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	<title>di Alessandra Lacavalla, Autore presso Pugliosità</title>
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	<title>di Alessandra Lacavalla, Autore presso Pugliosità</title>
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		<title>L’afa estiva, il tuffo a candela e u’ v’d’ch’</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/09/05/lafa-estiva-il-tuffo-a-candela-e-u-vdch/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2022 06:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Lacavalla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bella la vita in vacanza! Ne sapeva qualcosa Edoardo, che da quando aveva concluso la scuola a pieni voti, passava le sue giornate in giro con gli amici. Ora che c’erano anche Marco e Fuffi (per chi non avesse seguito la storia del povero Fuffi, trovate il link qui https://pugliosita.it/2022/06/27/fuffi-la-zauc-e-marco/ ), il tempo passava ancora...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bella la vita in vacanza! Ne sapeva qualcosa Edoardo, che da quando aveva concluso la scuola a pieni voti, passava le sue giornate in giro con gli amici. Ora che c’erano anche Marco e Fuffi (per chi non avesse seguito la storia del povero Fuffi, trovate il link qui <a href="https://pugliosita.it/2022/06/27/fuffi-la-zauc-e-marco/">https://pugliosita.it/2022/06/27/fuffi-la-zauc-e-marco/</a> ), il tempo passava ancora più velocemente e gli impegni si susseguivano a tamburo battente, nonostante l’afa estiva.</p>
<p>La giornata di solito era scandita secondo un ferreo calendario che non accettava rinunce, disdette o malattie. Ci si ritrovava a casa di Edoardo, dove si organizzavano le provviste per l’intera trasferta. Nonna Pina in questo era una maga: in quattro e quattr’otto riusciva a preparare per i ragazzi ogni leccornia possibile. Il panino con la frittata, sostanzioso e genuino, per lei era d’obbligo. Perciò Edoardo, Michele, Pietro, Marco – e ovviamente Fuffi, il beniamino della famiglia – si distribuivano in una fila composta e ordinata, con i loro zaini aperti nei quali Pinuccia riponeva i viveri per il pranzo. A ben vedere le borse dei ragazzini erano così piene che avrebbero potuto sfamare metà dei bagnanti, se solo non avessero avuto quella fame da lupo che li contraddistingueva. Nei fine settimana la bisnonna si svegliava ancora prima del suo solito e alle 05:00 di mattina il padellone gigante con l’olio bollente per friggere le melanzane della parmigiana era già acceso. Quello era il pranzo riservato alle giornate di mare in cui anche Elisa e Alberto riuscivano a staccare dal lavoro per concedersi qualche ora di spensieratezza.</p>
<p>Per chi ha sempre vissuto al nord però, il caldo afoso dell’estate non lascia scampo. Elisa e Alberto passavano quindi metà del loro tempo sotto l’ombrellone. Cosparsi di crema protettiva ad altissimo spettro, tornavano comunque a casa di un acceso colore rosso gambero. Nonna Pina, invece, da anni ormai non frequentava più la spiaggia: le sue gambe erano indissolubilmente ancorate alla terra, e poi c’era così tanto da fare in casa che non riusciva mai ad allontanarsi per molto tempo. Sul litorale poi, nelle giornate di calura asfissiante, non si riusciva a respirare. E lei non aveva la minima intenzione di soffrire per il sole.</p>
<p>In quei giorni, il mare era piatto come una tavola, non una bava di vento. L’unica soluzione era passare il tempo in acqua. Cosa che i ragazzi facevano molto volentieri, <em>ça va sans dire</em>. Per prima cosa le gare di tuffi dalla scogliera. Marco aveva insegnato ad Edoardo nuove tecniche per il tuffo a candela, che si concludevano con la sfida del mangiatore di gelato più veloce della storia. Anche a discapito del cervello congelato e del suo dolore lancinante. Poi i ragazzi rientravano in bici a casa, rimpinzati di cibo, salsedine e tanto sole.</p>
<p>Una volta in cui Edoardo e Marco rientrarono particolarmente stremati dalla caotica giornata di mare, Nonna Pina se ne uscì con una delle sue solite canzonature: “Aaaahhh, ma se vi fa così caldo anche dopo tutto quel mare, perché non fate come il mio papà quando lavorava la terra: alzate le magliette e scoprite <strong>U’ V’D’CH’</strong>, vedrete come vi sentirete freschi!”. Edoardo si guardò la pancia, mezzo assonnato e completamente stremato dal caldo. L’idea di scoprire l<strong>’ombelico</strong>, il <strong>v’d’ch’</strong> di cui parlava Pinuccia, per evitare l’effetto insolazione non gli sembrò così risolutivo, ma non aveva la forza per contraddire sua bisnonna, che comunque non gli avrebbe dato retta.</p>
