Dalla stampa nazionale al silenzio dei colleghi baresi, fino alle prenotazioni evaporate senza preavviso: il ristoratore racconta perché ha deciso di introdurre una garanzia di 30 euro. «Con solo 30 coperti, un tavolo vuoto può fare danni enormi»
In quel di Bari la questione è diventata un caso mediatico. Dopo un video-sfogo, ci hanno pensato Telebari, la Repubblica e il Corriere della Sera a riaccendere gli animi.
La battaglia del ristoratore Diego Biancofiore contro il fenomeno del no-show al ristorante, ovvero il prenotare un tavolo senza presentarsi né tantomeno avvisare, ha superato i confini della sua insegna, accendendo il dibattito tra clienti e operatori del settore.
Una storia di lavoro e rispetto che sui social ha raccolto consensi, ma anche commenti velenosi. Qualcuno è arrivato persino ad augurargli di chiudere, sostenendo che avrebbe continuato tranquillamente a mangiare a casa.

Il silenzio dei colleghi baresi
Eppure – racconta Biancofiore, che abbiamo incontrato proprio in questi giorni – il video nasceva soprattutto per coinvolgere i colleghi baresi e richiamare l’attenzione delle istituzioni. L’obiettivo era condividere un problema comune e cercare solidarietà da chi conosce (e patisce) le dinamiche della ristorazione. La risposta, però, è stata deludente: nessun messaggio, nessun gesto, nessuna presa di posizione concreta.
Tavoli fantasma da 20 persone
Il problema, del resto, non è teorico. Biancofiore racconta di aver perso senza preavviso persino tavoli da 15-20 persone, composti da turisti stranieri in visita a Bari. In quelle occasioni, neppure il tour operator si è premurato di avvisare il ristorante.
Un danno considerevole per un locale di appena 30 coperti, che organizza il servizio contando sulle presenze e rinuncia ad altri potenziali clienti. Quando un gruppo così numeroso scompare dall’agenda, recuperare quei posti diventa una corsa contro il tempo.

La garanzia di 30 euro contro il no-show al ristorante
Da qui la decisione di introdurre una garanzia di 30 euro per determinate prenotazioni, con carta di credito. Le condizioni prevedono tempi di cancellazione differenti: fino a due ore prima nei giorni feriali e quattro-cinque ore prima nel fine settimana. Ma non si tratta di punire chiunque abbia un imprevisto. Davanti a un problema serio, assicura il ristoratore, prevale il buon senso; in caso di cancellazione tardiva, la somma può essere recuperata con una visita successiva.
La fatica, però, resta. Biancofiore racconta di dover richiamare i clienti e inseguire prenotazioni che spesso non diventano conferme. È successo anche il giorno prima della nostra intervista, con un tavolo da sei: contrari a lasciare la carta di credito, i clienti hanno preferito andare altrove.
Il bersaglio, precisa, non è chi si trova in difficoltà, ma chi prenota in più ristoranti e sceglie all’ultimo dove andare, senza preoccuparsi di avvisare gli altri. È il menefreghismo, più ancora della mancata presentazione, a far perdere la pazienza.
Il no-show al ristorante, da Bari a Noci
Che il problema non riguardi soltanto il suo locale lo conferma, pochi giorni dopo, un’altra insegna barese. Come riporta Telebari, Alessandro Giuliani, titolare delle pizzerie Crudo alla Barese (con sedi a Bari, Bitritto, Modugno e Monopoli), ha denunciato sui social che un sabato sera, nella sede di Bari, 25 persone non si sono presentate alla prenotazione. Senza una telefonata. La sua scelta, però, è diversa: nessun acconto e nessuna carta di credito a garanzia, almeno per ora.
C’è poi chi, in Puglia, ha adottato una linea ancora più rigida. Come si legge nella sua scheda sul portale turistico Italia.it, Fè Ristorante a Noci, che conta appena cinque tavoli, chiede la carta di credito per garantire la prenotazione e, in caso di mancata presentazione o di disdetta arrivata con meno di 48 ore di anticipo, addebita 50 euro per ogni persona prenotata.
I numeri aiutano a capire perché sempre più ristoratori cerchino tutele. Secondo l’indagine di Incrementoo, osservatorio specializzato in digital e hospitality, ripresa da Beverfood, su oltre 212.000 prenotazioni registrate tra gennaio e agosto 2025 in 300 ristoranti italiani il no-show ha toccato in media il 12,8%. Nei locali che chiedono caparre o pre-autorizzazioni sulla carta, la quota scende al 5,4%.
Un patto sulla fiducia
La battaglia di Biancofiore va dunque oltre i 30 euro, ma per ora si sta rivelando una guerra surreale contro i mulini a vento.
Una guerra che però è deciso più che mai a portare avanti, anche in solitaria, rivendicando così il valore di una prenotazione e il rispetto per chi lavora. Perché un tavolo è un impegno reciproco, un patto sulla fiducia. Un patto che si può sciogliere, pardon, disdire, per carità. Basta una telefonata.





