Frutta Day: i frutti antichi di Puglia e la biodiversità che il mercato ha dimenticato

Mentre i prodotti ultraprocessati guadagnano spazio sulle tavole degli italiani, la Puglia conserva a Locorotondo una collezione di frutti antichi che il mercato ha smesso di chiedere

Una ragazza con i libri di scuola che sale su un autobus mordendo una mela, con la naturalezza di chi non ha ancora smesso di fare le cose semplici. L’immagine è l’essenza di «Albachiara», la canzone con cui Vasco Rossi ha descritto Giovanna, una ragazza di Zocca, in provincia di Modena, che lui osservava spesso su quella corriera. Quell’immagine risuona nella locuzione latina «Mens sana in corpore sano»: non nel senso originario, in cui i Romani invocavano gli dèi per ricevere un equilibrio psico-fisico, ma in quello che i secoli successivi le hanno attribuito. Mangiare bene è parte del vivere bene. Sembra ovvio, ma non lo è più.

Una giornata mondiale per rimettere la frutta in tavola

Il 1° luglio si celebra la Giornata Mondiale della Frutta, un appuntamento internazionale con un obiettivo chiaro: promuovere e incentivare l’acquisto e il consumo di frutta, sempre meno presente sulle tavole degli italiani e ancor meno tra le abitudini alimentari dei più giovani.

I dati confermano questa tendenza. Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, settore Alimentazione, Nutrizione e Salute, pubblicato sulla rivista “Frontiers in Nutrition”, documenta un incremento dei consumi di prodotti ultraprocessati da parte degli italiani negli ultimi quindici anni. La percentuale resta contenuta rispetto all’insieme degli alimenti in tavola, ma il contributo calorico alla dieta complessiva è rilevante. Dallo stesso studio emerge anche una disparità per genere e fascia d’età: anziani e donne mangiano meglio di adulti e giovani.

I frutti antichi e la banca del germoplasma di Locorotondo

In Puglia, la risposta all’erosione dell’abitudine al mangiar frutta ha avuto, nel tempo, una conseguenza precisa: la sparizione di moltissime cultivar frutticole. La risposta dei custodi di biodiversità, però, non si è fatta attendere e oggi ha una sede precisa. Infatti, esiste una banca del germoplasma dedicata ai frutti antichi: specie frutticole oggi non più coltivate, o coltivate in misura marginale. Non si tratta di varietà esotiche, parliamo di varietà frutticole che man mano sono scomparse nella produzione agricola pugliese, frutti dal nome e dall’aspetto familiari, che conservano però un sapore che il mercato contemporaneo ha progressivamente smesso di selezionare.

Anche detti frutti dimenticati, come il bergamotto, il cedro, l’arancio amaro, il gelso nero, la limetta dolce e quella acida, il giuggiolo, il carrubo, il corbezzolo, il corniolo, l’uva spina, il sambuco, il sorbo, e tanti altri ancora.

La ragione di questa scomparsa è nella logica degli innesti: nel corso degli anni l’industria alimentare ha moltiplicato le varietà sulla base delle richieste del mercato, degli orientamenti d’acquisto e dei gusti emergenti dei consumatori. Scelte guidate dalle tendenze, non dalla qualità o dalla memoria del sapore.

La collezione dei frutti antichi pugliesi è custodita a Locorotondo, nella sede del Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura «Basile Caramia»: una raccolta viva, monitorata ogni anno da personale specializzato.

La biodiversità entra nelle aule scolastiche pugliesi

Quella stessa collezione è diventata il fulcro di un progetto regionale per la Fondazione ITS Agroalimentare Puglia: un percorso dedicato alla conoscenza dei prodotti della biodiversità pugliese, inclusi i frutti antichi, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, sviluppato in tutte e sei le province della regione. I contenuti sono stati calibrati in base all’ordine di istruzione scolastica, e così bambini, adolescenti e ragazzi sono stati catapultati nel mondo della biodiversità dove sicuramente colori e sapori non sono mancati.

Alunni di scuola materna, elementare, medie e superiori hanno potuto scoprire e apprezzare sapori autentici, quelli che probabilmente le loro nonne riconoscerebbero ancora e che si rende necessario tramandare alle nuove generazioni.

Gli studenti hanno avuto modo di cimentarsi prima nel riconoscimento della varietà frutticola, per poi scoprirne le varie cultivar. Guidati da un espeto in salvaguardia dei frutti dimenticati hanno partecipato a lezioni teoriche e pratiche con analisi sensoriale dei frutti e visita finale nei campi della collezione dove è stato possibile anche assaggiare i frutti di stagione.

La visita al museo ed alla collezione del germoplasma di Locorotondo ha incuriosito studenti e docenti, lì hanno avuto il piacere di sporcarsi le mani con la spremitura di agrumi antichi, per poi passare all’assaggio di questi ed altri frutti dimenticati. La maggior parte li ha apprezzati, ma non tutti tornerebbero ad accettare quei sapori autentici e genuini di una volta.

Tra loro c’era anche chi aveva così smesso di mangiare frutta da fare fatica a distinguerne i nomi da quelli delle verdure. Quegli stessi studenti hanno lasciato Locorotondo con le mani di succo d’agrume e uno stupore autentico, fatto di giallo, rosso, arancio, prugna: una tavolozza di sapori che la Puglia custodisce ancora, e che vale la pena non lasciar dimenticare.

La visita al museo ed alla collezione del germoplasma di Locorotondo di alcuni studenti pugliesi
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