“Calavento”: l’orange wine di cantina Conti Zecca

Il “bravo giornalista” fa gli scoop, ovvero pubblica le notizie prima di tutti. Non avendo mai preteso di essere giornalista e, soprattutto, di essere bravo arrivo in ritardo. Non solo colpevole ma per dolo. Il tema è, per me, assolutamente meraviglioso e di lunga, forse troppo lunga conoscenza (o “canoscenza” come direbbe il Sommo): il vino!

Il Vinitaly è trascorso con la mia assenza che, tanto, nessuno ha notato come nessuno avrebbe notato la mia presenza. Però una esperienza enoica, davvero “coraggiosa” l’ho esperita. Il coraggio è nel partecipare ad una verticale di tre vini con il DOVERE di non deglutirli. Ma la sempre gentile Greta di casa Zecca è stata irremovibile: “ci devi essere!”. E puoi dire di no a Greta? Nemmeno per scherzo. Dunque Cantina Conti Zecca, momento della presentazione della nuova versione (blended) del loro Orange Wine. Visita doverosa alla cantina con la guida di Matteo Esposito, enologo che ha preso il posto del grande Antonio Romano per il quale abbiamo esperito un minuto di silenzio nel suo ricordo.

Pino De Luca in visita alla cantina Conti Zecca

La cantina la conosco benissimo ma non si può rompere i cabbasisi ad un ordine definito e, dunque, ho avuto la possibilità di cambiar d’umore per una breve conversazione con Shiva, ragazza Persiana di una competenza che gareggia con la bellezza e che mi ha rallegrato la giornata per la sua conoscenza di Umar Kayyam, poeta persiano del secolo XI il cui nome vero è Ghiyāth ad-Dīn Abu’l-FatʿUmar ibn Ibrāhīm al-Khayyām Nīshāpūrī, e sarebbe molto bello che questo grande poeta fosse anche noto agli americani più propensi a Epstein che alla bellezza vera. Solo perché sappiano che quando gli USA non esistevano Umar aveva già scritto le sue meravigliose quartine per accompagnare meravigliosi quartini.

Poi ancora una riflessione con Clemente Zecca, giovane CEO della omonima Cantina, e sul fatto che l’Italia continua a NON essere un paese per giovani. Ma Clemente ha sulle spalle mezzo millennio di storia e la necessità di fare la Sua innovazione. Che Conti Zecca ha sempre prodotto innovazioni, alcune assolutamente immortali nel ricordo di chi ama il vino. Ebbene, la visita è stata caratterizzata dagli orci di fattura persiana, come la ieratica Shiva ha tenuto a sottolineare sussurrandolo, si è conclusa come si deve: una miniverticale di tre annate di Calavento, l’orange di casa Zecca.

Le annate 2020 e 2021, malvasia in purezza, sono orange come orange comanda, in particolare l’annata 2020. Orange nel colore, orange al naso e orange al palato. Infatti somigliano, mi permetterei di scomodare un Sauternes, perfino uno Château d’Yquem.

Poi il colpo di scena: annata 2024, blend di malvasia e fiano e un colore che orange non è ma orange sarà, che per cambiar colore ci vuole il tempo, ma sarà un orange che “non somiglia”. Il naso con un bouquet floreale e note di frutta bianca, anche qualche nota di artemisia, e il palato che è armonico tra la spina fresca e la copertura cremosa, di una lunghezza eccellente come la beva.

Macerazioni lunghe di uva sanissima prodotto in quantità ovviamente piccole poiché le uve di Malvasia sono nel Cru Tucci (circa 1,5 Ha) e quelle di Fiano nel Cru Felicetta (circa un ha). A Clemente la volontà per una innovazione Vera (un orange salentino voluto non somigliante), a Matteo la capacità di portarlo a termine come enologo, a Shiva l’averci portato la storia e a Greta il ringraziamento per avermi pensato ed aver insistito. Purtroppo non ho potuto seguire il gruppo all’abbinamento ma i presenti hanno dato conto dell’accaduto per tempo. Io mi porto a casa il privilegio di essere stato presente a questa novazione che, son certo, restituirà ai protagonisti il successo che meritano e al Salento un’altra ragione di fierezza enoica. Che, la si pensi come si vuole, il vino è nella nostra storia e finche Salento sarà, sarà anche vino salentino. Contaminato dalla Persia? E cosa c’è nel Salento che non è incrocio di mille civiltà? Addirittura abbiamo anche cose che son prodotto di molte incivilà. Ma questa è un’altra storia.

 

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