In Senato arriva un provvedimento che soprattutto in Puglia è destinato a far discutere, dividendo l’opinione pubblica in favorevoli e contrari. Vietare il consumo e la macellazione della carne di cavallo, riconoscendo a cavalli, pony, muli, asini e bardotti lo status giuridico di “animali da affezione”, al pari di cani e gatti, vietandone di fatto l’utilizzo per la produzione alimentare è una proposta di legge che apre un confronto tra etica e alimentazione.
Secondo la deputata Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati i cavalli non dovrebbero essere considerati un cibo, un concetto che all’inizio della legislatura era stato tradotto anche in una proposta di legge alla Camera, a sua firma. Un testo che ora ha iniziato il proprio iter parlamentare e a cui sono ne sono stati accorpati altri due a firma di Susanna Cherchi del M5S e di Luana Zanella di Avs. In Italia sono da quattro Legislature che si prova a rendere concreto questo passaggio parlamentare, solo ora è la prima volta che il Parlamento italiano esamina una proposta di legge per dichiarare gli equidi animali d’affezione e, conseguentemente, vietarne la macellazione e l’utilizzo a scopo alimentare.
In Puglia tra il 32-35% della popolazione conferma di consumare carne di cavallo, in italia calano i consumi, infatti, solo il 17% dei consumatori di carne afferma di mangiare cavallo almeno una volta al mese, anche il dato relativo alle macellazioni è fortemente decrescente, da oltre 70 mila l’anno nel 2012 a circa 22 mila nel 2024 secondo l’Istat. Il Tacco d’Italia è la seconda regione, il primato spetta alla Lombardia, per il consumo di carne equina con una tradizione gastronomica fortemente radicata soprattutto nel Salento, basti pensare alle polpette di cavallo, ai pezzetti di cavallo, alla salsiccia. Ricette legate ad una tradizione passata, che si scontrano a un’etica dirompente che vuole tutelare gli animali, sottraendoli al consumo come cibo.
In 13 articoli il testo Brambilla delinea un dettagliato sistema di tutela che ha il suo fulcro nel divieto di macellazione, di esportazione per macellazione, vendita e consumo di carni, di utilizzo in spettacoli pericolosi o stressanti, di sfruttamento eccessivo, di utilizzo per esperimenti scientifici (inclusa la clonazione) e attività contrarie alla dignità o alle capacità fisiche di tutte le specie di equidi.
Il tema è molto dibattuto e crea nel nostro Paese un dibattito tra chi è pronto al cambiamento culturale già in atto e a chi non è disposto ad accettare la proposta.
La proposta di legge prevede l’attribuzione automatica della dicitura «Non Dpa» a tutti gli esemplari, rendendo illegale la loro macellazione e la commercializzazione delle carni. Il testo introduce poi sanzioni importanti nei confronti dei trasgressori, tra cui la reclusione da 3 mesi a 3 anni per chi alleva equini a scopo alimentare e multe da 30 a 100 mila euro, con aumenti di un terzo se la carne viene poi effettivamente immessa sul mercato. «Sono sempre di più le persone che considerano i cavalli animali da affezione, spesso veri e propri membri della famiglia – commenta Massimo Comparotto, presidente di Oipa. In particolare la loro macellazione è un argomento controverso, tanto che moltissimi consumatori non mangiano carne di cavallo in Italia, proprio per il sentimento di vicinanza a questi animali. Ci auguriamo che il divieto di macellazione degli equidi venga ufficializzato al più presto, compiendo un passo importante verso una tutela più coerente con la sensibilità crescente dei cittadini».
Anche Animal Equality Italia nei giorni scorsi aveva preso favorevolmente posizione sull’avvio dell’esame delle proposte di legge sugli equidi: «È un passaggio politico rilevante e atteso -sottolinea il direttore esecutivo Matteo Cupi –. È il segnale che il Parlamento ha deciso di affrontare una pratica crudele e opaca, che provoca gravi sofferenze agli animali e pone seri interrogativi anche sul piano della tutela della salute pubblica. 247 mila cittadine e cittadini che hanno già sottoscritto la nostra petizione per fermare la macellazione degli equidi in Italia».
Foto credit: Francesco Ungaro


