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	<title>San Giovanni Rotondo Archivi - Pugliosità</title>
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	<title>San Giovanni Rotondo Archivi - Pugliosità</title>
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		<title>San Giovanni Rotondo, la meta del gusto che non ti aspetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Chalet Royal]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni Rotondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>San Giovanni Rotondo, da luogo dell’anima a destinazione del gusto.La città si prepara a vivere, il prossimo 9 novembre 2025, la sesta edizione di Chalet Royal, l’evento che ha saputo trasformare una tradizione familiare in un appuntamento di richiamo internazionale per l’alta cucina. Ideato e curato dalla famiglia Sollazzo, anima de Lo Chalet dei Gourmet, l’evento si conferma un faro...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2025/11/04/san-giovanni-rotondo-la-meta-del-gusto-che-non-ti-aspetti/">San Giovanni Rotondo, la meta del gusto che non ti aspetti</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">San Giovanni Rotondo, da luogo dell’anima a destinazione del gusto.La città si prepara a vivere, il prossimo<span> </span><strong>9 novembre<span> </span></strong>2025, la sesta edizione di<span> </span><strong>Chalet Royal</strong>, l’evento che ha saputo trasformare una tradizione familiare in un appuntamento di richiamo internazionale per l’alta cucina. Ideato e curato dalla famiglia Sollazzo, anima de<span> </span><strong>Lo Chalet dei Gourmet</strong>, l’evento si conferma un faro di eccellenza nel panorama enogastronomico italiano, capace di attrarre appassionati e intenditori da ogni parte del mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il tema di quest’anno,<span> </span><strong>“Le Eccellenze del Mondo”</strong>, è un invito a un viaggio sensoriale che attraversa confini e culture, celebrando la qualità assoluta delle materie prime e l’arte dell’abbinamento. Il sold-out registrato in pochi minuti testimonia non solo l’attesa per l’evento, ma anche la crescente centralità del turismo enogastronomico come motore di attrattività per territori non tradizionalmente associati al lusso gourmet.</p>
<p style="font-weight: 400;">In linea con il trend che vede la<span> </span><strong>Puglia regina del turismo del gusto</strong>, come evidenziato dal recente “Rapporto sul Turismo Enogastronomico in Puglia” presentato da<span> </span><strong>Roberta Garibaldi</strong><span> </span>al TTG di Rimini, Chalet Royal si inserisce in un contesto regionale in piena ascesa. Secondo il report, la Puglia condivide con la Toscana il primato tra le mete enogastronomiche più riconosciute dagli italiani (41%), con un 7% di visitatori che sceglie la regione proprio per scoprirne i sapori autentici.</p>
<p style="font-weight: 400;">A guidare gli ospiti in questo itinerario del gusto sarà<span> </span><strong>Giuseppe Sollazzo</strong>, sommelier e patron dello Chalet, la cui instancabile ricerca dell’eccellenza si riflette in un menù che è un vero manifesto di alta cucina. In un solo giorno, San Giovanni Rotondo si trasformerà in un palcoscenico internazionale del gusto, confermando la Puglia come modello di turismo integrato, capace di coniugare identità, paesaggio e sostenibilità. Un traguardo già raggiunto, come dimostra l’entusiasmo con cui il pubblico ha accolto questa nuova edizione.</p>
<figure id="attachment_10387" aria-describedby="caption-attachment-10387" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-10387" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Giuseppe-Sollazzo-patron-e-sommelier_-de-Lo-Chalet-dei-Gourmet-1024x683.jpg?x84527" alt="" width="650" height="433" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Giuseppe-Sollazzo-patron-e-sommelier_-de-Lo-Chalet-dei-Gourmet-1024x683.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Giuseppe-Sollazzo-patron-e-sommelier_-de-Lo-Chalet-dei-Gourmet-300x200.