<p>Avanti, tutti con l’ombelico da fuori!</p>
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		<title>Fuffi, la zauc e Marco</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/06/27/fuffi-la-zauc-e-marco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2022 06:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uof! Uof! “Edoà, vieni a vedere!”. Nel cortile di casa dell’amico Michele, c’era un gran trambusto. Chi andava, chi veniva: c’era il vicino del piano di sotto che portava una coperta, la signora Elvira tutta concitata con una scodella piena d’acqua che quasi rovesciava sulla ‘zi Teresa. Qualcuno usciva in cortile con un bricco di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uof! Uof! “Edoà, vieni a vedere!”. Nel cortile di casa dell’amico Michele, c’era un gran trambusto. Chi andava, chi veniva: c’era il vicino del piano di sotto che portava una coperta, la signora Elvira tutta concitata con una scodella piena d’acqua che quasi rovesciava sulla ‘zi Teresa. Qualcuno usciva in cortile con un bricco di latte.</p>
<p>Un piccolo gruppo di ragazzini in cerchio indicava ad Edoardo il punto verso il quale dirigersi. Si erano ritrovati lì con Pietro per la solita partita di pallone. Impossibile fermarsi in casa di Nonna Pina: papà Alberto era impegnato con una consegna urgente che richiedeva il massimo della concentrazione. Così, nessun pallone tra i piedi, che sia in cortile o nel giardino, tantomeno davanti casa o nell’orto.</p>
<p>Uof Uof! Anche quel guaire sommesso incuriosiva le giovani orecchie di Edoardo. Farsi spazio tra i presenti non era facile, ma il ragazzo sapeva come muoversi per scivolare tra la folla. E poi lì tutti lo conoscevano e l’avevano preso in simpatia. Tutti tranne uno: Marco, uno del quartiere, di un paio di anni più grande di lui, che se ne stava sempre in disparte, sul volto un’aria sostenuta e diffidente contro la quale era molto facile scontrarsi. Edoardo sapeva di non essergli del tutto antipatico, ma in presenza di Marco, lui si ammutoliva e diventava nervoso.</p>
<p>Era stato proprio Marco a trovare Fuffi, un cucciolo abbandonato in un cartone che pubblicizzava una nota marca di passata di pomodoro. Fuffi era spaventato a morte e denutrito. Edoardo aveva sempre avuto un’attitudine particolare verso gli animali e anche questa volta i suoi modi delicati fecero da magnete. Avvicinatosi il ragazzino al piccolo gruppetto di persone, il neobattezzato Fuffi smise quasi istantaneamente di lamentarsi. Sembrò a tutti amore a prima vista, perché l’animale si lasciò accarezzare con una docilità sconcertante.</p>
<p>Quel pomeriggio, Edoardo tornò a casa con un fagotto tra le braccia e due nuovi amici: Fuffi e Marco. Già, perché il ragazzo dapprima diffidente verso il giovane venuto dal nord aveva molto a cuore la sorte del piccolo animale, il quale dal canto suo si era affezionato con uno sguardo ad Edoardo. E avendo trovato lui il povero cagnolino per la strada, Marco voleva accertarsi della risposta che Edoardo avrebbe ricevuto a casa di Pinuccia e soprattutto delle condizioni nelle quali avrebbe vissuto il cucciolo.</p>
<p>Non gli ci volle molto per scoprirlo. Erano entrati nella proprietà passando dall’orto. Edoardo voleva assicurarsi di ricevere prima il benestare di Nonna Pina, la quale avrebbe parlato con i genitori di Edo e messo una buona parola per la povera creatura. La trovarono tra le file di lattughe e pomodori. L’anziana, vedendo il fagotto che il bisnipote portava in braccio rimase interdetta. Ma, spiegata la situazione, acconsentì all’adozione di Fuffi – anche l’anziana si lasciava intenerire dalle bestie, come usava chiamarle lei. Solo quando capì il motivo per cui Marco aveva accompagnato Edoardo in casa sua (come osava pensare che avrebbe mai potuto maltrattare quella povera bestiola?!), cominciò ad alzare la voce <strong>“E ci jè?! Pensi che lo tengo legato con la ZAUC stretta al collo tutto il giorno sotto il sole?! Che siamo barbari qui?!”</strong>. Ora, ad Edoardo non era chiaro cosa fosse la ZAUC, ma dal gesto di Marco che simulava il cappio al collo gli sembrò chiaro che Nonna Pina era la persona giusta per occuparsi di Fuffi insieme a lui.</p>
<p>E Fuffi? Come l’ha presa?</p>
<p>Uof uof!</p>
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		<title>Edoardo, l’allergia alla parietaria e i cimarrichi</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/05/09/edoardo-lallergia-alla-parietaria-e-i-cimarrichi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2022 06:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[allergia]]></category>
