Giornata Nazionale della Birra artigianale: i migliori birrifici di Puglia

Cinque, trenta e ventitré. Il manuale del buon giornalista ci dice che non bisogna mai principiare con i numeri, che meno ve ne sono e meglio è. Ma non avendo mai preteso di essere giornalisti, tantomeno buoni, possiamo osare l’affronto. Fanno cinque anni che l’Unione Italiana Birrai organizza, per il 23 giugno e dintorni, una serie di eventi a celebrare la giornata Nazionale della Birra artigianale. E quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della comparsa dei microbirrifici in Italia.

Big bang lombardo (o forse no)

Lo starting si fa risalire al 1996, quando Agostino Airoli, mitico mastrobirraio di Lurago Marinone apre il primo BrewPub in Lombardia con le sue birre prodotte dal Birrificio Italiano. Per amor del vero tutto era cominciato nel 1984 a Sorrento con il St Joseph’s di Peppino Esposito che ebbe vita breve.

Poi l’esplosione e l’Italia si punteggia di oltre un migliaio di esperienze d’ogni tipo, dal colosso Baladin di Teo Musso, alle esperienze quasi underground di personaggi di ogni estrazione.

Birra made in Puglia

La Puglia non è da meno. Si contano circa ottanta birrifici nella nostra regione, e, son pochi a rammentarlo, ve ne sono alcuni partiti anche prima di Agostino. Poi l’esplosione del movimento, in tanti, giovani virgulti e maturi sorti a nuova vita si sono cimentati con successi alterni. Cosa c’è di meglio che scambiare oro e schiuma con i pionieri dell’homebrewing e poi della condivisione professionale?

Donato Di Palma (Birranova), Vito Lisco (Birreria Lo Svevo) e Raffaele Longo (B94) sono di certo tra gli antesignani che, abbandonando tutto, hanno scelto la via della birra.

Donato Di Palma (Birranova), Vito Lisco (Birreria Lo Svevo) e Raffaele Longo (B94)

B94 segna proprio la data di inizio di Raffaele Longo da Cavallino (LE). Il più radicale e più legato a territorio e tradizione. La sua prima birra premiata, Porteresa, porta il nome della mamma. Ci facemmo il primo “Birramisù”, l’Euro non c’era ancora. E la November ray? Una storia ancora più bella.

Donato, cultore delle cose difficili, con una passione brassicola che comincia dalla giovanissima età, di quelle cose che oggi si rischia di esser chiamati in correità. Produce la prima birra nello stile delle altbier e poi sforna delle perle straordinarie. Potremmo parlarne a lungo, ma per dare un indizio sulla creatività qui si produce una birra contro il raffreddore! Si chiama Ibuprofana è non è la risposta a tutto, ma a volte fa benissimo dimenticare delle domande. Triggianello è un centro di riferimento per la birra artigianale.

Vito Lisco, noto anche come il Nonno, fondò il Birrificio Svevo e si lancio nelle birre acide quasi subito. Una indimenticabile Claudette.  Adesso fa birra per il suo Pub barese ma, soprattutto, la beve. Il suo mito è la Guiness e, qualcuno dice che abbia sangue biancorosso ma spumeggiante. Ha una visione non molto ottimistica del futuro, ma cura il pessimismo con una ottima scelta di birre.

Birra artigianale: le migliori etichette contamporanee

Saranno dunque cinque giorni, dal 19 giugno al 23 di giugno, nei quali i birrifici saranno aperti. Ottime occasioni per trovarsi nei luoghi della storia e, tra un bicchiere e l’altro, provare a immergersi nel mondo di chi la birra la ha fatta e la fa per davvero.

Poi ci sono i giovani, gli innovatori e i romantici. A Foggia Michele Solimando (Rebeels, 2014), evoluzionista di stretta osservanza, ha lasciato tutto perché il Tavoliere è il frumento e il frumento è l’essenza della vita. E «non c’è impresa più esaltante del cercare di estrarre dal grano la sua essenza migliore», condirla con il luppolo e rendere il mondo più luminoso.

Michele Solimando (Rebeels, 2014)

Invece giù, a Manduria, si può godere di una storia d’amore che si sostanzia in condivisione fruibile. Anna Fiorenza e Daniele Romano (Daniel’s) non producono birra, la concepiscono.

Anna Fiorenza e Daniele Romano (Daniel’s)

La Galetta (prima birra prodotta, 2008) deve il nome alla crasi fra Gabriele e Diletta. I figli dei nostri due. E sono immersi nella generazione di nuove proposte, da artisti musicali, che con le sole note a disposizione producono millanta melodie. Una delle più belle è la dimostrazione del celebre nomina nuda tenemus che la birra Pessima è davvero da non perdere.

Abbiamo conversato di IGA e birra analcolica, di passato e di futuro, magari ne parleremo in altre occasioni, se ci saranno, di certo posso dire che se c’è una differenza tra la birra artigianale e la birra industriale (per altro anche di ottima fattura) è l’anima creativa che rende la birra artigianale viva non solo nelle componenti fisiche ma anche in quelle spirituali. Perfino quando spirito non ve ne è.

«Questa giornata nasce per sottolineare gli sforzi e l’immensa passione che ogni giorno i birrai italiani mettono nel lavoro dando vita a prodotti d’eccellenza, sempre più apprezzati dai consumatori – ha giustamente sottolineato Vittorio Ferraris, Direttore Generale di Unionbirrai, che, della birra artigianale fummo amanti e, per la verità, anche amati – Per questo crediamo che sia essenziale non solo raccontare il loro lavoro quotidiano, ma anche celebrarlo con questa giornata nazionale. L’invito a tutti gli amanti della birra artigianale è, dunque, di condividere la propria passione attraverso post, stories e reel, taggando Unionbirrai e usando l’hashtag #giornatanazionaledellabirraartigianale per festeggiare insieme la nostra bevanda preferita».

Prosit!

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