Il vitigno Francavilla rinasce con l’enologo Simone Santoro

Quarta generazione di viticoltori a Francavilla Fontana, Santoro ha riportato in vita una varietà bianca dimenticata dell’alto Salento. Oggi è anche un orange premiato da Decanter

Il vitigno Francavilla era poco più di una riga negli elenchi ampelografici, una varietà bianca dell’alto Salento sopravvissuta per inerzia in qualche filare di campagna. Poi è arrivato Simone Santoro, enologo di neanche trent’anni, quarta generazione di viticoltori di Francavilla Fontana, e ha deciso di prenderla sul serio. Il vino, per lui, non è stato una scelta: era già lì, nelle mani della famiglia, prima ancora che diventasse un mestiere. La curiosità ha fatto il resto.

Simone Santoro quarta generazione di viticoltori di Francavilla Fontana è un enologo di neanche trent’anni

Dall’istituto agrario di Locorotondo alle prime microvinificazioni

«Appartengo alla quarta generazione di viticoltori e iscrivermi all’istituto agrario di Locorotondo è stato quasi naturale – racconta Santoro – Era il 2013 e si parlava molto di biodiversità: tanti progetti puntavano al recupero di antiche varietà frutticole e viticole. Allora fu il Francavilla a venirmi incontro, proprio come il nome del mio paese. Era un bianco di cui nessuno sapeva nulla».

Le prime prove si fanno in laboratorio e in campo, con microvinificazioni realizzate tra il 2015 e il 2017, quando ancora frequentava la scuola. Ne è nato un bianco corretto, onesto, ma senza scarto. Non abbastanza per convincere chi lo aveva cercato.

Il lavoro dell’enologo Simone Santoro inizia direttamente in campo

Udine, il ghiaccio secco e la svolta orange del Francavilla

Per capire i bianchi, Santoro va dove i bianchi si fanno da sempre. L’università a Udine, il Friuli, le tecniche che in Puglia si usavano poco. «Ho imparato praticamente tutto ciò che potesse tornarmi utile per un bianco dalla spinta in più – spiega – Ho usato il ghiaccio secco, la pressatura soffice del mostofiore e tecniche conservative. Poi la vicinanza con Oslavia mi ha condotto dagli orange, e il Francavilla ha mutuato quel colore, oggi premiato da Decanter».

Gli orange sono vini bianchi macerati sulle bucce, colore ottenuto con la stessa tecnica utilizzata per “colorare” i rossi: mutuano un colore ambrato, il tannino e la struttura. È la strada che ha trasformato il vitigno Francavilla senza snaturarlo.

«Il vitigno è vocato per il territorio di Francavilla Fontana e dintorni, non è un caso se si chiama così. Si è sviluppato su suoli rocciosi e climi aridi, mantenendo la sua acidità di base». Il risultato è un vino secco, minerale, fresco, che non somiglia a nulla di già bevuto. «Assaggiarlo è forse la parte più divertente per il consumatore, perché si porta dietro una storia inedita», aggiunge l’enologo.

Simone Santoro ha riportato in vita una varietà bianca dimenticata dell’alto Salento

Due ettari e mezzo: il vitigno Francavilla resta di nicchia

La Puglia bianchista esiste da tempo. Ma il Francavilla dimostra che può competere sul piano nazionale facendo leva su ciò che ha di più antico, non su ciò che insegue le ultime tendenze. Il mercato, del resto, cerca vini poco alcolici, di struttura media, eleganti: l’identikit coincide con ciò che il Francavilla può dare se vinificato con attenzione.

Il problema sono i numeri. Nell’areale vocato si coltivano ancora soltanto due ettari e mezzo di Francavilla. I produttori sono pochi e la crescita, per ora, è una speranza: circa sei ettari complessivi nei prossimi due anni, secondo le stime dell’enologo.

«Sto cercando di invogliare gli agricoltori del territorio di Francavilla Fontana a impiantarlo, proprio per vedere gli sviluppi della pianta. Il mio sogno è creare cooperazione tra i produttori e valorizzare il vitigno senza dover ricorrere ai grandi nomi dei bianchi per la Puglia».

Il patrimonio dimenticato che verrà dopo

Il lavoro, dice, è appena cominciato, perché si è partiti da zero. E il Francavilla non resterà solo: nel progetto stanno entrando altre varietà dimenticate, altre righe di elenco da riportare in bottiglia.

«Si parlerà sempre di più di Francavilla, per il suo andare in controtendenza rispetto ai vini troppo strutturati e per la sua storia. Stiamo aggiungendo altre varietà dimenticate proprio per avvalorare la tesi che il patrimonio storico vitivinicolo pugliese è troppo prezioso per essere disperso».

Il Francavilla Fontana Oggi è anche un orange premiato da Decanter
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