“Origano”, l’osteria rurale della Masseria Marangelli

Chi percorre la strada che da Palmariggi conduce verso Minervino di Lecce, a pochissimi chilometri dal centro abitato si imbatte nella suggestiva realtà della Masseria Marangelli. Ovvero un piccolo gioiello immerso nel paesaggio naturale del Salento profondo, tra qualche dolce rilievo collinare, macchie di verde intenso in lontananza, e la geometrica disposizione dei filari tutt’intorno. Dei filari appunto, perché la Masseria è la punta di diamante dell’azienda vinicola Menhir Marangelli, di cui è titolare l’omonima famiglia, che ha voluto trasformare questa antica struttura rurale in un luogo deputato all’enoturismo e alla celebrazione della cultura del vino. Magari attraverso un ventaglio di esperienze che vengono proposte agli ospiti (tra i quali molti stranieri): dalle didattiche degustazioni guidate, fino ai conviviali aperitivi in vigna, a diretto contatto con l’orto e con le piante aromatiche.

E il tutto trova adeguato coronamento, nonché un momento di significativa sintesi, nel fiore all’occhiello dell’intera attività, l’osteria Origano, ubicata all’interno degli ambienti ristrutturati dell’edificio centrale. A partire dalla reception che domina all’ingresso, si snodano sale e salette di differenti dimensioni, con tavoli sistemati ad un’opportuna distanza l’uno dall’altro, e con la rustica eleganza del legno chiaro, che caratterizza tutte le componenti d’arredo. Per poi risolversi nel sorprendente dehors, dove le bellissime vetrate a parete consentono di ammirare l’ampia distesa dei vigneti.

Qui si viene accolti dal cortese ed efficiente personale, con a capo la direttrice Simona Rotundo, e dal bravissimo Matteo Foscarini, che lavora nella cantina Menhir da quando era adolescente, e contemporaneamente studia enologia all’università. È infatti capace di illustrare con entusiasmo e competenza tutte le caratteristiche dei diversi prodotti, ma anche di trasmettere ai clienti più interessati la passione per gli usi e i costumi della sua terra. La stessa passione che ha motivato il ritorno alle origini dello chef Roberto Musarò, dopo un lungo percorso formativo in giro per il mondo, tra l’Europa e l’estremo oriente. E il recupero delle radici si traduce nell’identità dei piatti, comunque legati alla tradizione autoctona, e al tempo stesso realizzati con un tocco di moderna leggerezza e di raffinatezza tecnica.

Matteo Foscarini con lo chef Roberto Musarò

Non è quindi casuale la cottura nel forno a legna dell’ottimo pane e della soffice focaccia. Oppure della meravigliosa lasagna con bolognese di carni pugliesi, caciocavallo e besciamella preparata con farina di grano arso e rosmarino; e del croccante di maccheroni e basilico, e cioè una frittata di pasta condita come una parmigiana. Si continua con il piacevole equilibrio della tartare di vacca con alici, capperi e zabaione salato, con il morbido diaframma di bovino alla brace, e con gli appaganti sentori della carne mista al ragù. In alternativa non mancano valide soluzioni ittiche, o interamente dedicate alle materie prime dell’orto, e si chiude con la meringa con ricotta affumicata e fragole.

 

 

 

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