Primitivo di Gioia del Colle, l’altra faccia del Primitivo pugliese

Se parliamo di Primitivo in Puglia spesso la mente ci porta a dirigerci verso il Salento, a Manduria per la precisione, oggi, invece, parleremo dell’altro Primitivo quello di Gioia del Colle. A selezionarlo per primo e a conferirgli il nome attuale fu il sacerdote di Gioia del Colle Don Filippo Indellicati, uomo esperto di botanica e agronomia che nel 1700 notò tra i vigneti delle sue vigne c’era uno che maturava prima degli altri e dava un’uva particolarmente nera, dolce, gustosa che si poteva vendemmiare già a fine agosto. Don Filippo selezionò quella varietà ed impiantò un vigneto tutto di quel tipo; nacque così la prima monocoltura di “Primaticcio” che grazie ai suoi pregi quantitativi e qualitativi si estese ben presto in tutti gli agri di Gioia del Colle, Altamura e Acquaviva delle Fonti.

Questa particolare uva, per la sua maturazione precoce, fu battezzata ‘’Primativo’’, nome che poi divenne ‘’Primitivo’’. Il vino che se ne ricavava era migliore di quello prodotto con uvaggi misti, ed è ciò che spinse molti agricoltori a seguire le orme di Don Indellicati.

Le prime bottiglie etichettate con il nome di Gioia del Colle Primitivo sono degli anni ’60, mentre la prima bottiglia a denominazione di origine è del 1987. Risale infatti al 1876 la proposta del consigliere comunale Dott. Candido Minei di impiantare a Gioia una Scuola Enologica tecnico-pratica. Nel 1999 nasce il Consorzio Volontario per la Tutela e la Valorizzazione dei Vini a Denominazione di Origine Controllata “Gioia del Colle” che si propose, fin dall’inizio, come obiettivo principale quello di restituire la riappropriazione della paternità gioiese al primitivo, salvaguardandone la Denominazione di Origine.

Tratto distintivo del Primitivo di Gioia del Colle è la sua innata eleganza che traspare sin dal primo sorso, la buona bevibilità e la lunga persistenza queste caratteristiche ne hanno determinato il successo, arrivando a conquistare le tavole e i palati italiani ed esteri. Nel piccolo paese collocato sull’Altopiano delle Murge: Sammichele di Bari, da pochi giorni nominato tra i “Borghi più Belli D’Italia” c’è la cantina “Centovignali” che ha fatto del Primitivo di Gioia del Colle la sua punta di diamante.

“Serviano” Puglia Igp Primitivo 2021

Produzione limitata nei numeri ma no nella qualità che è evidente già alla percezione olfattiva, ampia e ricca di profumi. Il Serviano è un vino ottenuto dalle uve provenienti dai terreni dell’azienda nell’agro di Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti e Sammichele di Bari. Questo vino trova in terreni a bassa fertilità con un’altitudine di circa 330 metri sul livello del mare la sua culla ideale dove crescere. Il Serviano viene vinificato in serbatoi d’acciaio, che ne preservano le caratteristiche, esaltando i sapori. L’invecchiamento avviene per quattro mesi in rovere Allier di secondo passaggio per poi continuare l’affinamento in bottiglia per quattro mesi prima dell’arrivo sul mercato.

Il colore è un rosso rubino compatto, al naso tanti sentori palesano la loro presenza: nuances di visciole, more e prugne si intersecano ai profumi floreali di rose rosse e viola mammola. Le note speziate emergono in sinfonia dal pepe in grani, alla graffite e alle note più dolci di cannella. Polvere di cacao amaro, foglie di tabacco e cenni di caffè tostato completano l’ampio bagaglio olfattivo. In bocca il primo sorso regala una piacevole sensazione che riesce ad amplificarsi nei sorsi successivi. I tannini risultano delicati e l’equilibrio raggiunto tra acidità e sapidità è una nota di merito. Finale lungo. L’abbinamento perfetto in questo caso segue una concordanza territoriale e quindi è d’obbligo accostarlo a una zampina di Sammichele di Bari. Il prezzo a scaffale è altamente democratico tra i dieci e i dodici euro.

 

 

Gallery

ADV

Leggi anche: