Tempo fa ho pubblicato alcune storiche preparazioni con base la carne equina, avevo promesso di farne almeno due puntate ma poi mi sono fermato. Il rigurgito di estremismi annidati ove nemmeno immagini mi ha fatto desistere. Non ho timori di alcun tipo, ma l’essere ospite di rubrica comune ti consegna delle responsabilità. Rammento ancora il compianto Beppe Bigazzi travolto dalla moltitudine vociante per aver ammesso di essersi cibato di carne di gatto in TV. Una persona di quel valore e di quella cultura devastato (e i social erano appena all’inizio) dalla indignazione di masse ignoranti come lombrichi. Adesso quelle masse, le stesse che urlano contro persone che muoiono di guerra, di fame e di stenti, che si fregano le mani ad ogni pulizia etnica, promuovono gli equini ad animali di affezione e propugnano il proibizionismo del consumo.
In nome di cosa?
Temo di una visione edulcorata della propria realtà. Non so come chiamarli, si dicono spesso animalisti o vegetariani o vegani. E amano i gatti e i cani, e finanche i cavalli gli asini e i muli. Di rado le oche e per nulla i ratti. Ecco volevo dire qui, se mi è permesso, che persone che amano gli animali come chi scrive ne esistono davvero molto poche. Ma cosa c’entra con l’alimentazione?
Forse che il contadino che aveva come compagno di lavoro il cavallo o l’asino o il mulo non lo amava? Non fosse altre che, trattandosi di uno di “famiglia” ci conviveva per tutta la vita. Poi il quadrupede invecchiava e allora? Allora diventava spezzatino, polpette o brasciole, non solo parte della famiglia ma parte della vita stessa di ciascuno della famiglia. Era il ciclo naturale di una vita normale.

Poi sono arrivati i grandi allevamenti americani, le vacche allevate per farne hamburgher e gli animali infelici, ammazzati per marketing. Cos’altro è la scottona o il vitellino?
E i polli di 22 giorni che hanno scaciato, perfino dalla linguistica, il gallo e le galline. Quando la mia pupilla provò a spiegare le “cocule” nello stesso programma che crocefisse Beppe Bigazzi, ed ebbe a citare il brodo di gallina” fu immediatamente censurata. Si può dire brodo di pollo ma non brodo di gallina. Come se fosse uguale, come se il pollo, non avendo sviluppato i caratteri sessuali secondari, fosse un oggetto.
Dietro ai “proibizionisti” un tanto al chilo, dietro ad alcune anime pie che magari per davvero si credono “eticamente più evoluti”, si nascondono potenti gruppi capitalistici che hanno investito tanto nella carne “sintetica”, coltivata per mitosi, nelle farine di insetti e nella proteina da meduse che son pronti li a darci la carne “uguale” ma senza uccidere animali.
Non sono affatto contro il progresso e adoro le formiche al cartoccio ma forse che i miei pezzetti di cavallo al sugo confliggono con gli interessi del “filetto coltivato?”
Qualcuno mi disse che “possiamo anche produrre la coda … e il suo sapore è proprio quello della coda alla vaccinara?
Peccato che fra qualche anno non ci sarà più nessuno che ricorderà cosa fosse la coda alla vaccinara e voi spaccerete quella sbobba come “un piatto della tradizione!” Come la biodiversità è un elemento fondamentale per la sopravvivenza del pianeta, così la capacità di nutrirsi di cose differenti è la chiave per avere persone libere. Quanti animali (e quante persone) sono stati sacrificati dal BSE e delle aviarie?
Solo per suggerire un paio di pensieri, se esistono ancora, ricordo che finché un animale ha un interesse alimentare viene allevato e riprodotto, altrimenti diventa icona da selfie o prestigio da ricchi o presunti tali. C’era un ricco e potente signore, si fa per dire, vegetariano e astemio, che amava tantissimo la sua Blondi, un meraviglioso pastore tedesco, e detestava quelli che uccidevano gli animali.
Poi c’erano i porti, e in quello di Genova ci canta De André, c’era un popolo affamato:
«E a ‘ste panse veue cose ghe daià
Cose da beive, cose da mangiä
Frittûa de pigneu giancu de Purtufin
Çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
Lasagne da fiddià ai quattru tucchi
Paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi»
Per chi non la conoscesse, il bae è l’agnello e la lepre dei coppi lo capite da soli …
Ecco quel signore ricco e potente si chiamava Adolf Hitler, quegli altri straccioni son quelli che ci hanno regalato la democrazia.
Attenzione. A furia di “normare” prima o poi ci sarà qualcuno che deciderà di “normarci” e allora bisognerà decidere se quelli normati hanno il lobo dell’orecchio attaccato o pendulo e, probabilmente, ci accorgeremo li che la diversità era l’unica ricchezza che possiede l’umanità.



