Antonio Del Curatolo, Pasqua Fiorella e lo chef Francesco Antonio Di Mauro condividono una convinzione: a tavola, insieme al gusto, devono esserci i numeri giusti
Quella di Antonio Del Curatolo e Pasqua Fiorella, proprietari del ristorante Le Lampare al Fortino a Trani (Bt), è una storia fatta di numeri e di coraggio.
Numeri: quelli che da 28 anni li definiscono come una delle realtà ristorative più famose della regione.
Coraggio: quello di osare nell’avvicinare, pur essendo più giovane, una ragazza più grande durante un torneo di burraco all’Off Street di Barletta e, oggi, di reclutare uno chef con esperienze internazionali che propone una crema catalana ai ricci di mare.
Osare è nel Dna di Antonio e Pasqua. Lo fanno ogni sera con coppe d’argento ricercate in cui servono il pre-dessert. Lo hanno sempre fatto nella propria vita quando, guardandosi, si sono presi per mano e non si sono lasciati più, scrivendo un futuro nuovo ogni giorno, anche quando avrebbero potuto rimanere seduti a godersi la vita. Questa è la storia di Antonio e Pasqua, marito e moglie, ristoratori, ma soprattutto imprenditori.
Si sono incontrati quando Antonio lavorava nel mondo della notte. Di quel periodo lui ricorda: «Nel buio si vede la luce»: una consapevolezza che, ancora oggi, torna spesso utile.

Prima delle Lampare al Fortino, le notti a nord di Bari
La carriera di Antonio Del Curatolo ha un’alba ben precisa. A 16 anni inizia a organizzare feste in piccoli locali a nord di Bari. «Io e altri, oggi imprenditori sul territorio, siamo cresciuti lì: invece di andarci a divertire, mettevamo insieme gli ingredienti per far divertire gli altri». La Lampara. Il Divinae Follie. L’Off Street. Lido Valerio.
Negli anni Novanta il divertimento aveva bisogno di luoghi in cui creare connessioni. Anche un torneo di burraco poteva essere l’occasione per l’incontro della vita. Lo sa bene Pasqua che, seppur controvoglia, trascinata al tavolo da un’amica, proprio mentre giocava ha conosciuto quello che oggi è suo marito e socio. Un incontro che ha spinto Antonio a rivalutare il suo impegno nel settore dell’intrattenimento notturno.
A Pasqua viene un’idea: aprire un ristorante. Nasce così Le Lampare, locale che scrive la storia della ristorazione tranese per dieci anni sul lungomare Cristoforo Colombo. Il successo arriva molto in fretta, tanto che nel 2003 vengono scelti per organizzare una cena con tutta la famiglia Berlusconi, a cui mancava solo il Cavaliere, allora Presidente del Consiglio. «Fu la scintilla – racconta Antonio – che mi fece capire la necessità di avere un contenitore più consono al nostro concetto di ristorazione».
«Il posto bello dove si mangia bene»
Tra il 2004 e il 2005, dopo un sopralluogo al molo Sant’Antuono, Antonio e Pasqua sentono che l’ex chiesetta può diventare il giusto palcoscenico per le proprie ambizioni. Dopo aver partecipato al bando e seguito l’iter di legge per il restauro eseguito di concerto con i Beni Culturali, nasce Le Lampare al Fortino, operazione che ha richiesto un investimento di oltre 1,5 milioni di euro. «Abbiamo affrontato tantissime difficoltà – spiega Pasqua – ma oggi, a Trani, siamo “il posto bello dove si mangia bene”».
Dopo 28 anni di attività Antonio e Pasqua presidiano ancora il ristorante come se avessero appena aperto. Girano tra i tavoli, salutano gli ospiti, accolgono confidenze e si divertono. «La ristorazione non è più un settore facile in cui avventurarsi – riflette Antonio – Al Nord è un business, ci sono i capitali e l’utenza, che fanno la differenza. Al Sud ci si basa ancora su solide conoscenze e il titolare deve essere sempre presente per guidare lo staff».
Nonostante la Puglia abbia accolto 3,7 milioni di turisti complessivi nella stagione estiva 2026, a Trani Antonio percepisce un clima di decadenza. «La città ha bisogno di rinascere – afferma – ma per creare aspettative turistiche bisogna parlare di territorio: nord barese, Murgia, costa.
La politica deve attuare un piano di investimenti che incoraggi l’imprenditore a fare progetti che vadano oltre il ristorante e l’american bar: eliporti, campi da golf, strutture, masserie, sale congressuali. Se non si punta sul territorio, si spreca un’occasione».
Col tempo Antonio e Pasqua hanno visto il mondo della ristorazione cambiare. «C’è una socialità diversa: il ristorante resta il momento di incontro tra amici, famiglia, ma ha bisogno di una cucina meno blindata o protocollata. Anche il tempo è un fattore determinante: nessuno vuole più stare a tavola tre ore. L’unica costante restano i numeri, la prima cosa a cui guardare sin dalla spesa del mattino».
Francesco Antonio Di Mauro, un ariete in cucina
Prima di definirsi chef e dichiarare la sua filosofia di cucina, Francesco Antonio Di Mauro si definisce «un ariete potentissimo», che odia lo zucchero e il sale. Ha scelto di lavorare nella cucina delle Lampare al Fortino non solo per la voglia di conquistare la prima stella Michelin dell’insegna e ricongiungere sua moglie, originaria di Barletta, alla sua terra natia. «Volevo venire qui ed esplodere, mettendo la mia tecnica al servizio del racconto della Puglia nei piatti».

