Chichibio è il simpatico personaggio di una delle novelle del Decamerone di Giovanni Boccaccio. Ovvero un cuoco arguto e vagamente cinico, che con una battuta fulminante e surreale riesce a smorzare l’ira del suo datore di lavoro, e a farsi perdonare per le malefatte commesse. Ebbene, l’ironia della sorte ha voluto che una dotta citazione si trasformasse in un’icona nel panorama della ristorazione pugliese, grazie all’iniziativa dei fratelli Bianchi, che al tramonto del secolo scorso hanno inaugurato a Polignano a Mare l’Osteria di Chichibio. Dalla quale però è stata rigorosamente bandita ogni forma di astuzia e di artifici, tipici del mitico eroe letterario; per puntare, al contrario, sulla leggendaria autenticità che negli anni ha reso il locale un importante punto di riferimento per gli amanti della cucina marinara verace.
Di recente tuttavia si è verificato un cambio al vertice, che forse sarebbe più appropriato definire un passaggio di consegne, in virtù della sorprendente coincidenza di intenti e di filosofia gastronomica tra la storica gestione e quella odierna. Si direbbe infatti che i nuovi padroni di casa, Massimiliano Di Lauro e Vittoria Scagliusi (una coppia nella vita e nel lavoro), abbiano rilevato l’attività con una sorta di programmatico rispetto, e con il preciso obiettivo di recuperarne l’identità originale, per garantire una proficua continuità con il passato. Se Massimiliano può vantare una lunga militanza come sommelier e direttore di sala a Polignano, in Puglia e in giro per l’Italia; Vittoria, che proviene dal settore del marketing, sa muoversi nell’attuale dimensione professionale con classe ed innata eleganza. E con la valida collaborazione della mamma, la gentile signora Anna De Donato. Tutti insieme formano una squadra perfettamente affiatata, e sanno dividersi i compiti con criterio: tra l’accoglienza degli ospiti e il coordinamento del servizio, tra la selezione delle eccellenti materie prime e il notevole assortimento enologico.

Si entra dunque nella luminosa sala da pranzo, sempre molto frequentata anche all’ora di pranzo di un qualsiasi giorno feriale, e si viene subito colpiti dalle tante bottiglie a vista, e dall’invitante bancone del pesce. Evidenti allusioni ai piaceri della convivialità, che trovano immediato riscontro nel meraviglioso paté di olive che viene servito sul pane caldo, e nel freschissimo e sontuoso crudo di mare. Non a caso qui la ricerca dei prodotti di qualità procede in tutte le direzioni, tanto verso il porto quanto verso l’orto, e gli ortaggi impiegati nelle diverse preparazioni sono di straordinaria bontà. A partire dalle bietole che accompagnano il tonno scottato con tarallo sbriciolato e crema di datterino giallo, il cui sentore agrumato regala slancio al risultato complessivo; per poi continuare con i tentacoli di polpo su crema di patate, cime di rape, chips di polenta e pomodori essiccati di Torre Guaceto. Mentre il sugo preparato con gli stessi pomodori svolge un ruolo da protagonista, o da coprotagonista, in un piatto che da solo vale un viaggio. Si tratta dei cremosi spaghetti ai gamberi, impreziositi della piacevole nota di freschezza dei germogli di piselli, e seguiti da un delicatissimo scorfano gratinato al forno. Il sorbetto finale chiude un’esperienza davvero doddisfacente, da tutti i punti di vista.


