>Ci sono ben due spiegazioni, la prima è che siamo tutti cresciuti nello stesso palazzo, i nonni erano al primo piano, noi al secondo e i miei zii e cugini al terzo, questo ha creato una coesione eccezionale fra noi. La seconda è da attribuire a mio papà e a mio zio, che hanno fatto un ottimo lavoro nel momento del cambio generazionale. Al nostro arrivo in cantina siamo stati posizionati in ruoli differenti, seguendo le nostre naturali propensioni.  Ogni settimana facciamo la nostra riunione e il nostro punto di forza è l’essere riusciti a darci un’ottima organizzazione.</p>
<p><strong>I tuoi nonni per l’epoca fecero una scelta forte, lasciar il Nord per trasferirsi nel Salento.  Ci pensi mai che da quella decisione è dipesa la vostra storia? </strong></p>
<p>Ci pensiamo spesso e tutti i nostri sacrifici sono rivolti a loro, sapendo tutto quello che hanno dovuto affrontare per realizzare tutto questo. Sentiamo addosso il peso della responsabilità.</p>
<p><strong>Quest’anno con tuo fratello Gianni e i tuoi cugini Umberto e Luisa sono vent’anni che siete alla guida della cantina, che bilancio fai di questa tappa importante?</strong></p>
<p>Sinceramente ci abbiamo pensato poco, sono stati vent’anni estremamente intensi,  soprattutto per me e mio fratello, che pochi anni dopo il nostro arrivo in azienda è venuto a mancare papà, abbiamo lavorato negli anni successivi come se fossimo in apnea.</p>
<p><strong>Teresa Manara è iL nome di tua nonna e della linea più iconica che vi rappresenta, che donna è stata?</strong></p>
<p>Mia nonna era una donna piccolina alta 1.55 e mio nonno un uomo da 1.90, lei era una donna forte, che ha vissuto la Guerra, ha perso un figlio, il gemello di mio zio, che si ammalò di pertosse. Il ricordo che ci lega a lei è lo straordinario amore che aveva per noi, lei era in grado di gestire e supportare la famiglia, partendo da mio nonno. La nostra è una storia al contrario, da Nord a Sud, da imbottigliatori a produttori e vignaioli, la scrittrice Luisa Ruggio ha scritto un libro sulla storia di mia nonna. Mia nonna amava i vini bianchi e mio papà Augusto decise di dedicare a lei il nostro Chardonnay.</p>
<p><strong>Qual è il segreto per mantenere la qualità nonostante gli ampi numeri?</strong></p>
<p>Noi ci consideriamo degli artigiani perché lavoriamo in modo artigianale, fare un grande vino da tre mila o cinque mila bottiglie sottolineo, che è relativamente semplice. Fare ogni anno numeri alti mantenendo uno standard qualitativo alto non è poi così facile. Le vigne che abbiamo in conduzione le conosciamo bene, ogni singolo vigneto, noi siamo al 90% in biologico. Il prossimo obiettivo è ottenere la certificazione, ma stiamo aspettando di convertire completamente tutti i nostri terreni.  Solo nelle annate peggiori usiamo dei prodotti di sintesi che sono meno impattanti di tutto il rame che si utilizza in vigna.</p>
<p><strong>Il mercato italiano ed estero si è ripreso dopo i duri mesi del Covid?</strong></p>
<p>Diciamo “ni”, l’estero è ancora indietro oggi siamo sul 60% export e il 40% nazionale. Gli Usa sono un po’ fermi perché hanno ancora tanti problemi soprattutto lavorando con il settore horeca.  La Puglia ci ha dato una grossa mano, i ristoranti quando hanno riaperto hanno lavorato alla grande. Il 2020 abbiamo chiuso con un 20% in meno che corrispondono a un milione di euro di perdita, una seconda ondata non riusciremo a contenerla. Aspettiamo il Natale 2021, uno dei periodi più importanti dell’anno per il fatturato.</p>
<p><strong>L’enoturismo è sempre più diffuso voi fate accoglienza?</strong></p>
<p>Causa Covid abbiamo seguito delle direttive importanti, che ci hanno ridotto l’incoming. Abbiamo creato in cantina i “Sensi”, un laboratorio di cucina e non solo. Siamo stati felici perché nel 2021 abbiamo ricevuto tante richieste e rivedere le persone ci ha fatto piacere, soprattutto turisti stranieri.</p>
<p><strong>Per te che cosa ti rievoca la Pugliosità?</strong></p>
<p>Essere fieri di appartenere a una terra che per anni è stata considerata la Cenerentola d’Italia, oggi vedo una regione in forte crescita non solo a livello vinicolo. Vedo finalmente una generazione di imprenditori che punta a investire con lungimiranza, anche la ristorazione del Salento è migliorata, una nuova era di chef e imprenditori e questo mi inorgoglisce tanto. Noi siamo la generazione salentina e pugliese e siamo orgogliosi di avere un cognome veneto con i piedi ben pianti in terra di Puglia.</p>
<p><strong>Teresa Manara Chardonnay Igt 2018</strong></p>
<p>Giallo paglierino dagli intensi riflessi dorati. Profumi ammalianti ricordano le note di nocciole tostate, vaniglia, miele, pesche, banana e manciate di fiori freschi gialli si intersecano a un sentore salmastro. Sorso pieno e di gran carattere, un giusto tributo per questa donna così importante, i profumi percepiti al naso si amplificano  al palato, delineando un equilibrio perfetto e una nota ammandorlata si percepisce sul finale, chiudendo su un ricordo destinato a resiste al tempo.</p>
<p><strong>Amativo Igp Salento Primitivo &#8211; Negroamaro</strong></p>
<p>Rosso rubino compatto, lo scontro tra questi due vitigni, il Primitivo e il Negroamaro, si rivela un incontro dai risvolti piacevolmente fruttati di: amarena, marmellata di visciole, prugne , datteri, petali di rose rosse, viole, cardamomo, stecche di cannella e note minerali di graffite. Caldo e avvolgente al palato, ben equilibrato, qualche anno in più in bottiglia saprà regalargli un’eleganza senza tempo.</p>
<p><strong>Teresa Manara Salento Igt Negroamaro 2018</strong></p>
<p>Vino rosso rubino brillante, al calice si mostra in tutta la sua personale struttura e complessità , maturando per dodici mesi in barrique di rovere francese. Un intenso bouquet di rose rosse si alterna alle note più fruttate di amarena, frutti di bosco e a sentori terziari di polvere di cacao amaro e foglie di tabacco. Il sorso evidenzia la buona struttura e il vigore di questo vino, che è ben equilibrato e di buona persistenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2021/11/02/cantele-una-storia-damore-e-di-vini-nata-da-una-scelta-fatta-al-contrario/">Cantele, una storia d’amore e di vini nata da una scelta fatta al contrario</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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