Originario di Forcella, quartiere non facile di Napoli, ha avuto una giovinezza “zingarella”. La cucina gli ha impresso a fuoco una cosa: il dolore e la disciplina. «Mi ha aiutato a non finire nei guai». Dopo l’alberghiero a Napoli e lo stage da Don Alfonso, arriva l’esperienza che lo forma. «Dormivo in uno stanzone con 24 persone, ma in quella cucina ho ricevuto una formazione eccellente, simile a quella di una mamma che ti prende a schiaffi quando sbagli e ti dà un bacio quando sei stato bravo».
Un incidente molto grave gli cambia la vita, facendolo sprofondare in una cupa depressione. In Thailandia ritrova se stesso e la pace che mancava. Si appassiona all’oroscopo e alla cucina dei contrasti di questo paese, che oggi porta con sé. Dalla Spagna, invece, capta la necessità di imprimere la propria visione anche alla preparazione più semplice.
L’esperienza alle Lampare al Fortino è anche un modo per uscire dall’ego personale. Conciliare le proprie passioni, influenze e preferenze con i dogmi della tavola pugliese (uno su tutti, i ricci, anche se portati da fuori regione) «non è un ridursi – spiega Di Mauro – ma un punto di partenza. Mi hanno chiesto di aggiungere tecnica alla Puglia. E i numeri ci dicono che lo stiamo facendo bene».

Secondo lo chef partenopeo oggi al ristorante l’ospite cerca comodità: non ha più voglia di sforzarsi per capire cos’ha nel piatto. «Vuole un’esperienza totale, ma restando nella sua zona di comfort». La dimostrazione la offrono quei locali che, pur facendo tradizione, sono sempre pieni. C’è una sfida vinta di cui Di Mauro va fiero: «Quando ho proposto ad Antonio e Pasqua l’abbinamento di ricci e crema catalana erano un po’ scettici. Ora i clienti ne vanno pazzi».
Il cielo sopra il Fortino
In questo racconto ci sono tutte le coordinate per comprendere come si fa a tenere in vita e con successo un ristorante per 28 anni.
Ma c’è un piccolo rammarico in questo fulgido viaggio, che ha la forma di quelle piccole lucine che tante volte hanno accompagnato le notti di Antonio al lavoro prima tra i locali e poi nel ristorante di famiglia. Anche Francesco ha fame e non nasconde l’ambizione di conquistare la Michelin qui, con Antonio e Pasqua. Che questo obiettivo lo avevano quasi raggiunto nel 2017.
A quel tempo in cucina c’era Raffaele Casale, executive chef cresciuto accanto ad Antonino Cannavacciuolo, Moreno Cedroni e Gaetano Trovato. Il 17 agosto di quell’anno un incidente in moto a Trani gli è costato la vita. «Dalla guida mi avevano detto che era cosa fatta», ricorda con rammarico Antonio.
«Ho accanto a me non solo una moglie, ma una compagna di vita e di lavoro che mi ha sempre appoggiato: abbiamo affrontato tutti i problemi e, quando ci siamo messi in testa un obiettivo e una meta da raggiungere, l’abbiamo fatto. Ora, con Francesco, siamo tornati a scrutare il cielo». Perché solo nel buio si può vedere la luce.