		<category><![CDATA[Parietaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aaaah la primavera! Quel momento tanto atteso perché carico di nuova vita, di quella rinascita di cui abbiamo davvero bisogno allo scadere di un lungo inverno. La luce del giorno cambia e con lei anche il paesaggio. Gli alberi che fino a qualche settimana prima oscuravano le case, ormai filtrano una splendida luce abbagliante. Il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Aaaah la primavera! Quel momento tanto atteso perché carico di nuova vita, di quella rinascita di cui abbiamo davvero bisogno allo scadere di un lungo inverno. La luce del giorno cambia e con lei anche il paesaggio. Gli alberi che fino a qualche settimana prima oscuravano le case, ormai filtrano una splendida luce abbagliante. Il sole comincia a fare capolino piano piano dalle finestre e a riscaldare i muri in pietra.</p>
<p>Aaaah la primavera! Edoardo non l’aveva mai vista così lussureggiante. D’altronde non gliene si poteva fare una colpa: non aveva mai passato i mesi primaverili in Puglia. Rimase folgorato dalla quantità di cambiamenti quasi impercettibili nell’aria e dallo splendore delle giornate che si allungano. Le rondini finalmente si affacciavano nel cielo e cinguettando la loro delicata melodia lo richiamavano in giardino. Aspettare i suoi amici per una partita a pallone in cortile era diventato un piacere, con l’aria satura del profumo di gelsomino.</p>
<p>Aaaah la primavera! In quei pomeriggi di maggio, la vecchia quercia e l’ulivo secolare facevano da perimetro alla porta verso la quale calciare. Il numero di pallonate schivate dal fragno però non eguagliava neanche di un decimo la quantità di starnuti che il povero Edoardo cercava di contenere a fatica. Da quando era iniziata la primavera infatti, tra occhi rossi e prurito a naso e palato, il ragazzo non riusciva a centrare con la sua solita precisione la porta, per buona pace degli amici Pietro e Michele, entrambi un po’ meno sportivi. E più passava tempo all’aperto e più gli si arrossavano gli occhi. E più gli si arrossavano gli occhi e meno sentiva i suoi piedi sicuri con il pallone.</p>
<p>Aaaah la primavera! Tanto bella e tanto dannata da chi soffre di allergia. I genitori di Edoardo lo scoprirono così, tra uno starnuto e una corsa nei campi alla quale il ragazzino non poteva rinunciare. La diagnosi del medico fu presto fatta: allergia a graminacee e parietaria.</p>
<p>E mentre Alberto ed Elisa non si davano pace davanti alla lista di medicinali – si procedeva a tentoni, facendo prove di dosaggi più o meno forti, ma spesso con scarso successo – suggeriti dal dottore, Nonna Pina metteva in opera la sua conoscenza del mondo. Un decotto con bacche di rosa canina, raccolte in tempi non sospetti, avrebbe fatto al caso di Edoardo e della sua terribile allergia. Per un po’ l’intruglio faceva il suo effetto, ma a lungo andare tutto tornava come prima. Finché un giorno, a seguito delle numerose lamentele del giovane, Pinuccia non sbottò tutto d’un fiato: <strong>“E vabbè Edoà, che dobbiamo fare, non c’è molta scelta: deve passare il periodo dei cimarrichi!”.</strong></p>
<p>Ora, difficile spiegare bene ad Edoardo che per la Nonna Pina, il periodo cosiddetto “dei cimarrichi” – o lumache di terra, per dirla in italiano – è quel momento nella stagione primaverile in cui le lumache escono allo scoperto e cominciano il loro peregrinare, dando il via alla primavera vera e propria.</p>
<p>Una cosa è certa: Edoardo si è dovuto arrendere all’idea di segnare meno in porta quando gioca con gli amici. E questo, dai, questo si può fare. Aaaah la primavera!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Ti sblocco un ricordo”, Nonna Pina e i Nardini continuano a rivelare sorprese</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/04/04/ti-sblocco-un-ricordo-nonna-pina-e-i-nardini-continuano-a-rivelare-sorprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 06:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta passato il trambusto delle festività di Carnevale, degli scherzi e della sfilza di dolciumi e ghiottonerie che viravano dal dolce al salato, si presentava – come in ogni famiglia che si rispetti – la questione della Quaresima e della preparazione alla Pasqua. Tutte ricorrenze che Nonna Pina teneva in gran considerazione (in Puglia...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta passato il trambusto delle festività di Carnevale, degli scherzi e della sfilza di dolciumi e ghiottonerie che viravano dal dolce al salato, si presentava – come in ogni famiglia che si rispetti – la questione della Quaresima e della preparazione alla Pasqua. Tutte ricorrenze che <strong>Nonna Pina</strong> teneva in gran considerazione (in Puglia il tempo si scandisce seguendo un rigido calendario alimento-religioso).</p>
