Il giovane chef patron Salvatore Impagliatelli porta nel cuore del Gargano un percorso tra scuola dell’Alma, una stella Michelin a Copenhagen e la tradizione di famiglia.
Che sia per la devozione a San Pio (https://pugliosita.it/2022/10/28/capitone-e-fegato-in-padella-ecco-i-piatti-preferiti-da-san-pio-da-pietrelcina/) o per il maestoso complesso ospedaliero a suo tempo fondato dal padre di Pietrelcina, San Giovanni Rotondo richiama in ogni periodo dell’anno un notevole numero di visitatori.
Di qui la necessità di disporre di un’ampia ed efficiente rete di realtà ricettive, tra alberghi e ristoranti, trattorie a prezzo fisso e bed and breakfast. Naturalmente non tutte queste strutture sono di pari livello, perché l’imponente flusso turistico, e le sue peculiari tipologie, necessitano di un’offerta assai variegata e pronta a soddisfare esigenze molto differenti tra loro.
Si possono infatti trovare anche locali che riescono a distinguersi nettamente nel panorama complessivo, tanto da arrivare a proporsi come un punto di riferimento gastronomico in ambito (non soltanto) regionale, e quindi ad attrarre una selezionata categoria di pubblico, quella dei viaggiatori gourmet.
Salvatore Impagliatelli: dal Gargano alla stella Michelin, e ritorno
Uno di questi locali è Soul Kitchen, inaugurato da pochi mesi dal giovane chef e patron Salvatore Impagliatelli, che può legittimamente vantare un curriculum umano e professionale di notevole spessore.

Anzi, la sua potrebbe essere definita un’autentica gavetta, iniziata quando era ancora adolescente, ed era già impegnato in occasione delle cosiddette “stagioni estive” nelle località turistiche del Gargano.
Per poi sentire l’esigenza di perfezionare la sua preparazione sul piano sia teorico che pratico. Si spiegano così gli studi alla scuola dell’Alma e gli stage con cuochi stellati, nonché le esperienze che lo hanno spinto a spostarsi, per lavorare al confine tra l’Italia e la Slovenia.
Una sorta di trampolino di lancio, in direzione della successiva tappa di Era Ora a Copenhagen, dove stupito e insieme orgoglioso, ha scoperto di trovarsi nel primo ristorante italiano all’estero insignito di una stella Michelin.
Dopo un successivo passaggio nella splendida cornice dell’isola di Capri, Salvatore si è tuttavia lasciato catturare dal richiamo delle radici, e nel corso del fatidico 2020 è rientrato nella città natale.
Qui ha operato in diverse cucine di livello, fino ad aprire la propria recente creatura, Soul Kitchen appunto, il cui nome suona come una dichiarazione d’intenti. Significa cucina dell’anima, e per ammissione dello stesso padrone di casa, vuole essere la diretta espressione della sua passione, del suo vissuto e del suo bagaglio culturale.
Un vissuto e un bagaglio culturale inoltre caratterizzati dalla tradizione familiare, che da generazioni si tramanda da padre in figlio, ed è concretamente rappresentata dalla storica macelleria di Michele Impagliatelli, il papà (e fornitore di materie prime, salumi compresi) di Salvatore.
Tra tartare, pancotto e mushiska: l’esperienza a tavola da Soul Kitchen
Non è quindi casuale la presenza di una cella di frollatura della carne nella raccolta saletta interna del ristorante, con i fornelli a vista, e il dehors ricavato nella bella veranda in legno e vetro.

Mentre la cordiale accoglienza del bravo e simpatico Luca De Fazio invoglia gli ospiti a godere dei piaceri della convivialità. In perfetta sinergia con gli invitanti piatti dello chef (validamente aiutato da Simone La Piccirella), che ora si esprime attraverso l’eleganza della tartare di scottona con limone al sale, cime di cavolfiore, crema di cavolfiore affumicato, tarallo sbriciolato e polvere di cicorie;

e il delicato equilibrio del risotto alla zucca mantecato con burro acido, pesto di peperoni e cavolo nero fritto.

Ora invece si incammina con sicurezza sul fascinoso terreno della tradizione da riscoprire. A partire dalla superba rivisitazione del classico pancotto, con verdure selvatiche, quenelle di patate, una geniale crema di pane raffermo, e le olive.

Magari in alternativa al succulento coniglio alla cacciatora con rösti di patate, funghi cardoncelli fritti e polvere di olive,

oppure ai perfetti ravioli ripieni di ricotta e cannella conditi con ragù di agnello e cialde di pecorino.

La chiusura è da applauso, perché evoca le antiche consuetudini alimentari dei pastori durante la transumanza, ovvero la mushiska (carne secca in origine di pecora) di agnellone, accompagnata dal caciocavallo podolico e dai taralli. La fragrante focaccia, e i biscotti che vengono serviti con il caffè, sono di propria produzione.
Soul Kitchen, via Monsignor Novelli 4, San Giovanni Rotondo (FG). Tel. 351 4942639. Chiusura: martedì e domenica sera. 30-40 euro esclusi i vini.








