Tre Bicchieri 2027 Puglia: i rossi scelgono la leggerezza

Ventisei etichette premiate dalla guida del Gambero Rosso, quasi tutte da primitivo e negroamaro: meno legno, più freschezza e un ricambio tra le cantine

Per anni la Puglia del vino si è riconosciuta nel peso. Rossi densi, legno in primo piano, bottiglie così pesanti da essere difficili da maneggiare. Non sono solo esperienze da bevitore, ma note riportate più volte nella guida del Gambero Rosso.

La nuova edizione racconta un’altra storia. Sono 26 i Tre Bicchieri 2027 assegnati alla Puglia da «Vini d’Italia 2027», presentata a Roma il 25 ottobre nell’anno del quarantennale: lo stesso numero della scorsa edizione, che vale alla regione l’ottavo posto in Italia su 540 riconoscimenti complessivi. A cambiare, più dei numeri, è il passo.

Tre Bicchieri 2027 in Puglia: meno legno, più freschezza

La lettura che accompagna le degustazioni è netta. I vini premiati quest’anno puntano su freschezza e bevibilità, con un uso del legno più misurato, e si lasciano alle spalle le concentrazioni eccessive che per molto tempo sono state la cifra della Puglia enologica.

Il dinamismo si vede anche nell’elenco delle aziende: accanto ai nomi storici compaiono tre aziende premiate per la prima volta, Giustini, Marulli e Vecchia Torre, segno di una regione in movimento.

I pilastri restano gli stessi – Nero di Troia, Negroamaro e Primitivo – mentre cresce il peso degli autoctoni a bacca bianca.

La Verdeca continua a difendere il proprio spazio, Minutolo e Bianco d’Alessano rimangono varietà di nicchia, interessanti ma marginali nei numeri. Più frammentato il quadro del Susumaniello, che alterna interpretazioni fresche e convincenti a versioni meno precise.

Qualche segnale arriva anche dagli spumanti, che cominciano a farsi notare nelle degustazioni.

Restano centrali i rosati: quello da Nero di Troia raccoglie consensi crescenti per precisione e profondità, mentre le versioni salentine cercano un nuovo equilibrio tra la struttura di sempre e una maggiore verticalità, cioè un sorso più teso e slanciato.

Per i bianchi, il riconoscimento più interessante arriva da un’altra selezione. Tra i 50 Vini Rari, scelti per l’unicità dei progetti, il recupero di vitigni e le produzioni limitate, c’è un solo vino pugliese: l’Icona d’Itria Francavidda 2024 di Amalberga, cantina nata a Ostuni nel 2015 per rilanciare la denominazione locale.

Mille bottiglie da Francavidda, uva bianca autoctona dell’area di Ostuni, per un vino valutato con un punteggio di 93 su cento e descrive come sapido, vivo e personale.

Manduria e Salice Salentino, le due capitali del podio

Il baricentro dei premi è il Salento. Il Primitivo resta il vitigno guida soprattutto grazie a Manduria, che secondo gli esperti sa dosare potenza e maturità del frutto senza rinunciare alla piacevolezza del sorso.

La denominazione conquista otto etichette: l’Acinorè Old Vines 2024 di Giustini, la Collezione Privata Cosimo Varvaglione 2022 di Varvaglione 1921, il Mirea 2024 di Masseria Borgo dei Trulli, il Passo del Cardinale 2024 di Paolo Leo, il Piano Chiuso 26 27 63 Riserva 2023 di Masca del Tacco, il Raccontami 2024 di Vespa Vignaioli per Passione e il Sessantanni Old Vines 2021 di San Marzano Vini.

A queste si aggiunge l’unico vino dolce pugliese della selezione, il Dolce Naturale Madrigale 2024 dei Produttori di Manduria. Al territorio manduriano appartiene anche l’Es 2024 di Gianfranco Fino, che da anni ha rinunciato alla denominazione pur restando per gli esperti un’espressione piena di quel Primitivo.

