Cos’è la ràkene e perché oggi è un simbolo di rivoluzione agricola

A Ruvo di Puglia, un gruppo di giovani agricoltori ne ha fatto il nome di una CSA e di un crowdfunding diventato caso nazionale

La ràkene è una parola che, in dialetto pugliese, indica la rete di tela robusta che si stende sotto gli olivi e i mandorli al momento della raccolta. Segni particolari: non si usa mai da soli. Va tesa, tirata, piegata e raccolta almeno in due. Spesso in molti di più. È uno strumento antico, comune in tutta la fascia adriatica e appenninica, conosciuto con nomi diversi in Abruzzo, Basilicata, Calabria, ma identico nella sua logica profonda. Richiede collaborazione, fiducia nel fatto che qualcun altro sia lì, dall’altra parte del campo, a reggere la sua metà. Questo gesto – semplice, faticoso, condiviso – è diventato anche il nome e la metafora fondante di un progetto agricolo che ha coinvolto persino il disegnatore Michele Rech, in arte ZeroCalcare.

Uno strumento che non si usa da soli

Tra fine agosto e gennaio la ràkene torna nei cassoni dei mezzi agricoli, pronta a fare il suo dovere. Funziona così: prima si distende sul terreno intorno alla base degli alberi, coprendo ogni angolo affinché nessun frutto vada perduto. Poi, man mano che le mandorle o le olive (a seconda di cosa si sta raccogliendo) cadono per bacchettatura o scrollatura dei rami, la rete le trattiene e le convoglia. Alla fine, si raccoglie a mano, si piega e si porta all’albero successivo.

La raccolta delle olive in Puglia è da sempre un evento collettivo che coinvolge tutta la comunità, e la ràkene incarna questa dimensione meglio di qualsiasi altro strumento: ha la caratteristica di non poter essere usata da una sola persona. Va tesa in due, tirata in due, piegata in due. È uno strumento che presuppone la presenza dell’altro, che non funziona senza un accordo implicito tra chi sta da una parte e chi sta dall’altra.

Lavori collettivi de La Ràkene

Oggi la meccanizzazione ha cambiato molte cose. Le reti sintetiche hanno in gran parte sostituito quelle in tela. Gli abbacchiatori elettrici hanno alleggerito il lavoro degli uomini nei campi. Ma la logica della ràkene – quello sforzo che richiede necessariamente un altro corpo accanto – è rimasta intatta nella memoria agricola di chi quelle campagne le conosce davvero.

Da Bologna a Ruvo di Puglia

La CSA La Ràkene nasce a Ruvo di Puglia, ma le sue radici passano per Bologna. È lì che Simone, oggi trentaduenne agronomo e agricoltore specializzato in sistemi partecipativi, ha scritto la sua tesi di laurea sulla CSA Arvaia, di cui poi è diventato socio lavoratore. È lì che, nel 2019, ha conosciuto Federica, trentottenne laureata in comunicazione multimediale al DAMS, già impegnata in residenze presso comunità agricole come Urupia. Nel 2020, in piena pandemia, hanno deciso di tornare a Ruvo e trasformare un’idea in un progetto concreto.

Lavori collettivi di La Ràkene

Al nucleo fondatore si è aggiunto Rocco, trent’anni, studi in Ecologia Politica, rientrato a Ruvo con la stessa intenzione. E Michele, quarantatré anni, già impegnato in un progetto di domesticazione delle piante spontanee. Intorno a loro si è costruita una rete più larga: volontari nei campi, persone impegnate nell’amministrazione del progetto, oggi configurato come APS. Tra loro anche Alessandra, operatrice sociale che lavora ogni giorno a contatto con lo sfruttamento in campo agricolo tra Foggia e Cerignola, e che ha scelto di investire tempo ed energie in un modello radicalmente alternativo a quello che incontra ogni giorno. A raccontarci questa storia è Chiara Magrone, che per la CSA La Ràkene si occupa di comunicazione.

Assemblea Ràkene

«Oggi la Ràkene coinvolge circa 45 famiglie e 3 contadini, ed è molto più di un progetto agricolo – spiega Chiara – è uno spazio politico e di sperimentazione sociale e culturale che prova a costruire, concretamente, un’alternativa partendo dal sistema agroalimentare».

Che cos’è una CSA

La sigla CSA sta per Comunità che Supporta l’Agricoltura, un modello organizzativo che ridisegna il rapporto tra chi produce e chi consuma. Le famiglie aderenti partecipano attivamente al progetto agricolo, contribuendo economicamente attraverso un’asta solidale a inizio stagione. In questo modo condividono i costi della coltivazione, i rischi del lavoro agricolo e i benefici del raccolto.

Il risultato pratico è che gli agricoltori vengono sottratti alla volatilità dei mercati e alla pressione della grande distribuzione, con una pianificazione delle coltivazioni stabile e un reddito dignitoso. La produzione si basa su pratiche agroecologiche: rotazioni e consociazioni colturali, tutela della fertilità del suolo, riduzione degli input esterni, valorizzazione della biodiversità locale.

Contadini all’opera

Piantagrane: il crowdfunding con Zerocalcare

La campagna di raccolta fondi lanciata da La Ràkene si chiama Piantagrane. Il nome già la dice lunga: è un invito esplicito a mettere in discussione il modello agricolo dominante, a costruire dal basso un’alternativa concreta. A supportare la campagna è arrivato Zerocalcare, che ha realizzato un’illustrazione originale ispirata alla frase «I mezzi sono il fine», tratta dal romanzo I reietti dell’altro pianeta di Ursula K. Le Guin. Una citazione che non è solo evocativa: nella CSA, le modalità di produzione, organizzazione e distribuzione del cibo non sono strumenti neutri, ma la forma stessa della società che si vuole costruire.

Illustrazione di ZeroCalcare ispirata alla frase «I mezzi sono il fine»

Gli obiettivi del crowdfunding sono concreti: rafforzare le infrastrutture agricole, migliorare i sistemi di protezione delle colture e di gestione dell’acqua, garantire continuità economica al progetto. In un territorio dove l’agricoltura è spesso segnata da precarietà e dipendenza da filiere lunghe, questi non sono dettagli tecnici. Sono le condizioni minime per poter continuare.

«Le CSA sono un modello capace di radicarsi nei territori e di propagarsi ovunque, adattandosi ai bisogni delle comunità – dichiara Magrone – Sostenere La Ràkene significa sostenere un’alternativa reale all’attuale sistema agroalimentare». La ràkene, quella rete antica che non si regge da soli, continua a fare il suo lavoro e a chiedere che, attorno ad essa, si stringano ancora più mani. Per sostenere la campagna, clicca qui 

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