Gelateria Fisotti è un laboratorio che coniuga l’amore per la musica e la passione per il gelato di un ragazzo con un ingrediente insolito: l’attitudine
In un minuscolo laboratorio di appena 20 metri quadrati, incastonato nel cuore di Otranto, prospera una realtà fatta di gelato, musica e stile. Gelateria Fisotti, però, e racconta molto più di gusti, creme e coni croccanti. Tra queste mura è racchiusa la storia di Francesco Fisotti, un uomo che ha fatto della sua “attitudine” – quella che il movimento hip hop insegna e incarna – la chiave per ridefinire il concetto stesso di gelato italiano. “Voglio portare stile nel mondo del gelato”, racconta Francesco con un sorriso, pieno di quella originalità che da sempre accompagnano il suo percorso.
L’attitudine, dal mondo hip hop al laboratorio di gelato
“Avere attitudine – o attitude, come si dice nel mondo hip hop – significa incarnare più di un semplice atteggiamento: è un modo di vivere”, spiega Francesco. Classe 1986, è cresciuto immerso nei valori e nelle vibrazioni dell’hip hop. Questo stato mentale è la lente attraverso cui ha costruito la sua impresa. “Nell’hip hop conta tutto: come ti vesti, che musica fai, come la fai, l’energia che porti alle cose. Lo stesso vale per il gelato: non è solo un prodotto, è un’esperienza, è espressione di stile.”
Questa forma mentis lo ha accompagnato sin da ragazzino, mentre lavorava nei panifici e nei minimarket del suo paese durante le estati calde del Salento. E, più tardi, da giovane studente universitario che, durante i corsi di sociologia a Lecce, capisce che quella forse non è la sua strada. “A un certo punto mi sembrava di perdere tempo. Mi chiedevo dove mi avrebbe portato tutto questo studio. Così ho deciso di mollare e buttarmi gli studi umanistici alle spalle. Volevo fare qualcosa di diverso.”
Gelateria Fisotti nasce da un’idea familiare, una discussione a cuore aperto con sua sorella e i suoi genitori, intenti a rinnovare il piccolo negozietto di souvenir della madre. “Perché non aprire una gelateria”, si sono chiesti? Ecco la scintilla. Da autodidatta curioso, Francesco inizia a documentarsi su Internet – “un terreno ancora acerbo per le informazioni tecniche sul gelato quindici anni fa” – e si iscrive ai corsi della Carpigiani Gelato University. Per un mese si immerge in un mondo fatto di zuccheri, bilanciamenti e consistenze. E poi, il grande salto: nel 2012, con l’aiuto di un finanziamento, apre la prima gelateria “Cavour”, un nome volutamente low-profile.

Infrangere tabù e riscrivere le regole del gelato
“All’inizio è stato come buttarci nell’acqua alta senza salvagente,” ammette Francesco. Nei primi tempi, dunque, si appoggia ai semilavorati, come tanti nel settore. Ma presto la passione per lo studio e la sperimentazione – un marchio di fabbrica della sua mentalità hip hop – lo spinge a cambiare direzione. “Volevo sapere esattamente cosa stessi mettendo nel mio gelato”.
Così inizia un percorso di innovazione artigianale che lo porta a eliminare gli emulsionanti artificiali, scegliendo addensanti naturali come la farina di carruba e di guar. Le paste di frutta secca – pistacchio, nocciola – smettono di essere acquistate e iniziano a essere prodotte internamente, utilizzando cutter speciali e materie prime selezionatissime. “Questo mi permette di riconoscere davvero il gusto che sto creando. E voglio che il gelato rifletta, ad esempio, il tipo di pistacchio che ho scelto, che non è vero che non deve essere verde. Io preferisco quello turco, che dà quel colore, poi c’è il greco o il siciliano, che danno altri colori”.

Non aspettatevi però di trovare filosofie gourmet complicate o esagerazioni concettuali nelle sue 20 vaschette. L’offerta è quella di un gelato autentico, comprensibile, accessibile, anche quando l’ispirazione porta Francesco verso gusti meno usuali. Accanto ai grandi classici come pistacchio, nocciola e caffè (anche vegano), potete scoprire creazioni come ricotta con marmellata di olive nere, al pesto di rucola, con semi di zucca e croccantino di semi di zucca o all’olio extra vergine con crumble di taralli e zest di limone. “Non chiamatelo gelato gastronomico, però. È solo il mio modo di giocare con la tradizione”.
Gelato e musica: un connubio necessario
Ma l’attitudine di Francesco va oltre il gelato. “La musica è fondamentale. È parte della mia esperienza, dentro e fuori dal laboratorio”. Sebbene le dimensioni ridotte della gelateria non permettano di creare un angolo dedicato ai vinili, la selezione musicale è un punto chiave per accompagnare chi entra da Fisotti. Ogni nota è scelta con cura: dalle playlist che spaziano tra hip hop, jazz, funk e colonne sonore italiane reinterpretate da Piero Piccioni, fino all’intramontabile musica italiana anni ’60. “Vogliamo che chi lavora e chi entra senta la magia di un momento unico. È il nostro modo di condividere emozioni”.
Questa stessa connessione tra gelato e vibrazioni musicali si riflette anche sui social, dove la gelateria propone playlist curate ad hoc, come “Musiche per chi ama il gelato”. Perché, per Fisotti, il gelato non è solo gusto, ma soprattutto atmosfera.
Il futuro? Attitudine e sogni concreti
Francesco sogna in grande, ma con i piedi ben piantati a terra: “Mi piacerebbe aprire un altro punto vendita o portare il mio gelato in eventi enogastronomici, magari con un carretto itinerante. Ma non è un’epoca facile per sognare. Ci sono tanti limiti da superare”. C’è una sola cosa di cui è certo: il gelato sarà sempre un’estensione della sua attitudine. “La mia priorità è portare stile, originalità e sostanza nel mondo del gelato. Fare cose che mi rappresentano, che parlano di me e dei valori che ho imparato dall’arte. Perché il gelato, come la musica, non è solo tecnica. È cuore, visione e, soprattutto, attitudine”.



