Barbara Nappini a Corato per la presentazione del libro “La natura bella delle cose”

Un piccolo viaggio intrapreso con in spalla il coraggio di cambiare e la consapevolezza che l’individualità è il presupposto della collettività: “La natura bella delle cose” di Barbara Nappini, presidente di Slow Food, è un invito a ricominciare, a fidarsi e a rendersi artefici delle proprie scelte e della propria vita.

Un libro che intreccia autobiografia, impegno civile ed ecologia, tre dimensioni declinate durante la presentazione svoltasi nel Palazzo Gioia di Corato, nel corso della quale l’autrice ha dialogato con il giornalista Sabino Ferrucci.

L’evento sostenuto da Slow Food Italia e Slow Food condotta Castel del Monte, è stato organizzato dall’Associazione Culturale If in Apulia.

A curare la prefazione del lavoro editoriale della presidente di Slow Food Italia è Carlo Petrini. Un’ introduzione ad una scrittura che segue un crescendo biografico: il lavoro in una multinazionale di moda, il desiderio di cambiare e il coraggio di riappropriarsi dei piccoli gesti e della quotidianità.

Uno snodo biografico che supera il livello della narrazione e si trasforma nella consapevolezza che la propria individualità può essere da stimolo per riflessioni molteplici e più ampie, tra cui la necessità di riportare il cibo al centro, non solo come nutrimento, ma come linguaggio o atto politico.

Il trinomio “buono, pulito e giusto”, dunque, dismette le sembianze dello slogan per diventare un necessario filo conduttore che l’autrice analizza sotto disparati punti di vista, sempre con un occhio critico e attento alla realtà.

Tanti i temi che si susseguono: il ruolo di una femminilità portatrice di un’autentica diversità, la riconnessione del cibo al proprio spazio o il riduzionismo, che guidano il lettore in un viaggio nel sistema alimentare non esente da condizionamenti politici e geopolitici.

Una femminilità che non è retorica, ma visione e autenticità. Una riflessione questa che nasce, come raccontato dall’autrice, dall’enfasi che, intervista dopo intervista, veniva affidata al suo ruolo di “prima donna presidente di Slow Food”. Un’enfasi che lei stessa ha spostato dal ruolo alla sostanza, alle idee e alla visione concreta.

E poi la questione della riconnessione del cibo al proprio territorio, alla propria origine ed identità per valorizzarne la particolarità e genuinità. Un compito che la stessa presidente ritiene particolarmente difficile ma, allo stesso tempo, necessario.

“La natura bella delle cose” sembra essere così un libro difficile da catalogare. Non è solo autobiografia, non è solo manifesto ecologico e nemmeno una spiegazione astratta del cibo: è l’insieme di queste diverse parti, unite da una penna che ha offerto la propria esperienza personale non scindendola mai dal mondo circostante.

«L’invito è a partecipare e ad avere fiducia nelle proprie idee e nel potere degli essere umani di poter incidere nel corso degli eventi». Un appello a riconnetterci con ciò che ci circonda, con le piccole e quotidiane azioni che ci permettono di restare umani. Non più semplici consumatori, ma artefici della propria vita e del mondo.

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