René de Picciotto: «La Puglia ha potenziale e futuro: basta con la furbizia»

L’imprenditore italiano di passaporto e svizzero di adozione racconta la sua storia d’amore e di investimenti con la regione, tracciando la rotta per attrarre più investimenti in Puglia.

Il piatto preferito di René de Picciotto da quando frequenta la Puglia sono le orecchiette al sugo. La sua vita è dinamica, non sosta mai troppo a lungo in uno stesso posto. Eppure il suo amore per la Puglia sembra ormai radicato e più solido di ritorni di investimenti che stentano, azzoppati in parte da Covid e conflitto russo-ucraino. De Picciotto ha scelto di valorizzare ciò che i pugliesi hanno abbandonato o dovuto abbandonare. Prima la Fortezza Pettolecchia, divenuto il lido più esclusivo di Puglia. Poi Palazzo Bn a Lecce e Palazzo Roma a Ostuni. Riscattare la Puglia e il suo potenziale è possibile: l’imprenditore svizzero indica la direzione.

Chi è René de Picciotto

Nato 75 anni fa al Cairo, ma italiano di passaporto, René de Picciotto ha passato gran parte della sua vita in Svizzera. Con un patrimonio stimato in circa mezzo miliardo di euro, ha fatto il banchiere fino al 2003, quando ha venduto na Compagnie bancaire Genève al colosso Société Générale. In questa seconda vita professionale de Picciotto ha puntato su cliniche, centri commerciali e turismo: oggi possiede sette alberghi in Svizzera e Francia, un centro commerciale a San Pietroburgo.

L’amore per la Puglia inizia 15 anni fa. Arrivato per giocare a golf, finisce per comprare casa a Fasano. «Mi sono innamorato dello stile di vita, della gente del posto», racconta. Questa storia d’amore diventa un proficuo rapporto d’affari tra l’imprenditore svizzero e la regione. Tra il 2009 e il 2011 compra proprietà, le ristruttura e le mette a reddito. Nel 2013 compra Fortezza Pettolecchia e i suoi 130 ettari di ulivo che arrivano al mare. Inaugura il lido di Masseria Pettolecchia, situata tra Fasano e Savelletri, identificato da subito il lido più costoso di Puglia. Contestualmente, però, de Picciotto attrezza, a due passi, il Lido Verdemare, pubblico e gratuito, «perché quando si ha, bisogna anche dare». Poi, la discesa più a Sud, dove ha acquistato e ristrutturato Palazzo BN, sede del vecchio Banco di Napoli, oggi palazzo con tredici appartamenti arredati nei minimi dettagli. Dopo Lecce è stata la volta di Ostuni, dove ha creato Palazzo Roma, cinema-teatro con lounge bar. Il tutto per un totale di undici investimenti in circa 13 anni.

«La Puglia ha potenziale e futuro – spiega de Picciotto – Forse ho sbagliato un po’ target perché non c’è una clientela immediata, locale, con mezzi sufficienti per fare cose un po’ più internazionali. Poi col Covid e la guerra, l’apertura delle strutture ha avuto qualche difficoltà, limitando il flusso di clientela internazionale e benestante».

Secondo René de Picciotto il problema non è investire in Puglia, ma in Italia. «Per uno straniero l’investimento in Italia è considerato storicamente poco affidabile a causa di leggi, governi e pubblica amministrazione. Non c’è un’accoglienza organizzata per gli investitori. Non c’è una Bibbia degli investimenti e ci sono varie abitudini del passato che sono basate più sulla furbizia che sull’intelligenza. Ci vuole volontà per cambiare».

Ma, oltre il ritorno d’investimento, tutto ciò che de Picciotto ha acquistato sul territorio ha rappresentato anche un dono alle comunità locali. Recentemente de Picciotto ha trasformato un vecchio cinema di Ostuni in un lounge bar e ristorante, conservandone l’anima del teatro. Ostuni è una città che sembra sempre in bilico tra la truffa per turisti e l’accoglienza luxury. «Di fatto Ostuni è una città piccola, con sole 35 mila persone. Il turismo è di medio reddito e purtroppo la gente non spende». A Lecce ha ridato vita a Palazzo Bn. «Invece di mettere dentro uffici, ho realizzato appartamenti e tre ristoranti. I cittadini danno feedback positivi, ma sono città piccole con mezzi limitati, per questo rimangono attività provinciali e non investimenti guidati da un driver economico. Ho scelto di farli funzionare, sostenendo importanti spese di gestione, anche se avrei guadagnato di più tenendo ferme le strutture».

Dunque tanta ricchezza geografica e culturale, ma anche tante difficoltà nel farle fruttare. Secondo de Picciotto non bisogna fare l’errore di considerare la Puglia alla stregua di zone come la California, dove fare business è più semplice. «È un bel territorio, biodiverso, ma rimane un piccolo, senza risorse economiche e organizzazioni aziendali abbastanza forti».

 

 

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