<p>E se “A Carnevale ogni scherzo vale”, in casa di Pinuccia la fine del periodo di scherzi e maschere aveva portato molta indolenza, e con quella non si scherza mai. Che sia stato per la tavola perennemente imbandita che in quei giorni accoglieva i commensali o per l’indigestione di cartellate fresche preparate a regola d’arte, come tradizione comanda, sta di fatto che, in casa, la flemma si percepiva in ogni movimento, per lo più involontario. Se non fosse stato per la vigorosa anziana che, al suo solito, faceva avanti e indietro, il ritmo dei Nardini si sarebbe potuto definire “lento andante”.</p>
<p>Così, l’anziana signora prese in mano la situazione nel modo che meglio la contraddistingueva e ordinò letteralmente al povero Edoardo – che ancora si leccava i baffi dallo zucchero a velo – di ripulire tutta la soffitta da cima a fondo. Qualsiasi cosa pur di non ritrovarselo tra i piedi a perdere tempo. Il ragazzo, anche se controvoglia, non poté far altro che accettare senza discutere.</p>
<p>Una volta salito in soffitta e smistato tra i cartoni dei vecchi costumi di Carnevale e quelli delle lucine e dei personaggi del presepe – opportunamente contrassegnati da Elisa con la scritta NATALE – il ragazzo si soffermò di nuovo sullo scatolone dei ricordi che indicava con il pennarello nero la scritta in stampatello “FOTO”. Edoardo non seppe resistere e tirò giù il primo cartone. Oltre ad essere impolverato era anche piuttosto pesante: Edo si sbilanciò con la schiena e lo scatolo gli cadde addosso, rivelando parte del suo contenuto. Oltre ai diversi album con foto ingiallite, si staccarono dal gruppo di immagini buttate lì alla rinfusa anche un paio di foto incollate insieme dal tempo, quasi sbiadite. In quella appiccicata in fondo riconobbe Nonna Pina, a braccetto con Nonno Biagio, l’amore della sua vita, che se la ridevano insieme ad un giovane baffuto e dal capello perfettamente impomatato. I tre sembravano molto in confidenza e ad Edoardo sembrava un viso conosciuto. Così scese incuriosito dalla soffitta con quella foto chiedendo a Pinuccia se anche lui aveva già visto quel signore.</p>
<p>“Neeee, quello è zì Rurucc’, <strong>O’ MOFALLEN</strong> che non passa a trovarci! Dovremmo invitarlo per Pasqua!”. Edoardo si pentì, pensando di aver sbloccato un ricordo di un parente di cui si è persa la traccia negli anni. Al solito, toccò ad Elisa svelare l’identità del misterioso giovane baffuto che altri non era se non Zio Sergio, amico di lunga data della famiglia, passato a trovarli prima del capodanno, cioè prima dell’<strong>anno scorso</strong>… o’ mofallen insomma!</p>
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		<title>Nonna Pina e i suoi dolci preparativi delle feste</title>
		<link>https://pugliosita.it/2022/01/03/nonna-pina-e-i-suoi-dolci-preparativi-delle-feste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jan 2022 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci pugliesi]]></category>
		<category><![CDATA[sasamidd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi l’avrebbe mai detto?! La permanenza dei Nardini in Puglia cominciò a gonfie vele. Alberto – contro ogni previsione della moglie – organizzò il trasloco in men che non si dica. Edoardo – grazie all’aiuto di Pietro e Michele, gli amici del mare – fece amicizia con nuovi compagni di scuola. Elisa si dava il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi l’avrebbe mai detto?! La permanenza dei Nardini in Puglia cominciò a gonfie vele. Alberto – contro ogni previsione della moglie – organizzò il trasloco in men che non si dica. Edoardo – grazie all’aiuto di Pietro e Michele, gli amici del mare – fece amicizia con nuovi compagni di scuola. Elisa si dava il suo bel da fare tra impegni lavorativi e organizzativi di questa nuova vita e Nonna Pina… beh Nonna Pina era in brodo di giuggiole. Si muoveva avanti e indietro, sempre presa dalle sue mille faccende ma con un occhio attento alle esigenze dei suoi nuovi coinquilini.</p>
