Ciceri e Tria, storia e ricetta di uno dei piatti della tradizione gastronomica salentina

La tradizione gastronomica salentina non è fatta solo di pasticciotti e rustici, tra i piatti degni di menzione c’è senza ombra di dubbio “Ciceri e Tria”. Questo cibo ha una storia lontana, visto che già nel 35 a.C. il poeta latino Orazio ne parlava nei suoi scritti. Per la precisione, infatti, nelle Satire il poeta manifestava apertamente il suo piacere nel tornare a casa e gustare “i ceci con le legane”. Questa parola veniva utilizzata per indicare la pasta tagliata a strisce.

Questo è un piatto che oggi viene preparato con regolarità durante tutto l’anno, mentre in passato secondo la tradizione i Ceceri e Tria erano cucinati con maggiore frequenza in prossimità del 19 marzo, festa del papà. La motivazione è da rintracciare nel regalo che le “donne di casa” realizzavano ai loro uomini, al fine di ringraziargli per averle dato la possibilità di concepire figli.

Passiamo all’etimologia della parola, Tria deriva dall’arabo “itryah”, che significa pasta secca o fritta, questo perché durante la colonizzazione della Sicilia, i soldati dell’esercito arabo erano soliti consumare questo tipo di pasta corta e secca, che ben si conservava durante gli spostamenti. Mentre “ciceri” è il modo comune di dire “ceci” nel dialetto salentino, Ciceri e Tria non è l’unico nome con cui è stato battezzato questo piatto, infatti, in dialetto salentino si chiama anche lajana e ciceri, massaciceri o massa di San Giuseppe, visto il consumo in concomitanza con a Festa del papà. Per il vero piatto di Ciceri e Tria è indispensabile guarnirlo con i frizzuli, della pasta fritta adagiata sopra, la nota croccante dell’intero piatto.

La ricetta tradizionale 

Il procedimento per i ceci: 

Al fine di preparare al meglio il piatto è opportuno mettere in ammollo i ceci per almeno dodici ore. Ciò consentirà ai legumi di gonfiarsi, poiché contengono fibre che assorbiranno il liquido. A tal punto sono pronti per una cottura lenta a 80 o 90°; per farlo sarebbe ideale l’utilizzo di una “pignata”, tipico contenitore salentino in terracotta. Qui andranno messi i ceci coperti d’acqua, olio evo, una piccola patata, un rametto di rosmarino ed un pizzico di sale. La cottura durerà almeno tre ore.

Il procedimento per la tria:

Per una ricetta tipica, l’impasto deve essere composto da semola integrale Senatore Cappelli con acqua leggermente tiepida ed un pizzico di sale. Dopodiché bisognerà impastare e stendere con il mattarello una sfoglia spessa 3 mm. A tal punto è necessario realizzare tagliatelle larghe 2 cm e lunghe circa 10 cm. Si procederà cuocendo la tria per circa 15 minuti, e alla fine spostando la pasta dentro il contenitore dei ceci.

Una nota di colore in conclusione per ricordare che il 13 settembre, secondo il calendario del cibo italiano ricorre la giornata dedicata ai Ciceri e Tria, un piatto fortemente legata alla tradizione gastronomica salentina, che ancora oggi allieta i palati.

Photo Credits: Luciano Pignataro

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