Il 20 maggio si celebra la Giornata mondiale delle api, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sull’importanza degli impollinatori e sui rischi che minacciano la loro sopravvivenza. Api, farfalle e altri insetti impollinatori rappresentano infatti un elemento essenziale per la biodiversità e per la sicurezza alimentare mondiale. Secondo la FAO, circa il 75% delle principali colture agricole mondiali beneficia dell’impollinazione animale, mentre quasi il 90% delle piante selvatiche da fiore dipende dagli insetti impollinatori per riprodursi. La loro scomparsa avrebbe conseguenze pesantissime non solo sugli ecosistemi naturali, ma anche sulla produzione di cibo e sull’economia agricola globale.
La giornata, celebrata ogni anno dal 2018, è nata su iniziativa della Slovenia e coincide con la data di nascita di Anton Janša, considerato uno dei pionieri dell’apicoltura moderna. Il tema scelto quest’anno dalla FAO, “Bee together for people and the planet”, sottolinea il legame tra la salute delle api, quella dell’ambiente e il benessere delle comunità umane.
Una crisi sempre più evidente
Negli ultimi anni il declino delle api è diventato un fenomeno allarmante anche in Europa e in Italia. ISPRA evidenzia come circa il 22% delle specie di api native italiane valutate sia minacciato di estinzione. Tra le principali cause figurano l’agricoltura intensiva, l’uso di pesticidi, la frammentazione degli habitat naturali e i cambiamenti climatici. Le anomalie climatiche stanno modificando i cicli delle fioriture, rendendo più difficile il lavoro delle api e mettendo in crisi gli apicoltori. Siccità prolungate, improvvise gelate primaverili e ondate di calore riducono la disponibilità di nettare e polline, compromettendo la produzione di miele e la sopravvivenza degli alveari. A questo si aggiungono nuove minacce come la diffusione di parassiti e insetti invasivi, tra cui il calabrone asiatico.
Il caso della Puglia
La situazione è particolarmente delicata in Puglia, una delle regioni italiane più esposte agli effetti della crisi climatica. Secondo Coldiretti Puglia, il patrimonio apistico regionale conta circa 32mila alveari e 13mila sciami, oggi messi a rischio da eventi climatici estremi, siccità e perdita di biodiversità. L’emergenza Xylella, che ha devastato milioni di ulivi soprattutto nel Salento, ha avuto conseguenze indirette anche sull’apicoltura. L’abbandono di vaste aree agricole e la riduzione delle fioriture spontanee hanno impoverito gli habitat naturali delle api, rendendo sempre più difficile la raccolta del nettare. Gli apicoltori pugliesi denunciano inoltre il peso crescente dei pesticidi e delle temperature record registrate negli ultimi anni. In alcune aree della regione la produzione di miele ha subito forti cali, con ripercussioni economiche rilevanti per le aziende del settore. Le api, però, non rappresentano soltanto una risorsa produttiva: sono anche un indicatore biologico fondamentale della salute dell’ambiente.
La necessità di un cambio di rotta
La Giornata mondiale delle api diventa così un’occasione per riflettere sulla necessità di modelli agricoli più sostenibili. Gli esperti chiedono una riduzione dell’uso dei fitofarmaci, il recupero degli habitat naturali, la tutela delle aree verdi e un maggiore sostegno all’apicoltura. Anche i cittadini possono contribuire con piccoli gesti: piantare fiori melliferi, evitare pesticidi nei giardini domestici e sostenere le produzioni locali di miele sono azioni concrete che aiutano la sopravvivenza degli impollinatori. Proteggere le api significa proteggere la biodiversità, l’agricoltura e il futuro dell’alimentazione. E in una regione come la Puglia, dove il rapporto tra ambiente e agricoltura è parte integrante dell’identità del territorio, la salvaguardia degli impollinatori rappresenta una sfida non più rinviabile.