<p>Certo, perché da tempo la casa non rimbombava come adesso, letteralmente da cima a fondo. Edoardo, infatti, era stato iscritto ad un corso di batteria, strumento che era stato riposto, insieme agli spartiti, direttamente in soffitta, tra ceste, vecchie cornici e scatoloni dimenticati nel tempo. Solo Nonna Pina conosceva esattamente provenienza, composizione e ubicazione originaria dei suddetti scatoloni. Anche perché solo lei riusciva a comprendere la calligrafia stentata – e dall’ortografia a volte simpaticamente scorretta – con cui aveva etichettato tutto ciò che aveva riposto in quei cartoni. Però, tra una pausa e l’altra dalla musica, Edoardo si fermava a sbirciare alla voce “Foto Parenti” e ritrovava una Pinuccia molto più giovane, con zeppe ai piedi e camicia a fiori, accompagnata da volti a lui perlopiù sconosciuti.</p>
<p>Passò così l’autunno e arrivò il primo freddo (se gli otto gradi quasi costanti del sud Italia possono considerarsi “freddo”). Le giornate si accorciarono e piano piano dalla cucina di Nonna Pina emergevano i primi sentori di chiodi di garofano, marmellata d’uva fatta in casa e vincotto. Come da buona tradizione, l’anziana signora era solita preparare in anticipo i dolci tipici delle festività natalizie per poterli donare agli ospiti che le facevano visita e per degustarli durante i lunghi pranzi e cene di Natale. Le prime settimane di dicembre – quando il ripiano della cucina non era ricoperto di calzoni con la cipolla vari ed eventuali – erano dedicate alla produzione di cartellate, marzapani, pizzetti, sassanelli (per qualcuno detti sapienze), torroncini e altrettante tipologie di frittelle ripiene. Per questa operazione, che a tratti assumeva un carattere industriale, faceva la sua comparsa in masseria Comà Giulia, amica storica di Nonna Pina e addetta agli impasti. Comà Giulia era un donnone dalla memoria infallibile ma dal carattere poco affabile: aveva a mente tutte le ricette una ad una, ma guai a contraddirla sulle proporzioni tra farina e granula di nocciole perché diventava paonazza e andava via sbattendo la porta.</p>
<p>L’esercito di dolci preparati con largo anticipo veniva riposto con delicatezza nella credenza del salotto, debitamente chiuso in contenitori che da anni erano preposti a svolgere la stessa funzione: proteggere i dolcetti dagli attacchi dei golosi avventori che cercavano di sgraffignarli prima del tempo. “Albertoooo, &#8211; gridò un giorno Nonna Pina mentre beccava il padre di Edoardo in flagranza di reato con una mano nella ciotola dei <strong>sassanelli</strong> – lass perd l’ <strong>s’s’meidd</strong> !”.</p>
<p>Fortuna che ad Edoardo, i dolcetti al vincotto, non interessavano molto. Così, in un colpo solo si scampava il rimprovero di Nonna Pina e l’indigestione da zuccheri natalizi.</p>
<p>Chi può dirne altrettanto?!</p>
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		<title>Non è domani, non è dopodomani è: Pscridd</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/11/29/non-e-domani-non-e-dopodomani-e-pscridd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 07:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E così era passata l’estate. Tra i tuffi a mare, l’attesa senza fine sotto l’ombrellone dopo la merenda a base di focaccia barese, le scarpinate nell’orto a rincorrere i polli e le merende azzannate sul ciglio di una strada di campagna durante una passeggiata in bicicletta, l’estate era passata. E con lei si erano volatilizzati...</p>
<p>L'articolo <a href="https://pugliosita.it/2021/11/29/non-e-domani-non-e-dopodomani-e-pscridd/">Non è domani, non è dopodomani è: Pscridd</a> proviene da <a href="https://pugliosita.it">Pugliosità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E così era passata l’estate. Tra i tuffi a mare, l’attesa senza fine sotto l’ombrellone dopo la merenda a base di focaccia barese, le scarpinate nell’orto a rincorrere i polli e le merende azzannate sul ciglio di una strada di campagna durante una passeggiata in bicicletta, l’estate era passata. E con lei si erano volatilizzati anche i giorni di pace e serenità di Edoardo, alle prese con le letture consigliate prima del rientro a scuola. Gli ultimi giorni di agosto, infatti, il ragazzino ha dovuto fare un lavoro di auto convincimento per non ascoltare le voci subliminali – se i suoi amici Pietro e Michele possono intendersi come subliminali – che lo richiamavano verso il litorale per gli ultimi bagni di stagione.</p>
