Marzia Varvaglione, dalla presidenza di Agivi agli aspetti più privati ecco il ritratto di una donna del vino

Impostazione istituzionale e alto senso del dovere: così Marzia Varvaglione, neo presidente di Agivi (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) appare a chi la vede per la prima volta. Capelli biondi e occhi color mare, proprio come le acque che lambiscono i confini della sua cantina a Leporano, nella provincia di Taranto. La sua grande sensibilità, che spesso maschera per i ruoli che ricopre la rendono una donna determinata nel raggiungere gli obiettivi imposti, mentre riserva la sua parte più dolce alla sua bambina, l’unica che è riuscita a stravolgerle la vita, riuscendo a regalarle la serenità che desiderava. Nata sul finire degli anni ottanta, Marzia Varvaglione era già vicepresidente Agivi nel mandato in scadenza di Violante Gardini Cinelli Colombini. Ed è così che Marzia, già  business developer e direttore marketing and sales dell’omonima azienda di famiglia, è stata designata all’unanimità, meno di un mese fa, alla guida dell’Associazione, che racchiude giovani imprenditori vinicoli italiani tra i 18 e 40 anni di Unione italiana vini dal neo-eletto Consiglio direttivo. Lei ha poi nominato Tommaso Canella (Casa Vinicola Canella Spa) e Vittoria Rocca (Angelo Rocca & figli) vicepresidenti. Intervistarla è stato un modo per cercare di cogliere le sue emozioni a mente fredda, cercando di cogliere aspetti meno noti della sua vita privata e professionale.

Marzia, partiamo dalla tua recente nomina a Presidente di Agivi, qual è il tuo attuale stato d’animo? Te l’aspettavi o lo speravi?

Agivi nasce da un gruppo di amici sotto i 40 anni che ha deciso di unirsi per essere più pronti ad affrontare le sfide che il mondo del vino avrebbe riservato loro. Sono entrata in Agivi quando avevo 22 anni ed è stato il mio primissimo approccio nel settore vinicolo, visto che ai tempi non lavoravo ancora per la cantina della mia famiglia. Sono sempre rimasta affascinata nell’osservare le loro dinamiche organizzative e dentro di me ho sempre coltivato il sogno di diventarne – un giorno –  il Presidente. Quando sono stata eletta ero felicissima, ammetto che me l’aspettavo perché negli ultimi mesi ho lavorato tanto al fianco della precedente Presidente e, complice la sua gravidanza, il mio ruolo di Vicepresidente è stato sempre più attivo. Il mio mandato è un passaggio tra i vecchi associati e i nuovi.

Qual è l’aspetto fondamentale su cui si regge un’associazione come la vostra?

Sicuramente la rete di relazioni umane che si viene a creare, un network che ti permette di realizzare momenti di confronto unendo le cantine più piccole alle multinazionali da milioni di bottiglie. Avere una rete così larga di conoscenze è importante per crescere nel mondo del vino e nasce per essere una palestra di vita. Facciamo formazione, viaggi studio, l’anno scorso siamo stati da Luisa Spagnoli e “Leo France” a Firenze, un brand di pelletteria di lusso, e continueremo a seguire queste storie d’imprenditoria italiana di successo, considerando che la quota export vino ha superato quella del lusso nel 2022

Che imprenditrice sei?

Penso di essere una persona attenta al mercato, alle sue sfumature e al cambiamento, guardando con occhio attento ciò che mi circonda cerco di intercettare in maniera preventiva il bisogno di quel momento. Ho manifestato la volontà di stilare un piano di obiettivi per l’intero triennio e poi fare un follow up costante. Mi piacerebbe dare molta struttura e andare a spingere sulla sostenibilità e la digitalizzazione e nuove tecniche in vigne. Cloni resilienti e cloni resistenti: sviscerare questi temi.

Come riesci ad incastrare tutto tra lavoro e famiglia?

Non è semplice. Io sono stata abituata già a 18 anni a gestire diversi impegni, quando avevo l’impegno costante e importante di giocare a Basket e nel frattempo studiavo inglese per ottenere i certificati che mi sarebbero serviti per il lavoro. Il segreto credo stia nel darsi degli impegni, concentrandosi nella scaletta delle priorità, ovviamente la mia maternità ha rimescolato il tutto, ma oggi la mia parte privata riesce a darmi questa serenità grazie al suo amore incondizionato. I nonni mi supportano e la famiglia aiuta tanto. L’azienda è strutturata e sappiamo delegare.

Noti una differenza tra la generazione dei padri imprenditori con quella dei figli in Puglia?

Vedo tantissimo differenza soprattutto nel voler fare sistema ed affermare il brand Puglia. Le nuove generazioni hanno la voglia di mettersi in gioco, accettando di affrontare le nuove sfide lavorative.

Come state affrontando la tematica della sostenibilità nella vostra cantina?

La sostenibilità si basa su vari pilastri: c’è quello sociale, sul quale abbiamo investito realizzando già un paio di anni fa un piano welfare per i nostri dipendenti, siamo un’azienda certificata Equalitas. Come cantina ci avvaliamo di un importante supporto tecnologico, che diminuisce il rischio di errori, abbiamo droni in vigna che riescono a fare una fotografia completa dei vigneti che ci permette di capire in che punto intervenire in caso di malattie del vigneto e di intervenire, utilizzando il prodotto e il trattamento biologico solo dove c’è bisogno. Noi nuove generazioni abbiamo il dovere di fare tutto con ambizione e costanza.

C’è un tuo lato più privato e – passami il termine – più folle di Marzia che non conosciamo?

Sono una persona molto sensibile e questo viene forse mascherato dai ruoli più istituzionali che ho, mentre la mia parte più ludica la riservo con i miei amici.

Cosa ti rende orgogliosa dell’essere pugliese quando ti trovi all’estero per lavoro?

Intanto la Puglia è una delle regioni più belle al mondo e oggi dire che sei pugliese è una spilletta che indossi con orgoglio. Quando racconto della mia cantina parlo ai miei interlocutori proiettandoli, attraverso una serie di immagini, nella nostra realtà. Parlo loro della masseria situata a 5 km dal mare e della salsedine che viene portata dallo scirocco in vigna e cerco di farli sognare quando sono fuori come brand ambassador della mia cantina.

 

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