“Femminile Plurale”: questa tappa compie un giro del mondo direttamente nel piatto

Quarta tappa per Femminile plurale. Al Casale Pontrelli piatti da Brasile, Etiopia, Nigeria e Vietnam. E un dolce dall’Oceania. Il 29 gennaio nuovo round: la Basilicata. È stato come fare il giro del mondo stando seduti a tavola. Dal Vietnam al Brasile, dalla Nigeria all’Etiopia. Fino alla Puglia. Passando per l’Oceania, però.

La sala-controllo di questo volo a planare su alcuni piatti provenienti dalla “fine del mondo” è Casale Pontrelli, nell’agro tra Capurso e Triggiano. A pochi passi c’è Ognissanti di Cuti, uno dei più suggestivi insediamenti religiosi, una chiesetta di fascino rarissimo. Un tour declinato al femminile, quello proposto da Sandro Romano e da Luca Pontrelli, art director della location. Una ulteriore tappa – la quarta – di “Femminile plurale”, la fortunata rassegna gastronomica che ha il suo asse nelle cucine dirette con maestria da Angela D’Errico. La cuoca di casa non ha alcun timore a confrontarsi con esperienze e qualità tra le più differenti, con provenienze. Anzi, ogni volta, l’entusiasmo fa il pari con la curiosità.

Ecco, quelli di Casale Pontrelli hanno un’arma formidabile: la curiosità. Sono curiosi: vogliono sperimentare, conoscere, saperne qualcosa di più. E allora, pronti via. Il pilota automatico è d’obbligo. Le mani libere, al pari dei pensieri, consentono il massimo della concentrazione. Etiopia. Il viaggio comincia con il “naan bread e alicha”, uno stufato morbido e speziato a base di agrumi e verdure, insaporito con curcuma, zenzero e aglio e accompagnato dal pane e dall’hummus, giusto per un ponte che leghi il Corno d’Africa al Medio Oriente.

Alicha
Hummus

Nigeria. Si resta in Africa, ma è un altrove. Il “jollof rice” è un riso speziato cotto in salsa di pomodoro, peperoni e spezie affumicate. Le “akarà” sono invece frittelle di fagioli frullati con spezie: soffici dentro quanto croccanti fuori.

Si vola all’altro capo della terra. Ecco il “nem cuon”. Siamo in Vietnam. Nella penisola indocinese è molto noto, perché confezionato e venduto su bancarelle per le strade delle città: carta di riso che avvolge verdure croccanti, servite con una salsa agrodolce tipica vietnamita e profumata alle erbe. Con gamberetti. Insomma, deliziosi involtini freschi dal sapore molto particolare. Sempre dal Vietnam, i “vietnamese steamed dumplings”, delicati ravioli al vapore ripieni di manzo saporito, serviti in un brodo leggero e aromatico.

Nem cuon

E se il compimento a tavola è il dolce, il compimento è stata la “pavlova”, che la D’Errico ha proposto con un ricordo venato di nostalgia: “Ho vissuto e lavorato più o meno un anno in Australia, questo dolce lo assaggiavo a casa dei titolari del ristorante presso cui lavoravo”. La chef di Casale Pontrelli continua nel suo percorso di creatività nel rispetto dei canoni della cucina tradizionale. Anche per questo accoglie divertita e interessata le proposte di chi sta portando sapori dal mondo. Come Ana Estrela, di origini brasiliane da anni in Italia, anzi da anni al Libertà (e al Redentore) di Bari, che accompagna i suoi piatti con alcuni canti tipici del grande Paese sudamericano.

Hien Nguyen ha 43 anni, proviene da una cittadina nei pressi di Hanoi ed è da sei anni in Italia. Casalinga con la passione per la cucina semplice e tradizionale, s’è cimentata in coppia con lo stesso Romano: un banchetto come per le strade affollate della metropoli (oltre otto milioni di abitanti) capitale del Vietnam o di Saigon (oggi dedicata al padre della patria Ho Chi Minh), ancora più grande con i suoi nove milioni e mezzo di abitanti, per confezionare e vendere il “nem cuon”.

L’Africa Nera è rappresentata da Motunrayo Ayodele, 32 anni, ormai da un decennio nel nostro Paese, nigeriana di Ondo, il Sunshine State, lo stato del sole, com’è conosciuto a Lagos.

Il jet-lag immaginario rischia di far dimenticare l’accompagnamento, come dire, liquido. Donato Di Palma ha assicurato un abbinamento divertente, “poco studiato” ma egualmente efficace. Perché la birra è versatile, è universale, è, perlappunto, planetaria. Fino ad azzardare l’ottima “primatia” sui dolci natalizi.

Femminile plurale è anche glocal. E dunque, il prossimo appuntamento, quello del 29 gennaio, sulla strada di Ognissanti, è con la cucina lucana, ospite la chef di Al becco della civetta, portando un respiro intimo, familiare, armonioso, in un gioco di contrapposizioni alquanto intrigante.

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