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Giuseppe-Sollazzo-patron-e-sommelier_-de-Lo-Chalet-dei-Gourmet.jpg 2048w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption id="caption-attachment-10387" class="wp-caption-text">Giuseppe Sollazzo, sommelier e patron dello Chalet</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400;">Si inizia con un aperitivo che è un inno alla Spagna e al territorio: il raffinato<span> </span><strong>Jamón Ibérico de Bellota “Reserva Patanegra” di Arturo Sánchez</strong>, tagliato al momento dai cortador per esaltarne ogni sfumatura, si affianca al<span> </span><strong>Prosciutto Rosso Brado</strong><span> </span>e ad una parata di salumi iberici. Il tutto è immerso nei profumi del territorio, grazie alla pregiata degustazione di oli extravergini pugliesi (da Tenute Donna Vittoria a Olio Prencipe, tra gli altri) e ai<span> </span><strong>lievitati di</strong><span> </span><strong>Antonio Cera</strong><span> </span>del pluripremiato Forno Sammarco. Ad aprire le danze, l&#8217;eleganza di uno<span> </span><strong>Champagne Piper-Heidsieck Essentiel</strong>. L&#8217;antipasto prosegue il viaggio esotico con l&#8217;opulento<span> </span><strong>Carpaccio di Wagyu “A5”</strong>, l&#8217;apice della carne giapponese selezionata da Carni e Salumi di pregio Gualano, subito dopo intercettato dal lusso italiano più autentico: l’<strong>Uovo di quaglia su crema di Parmigiano Reggiano 24 mesi e tartufo bianco d’Alba</strong>. Il tartufo, un Grand Cru Piemonte certificato, è il filo conduttore che torna nel primo piatto, avvolgendo le Fettuccine artigianali Campo Filone, mantecate con burro della Normandia. Ad accompagnare questa parte del percorso, il prestigio e la struttura del<span> </span><strong>Rosso di Montalcino Biondi Santi</strong>, un&#8217;icona dell&#8217;enologia italiana.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-10385" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-ed.-2024-2-1024x683.jpg?x84527" alt="" width="650" height="433" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-ed.-2024-2-1024x683.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-ed.-2024-2-300x200.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-ed.-2024-2.jpg 2048w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Il culmine del pranzo è rappresentato dal secondo piatto: l&#8217;esecuzione magistrale del<span> </span><strong>Filetto di manzo alla Wellington</strong>. Un classico della grande cucina internazionale, scelto per la sua ricchezza e la sua capacità di esaltare l&#8217;abbinamento con il re dei rossi toscani, il<span> </span><strong>Brunello di Montalcino firmato Biondi Santi</strong>, elegante e profondo, perfetto per esaltare la ricchezza del filetto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Infine, il pre-dessert offre una straordinaria degustazione di formaggi selezionati da<span> </span><strong>Antonello Egizi</strong>, il<span> </span><em>maître fromager</em><span> </span>noto per i suoi affinamenti audaci e creativi. Forme come &#8220;Il Garibaldino&#8221; (con carbone vegetale e fiori) e &#8220;Caraibi&#8221; (con cacao, rum e fiordaliso) dimostrano che anche il formaggio può essere un&#8217;opera d&#8217;arte complessa e sorprendente. La chiusura, dolce e identitaria, è affidata a<span> </span><strong>Il Panterrone di Antonio Cera (Forno Sammarco)</strong>, simbolo dell&#8217;artigianalità pugliese, abbinato alla finezza del Piper-Heidsieck Riviera Demi-Sec.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-10389" src="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-2024-@Lo-Chalet-Dei-Gourmet-4-1024x683.jpg?x84527" alt="" width="650" height="433" srcset="https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-2024-@Lo-Chalet-Dei-Gourmet-4-1024x683.jpg 1024w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-2024-@Lo-Chalet-Dei-Gourmet-4-300x200.jpg 300w, https://pugliosita.it/wp-content/uploads/2025/11/Chalet-Royal-2024-@Lo-Chalet-Dei-Gourmet-4.jpg 2048w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">In un&#8217;unica giornata, San Giovanni Rotondo si trasforma da epicentro della spiritualità a palcoscenico del gusto internazionale, dimostrando che<span> </span><strong>l&#8217;eccellenza enogastronomica</strong>, se curata con passione e competenza come fa la famiglia Sollazzo, è<span> </span><strong>un fattore strategico per il futuro del turismo esperienziale in Puglia.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">«San Giovanni Rotondo &#8211; sottolinea<span> </span><strong>Giuseppe Sollazzo</strong><span> </span><em>&#8211;</em><span> </span>è da sempre un luogo dell’anima. Con Chalet Royal, vogliamo dimostrare che può essere anche un luogo del gusto. Questa sesta edizione è la conferma che il turismo enogastronomico può fiorire anche lontano dalle direttrici più battute, se sostenuto da autenticità, ricerca e passione. Il nostro obiettivo è contribuire a un modello di turismo, dove spiritualità, bellezza e sapori si fondono in un’esperienza unica. San Giovanni Rotondo non è solo meta di pellegrinaggio: è una destinazione sorprendente, capace di accogliere il mondo con la sua tavola».</p>
