Confetti e dragées Mucci, una dolce garanzia che dura nel tempo

In Puglia, molto spesso, le ricorrenze religiose sono connotate da uno specifico alimento, un piatto antico, una preparazione realizzata solo in quel particolare periodo dell’anno. E quando in Puglia arriva il Carnevale inevitabilmente si pensa a quella piccole sfere friabili, colorate, tenaci ma cedevoli al morso, profumatamente sorprendenti, dolci ma mai stucchevoli, ricche di sottili strati zuccherini: i Confetti.

E quando in Puglia si parla di confetti, si parla di un mondo legato alla famiglia Mucci. Dal 1894 Nicola Mucci comincia a produrre confetti ad Andria: oggi, dopo 129 anni di ininterrotta attività, siamo alla quarta generazione.

Cristian Mucci, impeccabile ed elegante, è il marketing manager della iconica azienda andriese e a lui abbiamo posto alcune domande su questo dolce scrigno dalla lunga storia.

Il confetto è oggi conosciuto in tutto il globo. Quanto è diffuso il “prodotto” Mucci nel mondo?

Partiamo da un dato importante. Nel corso degli ultimi anni ho cominciato a seguire e approfondire alcuni dettagli; dal 2014 abbiamo intrapreso il percorso per poterci certificare Halal, certificazione conseguita nel 2016. I confetti e i dragèes Mucci possono oggi varcare i confini internazionali ed interculturali, offrendo la possibilità di essere degustati rispettando gli standard islamici ed ebraici. Nel 2017, apportando piccole modifiche alla già consolidata preparazione dei confetti con aromi e colori naturali, la produzione si è arricchita di una linea di confetti e dragées esclusivamente vegani. Nel 2018 abbiamo conseguito anche la certificazione Kosher. Completato il tutto nel 2022 con la certificazione sulla sicurezza alimentare FSSC 22000, riconosciuta a livello internazionale.

Spiegaci la differenza tra Confetti e Dragées.

I Confetti sono quei prodotti rivestiti esternamente con uno strato di zucchero, abitualmente offerti nelle varie liete ricorrenze della vita.

I Dragées sono realizzati con cioccolato con solo burro di cacao e con interni diversi per una degustazione quotidiana: caffè, liquore, mandorle di Toritto (BA), la “Nocciola Piemonte IGP”, marzapane, cocco, gianduia, canditi.

Quindi non più confetti legati ad un breve periodo dell’anno (Carnevale), o a specifiche ricorrenze (matrimoni, lauree, battesimi, compleanni), ma far sì che i nostri prodotti potessero soddisfare parecchi palati e conseguenti “followers”.

Tempo fa, guardando un seguito programma tv, ho avuto modo di apprezzare una tua intervista che mi ha colpita particolarmente per una precisa e inusuale ….veste!

Con un aplomb ed una invidiabile eleganza, indossavi un abito di quella nuance che viene abitualmente citata come rosa confetto. Secondo me una geniale forma di comunicazione!

Quando poi ci siamo incontrati mi hai parlato di un’altra tua invenzione: i confetti leopardati.

Certo, sono una vera e propria droga sensoriale, legati a una storia di passione e di amore, come spesso accade o è già successo nella lunga vita della azienda Mucci. Io intendo il confetto, proprio per la sua particolare conformazione, quasi una metafora: lo zucchero che avvolge la mandorla come un uomo che protegge la sua donna. Nasce così Princesse Margot, dalla inusuale e delicata confettatura maculata, dedicato proprio alla mia compagna, e che racchiude all’interno del cioccolato fondente una esplosiva grappa e peperoncino. Mix afrodisiaco.

Da Napoli ad Andria, da Caflish a Mucci.

 Il mio bisnonno Nicola fu invitato dal mio trisavolo a recarsi a Napoli per specializzarsi preso la Famiglia Caflish, esperti pasticceri di origine svizzera, nell’arte dei confetti, caramelle e cioccolatini. Tornato ad Andria comincia a produrre con le tecniche apprese e con la creatività e la sua straordinaria passione. Trasforma la piccola realtà artigianale in una azienda al passo coi tempi, addirittura inventando e realizzando attrezzature e macchinari innovativi, conservati ancor oggi nel “Museo del Confetto” ad Andria.

Consultando il vostro sito colpisce il riferimento ad una versione dello stesso in giapponese.

Nel 2021 c’è stata la possibilità di usufruire un contributo regionale per poter procedere con lo sviluppo e la internazionalizzazione delle aziende. Abbiamo scelto il mercato giapponese intravedendo una potenzialità imprenditoriale.  A marzo 2021 abbiamo partecipato ad una fiera a Tokio.

Una vetrina che ci ha permesso di essere notati da una LTD Giapponese con la quale abbiamo cominiciato una collaborazione. Non è un mercato semplice, ma riteniamo che il nostro prodotto, artigianale ma di altissima qualità, meriti il giusto apprezzamento e debba essere veicolato in un contesto culturale medio-alto.

Il simbolo Mucci che meglio interpreta questo periodo, il Carnevale?

Senza ombra di dubbio i “cannellini”, quei particolari e storici confetti, lunghi e variamente colorati, con all’interno un sottile filo di cannella. Gluten free come tutti i nostri prodotti, i cannellini sono sempre realizzati con: acqua, zucchero e cannella gli unici ingredienti che si esaltano e si conservano nel tempo.

Oltre però che durante il Carnevale, i cannellini sono protagonisti della Petresciata: un rito antico ma ancora attuale. La famiglia del fidanzato si recava dalla fidanzata per lanciare i confetti, appunto i cannellini, quale augurio di prosperità e fertilità, richiamando il gesto dei nostri contadini che spargevano i semi nella terra. Rito da ripetere ogni domenica di Carnevale. In più la suocera regalava alla futura sposa la “bomboniera”, scrigno ripieno di Tenerelli Mucci.

Cristian prima di chiudere questa intervista vuoi raccontarci un ultimo aneddoto?

Certo. Riguarda proprio i cannellini. Questi particolari confetti venivano comprati a Carnevale per conservarli fino al giovedì Santo, giorno dei Sepolcri, perché nello spostarsi da una chiesa all’altra, venivano offerti a tutti i componenti della famiglia. Il Cannellino è l’unico confetto che non va masticato ma sciolto lentamente in bocca. Questo faceva sì che non si potesse parlare, riuscendo a rimanere concentrati in preghiera durante gli spostamenti da un santuario all’altro. Da qui il detto andriese: “Ogni chiesa un confetto”.

 

 

 

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