GIRO Bistrot, da Roma a Giovinazzo per cambiare vita e ricominciare nella ristorazione

Ci sono storie che iniziano da scelte coraggiose: lasciare un lavoro, cambiare città, ricominciare. Quella di GIRO Bistrot parte da qui, da una relazione che è personale e professionale insieme, e da una direzione presa senza certezze, ma seguendo un percorso non ancora tracciato.

Giorgia Salvatore, originaria di Aprilia, con una carriera ventennale come infermiera in sala operatoria, tra trapianti e chirurgia oncologica al San Camillo di Roma, lascia la Capitale per trasferirsi in Puglia.

Rosalia Rucci, di Ginosa, è ingegnere edile e proviene da una lunga esperienza in ambito amministrativo. Insieme scelgono Giovinazzo come luogo in cui dare forma a un’idea che fino a quel momento non aveva ancora una struttura definita, attratte dal carattere del borgo barese, affacciato sul mare e segnato dai suoi vicoli in pietra.

Il nome racchiude già l’origine del progetto: “GIRO” è l’unione delle prime due lettere dei loro nomi, ma richiama anche un’attitudine, quella di muoversi, osservare, frequentare luoghi, concerti e ristoranti. Un approccio che si traduce in un modo di pensare l’accoglienza, costruito a partire da ciò che loro stesse cercano quando sono dall’altra parte del tavolo.

Prima del bistrot c’è “GIRO Eventi”, un progetto nato in modo spontaneo con l’obiettivo di creare occasioni di incontro e costruire qualcosa che prima non c’era, definendo fin da subito un approccio basato sulla relazione e sull’attenzione all’esperienza.

Da qui prende forma anche il passaggio successivo: l’opportunità di aprire un bistrot nel centro storico, che si concretizza in tempi rapidi. In un mese e mezzo, tra aprile e fine maggio 2025, viene costituita la società e avviata la ristrutturazione di un’antica norcineria, recuperata senza alterarne la struttura originaria – pietra a vista, archi, piccoli ambienti raccolti – attraverso un lavoro diretto, fatto di interventi essenziali e di un impegno manuale continuo.

All’esterno, i tavoli si inseriscono tra i vicoli e le piazze del borgo, seguendo il ritmo del paese. All’interno, l’ambiente resta intimo, con pochi coperti e una cucina a vista che diventa parte dell’esperienza.

Non esiste un piatto identitario unico, ma una cucina costruita su preparazioni fresche e lavorazioni dirette, con un’attenzione costante alla qualità della materia prima. Piatti semplici, dove il prodotto resta centrale: polpo, verdure di stagione, preparazioni espresse.

Tra gli elementi più riconoscibili ci sono le pizzelle, tipiche di Giovinazzo, a metà tra una pizza in teglia e una focaccia, preparate a mano.

La presenza di piccole cantine e la scelta di prodotti legati al territorio rientrano in una visione che mette al centro il racconto, oltre che il consumo.

Un ruolo rilevante è quello di Francesco Pugliese, figura già nota nel territorio per la sua storia legata a una famiglia di gelatieri e pasticceri, con esperienze maturate anche fuori dal contesto locale e un successivo ritorno alle origini. Il suo ingresso nel progetto avviene in una fase di transizione personale e contribuisce a definire l’identità del bistrot. In cucina porta un approccio diretto, fatto di manualità e controllo delle lavorazioni: dalle verdure pulite una ad una alle preparazioni fatte interamente a mano. Il suo contributo rafforza un’idea condivisa: la qualità non è legata a un percorso accademico, ma alla pratica, alla conoscenza e alla cura quotidiana.

È un elemento che accomuna tutto il progetto: né le fondatrici né il cuoco provengono da una tradizione familiare nella ristorazione o da scuole di settore, e proprio questa distanza dai percorsi canonici diventa un punto di forza, con un lavoro costruito giorno dopo giorno attraverso esperienza, osservazione e relazione con il cliente.

Il rapporto con Giovinazzo si costruisce fin dall’inizio in modo diretto, con un territorio che risponde, sostiene e partecipa. Accanto all’attività del bistrot, il progetto si apre anche all’esterno attraverso l’organizzazione di eventi in piazza, che accompagnano la ristorazione e ne ampliano il significato riportando al centro l’idea di incontro da cui il progetto è nato.

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