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	<title>tradizione pugliese Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>Il grano arso, il sapore antico della tradizione pugliese</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/10/31/il-grano-arso-il-sapore-antico-della-tradizione-pugliese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Maria Vittoria DellAnna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Oct 2021 07:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[prodotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il grano è sicuramente uno dei prodotti di punta della Puglia, soprattutto nella zona di Bari, Foggia e nella Bat. La maggior parte della coltivazione italiana avviene infatti qui e, accanto alle farine tradizionali, si produce anche quella meno conosciuta di grano arso. È considerata dalla cultura popolare come una farina povera perché ricavata dagli...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2021/10/31/il-grano-arso-il-sapore-antico-della-tradizione-pugliese/">Il grano arso, il sapore antico della tradizione pugliese</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il grano è sicuramente uno dei prodotti di punta della Puglia, soprattutto nella zona di Bari, Foggia e nella Bat. La maggior parte della coltivazione italiana avviene infatti qui e, accanto alle farine tradizionali, si produce anche quella meno conosciuta di <strong>grano arso</strong>.</p>
<p>È considerata dalla cultura popolare come una farina povera perché ricavata dagli scarti: nei tempi antichi i contadini dopo la mietitura tornavano nei campi e riuscivano a recuperare i chicchi di grano rimasti per terra bruciando le sterpaglie e macinandoli per poi ottenere questa farina dal colore molto scuro, appunto “arsa”, a causa dell’utilizzo del fuoco.</p>
<p>Il prezzo di una farina di questo tipo ottenuta con le tecniche tradizionali è più del doppio di quello di una farina di grano semplice. Le farine non “pure” che sono in commercio si distinguono perché non presentano il distintivo colore grigio/nero, quasi come il carbone. Si caratterizzano inoltre per un’elevata concentrazione di proteine e sali minerali e per essere prive di glutine.</p>
<p>Oggi alcune aziende (presenti soprattutto nella Capitanata e in Valle D’Itria) la producono ancora col metodo tradizionale: i chicchi di grano vengono messi insieme a della paglia in un calderone di metallo che viene poi incendiato. La parte esterna del chicco, quella che risulterà più nera perché bruciata, viene eliminata; studi recenti hanno infatti dimostrato che è potenzialmente cancerogena (nell’antichità questo passaggio non avveniva). Il cuore dei chicchi, quindi la parte restante, viene poi macinato.</p>
<p>La farina di <strong>grano arso</strong> può essere utilizzata per pasta, pane e focacce (ma anche, in misura minore, per dolci); il sapore è pungente e si percepisce un sentore di affumicato, nonché dei minuscoli grani che ricordano il carbone. Si possono realizzare tutti i tipi di pasta, purché la si mischi con altre farine: la ricetta del <strong>Pastificio Taurino</strong> (storico indirizzo a Lecce) è <strong>90% farina di grano arso e 10% farina Senatore Cappelli</strong>, con un risultato tanto suggestivo a livello visivo quanto soddisfacente e deciso al palato.</p>
<p>Per una ricetta tradizionale preparate le orecchiette con le cime di rapa e abbinateci il rosso primitivo <strong>“L’Archetipo”</strong>, un vino potente e fresco allo stesso tempo, che con questo piatto sublima il palato. Se preferite un gusto più delicato conditele con burrata delle Murge, oppure stracciatella, o il classico cacioricotta. O ancora, per una versione gourmet, un crudité di pomodorini gialli, pinoli e pesto di rucola, come suggerisce <strong>Luzian Palmieri</strong>, <strong>resident chef di Villa Vergine</strong>, nel cuore del Salento. Ottima la resa per tortelloni o agnolotti con ripieni delicatissimi, come ad esempio primo sale e basilico oppure burrata, da condire con pomodori secchi e pinoli e da abbinare con il bianco <strong>“Luna”</strong> di <strong>Conti Zecca</strong>, sapido e profumato.</p>
<p>Credits foto: Maria Vittoria Dell&#8217;Anna</p>
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