<p style="font-weight: 400;">La missione? Affinare il palato, aprire la mente e confermare la regione come un “modello di turismo integrato che riflette la ricchezza identitaria e paesaggistica della Puglia, oggi tra le destinazioni più complete e sostenibili del panorama italiano”, per citare ancora la Garibaldi. Un traguardo che, a giudicare dal ‘sold out’, è già stato ampiamente raggiunto.</p>
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		<title>“Tuorlo Biancofiore”, storia di rinascita e di passione nata nel Gargano e allevata in libertà</title>
		<link>https://pugliosita.it/2023/02/14/tuorlo-biancofiore-storia-di-rinascita-e-di-passione-nata-nel-gargano-e-allevata-in-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Carmen Vesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 07:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni Rotondo]]></category>
		<category><![CDATA[Tuorlo Biancofiore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cose veramente serie nascono quasi sempre per scherzo. Sembrerà strano, ma la storia di oggi insegnerà che bisogna prendere sul serio le vostre più folli intuizioni. Un orticello intorno a una casa di campagna, sperduta nell’agro di San Giovanni Rotondo, in pieno parco nazionale del Gargano, una mamma e qualche gallina. Non tante, ma...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le cose veramente serie nascono quasi sempre per scherzo. Sembrerà strano, ma la storia di oggi insegnerà che bisogna prendere sul serio le vostre più folli intuizioni. Un orticello intorno a una casa di campagna, sperduta nell’agro di <strong>San Giovanni Rotondo</strong>, in pieno <strong>parco nazionale del Gargano</strong>, una mamma e qualche gallina. Non tante, ma produttive. Due fidanzati e la ricerca della passione, di quella fiamma di vita che ti butta giù dal letto felice anche alle 5 del mattino, pioggia, neve e timido sole che sia.</p>
<p>E quella che sembrava una battuta: “E se allevassimo <strong>galline in libertà</strong>?”.</p>
<p><em>Spoiler: presto potrete vivere questo film dal vivo.</em></p>
<p>È il <strong>2013</strong>, e questa è la storia di una rinascita, quella di <strong>Antonio e Alessandra</strong>, allora alla soglia dei 30 anni, e della nascita di uno dei marchi che più inorgoglisce la <strong>Puglia</strong>: <strong>Tuorlo Biancofiore</strong> e la sua margherita bianca con cuore di un uovo. Non qualsiasi, ma un <strong>nobiluovo</strong> nato da galline allevate a terra in libertà. Felici prendono il sole letteralmente spalmandosi per terra, allargando le loro ali, in modo da assimilare più raggi e accrescere la vitamina D, generando uova buone e, soprattutto, sane. Di quelle che puoi raccogliere ancora calde, bucare sopra e sotto e bere come ci insegnavano le nonne. Loro, le galline di Antonio e Alessandra, non lo sapranno spiegare, ma ci sanno insegnare la perfezione della natura se lasciata libera di esprimersi. Alessandra e Antonio, ci regalano, invece, un esempio virtuoso di come amare la natura, se stessi e la propria terra diventa <strong>un’impresa di successo</strong>. <strong>La seconda in Italia</strong> a credere nell’allevamento brado di <strong>galline livornesi</strong>, ovvero quelle bianche.</p>
<p><strong>Come nasce l&#8217;idea Tuorlo Biancofiore, e da dove? Nel senso, cosa vi ha spinti a questo progetto?</strong></p>
