Liquore al fico d’India, riconosciuto come PAT dal 2001

A inizio anno abbiamo parlato dei 35 nuovi prodotti pugliesi entrati a far parte del lungo elenco dei PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), oggi, invece, ci occuperemo di una bevanda nello specifico del liquore al fico d’India presente tra i PAT dal 2001. Il fico d’India è un prodotto che fu introdotto in Europa grazie a Cristoforo Colombo, che di ritorno dalle Americhe, lo portò con sé in Spagna. È probabile che siano stati i Saraceni ad introdurre questa straordinaria pianta in Italia.

Lungo il territorio pugliese è facile ritrovare le piante di fico d’India, che donano un tocco esotico ad alcune zone della nostra Puglia. In particolare sono presenti sul promontorio del Gargano o in certe località del Salento, in cui crescono più rigogliose e fruttifere. I contadini, in passato, erano soliti piantare questi tipi di frutti succulenti a ridosso dei muretti a secco, sui pendii troppo ripidi o sulle scarpate impervie di campagna. Una delle caratteristiche dei cladodi (chiamate comunemente “pale”) è di attecchire assai facilmente in qualsiasi tipo di terreno. Sulle tavole dei pugliesi, soprattutto durante i giorni di festa appena trascorsi, è facile ritrovare prodotti realizzati in casa: dalle comuni conserve casalinghe ai vari liquori da sorseggiare a fine pasto.

PREPARZIONE

I frutti maturi particolarmente dolci vengono sbucciati e messi in infusione nell’alcool. Solitamente l’infusione avviene durante tutto l’arco della notte per poi filtrare e aggiungere al liquido ottenuto lo sciroppo di acqua sorgiva e zucchero. Il risultato è un liquore dall’aroma molto intenso, di colore giallo-rosato, un fine pasto molto apprezzato.

Foto credit: Erika Musardo

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