Fucacoste e Cocce Priatorje, la festa tipica di Orsara dove la vita trionfa sulla morte

Qualche giorno fa si è festeggiata una ricorrenza particolare che ha tante similitudini con Halloween. Ma chiamatela con il suo nome e cioè Fucacoste e Cocce Priatorje e non Halloween perché, giustamente, la gente di Orsara si offende.

La festa dei Fucacoste e Cocce Priatorje pur apparendo simile a quella della tradizione anglosassone e ai suoi simboli è molto diversa nei suoi significati e affonda le sue radici nella cristianità, si tratta infatti di una ricorrenza religiosa antichissima, pare risalga addirittura al 1200 e abbia origini galiziane.

Il significato del nome fucacoste è “accanto al fuoco”, poiché il fuoco è uno dei due simboli principali di questa festa; i cocce priatorje, invece, sono le zucche intagliate, nelle quali vengono inseriti dei lumini e che rappresentano il teschio, le teste dei defunti.

Altra importante differenza è che, mentre Halloween si festeggia il 31 ottobre, la festa orsarese ricorre nel giorno di Ognissanti, il primo novembre.

Nel paese, in quel giorno, vengono allestiti falò in ogni piazza, strada e vicolo, accatastando legna e rami di ginestre.

Sono proprio le ginestre che, una volta infiammate, sviluppano tante scintille che si volatilizzano verso il cielo e, nella credenza popolare, indicano ai morti la strada per tornare sulla terra.

Infatti, Fucacoste e Cocce Priatorje vuole simboleggiare il trionfo della vita sulla morte, la festa della luce e non delle tenebre al contrario di Halloween.

Sempre nella credenza popolare, attraverso le zucche intagliate e illuminate, che sono poste agli ingressi e sui balconi di ogni abitazione, i defunti ritrovano le loro case tornando insieme ai vivi per un giorno, mentre il paese è tutto illuminato dai fuochi in un’atmosfera di grande suggestione.

Significato della zucca, quindi, molto diverso da quello della zucca di Halloween, che invece, nasce dalla leggenda secondo la quale un uomo di nome Jack, ingannò il diavolo che lo costrinse a vagare con un tizzone acceso e lui, per non farlo spegnere, lo inserì in una zucca a mò di lanterna. Per questo la zucca di Halloween prende il nome di Jack o’ lantern.

La zucca, inoltre, simboleggia anche il grembo materno, la sua fecondità e fertilità.

Ovviamente il fuoco diventa protagonista anche della cucina di quel giorno, tutto viene cucinato su di esso, tradizionalmente cibo povero come patate e castagne, ma ormai anche carne e salsicce, sia quelle fresche che quelle semisecche, particolari nel gusto e buonissime. Ovviamente è possibile gustare ogni piatto della tradizione orsarese, come il buonissimo tipico pancotto, i piatti a base di orecchiette e l’ottimo cacioricotta di capra. Precedentemente, nelle pignate di terracotta è stato cotto il grano che è la base della muscitaglia; abbinato a noci e chicchi di melagrana, scaglie di cioccolato, il tutto insaporito da vincotto rappresenta il dolce di questa festa, importante simbolo gastronomico diffuso in tutta la Daunia con vari nomi, come grano dei morti e cicce quotte.

Si dice che le sue origini nascano proprio a Orsara dove in dialetto si chiama così perché etimologicamente pare derivi da termini greci e il suo significato sia “dono di germogli”, laddove “moschia” sta per germoglio e thallia per dono votivo.

La festa inizia alle 19 del primo novembre con i rintocchi della campana di San Nicola, momento in cui oltre 100 fuochi cominciano ad ardere nel piccolo paesino dei Monti Dauni e anche chi non ha allestito un proprio falò contribuisce a quello degli altri con legna o fascine.

Intanto musicisti e artisti di strada animano questo borgo di soli 3000 abitanti che, però, in questi anni ha visto arrivare oltre 200.000 persone in occasione di questa festa.

Si mangia, si beve vino e alle 23 parte la processione degli Incappucciati della Confraternita delle Anime del Purgatorio.

Niente streghe, quindi, a Orsara e neppure mostri e tenebre, ma luce e speranza in una semplice e sentita ricorrenza che unisce in una suggestiva festa il mondo dei vivi e il mondo dei morti, che per una notte tornano a trovare i loro cari.

Foto Credits: Min an e Sandro Romano

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