<p>Quando mi fanno questa domanda (<em>risponde Alessandra Germano, ndr.</em>) ci tengo a parlare non tanto della nascita dell’azienda ma della rinascita mia e di Antonio, il mio compagno. Nel 2013, infatti, Antonio era un operatore socio sanitario al “clinicizzato” di Chieti, io ero fresca di studi e avevo appena terminato l’università di veterinaria con specialistica in acquacoltura, e l’ultimo anno mi sono appassionata al marketing e gestione dei prodotti agroalimentari, e in questo ho fatto la tesi. Poi il master in comunicazione di settore, appunto. Allora ero in Emilia Romagna, prima a Cesenatico poi a Reggio Emilia, ma l’idea di tornare in Puglia a investire mi stuzzicava. E quando parlo di investire non mi riferisco a qualcosa di meramente economico, ma passione, tempo, dedizione nel coltivare le nostre attitudini e capacità. E <strong>rendere il nostro territorio importante</strong>”.</p>
<p><strong>Bene e, sembra proprio, che ci siate riusciti. Vorrei dire “e così sboccia un fiore”, ma nel vostro caso è meglio dire che si sia schiuso un uovo covato con amore…</strong></p>
<p>Sì, volevamo diventare, in qualche modo, <strong>ambasciatori dell’agroalimentare per la nostra terra</strong>. Così, unendo tutti questi fattori, passione per gli animali e natura, dedizione al sacrificio, e voglia di fare bene e in grande, ecco che nasce il progetto Tuorlo Biancofiore.</p>
<p><strong>Poi quando si desidera tanto qualcosa il mondo collabora creando utili coincidenze, non è vero?</strong></p>
<p>Già, infatti, in quel momento particolare <strong>la mamma di Antonio aveva un orticello con una decina di galline</strong> e queste galline cominciavano a produrre e le loro uova erano sempre più richieste e Antonio un giorno, che ricordo ancora adesso (<em>ride Alessandra al pensiero, ndr</em>), mi disse “ma <strong>se ci lanciassimo in una cosa del genere? </strong>Credevo scherzasse.</p>
<p><strong>E, invece, no. Proprio no. Alla seconda proposta lo hai preso sul serio?</strong></p>
<p>Sì, abbiamo fatto delle indagini di mercato. Appurato che potesse funzionare abbiamo preso le nostre <strong>prime 50 galline</strong>. All’inizio è stato stranissimo, non tanto allevare queste 50 galline (<em>Alessandra continua a ridere divertita al ricordo, ndr</em>) ma capire <strong>cosa fare con le loro 50 uova</strong> (<em>sì, ne fanno una al giorno, ndr</em>): io <strong>ho pianto</strong>. Giuro. Non sapevo da dove partire. Col senno di poi capisco che quel senso di incertezza e paura, grazie alle nostre personalità si è trasformato in intraprendenza. E da lì abbiamo incominciato”.</p>
<p><strong>E non vi siete più fermati. E ora?</strong></p>
<p>E ora da allora viviamo e lavoriamo secondo il rigido <strong>criterio della sensibilità</strong> verso il prodotto, perché è da lì che ci si è aperto un mondo. Ci siamo resi conto davvero di quanto fosse demonizzato tutto il comparto avicolo, a partire dalle uova a finire con la carne. Questo ci ha stimolato sempre di più a <strong>dare dignità e umanità a questo settore</strong>.</p>
<p><strong>Prima di voi, solo un’azienda si era lanciata in questo in Italia, l’azienda di Paolo Parisi, ma in Puglia siete stati i pionieri?</strong></p>
<p>Vero, siamo stati i <strong>primi in Puglia</strong>: abbiamo dato vita a un prodotto totalmente nuovo. Un uovo nobile, dato da galline allevate a terra, in libertà, all’aperto, al sole. Un uovo dotato di tutti i requisiti di eccellenza, di purezza e di perfezione. Ecco perché il marchio “<strong>Nobiluovo di natura</strong>”, il nostro punto di forza.</p>
<p><strong>C’è passione, sacrificio, studio, e conoscenza, della natura e della comunicazione. È questo il segreto del vostro successo?</strong></p>
<p>Bisogna avere attitudine ma bisogna anche studiare. Credo che la semplicità nel fare le cose, il lasciar fluire e farsi trascinare. Insieme alla sensibilità per la natura e il nostro territorio. Ché poi opportunità del genere sono sotto i nostri occhi tutti i giorni ma non le vediamo: <strong>allevare le galline così è la cosa più semplice del mondo, basta seguirne la natura</strong>. Così come lo sarebbe per un maiale, un’oca, una mucca. L’importante è rispettare a 360 gradi il benessere dell’animale, rispettando la natura dell’animale è inevitabile avere un prodotto di massima naturalezza. Oltre ai cereali che gli diamo loro razzolano in giro tutto il giorno e si alimentano di vermetti, pietruzze e tutto ciò che trovano di naturale e commestibile e questo arricchisce l’uovo che ci regalano. È <strong>un concentrato in 60 grammi di amore</strong>”.</p>
<p><strong>Un concentrato di amore in 60 grammi è il modo più bello per descrivere un uovo che io abbia mai sentito. Chiuderei così l’intervista, ma voglio parlare ancora di amore con voi, e a tal proposito parliamo di Gargano?</strong></p>
