Chiunque guardi un quadro con immagini sacre distinguerà immediatamente, qualunque sia il numero di personaggi, il contesto o l’evento raffigurato, chi è in odor di santità e chi non lo è. Il segno distintivo (dal VI secolo d.c.) è l’aureola. So bene che nell’Ultima Cena di Leonardo le aureole non ci sono, ma li sono tutti aureolati, almeno fino alla sigaretta finale … poi, si sa che il fumo fa male specialmente quando trovi uno che ti bacia … L’aureola è dunque il simbolo riconosciuto e riconoscibile della Santità.
E cosa c’è di più simile ad una aureola di una Frisa? Allora due meravigliosi giovani (Maria e Silvio) hanno deciso di santificare l’aureola. Santa Frisa, ad un passo da Piazza Sant’Oronzo, è il luogo nel quale l’aureola specifica del Salento, luogo d’elezione della “Frisedhra” nella quale la pronuncia della occlusiva retroflessa sonora distingue senza pietà gli autoctoni dagli esotici per i quali è stato coniato il più facile “Frisella” e il diminutivo Frisa.

Come la pizza è base per le più fantasiose guarnizioni, anche la frisa si presta alle conce più varie. E quando è santa sa farsi anche “cialledd’” e/o “crumble”, che il Salento è Salento ma la radice di Maria (più nota come Magy) è la BAT e la frisa si fa Santa anche perché mette insieme Peuceti e Messapi per la fortuna della amata Terra Apuliae. Santa Frisa a chi si rivolge? A chiunque conosca o voglia conoscere il rito della “sponza”, ma, soprattutto, a tutti quelli che invadono social e giornali estivi con la più insignificante delle domande da ombrellone: “quanto costa una frisa?”
Ecco, a Santa Frisa non solo sanno proportela in modi che nemmeno sospettavi ma sanno anche spiegarti perché e per cosa. E, soprattutto, le materie prime, dalla frisa ai condimenti più arditi, sono tutte rigorosamente firmate. Altro che Km zero, c’è proprio l’indirizzo del forno, dei condimenti e d’ogni altra leccornia con la quale vuoi decorare e accompagnare la “bistecca dei poveri.” Che le cose son così, quello che un tempo era “povero” si nutriva di tempo, poi il tempo s’è fatto prezioso e allora il cibo dei poveri s’è fatto lusso. A Santa Frisa il lusso è tanto ma, grazie a Magy e Silvio, ha serbato la sua accessibilità.

Del locale? Solo le piante aromatiche all’esterno ed una seduta che s’affaccia alla piazza vale la pausa. Sono sufficienti ad avviare alla beatitudine, ma la santità si sente molto vicina appena Magy sfodera il suo celestiale sorriso. Dovrei dire di Silvio, ma di Silvio dicano altri che di me dicono che ne sono tifoso … Santa Frisa è a Lecce in via dei Mocenigo, un angolo di bellezza per l’anima ed anche per il corpo.



