Mattia Fioretti, apicultore convinto che produce nel Salento un miele dal profumo speciale

Qualche giorno fa, tra Minervino di Lecce e Giuggianello, un imprenditore dalla vista lunga, nella sua Masseria di recente acquisto ha messo insieme pensatori, giornalisti e studiosi per ragionare di “ricostruzione del paesaggio”.

Gaetano Marangelli ha capito bene che il mare è una risorsa a molteplicità infinita, che la terra sempre terra resta e che solo la capacità, propria dell’Uomo-Castoro, di declinare con la propria cultura le mille forme di bellezza possibili possono rendere uno spazio attrattivo o meno. Puoi fare il miglior vino del mondo ma se viene da un posto brutto partirà sempre in svantaggio.

La diffusione del CODIRO che ha devastato le distese di ulivi che ricoprivano il Salento è l’occasione per ridiscutere il paesaggio. Ho ascoltato molto e, per la verità, condiviso poco. Ma almeno qualcuno che ha voluto discutere della vicenda fuori dalle stanze dove domina la moneta c’è stato. Ed ecco la scintilla, quella che scocca quando la differenza di potenziale tra il polo del pessimismo della ragione e quello dell’ottimismo della volontà tende all’infinito. Chi possono essere gli stakeholder capaci di “colorare” i paesaggi da ricostruire? Come è possibile ripopolare quelle campagne devastate a rischio di desertificazione visto che l’abbandono non è più un rischio ma una pratica diffusa?

I possessori del più sensibile degli strumenti capaci di misurare la salubrità di un ambiente: gli apicoltori. Tra nomadi e stanziali, questi allevatori di benessere, sono una piccola comunità che, con il decrescere dell’età media, hanno sviluppato anche delle capacità di relazione e di collaborazione che fanno molto ben sperare.

Con Mattia Fioretti, un giovane trentenne che ormai ha sviluppato una sua azienda stanziale nel Salento dopo oltre un decennio di amore con le api coltivato sia in Italia che all’estero, abbiamo avuto occasione di ragionare sulla “vita da apicultore” e sui prodotti che questi insetti preziosi riescono a rendere a chi se ne prende cura.

Come tutti coloro che vivono con gli animali, Mattia ha una concezione del mondo assai diversa da quella dei comuni mortali. Un incontro casuale con una azienda che voleva un marchio da suo padre (valente grafico pubblicitario), lascia gli studi (brillanti) e se ne va a conoscere le api delle quali impara ogni cosa (la scuola serve) e comincia a costruire le sue arnie, a curare gli insetti, la selezione dei fuchi, delle uova e anche delle regine insieme a suoi partner, spesso molto più amici che partner commerciali. Mattia produce miele straordinario da Aprile a Luglio gestendo una cinquantina (mediamente) di arnie colorare dislocate nel Salento e mi racconta che il miele del Salento è riconoscibilissimo al naso e al palato.

Il marchio gusto olfattivo del “criestu” dovuto alla tipologia della flora diffusa nei mesi di tarda primavera e prima estate, che declina verso la mansuetudine quando il clima si fa più secco. Poi ad agosto la pausa e, finalmente, le meravigliose produzioni di mielata. Più scura, più armonica e meno aggressiva. Il miele e la mielata del Salento sono dolci ma mai stucchevoli.

Non starò a raccontare qui (forse lo farò un’altra volta) la differenza tra miele e mielata e nemmeno ad esaltare il valore nutrizionale (nutraceutico dire) del miele e della mielata. Oggi mi interessa soprattutto raccontare come sarebbe bello se nel paesaggio prossimo delle zone devastate si prevedesse anche il ritorno di quelle flora che fa tanto bene alla vista e che le api sanno rendere preziose per il piacere del gusto e dell’olfatto. Con Mattia e la sua Karma Apicoltura avremo ancora occasione di rivederci e, magari di verificare che qualcuno ha chiesto anche alle api come deve essere un paesaggio.

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