Dalle pianure del Veneto e dell’Emilia Romagna alle campagne del sud-est barese. Il progetto agricolo AgroBioDiversity nasce dall’iniziativa di Francesca Contento e Luisa Casarin, due imprenditrici che hanno scelto di avviare la propria attività nel territorio compreso tra Conversano, Castellana Grotte, Putignano e Noci, costruendo un sistema produttivo basato sul ciclo chiuso. Francesca e Luisa gestiscono due aziende agricole biologiche distinte. AgroBioDiversity è il progetto che mette in relazione le due aziende e attraverso cui viene organizzata l’attività di trasformazione e la gestione del ciclo produttivo. Il laboratorio si trova in una posizione intermedia tra mare e collina, a pochi chilometri dai terreni, così da permettere la lavorazione delle materie prime subito dopo la raccolta.
«Siamo originarie del Veneto e dell’Emilia Romagna e, spinte dal desiderio di cambiamento, abbiamo scelto di dedicarci all’agricoltura e di avviare qui il nostro progetto. La scelta di lavorare in questo territorio nasce anche dalla possibilità di costruire un progetto agricolo legato alla biodiversità e alla gestione del suolo», raccontano.

Dove gli scarti diventano risorsa
Il progetto è costruito attorno a un sistema produttivo organizzato secondo un principio di ciclo chiuso, in cui coltivazione, trasformazione e gestione degli scarti fanno parte dello stesso processo. Alla base del modello c’è il lombricompostaggio, attraverso cui i residui organici della trasformazione vengono convertiti in humus e reintrodotti nei terreni come fertilizzante naturale. Questo sistema consente di mantenere la fertilità del suolo utilizzando sostanza organica prodotta internamente e di ridurre l’impiego di fertilizzanti esterni.
Dal raccolto alla trasformazione
La filiera è organizzata in modo diretto: ortaggi e frutta vengono trasferiti nel laboratorio aziendale subito dopo la raccolta. La trasformazione avviene con lavorazioni manuali, una scelta che permette di intervenire su piccoli quantitativi e di mantenere un controllo costante sulle materie prime utilizzate. La produzione riguarda principalmente conserve, confetture e preparazioni a base vegetale. Alcune combinano ingredienti stagionali con erbe aromatiche o spezie, come nel caso della confettura di albicocche al rosmarino o del chutney di cipolle e susine.
Suolo, biodiversità e api
Il progetto si inserisce in un approccio più ampio che mira a valorizzare la diversità delle colture agricole, con l’obiettivo di mantenere in produzione varietà vegetali meno diffuse e inserirle in una filiera alimentare di piccola scala. L’introduzione di pratiche come il lombricompostaggio e la gestione circolare delle risorse ha portato le aziende a confrontarsi con il contesto agricolo locale, proponendo sistemi di gestione del terreno diversi da quelli più diffusi.

«Il rapporto con il territorio e le aziende agricole confinanti ci ha visto spesso impegnate nel proporre sistemi di gestione dei terreni diversi da quelli praticati, ad esempio meno aratura, no diserbo e, ove possibile, rispetto della flora spontanea. Per noi l’attenzione al suolo è alla base di una produzione di verdure e frutta sana e abbondante, imprescindibile per la gestione dei nostri apiari stanziali biologici», spiegano.
Le varietà locali e i progetti futuri
Nei terreni viene portata avanti la conservazione di cultivar tradizionali e varietà locali, attività che rientra nel lavoro sulla biodiversità agricola.
«È sempre stata una nostra scelta preservare nei nostri terreni le antiche cultivar, come nel caso dell’ulivo la Cima di Mola oppure nel caso delle mandorle la Genco, così nella frutta come le mele cotogne, alcuni peri, le ciliegie. La biodiversità e la genuinità di quello che produciamo ci permette di ottenere nella trasformazione prodotti di alta qualità. Nel futuro prossimo prevediamo la certificazione biologica anche del nostro laboratorio».