L’altra certezza salentina è il Salice Salentino, apprezzato per struttura e spalla acida, cioè quella freschezza che dà nerbo al vino. La denominazione risponde con sei riserve: la 50° Vendemmia 2022 di Leone de Castris, il Pezzo Morgana 2023 di Masseria Li Veli, l’Aiace 2023 di Castello Monaci, il Cantalupi 2024 di Conti Zecca, la S 2022 di Vecchia Torre e il Selvarossa 2023 di Cantine Due Palme.

Gioia del Colle e il negroamaro oltre le denominazioni

Sulla Murgia è Gioia del Colle a tenere alta la bandiera del primitivo, con quattro etichette: il Fanova 2024 di Terrecarsiche, il Marpione Riserva 2023 di Tenuta Viglione, il Senatore 2023 di Coppi e la Riserva 2019 di Tenute Chiaromonte, l’annata più matura dell’intera selezione regionale.

Il Negroamaro si fa valere anche fuori dalle denominazioni, con il Caporotondo Negroamaro 2024 di Marulli, il Negroamaro 2024 di Amastuola e un classico come il Patriglione 2021 di Cosimo Taurino.

Completano il quadro l’Amativo 2024 di Cantele, il Cubardi 2024 di Schola Sarmenti, I Classici Primitivo 2025 di Mottura Vini del Salento e il Pietra Nera 2025 di Menhir Marangelli. Proprio queste ultime due, con l’annata 2025, sono le etichette più giovani premiate in regione: un dettaglio che dice molto sulla direzione presa.

Colpisce, nell’elenco, l’assenza di etichette della denominazione Castel del Monte e di vini che dichiarino il Nero di Troia nel nome, proprio mentre si riconosce al vitigno un profilo sempre più nobile ed elegante.

Il bicchiere verde e il prezzo giusto

Sette dei 26 vini pugliesi premiati arrivano da cantine con viticoltura biologica certificata e ottengono anche i Tre Bicchieri Verdi. Sono il Cubardi di Schola Sarmenti, il Negroamaro di Amastuola, il Sessantanni di San Marzano Vini, il Passo del Cardinale di Paolo Leo e tre dei quattro Gioia del Colle premiati, quelli di Tenuta Viglione, Tenute Chiaromonte e Coppi.

Sei etichette entrano invece nella selezione dei 50 Tre Bicchieri acquistabili in enoteca sotto i 15 euro, tutte segnalate per un rapporto qualità prezzo particolarmente favorevole: il Caporotondo di Marulli, il Fanova di Terrecarsiche, il Negroamaro di Amastuola, il Pietra Nera di Menhir Marangelli, il Cantalupi di Conti Zecca e la S di Vecchia Torre. Amastuola è l’unica cantina presente in entrambe le liste.

Nessuna etichetta pugliese scende sotto i dieci euro, ma due dei tre debuttanti, Marulli e Vecchia Torre, conquistano il massimo riconoscimento con vini alla portata di molti.

Una regione in cammino dentro un’Italia che cresce

La Puglia arriva al traguardo con 91.449 ettari vitati, 823 aziende vinificatrici e oltre 8,4 milioni di ettolitri prodotti nel 2025. Solo 12.174 ettari, però, sono vitati per le Dop, e la quota pugliese sull’export italiano di vino si ferma al 3,1%: lo spazio per crescere passa anche da qui.

Il risultato pugliese si inserisce in un’edizione che allarga il podio. La guida, curata da Giuseppe Carrus e Marco Sabellico con William Pregentelli vice curatore, ha recensito 2.614 aziende e oltre 23.000 vini, selezionati in più fasi di degustazione alla cieca.

I Tre Bicchieri sono 32 in più rispetto allo scorso anno, 54 aziende li ottengono per la prima volta e 194 vini, quasi il 36% del totale, arrivano da cantine con certificazione biologica o biodinamica.

Nessuno dei 13 Premi Speciali, però, quest’anno ha raggiunto la Puglia. Il Rosso dell’anno va a un Montepulciano d’Abruzzo, il Bianco dell’anno all’Etna, il titolo di Cantina dell’anno al gruppo veronese Tommasi Family Estates.

Per la Puglia la sfida non è più dimostrare di saper fare vini potenti. È convincere che sa essere anche leggera, senza smettere di somigliarsi.

 

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