<p>Lasciar vivere la natura è la nostra mission, poi è ovvio che dietro le aziende ci sono le persone, il loro background e i loro studi, e i loro valori. E noi cerchiamo di trasmettere quelli: valori e valore. Un valore per noi è la nostra terra. Siamo nel cuore del parco nazionale del <strong>Gargano</strong>, che purtroppo è <strong>valorizzato soltanto da noi aziende ma non dagli enti</strong>.</p>
<p><strong>Non vi sentite sostenuti dalle istituzioni e dagli enti? </strong></p>
<p>Ci siamo accorti che <strong>gli enti piuttosto limitano, isolano</strong>, il parco nazionale che è davvero ricco di <strong>tante diversità, biodiversità</strong>, e vedo sempre che siamo noi aziende a investire di più per valorizzarlo. Lo devo dire. I nostri allevamenti, colture, eccetera, essendo in un <strong>contesto territoriale incontaminato e salubre</strong> è naturale che producano genuinità. Io mi rendo conto che ogni volta che ne parlo il mio animo si apre sempre di più, e a volte credo di essere troppo sensibile al territorio in cui viviamo perché è una terra in cui la libertà di vivere, di esprimersi e di espandersi è naturale. Non saprei come altro esprimerlo.</p>
<p><strong>Credo che non ci sia modo migliore di spiegare il Gargano, e il parco naturale in particolare, che “un luogo dove l’animo è libero di espandersi”. Ma non è facile lasciare l’animo libero, perché dietro l’angolo della sensibilità si nascondono i pericoli delle delusioni: insieme a tanta felicità avete avuto dei dolori?</strong></p>
<p>È una domanda che ci tocca molto questa, ma rispondere a questa dà il senso di tutta l’intervista. Le cose fatte perché ti piacciano sono sempre belle anche nei <strong>momenti più difficili</strong>. Premesso questo, dobbiamo ammettere di trovarci <strong>oggi </strong>in un<strong> contesto socio-economico che non aiuta le aziende</strong> e l’unica motivazione che <strong>ci spinge</strong> ad andare avanti è l’amore per quello che facciamo, <strong>la voglia</strong> di essere diversi, migliori, di <strong>cambiare qualcosa</strong>. A livello sociale. Voltandoci e guardando al 2013 vedo una Tuorlo Biancofiore (<em>dal cognome di Antonio, ndr</em>.) che viveva in un contesto più semplice: lavorare, investire ed entrare all’interno dei mercati.</p>
<p><strong>Ecco perché volevo raccontare di voi, nonostante lo abbiano fatto in tantissimi ormai, fino a illustri testate, conosciutissime a livello nazionale, come Striscia la notizia e Linea Verde. Ma io vorrei che passaste un messaggio d’amore e speranza alle risorse pugliesi, e che il vostro racconto fosse da monito per le istituzioni. Le aziende non vanno lasciate da sole.</strong></p>
<p>Noi abbiamo deciso di sfidare la sorte e insistere quando tutto stava cambiando, ma non tutti hanno la stessa intenzione e pazienza: per esempio, abbiamo deciso di <strong>continuare a investire partecipando al PSR della Regione Puglia 2014/2020</strong>, che si è <strong>sbloccato per ragioni burocratiche soltanto negli ultimi due anni</strong>. E ora stiamo <strong>dando vita a un’azienda totalmente green, a zero impatto ambientale, ma molto innovativa</strong>. Ci è voluto tempo e pazienza, puntando solo all’obiettivo e stringendo i denti. Perciò il nostro <strong>monito </strong>è <strong>studiate</strong>, accrescete la vostra esperienza, la vostra cultura, ampliate i vostri orizzonti conoscendo più cose possibili, <strong>e vivete e lavorate secondo i vostri valori</strong>. Quindi alle aziende diciamo: <strong>rimanete ancorati alla tradizione</strong> del proprio territorio, <strong>ma puntate all’innovazione</strong>, perché come solo <strong>adattandosi al processo evolutivo si sopravvive e si migliora</strong>, si cresce e ci si diversifica”.</p>
<p><strong>Beh, proprio come natura insegna. Dove vi troveremo nel 2023?</strong></p>