<p>E più si avvicinava la fatidica data del rientro forzato in Lombardia, più Edoardo aguzzava le orecchie, in cerca dei segnali premonitori che immancabilmente spuntavano alla fine di ogni stagione estiva, ad indicargli che presto avrebbe dovuto accantonare come ogni anno la parentesi pugliese per tornare alla sua vita di tutti i giorni, tra la coltre di nubi e le montagne di cemento che costituivano gran parte della sua quotidianità. Si aspettava da un giorno all’altro di dover mettere sotto chiave i ricordi della bella stagione e rimandarli alla prossima occasione.</p>
<p>Ma se la scuola poteva attendere un paio di giorni, il lavoro di papà Alberto non era altrettanto clemente. Per il momento, però, da parte dei suoi genitori, non un accenno. Solo quando il ragazzino – come solo i bambini sanno fare – ha domandato a bruciapelo: “ Papi, ma quest’anno dobbiamo proprio tornare su?!”, ad Alberto ed Elisa è sfuggito uno sguardo di intesa e un sorriso abbozzato. Il ragazzo scoprirà presto che, proprio grazie ad un avanzamento di carriera di cui Alberto si faceva vanto dall’inizio dell’estate, la famiglia Nardini finalmente non sarebbe stata costretta a mettere da parte i ricordi estivi e aspettare un anno intero per tornare in quei luoghi suggestivi.</p>
<p>I due genitori infatti, avevano da tempo paventato l’idea di trasferire la loro vita nel sud Italia, un po’ perché ormai Elisa mal sopportava il distacco dalla sua terra natale e riusciva solo con grande fatica a colmare la mancanza del sapore di casa, un po’ perché Nonna Pina era rimasta sola. Attorniata da persone che le volevano bene, senz’altro, ma con un senso di solitudine che non voleva dare ad intendere per nessun motivo al mondo. E poi c’era quella questione della scuola di Edoardo. Avrebbe cominciato quell’anno le medie. Un’aria nuova. Nuovi compagni – tra questi anche i suoi “amici del mare” Pietro e Michele, come aveva l’abitudine di chiamarli Edoardo.</p>
<p>Insomma, tutte le carte erano ormai in regola per consentire a Nonna Pina e ad Edoardo di continuare a vivere in simbiosi. Impossibile non notare l’attaccamento che il ragazzino provava per la bisnonna e viceversa. Così, mentre Alberto rientrava a Milano per organizzare il trasloco, Edoardo già fantasticava sulla sua nuova scuola. Andrà d’accordo con gli altri compagni di classe? E le maestre, saranno severe? E dopo aver assalito di domande sua mamma e Nonna Pina, l’anziana signora, con il suo solito modo di fare spontaneo, sbotta: “Edoà, non ti preoccupare, ti ambienterai: se non è domani, è dopodomani; e se non è dopodomani è <strong>PSCRIDD</strong>!”.</p>
<p>Pinuccia, usando il termine <strong>“Pscridd” </strong>ha voluto placare l’agitazione del nipote, spiegandogli, a suo modo, di aspettare anche dopo dopodomani per dare una risposta a tutte le sue domande. In fondo non c’è fretta.  Domani si dice “cra”, dopodomani invece si pronuncia “pscra” e il giorno dopo ancora è: “pscridd”. Tutto chiaro?!</p>
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		<title>L’arescemendare di Nonna Pina, un’esortazione al fare</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/10/18/larescemendare-di-nonna-pina-unesortazione-al-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Oct 2021 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[Le storia di Almarita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fermi tutti! Una domanda al volo: sapete quanto sono lunghe le giornate estive con tutto ciò che c’è da fare nell’agro pugliese?! No?! Beh, Nonna Pina ne sa qualcosa. Per lei non c’è un minuto da perdere. Ci si adopera senza sosta, come piccole formiche industriose. Nonostante nei mesi più caldi si possono sfiorare anche...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fermi tutti! Una domanda al volo: sapete quanto sono lunghe le giornate estive con tutto ciò che c’è da fare nell’agro pugliese?! No?! Beh, Nonna Pina ne sa qualcosa. Per lei non c’è un minuto da perdere. Ci si adopera senza sosta, come piccole formiche industriose. Nonostante nei mesi più caldi si possono sfiorare anche picchi di trenta gradi sin dal sorgere del sole – o forse proprio per questo motivo – Nonna Pina è abituata ad armeggiare tra la cucina e l’orto molto presto la mattina. Eh sì! Pinuccia si attiva così presto che a volte è stata capace di dare filo da torcere al gallo appollaiato in fondo al cortile, sorpreso, ancora appisolato, dal ciabattare dell’anziana proprietaria a colloquio con le sue piante preferite.</p>
