Azzeruoli a Bari, il frutto di settembre che va preso al volo

Sul banco di Francesco, al mercato di Santa Scolastica, arrivano quando decidono loro: piccoli, dal fondo aspro e dai semi duri, riportano alla memoria una nonna e i suoi sacchetti di carta

Qualche giorno fa, al mercato di Santa Scolastica a Bari, dove sono solito andare per gli acquisti di pesce e verdure, li ho visti e non ho potuto fare a meno di comprarli, perché erano lì sul banco di Francesco, il mio venditore di erbe, in un piccolo cesto. Erano azzeruoli.

I tanti nomi degli azzeruoli

Su quel cesto c’era scritto, di suo pugno, lazzeruoli, che è uno dei tanti nomignoli con cui questi frutti vengono chiamati a seconda della zona, insieme ad azzeruole, nespoli bianchi, nespole d’inverno, lazzerole e qualche volta anche pomi d’oro selvatici, tanto che a volte mi chiedo se il nome cambi davvero da paese a paese o se sia solo il modo in cui ognuno se li ricorda.

Infatti, mia nonna Maria li chiamava, in dialetto, lazzarùne.

Una stagione breve

Gli azzeruoli – questo il corretto nome italiano – (nome botanico: Crataegus azarolus L.) da Francesco si vedono di rado, poche volte l’anno e sempre per pochi giorni, e così quando ci sono bisogna prenderli al volo, perché la volta dopo potresti già non trovarli più, tanto è breve il loro periodo di maturazione, che poi è sempre lo stesso.

La raccolta comincia a fine agosto, entra nel vivo tra settembre e i primi di ottobre e si protrae al massimo fino a metà ottobre nelle annate più lunghe, con settembre che resta comunque il cuore della stagione e il momento in cui chi li cerca tiene d’occhio il banco.

Fuori da quella finestra non c’è niente da fare, perché se non li compri li hai persi per tutto l’anno.

Gli azzeruoli si vedono di rado, poche volte l’anno e sempre per pochi giorni

Un piccolo evento sul banco

Francesco li tiene in mezzo alle altre cose, tra le verdure di stagione e le erbe, e ogni volta mi sembra un piccolo evento, perché non sono un frutto  che puoi comprare quando ti va, non li ordini, non li programmi, non li trovi nel supermercato sotto casa, ma arrivano quando decidono loro, e se in quel momento passi dal banco giusto hai semplicemente avuto fortuna, come è capitato a me qualche giorno fa.

Leggeri, ma non per questo li compri

Poi, a pensarci, non è solo una questione di stagione, perché gli azzeruoli sono anche un frutto leggero, povero di calorie, ricco di acqua e di fibre, con una buona presenza di vitamine, in particolare la vitamina C, e di minerali come il potassio, e hanno un contenuto di zuccheri tutto sommato modesto, ed è forse anche per questo che il loro gusto resta così fresco e poco stucchevole.

Non è che li compri per la salute, ma sono il tipo di frutto che ti fa bene senza che tu debba pensarci, come tutte le cose semplici che la natura ha fatto bene da sola.

Il gesto di mia nonna

Appena li ho avuti in mano mi è tornata in mente mia nonna, era lei a comprarli quando ancora si trovavano più facilmente e li portava a casa in quei sacchetti di carta che sembravano sempre troppo leggeri, e anche se non ricordo esattamente cosa ne facesse, se li mangiassimo così com’erano o se finissero in qualche confettura, ricordo bene il gesto, ricordo il sapore e ricordo che per me erano già allora una cosa speciale, proprio perché non capitava tutti i giorni.

Quell’acidulo che ti resta in bocca

E poi c’è il gusto, che è la ragione per cui a me gli azzeruoli piacciono molto, e credo che il motivo stia tutto in quell’acidulo che ti resta in bocca, perché non sono dolci e basta ma hanno quel fondo aspro, un po’ mela e un po’ albicocca acerba, che li rende vivi e che ti sveglia il palato, ed è lo stesso acido che amo in tanti altri frutti, come le mele cotogne, quello che rende interessante un morso invece di renderlo soltanto piacevole.

E sarà per questo che quando li trovo non riesco a lasciarli lì e, se la devo dire tutta, neppure mi ricordo a che prezzo li ho pagati.

Un frutto che vale l’attesa

Sono piccoli, hanno la buccia sottile e dentro quei due o tre semini duri che ti obbligano a mangiare con calma, non sono comodi, non sono abbondanti e non sono mai stati un frutto per tutti, e forse è esattamente per questo che ogni volta che ne incrocio un cesto sul banco di Francesco mi sembra di incontrare qualcosa che vale la pena aspettare.

Ecco, credo che sia questa la ragione per cui continuo a cercarli, perché non sono comodi, non sono abbondanti e non durano che poche settimane all’anno, ma quando ci sono, sul banco di Francesco, mi ricordano mia nonna, mi ricordano che le cose buone spesso si trovano solo se sai aspettarle, e che l’acidulo, alla fine, è il sapore che preferisco.

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