È primavera, e per il territorio della provincia Barletta-Andria-Trani si è, come si usa dire in gergo tecnico, in “alta stagione”. La Puglia, non solo la provincia BAT, è invasa da scolaresche: aprile e maggio sono i mesi in cui si registra una maggiore affluenza di gite scolastiche in virtù della programmazione dei viaggi di istruzione. Maggio simboleggia però anche il risveglio della natura e la fioritura, ed in ambito religioso è tradizionalmente dedicato dalla Chiesa Cattolica alla Vergine Maria, associata alla purezza e bellezza della “Rosa Mistica“. Questo periodo è segnato da preghiere, rosari, processioni e l’offerta di fiori, consolidatosi nei secoli come momento di particolare devozione e intercessione.
Nel Rinascimento, il mese di maggio iniziò a essere dedicato a Maria, vista come la creatura più bella, in parallelo con la natura che sboccia. Sebbene esistano anche radici medievali, la devozione del “Mese Mariano” si è consolidata nel periodo barocco. Anticamente, durante il paganesimo, maggio era legato alle dee della fertilità, poi rilette in chiave cristiana come fioritura della vita spirituale. Fu Papa Pio XII ad attribuire ulteriormente a maggio l’associazione al culto mariano, mentre nel 1965 Paolo VI nell’enciclica “Mense Maio” sottolineava il legame tra Maria e la preghiera, invitando i fedeli a rivolgerle le loro preghiere.
Molti sono i pellegrinaggi che hanno come meta di viaggio la visita ai santuari mariani, come è consuetudine nello stesso mese ornare le immagini o le statue di Maria con fiori, in segno di devozione, e diventa più frequente la recita del rosario. In Puglia è anche facile incontrare, passeggiando, gruppi di donne che contemplano i misteri nei vicoli, davanti alle proprie abitazioni o dinnanzi alle edicole mariane di quartiere, o ancora sotto i porticati dei palazzi, in una tradizione religiosa molto sentita.
Nella provincia BAT, il santuario della Madonna dei Miracoli ha costituito un’importante destinazione mariana per tanti pellegrini che invocavano la Beata Vergine, situato nell’area della città di Andria che lambisce la campagna, dove anche Papa Leone XIV si è recato prima di essere eletto pontefice.

Qui, in seguito al ritrovamento in una grotta di un’icona bizantina raffigurante la “Madonna con il Bambino”, fu fatto costruire il luogo di culto poi elevato a basilica dalla Santa Sede per la sua rilevanza storica e architettonica.
In Puglia però non sono meta di pellegrinaggio soltanto gli edifici sacri deputati al culto mariano, ma anche altri santuari come il magnifico sito Unesco dedicato a San Michele Arcangelo, posto nella suggestiva cornice di Monte Sant’Angelo, elevato anch’esso a basilica, ed il Santuario di San Pio da Pietralcina a San Giovanni Rotondo, senza dimenticare la Basilica di San Nicola a Bari, solo per citarne alcuni tra i più noti della regione; tutti siti di interesse turistico religioso inseriti ai primi posti nella speciale classifica che vede questo settore ricoprire nel territorio pugliese il 12% dei flussi turistici complessivi regionali.

L’Osservatorio del Turismo della Regione Puglia ha registrato per il periodo 2023-25, nell’ambito dei circuiti legati al turismo religioso, un andamento percentuale dei flussi turistici in incoming superiore rispetto al biennio precedente con l’aumento di turisti stranieri, perlopiù provenienti da Germania, Francia e America Latina. Certo, i picchi storici verificatisi negli anni dal 2008 al 2010, in cui l’esposizione del corpo di San Pio (aprile 2008 – marzo 2009) e la successiva traslazione definitiva nella nuova cripta nel 2010 hanno attirato milioni di pellegrini, non ci sono più. La sciagura del Covid ha poi arrestato il comparto turistico, e di conseguenza i dati successivi a tale periodo di riferimento hanno fatto registrare una crescita, con un dato positivo per il biennio 2023-2025.
Tuttavia ci si pone una domanda:
“Quanto sono realmente ancora in grado di attrarre turisti i luoghi di culto, e quanto invece risulta essere un fattore fortemente attrattivo la spettacolarizzazione, e quindi l’esposizione, l’ostensione del corpo dei santi?”
Basti pensare alla necessità di risollevare le sorti, ovvero i dati turistici registrati nella città di Assisi, prima che si decidesse di esporre il corpo di San Francesco, costretto per il bene dell’economia assisana ad essere privato della sua pace.
“Quanto davvero ci è rimasto di cristiano e quanto invece è stato condito dalla spettacolarizzazione della cristianità, a discapito degli stessi santi, e delle loro stesse salme?”