<p>Da sempre, infatti, la bisnonna di Edoardo addolciva i suoi risvegli attraversando il suo orto e confidando a se stessa sogni, speranze e buoni propositi sotto ulivi e vigne ancora incantate dalla frescura della notte. Già! Quanti segreti potrebbe svelare il fico secolare vicino al quale era solita passeggiare e del quale aveva gran considerazione. Vero protagonista delle sue minuziose cure, questo albero ne aveva viste e sentite delle belle: una specie di amico di famiglia dalla corteccia cenerina con il quale scambiarsi opinioni disparate – in genere non richieste – che l’anziana signora elargiva con disinvoltura.</p>
<p>E poiché le avevano insegnato che in estate l’orto va innaffiato prima delle sei di mattina o direttamente di sera, non c’era da stupirsi se Pinuccia, oltre quei brevi attimi di svago, non concedeva a se stessa un minuto di chiacchiere in più del dovuto. Ecco perché, la sveglia senza orari di papà Alberto la sorprendeva. L’orto non andava in vacanza, e neanche lei! Perciò, mentre Alberto russava ancora alle dieci di mattina, lei aveva già alle spalle quattr’ore di fatica. Da qui la sua esclamazione “Ma questo ancora a grifuare sta?!” <a href="https://pugliosita.it/2021/08/30/pinuccia-il-canto-del-gallo-e-il-grifuare-di-alberto/"><strong>(se ve lo siete perso, trovate il link qui). </strong></a></p>
<p>Quell’estate, tra Edoardo e Nonna Pina si erano instaurati alcuni rituali irrinunciabili ai quali i due non si sottraevano per nessun motivo al mondo. Non appena il ragazzino, stropicciandosi gli occhi, usciva sul patio per salutare l’anziana signora, lei subito gli commissionava qualche piccolo intervento di estirpazione di erbacce varie ed eventuali. Se, per qualche malaugurato motivo, Edo veniva beccato a bighellonare alzando gli occhi al cielo, Nonna Pina interveniva prontamente: <strong>“Men’ ad arescemendò”</strong>! Solo accorgendosi dello sguardo interrogativo del giovanissimo pronipote, Pinuccia esclamava: “Butta le mani! Su, butta le mani!”, mandandolo in totale confusione sul da farsi. Buttare le mani?! In che senso? Come? E soprattutto perché? Gli ci volle un’estate intera per capire – solo dopo aver visto la bisnonna dimenarsi tra l’orto, il casale e gli animali – che quel famoso arescemendare, voleva dire darsi da fare e quindi, per esteso, “buttare le mani avanti”. La terra è una faccenda seria. Che sia l’alba o il tramonto, c’è sempre da <strong>arescemendò</strong>. Avanti, marche!</p>
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		<title>Pinuccia, il canto del gallo e il “grifuare” di Alberto</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/08/30/pinuccia-il-canto-del-gallo-e-il-grifuare-di-alberto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 06:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Lacavalla]]></category>
		<category><![CDATA[Almarita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bene! Avevamo lasciato Edoardo e Nonna Pina alle prese con il quiproquo dialettale per il quale il povero ragazzo temeva il rientro della bisnonna dal suo giro mattutino con un colombo spennato in mano. Nonna Pina, infatti, avendo ricevuto solo un’istruzione elementare, insieme a quella dei campi e del duro lavoro quotidiano, il più delle...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bene! Avevamo lasciato Edoardo e Nonna Pina alle prese con il quiproquo dialettale per il quale il povero ragazzo temeva il rientro della bisnonna dal suo giro mattutino con un colombo spennato in mano. Nonna Pina, infatti, avendo ricevuto solo un’istruzione elementare, insieme a quella dei campi e del duro lavoro quotidiano, il più delle volte utilizzava il dialetto pugliese rivolgendosi a familiari, amici e conoscenti. Spesso, storpiava senza accorgersene parole della lingua italiana, provocando tenere risatine da parte dei suoi interlocutori. Per fortuna, quel giorno Pinuccia – questo il suo vezzeggiativo sin dalla più tenera età – era rientrata nella vecchia masseria di famiglia con una cesta piena di fioroni appena raccolti. Da quella prima mattinata insieme, Edoardo e Nonna Pina diventarono inseparabili.</p>