<p>Con il nuovo <strong>progetto green</strong> avremo bisogno di <strong>più spazio</strong> e <strong>quest’anno ci trasferiremo</strong>: ci troverete sempre in agro di San Giovanni Rotondo, le nostre galline saranno ancora più felici in un grande agrumeto. I polli dei nuovi foraggi: abbiamo già iniziato a coltivare terreni vicini agli allevamenti, in modo tale da <strong>chiudere la nostra filiera</strong>. E <strong>vi invitiamo a venire a vivere una vera e propria esperienza di vita nella nostra azienda</strong>, abbiamo tante novità anche sul piano sportivo e dell’alimentazione. Ci divertiremo, imparando e sensibilizzandoci.</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Capitone e fegato in padella, ecco i piatti preferiti da San Pio da Pietrelcina</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/10/28/capitone-e-fegato-in-padella-ecco-i-piatti-preferiti-da-san-pio-da-pietrelcina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Sandro Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 06:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spacciatore di Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[Padre Pio]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni Rotondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2014, in occasione di una manifestazione a San Giovanni Rotondo, io e Gianfranco Vissani premiammo un signore che, per tanti anni, aveva cucinato nel Convento dei Frati Cappuccini e, quindi, anche per Padre Pio. Fu un bel momento conoscere e premiare, fra i tanti conosciuti chef anche chi aveva praticato la sua professione in...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2022/10/28/capitone-e-fegato-in-padella-ecco-i-piatti-preferiti-da-san-pio-da-pietrelcina/">Capitone e fegato in padella, ecco i piatti preferiti da San Pio da Pietrelcina</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2014, in occasione di una manifestazione a San Giovanni Rotondo, io e Gianfranco Vissani premiammo un signore che, per tanti anni, aveva cucinato nel Convento dei Frati Cappuccini e, quindi, anche per Padre Pio. Fu un bel momento conoscere e premiare, fra i tanti conosciuti chef anche chi aveva praticato la sua professione in totale anonimato e con grande devozione.</p>
<p>Ricordo che persino Gianfranco Vissani, grande maestro della cucina italiana, rimase colpito da questa particolare premiazione, che segnò un momento di particolare intensità in quella serata alla quale parteciparono tanti produttori di qualità e ristoratori della Capitanata.</p>
<p>Prima della consegna della targa in una rapida chiacchiera venimmo a conoscenza di alcune abitudini alimentari del Santo di Pietrelcina, tanto che poi volli incontrare quel simpatico anziano signore in separata sede per conoscere di più sulle abitudini alimentari di Padre Pio.</p>
<p>Mi raccontò che, come tutti gli altri confratelli, mai si era lamentato della sua cucina, ma, in particolare amava due pietanze: il fegato in padella con la cipolla e il capitone spinato al forno con l’alloro. Di questi due piatti ne andava particolarmente ghiotto ma, comunque, mangiava di tutto.</p>
<p>Mi spiegò anche che ogni mattina aveva l’abitudine di preparargli una tisana di erba centonodi (centinodio o polygonum aviculare) che serviva a depurare reni e vie urinarie. Gli preparava anche gli impacchi che giornalmente servivano a disinfettare e lenire i dolori delle stigmate.</p>
<p>Alla morte del frate, dopo alcuni anni si recò in convento Papa Woytila, il quale si sedette a tavola con i Cappuccini e il cuoco gli preparò lasagne e una grigliata di carne mista di vitello, maiale, agnello e salsicce.</p>
<p>Pochi mesi dopo toccò a Madre Teresa di Calcutta assaggiare la sua cucina, in particolare il “risotto in cappella”, per l’occasione inventato mettendo insieme pomodoro, avanzi di salumi, brodo vegetale e poi gratinato in forno con pecorino, mozzarella, pangrattato e uovo.</p>
<p>“Un bel piatto di recupero, in linea con i dettami di sobrietà francescana, ma perché in cappella?” gli chiesi.</p>
<p>Mi rispose che non c’era un motivo vero, semplicemente gli ricordava la forma di un cappello.</p>
<p>Poi, nel 2016. In occasione del patto d’amicizia siglato tra San Giovanni Rotondo (Fg) e Capurso (Ba), città unite dal culto Mariano, alla presenza dei rispettivi sindaci dell’epoca Costanzo Cascavilla e Francesco Crudele, i piatti preferiti da Padre Pio furono rivisitati da due importanti chef pugliesi, Antonio Bufi e Nazario Biscotti, alla presenza proprio di colui che li aveva preparati per il Santo.</p>
<p>Il cuoco 85enne simpaticamente li criticò, dicendo che i suoi erano più buoni, troppo complicati quelli dei due bravi chef e, soprattutto, troppo piccole le porzioni!</p>
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