Cene a quattro mani: moda passeggera o il futuro della ristorazione?

A Casa Sgarra, Felice Sgarra e Angelo Sabatelli raccontano perché le cene a quattro mani sono molto più di una moda gastronomica

«Oggi bisogna parlare di tecnologia, perché il supporto che apportiamo nelle nostre cucine è principalmente dato da tecniche nuove e da tecniche contraddistinte dalla nostra tradizione». Felice Sgarra descrive così le cene a quattro mani da un punto di vista prettamente tecnico. Non solo contaminazione, dunque, ma soprattutto tecnologia.

Quando si parla di cene a quattro mani ci si ritrova spesso a ragionare su due fronti opposti: da un lato chi le considera una semplice trovata di marketing, buona per riempire le sale e far parlare di sé sui social; dall’altro chi, invece, le vive come un momento di confronto autentico tra professionisti.

Ma a cosa servono effettivamente le cene a quattro mani e perché stanno diventando un fenomeno nel mondo della ristorazione?

Un format, due identità

La cena a quattro mani nasce da un’idea semplice: due chef, una cucina, un solo menu condiviso. Non si tratta di una somma di portate, ma di un vero esercizio di contaminazione. Ogni piatto richiede un confronto preventivo, la ricerca di un equilibrio tra due linguaggi gastronomici diversi, spesso anche tra due filosofie di lavoro distinte. Il risultato è un insieme di combinazioni e sapori che non sarebbero mai esistite senza quell’incontro.

Negli ultimi anni le cene a quattro mani sono diventate una presenza quasi costante nel calendario della ristorazione di qualità. Capita spesso che due chef, magari amici di lunga data o semplicemente colleghi che si stimano, decidano di unire le proprie cucine per una serata. Capita tra ristoranti della stessa città, ma anche tra locali distanti centinaia di chilometri.

La cena a quattro mani a Casa Sgarra

Nella cornice di Casa Sgarra a Trani, Felice Sgarra ha aperto i fornelli della sua cucina ad Angelo Sabatelli per una cena a quattro mani. Due chef pugliesi, due percorsi distinti, una sola brigata per una sera.

Una cena che è stata anche un valore aggiunto per la Puglia. Quando i due chef coinvolti provengono dalla stessa regione, come nel caso di Sgarra e Sabatelli, la cena a quattro mani assume anche un significato più ampio: diventa un’occasione per raccontare insieme un territorio, mostrandone le diverse interpretazioni possibili.

Cena a quattro mani a Casa Sgarra

«Essenzialmente, si crea una sorta di sinergia, di complicità — spiega Felice Sgarra – e queste quattro mani, due per ognuno dei due grandi chef, non sono, in fondo, per me: sono per i nostri ospiti. Chi si aggiudica quel posto vive una sorta di esperienza e, perché no, anche una complicità che si crea attorno alla tavola: in questo caso, l’unione degli ingredienti, che esprimiamo al meglio, parla sì di territorio, della Puglia stessa, ma anche di viaggi, di contemporaneità, fatta proprio dalle nostre esperienze».

Cena a quattro mani a Casa Sgarra

Sul valore umano di queste serate, oltre a quello professionale, si sofferma Angelo Sabatelli, che racconta il rapporto di lunga data con Felice Sgarra:

«Credo sia anche una forma di stare insieme, di amicizia, di condivisione di valori — racconta Angelo Sabatelli. Siamo amici da tanto tempo ed è bello vederci, passare queste poche ore insieme, perché con questo lavoro non si ha mai tempo di stare insieme. Queste, per come la vedo io, non sono giornate di svago: lavoriamo, ma allo stesso tempo ci divertiamo. Sono sempre serate dove ci si incontra, ci si rivede, si scherza, si gioca: sono quei momenti che non riusciamo mai a ritagliarci nelle giornate normali».

Le cene a quattro mani sono già, da tempo, parte del presente della ristorazione di qualità, e continueranno a esserlo non perché siano una formula di marketing vincente, ma perché rispondono a un bisogno autentico: quello di raccontare, attraverso il cibo, le persone che lo creano.

Gallery

ADV

Leggi anche:

Piccolo Commercio Putignano è il Manifesto che aiuta gli artigiani

L’enologo Mourad Ouada realizza un bilancio di questa vendemmia in Puglia: «Migliore qualità delle uve al sud e in Puglia sarà un’ottima annata per i vini bianchi»

Paposcia, la “Pizza a Vamp” più famosa del Gargano

Il Rizzaglio o “Rezzaglio”: un’antica tecnica di pesca

Isabella Potì: “La maternità ha dato valore al mio tempo”