<p>I genitori, considerate le poche vacanze a disposizione, approfittavano di quelle fughe in Puglia per rilassarsi abbastanza da ricaricare le batterie, consapevoli di dover affrontare un intero inverno lombardo. Così, il piccolo Edoardo – la cui sveglia interiore suonava con il canto del gallo quando fuori albeggiava – sgattaiolava fuori dalla camera matrimoniale, dove lasciava sua mamma Elisa alle prese con l’insistente russare di suo padre Alberto, che non poteva per alcun motivo al mondo essere svegliato prima di un orario composto almeno da due cifre, perché “Era stanco dalle fatiche del lavoro in ufficio”. Edo passava quindi ore e ore con la bisnonna che, mentre svolgeva le faccende di casa, raccontava di Zio Michele, Nonno Marino e molti altri nomi e volti lontani nel tempo, di cui il ragazzo non aveva quasi mai sentito parlare. Rivolgendosi al suo piccolo interlocutore di riguardo, però, Nonna Pina cercava di usufruire di tutte le sue conoscenze elementari per permettere al ragazzo di seguire la conversazione con fluidità. Dove non arrivavano le sue capacità subentrava il dialetto, la gestualità – sempre sia lodata quando ci si trova in terre straniere la mimica facciale e il gesto deciso – e l’abilità di Edoardo a cogliere le espressioni della bisnonna.</p>
<p>E proprio in quella seconda mattinata di tranquillità tra il ragazzo e Pinuccia, fattesi le dieci – anche Elisa era ormai in piedi a gustarsi il suo caffè – Nonna Pina, non riuscendo più a trattenersi all’ennesimo strombazzamento proveniente dalla camera da letto, ha esclamato: “Oh, ma questo ancora a <strong>GRIFUARE</strong> sta?!”. Momento di silenzio seguito da uno scoppio di risate generali. Dalla porta della camera si affaccia finalmente Alberto, con le mani a stropicciarsi la faccia, ormai sveglio. Nonna Pina ha deciso così!</p>
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		<title>Nonna Pina e il ricordo di quell’estate e dei suoi fioroni</title>
		<link>https://pugliosita.it/2021/07/13/nonna-pina-e-il-ricordo-di-quellestate-e-dei-suoi-fioroni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[di Alessandra Lacavalla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 15:27:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Shots di Almarita]]></category>
		<category><![CDATA[Fioroni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Edoardo era seduto sul sedile posteriore della station wagon di famiglia. Sua mamma Elisa continuava a raccontare senza sosta dell’ultima volta che era stata a casa di Nonna Pina, la bisnonna di Edoardo. Lui cercava in tutti i modi di ricostruire a mente la sua fisionomia, ma il loro ultimo incontro risaliva a quando Edoardo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Edoardo era seduto sul sedile posteriore della station wagon di famiglia. Sua mamma Elisa continuava a raccontare senza sosta dell’ultima volta che era stata a casa di Nonna Pina, la bisnonna di Edoardo. Lui cercava in tutti i modi di ricostruire a mente la sua fisionomia, ma il loro ultimo incontro risaliva a quando Edoardo aveva solo sei anni e a quell’età – chi non ha mai confuso lo scatto un po’ ingiallito di una foto poggiata sulla credenza nella cucina di qualche parente per il flash di un ricordo infantile?! – la memoria può giocare brutti scherzi. Allo stesso modo Edo era convinto di ricordare la sua estate in Puglia, e scoprirà solo più tardi che questa realtà altro non è se non la fedele ricostruzione da uno scatto.</p>
<p>Il viaggio da Milano alla Puglia, regione d’origine di sua madre, era piuttosto noioso, così mamma Elisa e papà Alberto lo passavano per lo più raccontando ad Edo i vecchi ricordi che lui sembrava aver seppellito. Elisa alla Nonna Pina teneva particolarmente. Detentrice di saperi antichi e tra le ultime rappresentanti della tradizione pugliese, Nonna Pina era ormai giunta alla bellezza di 98 anni, baluardo di una generazione cresciuta a <strong><em>olio, pomodoro e pane sponzato</em></strong>. Rughe ne aveva, tanto che gli occhi erano ormai diventati due fessure, ma serviva ben altro per fermarla. Nonna Pina, infatti, era ancora completamente autonoma. Un po’ incurvata dall’età, ma la grinta era sempre quella dei suoi anni migliori. Anzi, sembrava che l’età avesse fatto ringiovanire il suo spirito.</p>
<p>Per questo motivo, il suo incontro con Edoardo, ormai undicenne, era diventato il pretesto per riprendere quei giochi infantili e passare in rassegna quei gesti ancestrali dei quali lei viveva ma ignoti a coloro che non badano all’esperienza delle piccole cose. Come svegliarsi presto la mattina e passeggiare per l’agro pugliese, attraverso muretti a secco di ancestrale memoria, alla ricerca dei “<strong>C’LUMM”</strong>, come li chiamò una volta Nonna Pina. Sulle prime, Edoardo rimase interdetto, quasi sicuro che la bisnonna sarebbe rientrata in casa con un colombo tra le braccia, ucciso chissà come e pronto ad essere spennato. Rimase piuttosto sorpreso nel vedere Nonna Pina rientrare in casa con una cesta piena di <strong>FIORONI</strong>.</p>
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