Piedi in acqua e il mare nei piatti, così chef Carlo De Jacob accoglie gli ospiti al suo Ficodindia Beach Reastaurant

Pranzare sull’acqua, o addirittura nell’acqua, non è un’esperienza che si possa vivere facilmente. Eppure a noi è capitato. Ed è capitato nel meraviglioso scenario di quel tratto di costa che a nord di Otranto e dei Laghi Alimini offre un mare cristallino e un incontaminato paesaggio naturale, tutto da gustare anche quando le condizioni climatiche non sono perfette, e da lontano si scorgono rari bagnanti. Una cornice davvero suggestiva, e decisamente appropriata alla lineare struttura in legno del Ficodindia Beach and Restaurant di Carlo De Jacob, uno chef-ristoratore che può vantare un significativo e piuttosto singolare curriculum professionale e umano, a partire dalle origini.

Carlo infatti è toscano da parte di madre, e si è trasferito in provincia di Lecce nonostante i natali fiorentini. Le svolte importanti e radicali che caratterizzano il suo percorso formativo non si limitano tuttavia al semplice cambio di regione. Ecco che dopo una preparazione artistica sia scolastica che universitaria, Carlo si è gradatamente avvicinato all’ambito della ristorazione: dal lavoro come barman, agli insegnamenti culinari di un valido maestro, passando attraverso i corsi di sommelier del vino e dell’olio. Da qualche anno comunque gestisce questa fascinosa e polivalente realtà, dove si può affittare un lettino per prendere il sole sulla spiaggia, e si può bere un caffè o sorseggiare un aperitivo sulla panoramica terrazza. Per chi invece desidera sedersi a tavola a pochi centimetri da una sconfinata distesa di azzurro, tanto da provare la piacevole sensazione (o illusione) di trovarsi a bordo di un panfilo, c’è una proposta gastronomica che lo stesso Carlo definisce estemporanea.

Nel senso che si basa rigorosamente sulla reperibilità quotidiana delle materie prime, e mira ad esaltarne la qualità, per farne emergere con immediatezza i freschi sentori mediterranei che le identificano. Quei freschi sentori che caratterizzano le portate iniziali, con tante fascinose declinazioni dei prodotti ittici abbinati a quelli vegetali. Tra il crostone di pane con pomodori e sarde affumicate, e il cefalo con bottarga di tonno, arance, puntarelle di cicoria e finocchio; magari in alternativa alla più delicata palamita con alghe e crema di carote, e alla tartare di scorfano con lime. Per poi aprire il ghiotto capitolo dei primi piatti, e in questo caso a svolgere un ruolo da protagonisti all’interno del ventaglio di varianti sono i molluschi. Il ragù di polpo compare infatti nella doppia versione di condimento della pasta fresca lunga (i tagliolini fatti in casa), e di ripieno degli ottimi plin (agnolotti piemontesi anch’essi fatti in casa). Mentre la stessa pasta lunga può essere proposta con un sugo di fegatini di seppia aromatizzato al tartufo nero. Discorso a parte merita il sapore ricco e appagante dei tubetti con crema di fagioli e cozze, che qui si può apprezzare con il rilassante sottofondo musicale della risacca sottostante, tanto da creare una sorta di atmosfera incantata, il cui ricordo sarà difficile cancellare.

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